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E SE FOSSE TUTTA UNA COMMEDIA?

E SE FOSSE TUTTA UNA COMMEDIA?

Sono ormai settimane che stiamo assistendo ad uno spettacolo indecoroso, ad una pantomima tra due ex che ancora oggi si debbono spalleggiare a vicenda per sopravvivere e farsi notare.

Il primo è Berlusconi che viaggia con due scarpe per piede. Ci sta benissimo. Con una appoggia il governo Monti, e manda a dire a tutto il paese che lui si è ritirato facendo una grandissimo “gesto di responsabilità”,  con l’altra organizza la caduta del governo Monti, per vendicarsi di essere stato cacciato via con ignominia.

L’altro è Bossi che, oltre a definire Berlusconi una mezza cartuccia,  minaccia di far cadere Formigoni.

E’ una canzone che piace molto a Berlusconi, perché così si toglierebbe di mezzo un pericoloso concorrente

Non si può dimenticare che Formigoni è un ciellino potente e di classe e può mettersi veramente di traverso alle mire berlusconiane, che sono ancora ben vive.

Un esempio eclatante. Il dominio di Formigoni, con annesso il controllo della lombarda Opus Dei, è in rotta di collisione con le ingerenze berlusconiane in Vaticano.

Chi ha potuto seguire la trasmissione “Gli intoccabili” del 25 gennaio scorso su la7, se n’è reso conto.

Una potente “cricca di fornitori” e banchieri si era inserita negli affari vaticani ed ingrossava i propri portafogli, con operazioni in perdita per il governatorato. Sostanzialmente si mettevano in tasca quell’8 per mille che gli italiani pagano alla Chiesa. Come dire che i soldi tornavano a casa.

Per sanare questa cosa fu messo, a capo del governatorato vaticano, mons Carlo Viganò, che riuscì a sanare il problema, ma pestò molti piedi.

Immediatamente Sallusti, il direttore del calzino turchese e contemporaneamente direttore del giornale di famiglia, attaccò, con articoli anonimi sul quotidiano, il prelato Viganò, con esplicite espressioni, parole di sospetto. che indicavano l’opportunità di un allontanamento del prelato da quell’incarico. Motivi: sospette tensioni interne!

Cosa che è stata fatta dal cardinale Bertone, che ha spedito Viganò, a 7.000 chilometri di distanza a fare il nunzio apostolico a Washington senza neppure promuoverlo a cardinale.

Ratzinger che vuole risanare il suo governatorato, pare che non sia stato al corrente delle sottrazioni di denaro da parte della cricca dei fornitori e allontana chi  ha risanato i conti, servendosi del cardinal Bertone,  Berlusconi che vuole mantenere gli intrecci e gli interessi privati in Vaticano, pare non fosse al corrente di quanto scriveva il suo quotidiano e si serve di Bossi per scalzare il possibile concorrente Formigoni.

Tutto torna. Un intreccio blasfemo tra economia e politica e religione, dove non si distingue più quali delle tre sia la “Fede”.

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IL LUSTRASCARPE DI PALAZZO CHIGI

IL LUSTRASCARPE DI PALAZZO CHIGI

Si vocifera, neppure tanto sottovoce, che al posto di Berlusconi dovrebbe andarci “una personalità” di notevole spicco che è stata eletta con i voti del centrodestra che ha vinto le elezioni (Formigoni e Scajola)) e questa personalità sarebbe Gianni Letta.

La curiosità ci ha spinti a cercare notizie più approfondite su questo personaggio, grigio, che sta sempre nell’ombra ma che  è eternamente presente, definito il cardinale di Montecitorio, per i suoi ruoli di mediatore e le sue frequentazioni vaticane.

Più si legge su questo personaggio e più si sentono i crampi allo stomaco. Passeremmo pari pari dalla “padella alla brace” (Di Pietro) e con ragione.

Più giovane di solo un anno di Berlusconi, ha diretto per molti anni, dal ’73 all’88,  “Il Tempo, quotidiano romano fascistoide che tra le firme poteva vantare quella del fascista Pino Rauti implicato nello stragismo di destra.

Nel 1984 Gianni Letta ricevette un miliardo e mezzo da Ettore Bernabei (DC), che volle “aiutare” le disastrate finanze del quotidiano romano. Risultò che quei soldi venivano dai fondi neri dell’Iri. Letta ammise di averli ricevuti e ne uscì “pulito” dal punto di vista giudiziario.

Lo stesso accadde quando incappò in un’inchiesta di arresto all’epoca della legge Mammì sulle Tv, allora era vicepresidente della Fininvest.

Ha lustrato le scarpe a tutti i vecchi potenti della DC: Fanfani, Forlani e soprattutto Andreotti.

Dopo la vittoria elettorale del 1994 Berlusconi lo volle come sottosegretario alla presidenza del consiglio.

Letta è un personaggio che piacque moltissimo anche alla sinistra di D’Alema, per i suoi modi cardinalizi e apparentemente “ragionevoli”da consumato mediatore.Nel 1997 infatti siglò il famoso “patto della crostata”, nella sua casa romana di via della Camilluccia, tra Berlusconi e D’Alema per dar vita alla bicamerale golpista.

Quando nel 2001 Berlusconi rivinse le elezioni, Letta ricoprì nuovamente l’incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel quinquennio dei governi Berlusconi II e III (20012006).

Nel 2006, Berlusconi propose Gianni Letta, come Presidente della Repubblica. Ottenne al primo scrutinio 369 voti, non riuscendo a raggiungere il quorum di due terzi dell’assemblea (673 voti). Raccolse quindi 11 voti al secondo scrutinio, 10 voti al terzo scrutinio e 6 voti al quarto ed ultimo scrutinio che portò all’elezione di Giorgio Napolitano al Quirinale. (fortunatamente vinse Napolitano).

Nel 2008, a seguito delle elezioni anticipate, Letta è tornato sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel Governo Berlusconi IV, dopo essere stato in un primo momento indicato come possibile vicepremier.

A tempo perso, nei brevi periodi dell’opposizione, ha fatto il consulente della Goldman Sachs e del Vaticano, cioè del diavolo e dell’acqua santa, non ha mai avuto bisogno di sporcarsi le mani nella gestione degli intrighi di palazzo.

Gli attestati di stima e solidarietà gli piovono addosso, per il ruolo di mediazione creativa in cui è specializzato. Smussa gli angoli, trattiene il Berlusconi furioso, privatizza le relazioni politiche e istituzionalizza gli affari.

E’ stato il fautore di un incontro tra il papa e Berlusconi all’aeroporto di Ciampino, incontro apparentemente casuale, ma sapientemente tessuto dall’instancabile mediatore, dopo gli scandali della D’Addario.  

Si è perso il conto di tutte le volte che Letta si è recato in Vaticano per incontrare Bertone  e perorare la buona causa di Berlusconi, magari minacciando velatamente di togliere quell’8 per mille se la voce della gerarchia si fosse elevata troppo forte contro gli scandali del premier.

E’ stato il fautore della incredibile proposta di far partecipare Berlusconi  alla “perdonanza” di Celestino V, all’Aquila. Cosa che non fu fatta, perché sfiorava il ridicolo, proprio a causa degli scandali sessuali di Berlusconi.

Infine la questione Bisignani, quello che faceva il consigliori di Letta, quello  che porta gli occhiali da prima repubblica e che muoveva tutte le pedine per le nomine . Bisignani è il consigliere più ascoltato del sottosegretario alla presidenza del consiglio,  Letta, in materia di nomine negli enti pubblici e nelle società partecipate, a partire dall’Eni. Rai,  servizi segreti, forze armate e di polizia.

Ma ogni giudizio dipende dal piano morale in cui si abita e dalle amicizie di cui ci si circonda. Anche l’olezzo quando diventa persistente finisce per non farsi sentire più: la cricca diventa lobby, corruzione e concussione diventano mediazioni e le spintarelle si trasformano in vellutate pratiche della diplomazia.

Si capisce allora come mai Gianni Letta, il Gentiluomo di sua Santità, l’amico degli amici, uno degli uomini con il più ampio medagliere di scambi e cortesie di potere della politica italiana, sia stato più volte l’ottima proposta per la presidenza della Repubblica.

Si spiega anche come mai, un uomo che ha passato più ore della sua vita negli oscuri salotti romani che sotto cielo aperto, venga difeso a prescindere, prima ancora che emergano le accuse contro di lui.

Al solo rumore di scambi di informazioni riservate tra Bisignani e Letta nell’ambito dell’inchiesta P4, l’intero arco istituzionale si solleva in difesa del Gran ciambellano.

Il primo a metterci “entrambe le mani sul fuoco” è Pierferdinando Casini, seguono a distanza di un paio d’ore una batteria impressionante di attestati di stima, dal presidente del Consiglio al sindaco di Palermo, in ordine alfabetico: Abrignani, Alemanno, Berlusconi, Bernini, Bocchino, Boniver, Cammarata, Cicchitto, Capezzone, Carfagna, Fitto, Galan, Gasparri, Follini, Iannaccone, Lupi, La Malfa, Marini, Musumeci, Napoli, Nencini, Polverini, Quagliariello, Roccella, Santelli, Vitali, Vizzini. Tutti pronti a scommettere sulla correttezza e virtù del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nonché consigliere personale di Berlusconi, con delega ai servizi segreti.

Nei confronti di chi sia sempre stato corretto e virtuoso Letta non fanno cenno, ma tanto basti.

“Letta è un uomo che parla con tutto il mondo”, giustifica Casini. “Bisignani è amico di tutti, è uomo di relazioni”, giustifica Letta ai pm. Sommando i carnet di conoscenti e riconoscenti dei due ce n’è abbastanza per farsi venire le vertigini.

Un’eredità  ed un olezzo che viene da lontano nel passato.

E questa sarebbe la personalità prestigiosa che dovrebbe guidare il nostro paese in un momento così difficile e traghettarci su acque più tranquille?

(Fonte Micromega, Wikipedia e Gad Lerner)