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FA CALDO

FA CALDO

Fa caldo, tanto.

Di solito soffro per il freddo perciò, è un controsenso ch’io parli del “troppo “caldo.

Il caldo dei miei anni giovanili era diverso, arieggiato senza vento o, forse, soltanto sano.

Oggi, il calore si mischia alle polveri sottili, all’odore dello smog, all’aria divenuta appiccicosa.

E’ una constatazione, non una lamentazione, respiriamo tutti la stessa miscela velenosa.

Dove sei nuvoletta del Fantozzi? Ecco, mi basterebbe un bello scrosciare di grandi goccioloni, a rinfrescare il cemento e le mie meningi, con lieve ticchettio, quasi una gentile brezza.

Ma il caldo non deve spegnere il sorriso, perciò:

“Un uomo aveva lavorato tutta la vita, aveva risparmiato tutti i suoi soldi, comportandosi sempre da vero avaro quand’era stato il caso di spenderli. Poco prima di morire disse alla moglie: “Quando muoio, voglio che tu prenda tutti i miei soldi e li metta nella bara, vicino a me. Li voglio portare con me nell’aldilà.”La moglie promise, di tutto cuore. L’uomo morì. Al suo funerale, la moglie era con la sua migliore amica e, prima che si chiudesse la bara, si avvicinò e mise una scatola di metallo accanto al defunto. A cerimonia finita l’amica le disse: “Senti, Matilda, non posso pensare che sei stata così tonta da aver messo tutto quel denaro dentro, con tuo marito”.
“Certo che l’ho fatto, Eufemia, le rispose la moglie fedele! L’ho preso proprio tutto, fino all’ultimo centesimo, l’ho messo sul mio conto e gli ho fatto un assegno. Se riesce ad incassarlo, i suoi soldi può spenderseli tutti !!”

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L’ESTATE

L’ESTATE

L’estate è per tutti ed è di tutti.

La rima farebbe “belli e brutti”.

Ma anche “giovani e vecchi” va bene.

“Magri e grassi”, per continuare sulle opposizioni di questa società giovanilistica e anoressizzante.

Ma ancora di più, è di tutti coloro che la amano e se ne lasciano, ineluttabilmente, conquistare.

Amanti del caldo e amanti del fresco, quelli che si lamentano e quelli che si lasciano andare, chi ama e chi fugge l’amore, chi è sano e chi spera di farsi sanare dal sole e dal riposo, chi va in vacanza e chi può solo sognare sulle vacanze altrui.

L’estate è per tutti ed è di tutti.

Mi piace l’estate.

Le lunghe serate. La luce blu della notte. La luna splendente, i tramonti, la polvere e il sudore.

La frutta più buona di madre natura.

Il tempo ritrovato per gli amici, le cene con pomodoro e mozzarella.

I romanzi accumulati di inverno e abbandonati in attesa di questa stagione.

I vestiti leggeri, i colori vivaci.

Il bianco accecante del mezzogiorno, lo scorrere del tempo che sembra rallentare.

La lontananza da chi parte e la speranza del ritorno.

L’estate è per tutti ed è di tutti.

L’ombra di un albero

 L’ombra di un albero in un fine agosto rovente

 Mi è capitato di andare ad un matrimonio.

Di quelli “quasi” di una volta, con tanto di cerimonia religiosa, canti e suoni d’organo. Molto bello. La sposina, giovane ed emozionata, in abito lungo bianco, lo sposo straordinariamente soddisfatto, con indosso il frac, con tanto di tuba, completa di bastone.

La cosa buffa è stata l’arrivo alla chiesetta, con la sposa seduta nel sidecar e lo sposo alla guida della moto. Un sidecar autentico, lucidato a meraviglia per l’occasione, ma con un inconveniente, andava pianissimo. La strada, dalla casa della sposa alla chiesetta, lunga circa due chilometri, era assolata e caldissima, sotto il sole delle ore 11,30 di sabato 29 agosto, l’abbiamo percorsa tutti in coda al sidecar.   

Quel tragitto a passo d’uomo sotto quel sole a picco, è stato una sofferenza, almeno per me, perché disgraziatamente la mia macchina non possiede il condizionatore.

Davanti alla chiesa, nel largo piazzale, c’era un bellissimo platano. Uno solo. Alto e pieno di foglie, che facevano un’ombra da favola.

Tutta la gente, ma proprio tutta, accaldata e sudata, si è ritrovata attorno a quell’albero affamata di frescura.

Il deserto caldo e asfaltato attorno e quella unica, ma grande ombra, era uno spettacolo da vedere. Le persone raggruppate là sotto quell’ombra, da lontano, sembravano un gregge di pecore.

Le foto che il fotografo ufficiale ha scattato in quell’occasione penso siano straordinarie, non perché si trattava di un matrimonio, ma per l’assembramento attorno a quell’albero, stranamente unico nella piazza, ma bello e maestoso, e generoso d’ombra. Sono curiosa di vederle.

Comunque grazie a quell’ombra abbiamo respirato e ci siamo riappacificati con la natura.

A volte basta l’ombra di un albero per dare un po’ di felicità.

 

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Albero, amico mio
la musica degli uccellini non ti pesa
ed il vento ti sfoglia
con dita che non si vedono.

Albero, sei come me,
ascolti la voce del silenzio,
agiti le foglie
come mani che tremano nel vento.

Albero, amico mio
tu guardi il cielo
come io lo guardo
e il sole danza tra i rami
gioia degli uccellini

Minou Drouet
Midi: Cumme’ – Roberto Murolo