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NON PERDONO BERLUSCONI

NON PERDONO BERLUSCONI.

No, non lo perdono, e non lo farò mai, per avermi tolto la possibilità di poter gridare “Forza Italia”, quando i nostri campioni, di tutte le discipline sportive, giocano.

Forse non vincono più, almeno i giocatori di calcio della nostra nazionale,  anche per questo, non possiamo incitarli come vorremmo. Non voglio dire che sia colpa sua, ma certamente quella bella frase non la possiamo gridare per non richiamare a gran voce un partito.

Cosa centra un partito con lo sport? Niente, eppure anche questo ci è stato rubato, la voce si spegne in gola e cerchiamo altre parole, più difficili, che non arrivano all’orecchio dei giocatori. Peccato. Anzi una cosa la facciamo bene ed è quella di fischiare l’inno nazionale degli altri, praticamente li insultiamo, come abbiamo imparato a fare in questi anni con gli avversari, considerati più nemici che avversari di gioco.

Berlusconi, un ladro di belle parole. Nessun perdono per questo, anche se camperà centoventi anni come gli fu profetizzato da Don Luigi Verzé (già morto), l’amico fondatore dell’ospedale San Raffaele, finito in bancarotta.

 

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QUESTO FU L’ULIVO: ESPERIMENTO FALLITO

QUESTO FU L’ULIVO: ESPERIMENTO FALLITO

Guardare in faccia alla realtà di oggi, e di ieri, cercare di comprenderla, potrebbe essere utile.

Da vent’anni si è radicata nella sinistra e anche nel centro-sinistra un mito vincente che, col tempo, si è sfocato in un sogno nostalgico che non ha niente a che vedere con la realtà, né quella attuale né quella di quando quel mito cominciò a formarsi: l’Ulivo.

Un meccanismo di annebbiamento simile a quello di quando-c’era-lui-i treni-arrivavano-puntuali, ha confuso la memoria e la capacità di analisi di quelli che c’erano e ingannato le ingenuità e speranze di quelli che non c’erano, tramandando l’idea di un precedente in cui il centrosinistra fu felicemente unito e concorde e vincente. E che quindi quel precedente sia replicabile, e che anzi quella sia la strada verso un avvenire prospero e radioso.

Solo che quel precedente dice in realtà la cosa opposta: racconta cioè il risultato negativo inevitabile di un progetto interessante come tutti gli esperimenti, e che però appartiene alla categoria degli esperimenti falliti, che sono apprezzabili e proficui proprio perché ci dicono che quella cosa lì non funziona.

Si ricorderà che la coalizione ulivista non ottenne una maggioranza, ma la costruì, di 7 seggi alla Camera, grazie all’appoggio esterno di Rifondazione: pur avendo ottenuto meno voti di quelli che avevano preso sommati il partito di Berlusconi e la Lega Nord, che, insieme, superarono il 50% dei voti, ma per quella volta si erano presentati sventatamente divisi, per via della componente maggioritaria della legge elettorale del tempo, la “legge Mattarella”.

Tre cose si ottennero con quella coalizione: La prima: una inclinazione molto più di centro che di sinistra della coalizione. La seconda: una sua grande varietà, con circa una dozzina di partiti e partitini autonomi. La terza: una maggioranza insufficiente.

L’Ulivo non avrebbe potuto generare un governo senza l’appoggio esterno di Rifondazione: appoggio esterno che arrivò a durare appena due anni, e il governo Prodi, oggi oggetto del mito, cadde. L’Ulivo vinse, ma al momento di governare pagò il modo in cui aveva ottenuto la vittoria.

l’Ulivo ci riprova, nel 2001, stavolta con dentro l’Udeur di Mastella e fuori ancora Rifondazione, e perde. Vince Berlusconi.

Nel 2006, terzo esperimento: una estesissima coalizione, che si è chiamata stavolta “l’Unione”, che sostiene Romano Prodi, ottiene pochissimi voti in più alla Camera e un po’ di voti in meno al Senato, e grazie alla nuova legge elettorale, il porcellum, prende una maggioranza cospicua di seggi alla Camera e una maggioranza di solo un seggio al Senato.

Il nuovo governo Prodi, sostenuto di nuovo da una decina di gruppi parlamentari diversi, che generano 103 nomine di governo, stavolta non dura neanche due anni. Mastella a un certo punto se ne va facendo i suoi calcoli e la vittoriosa coalizione non può farne a meno. Fine ingloriosa della storia dell’Ulivo. Berlusconi stravince.

Forse l’Ulivo è stato un esperimento  saggio, benintenzionato, e che andava fatto. E che ha generato quattro anni di governo, su 12, sicuramente migliori dell’alternativa berlusconiana, però il risultato che ne è seguito a questo esperimento ha portato alla stragrande vittoria di Berlusconi, nonostante la nascita del Pd con Veltroni che, comunque, prese, nel 2008, più voti dell’Ulivo di Prodi nel 2006.

Ma l’analisi dei fatti e dei risultati dice chiaramente due cose.

L’anomalia eccezionale fu la costruzione della coalizione, non la sua prevedibile caduta. Ovvero che la coalizione fu “vincente” solo forzando molto i giudizi  E con l’appoggio esterno di Rifondazione e giudicando sulla base di leggi elettorali favorevoli. Altrimenti fu perdente.

I sognanti e nostalgici dell’Ulivo di oggi dovrebbero tener conto della attuale fase di massima litigiosità delle componenti che vorrebbero coalizzarsi, ma che sfocerebbe in un’altra fragile e instabile coalizione, e della plausibile prospettiva che ci aspetti una legge elettorale sostanzialmente proporzionale.

E, alla fine, con chi ci si dovrebbe coalizzare?

Con tutti questi fatti con lo stampino?

Disuniti comunque perché si odiano, non si riconoscono, non si stimano, fanno distingui, ma sono per l’Unità.

E il tessitore chi dovrebbe essere?

 

 

 

 

SEMPRE LUI D’ALEMA – L’AMMALATO DI NIKEFOBIA

SEMPRE LUI D’ALEMA – L’AMMALATO DI NIKEFOBIA

Vecchi giochi da vecchia politica

Mdp e D’Alema vogliono spingere Gentiloni fra le braccia di Berlusconi.

L’attacco al governo Gentiloni è partito da dove doveva partire, cioè dagli scissionisti dell’Mdp, cioè da D’Alema. E’ inutile andare a cercare altri responsabili. Sembra incredibile, ma siamo sempre allo stesso punto: l’ex ministro degli esteri non si rassegna per il fatto di non aver avuto da Renzi un incarico internazionale. Prima la scissione, poi il no al referendum che ci ha precipitati in questa Italia pasticciata e adesso l’attacco a Gentiloni. C’è una coerenza. Coerenza malata, ma c’è.

Insieme al vuoto di idee. Quando la delegazione Mdp è stata ricevuta da Gentiloni ha chiesto solo una cosa: più welfare, più stato sociale. Altro non ha detto. Una scelta facile: chi è contro un maggior welfare? Nessuno. Basta avere le risorse, che non si trovano sugli alberi, ma che vanno prodotte con lavoro e un’organizzazione sociale e amministrativa moderna.

Ma questo all’Mdp non interessa o non hanno idee. In realtà, vogliono solo due cose. Liquidare Renzi, facendo prendere al Pd una grandissima batosta elettorale e assicurare a se stessi una dignitosa presenza in parlamento.

Cosa, questa seconda, collegata alla prima, ovviamente, ma non tanto sicura. Se la riforma in discussione della legge elettorale (in parte maggioritaria) dovesse passare, buona parte degli esponenti dell’Mdp (forse tutti) dovrebbe andare a cercarsi un lavoro perché non riuscirebbero mai a vincere in un collegio uninominale.

In più c’è un po’ di astuzia dalemiana vecchia maniera. Se si continua a creare problemi a Gentiloni, va a finire che la legge finanziaria (adesso Def) alla fine passa con qualche aiutino di Berlusconi. E cosa c’è di meglio, per gli scissionisti di Mdp, di una campagna elettorale in cui si possa accusare il Pd di intese con Berlusconi? Vecchio arsenale dalemiano, appunto.

Il paese si trova a attraversare un momento non facile perché ha urgente bisogno di riforme che probabilmente non si potranno fare perché c’è una situazione politica quasi impossibile (nessuno avrà la maggioranza di niente, mai), ma il lucido D’Alema  sta a fare i suoi giochetti di sempre, in bilico fra la vendetta e un impossibile ritorno sulla  scena politica.

Questa è la vecchia sinistra, quella che si sta cercando di superare.

Giuseppe Turani

[Una vera noia, ma qualcosa di nuovo D’Alema riesce a dirla che non sia quella di liquidare Renzi? Adesso se la prende con Gentiloni. Ma cosa abbiamo fatto di male da dover sopportare  un idividuo simile in politica?]

UN ALTRO VIRUS ALL’ORIZZONTE

Un altro virus insidioso e pericoloso all’orizzonte

Tanti e tanti anni fa, mi pare che così comincino le fiabe, in un Paese lontano lontano di nome Italia, si pensava ancora che Berlusconi fosse mortale, anche se i più depressi di noi dicevano “Berlusconi prima o poi scomparirà, ma il problema sarà il berlusconismo che con i suoi guasti vivrà a lungo”.

Incredibilmente, e questo nessuno lo avrebbe pensato, nemmeno un regista acuto come Nanni Moretti che immagina un crollo apocalittico e assolutamente definitivo del Caimano, assistiamo invece oggi ad uno scenario impensabile: Berlusconi è tornato e il berlusconismo, come previsto, continuerà a lungo a produrre i suoi terribili effetti.

Il consiglio di Montanelli “gli italiani lo votino una volta questo benedetto Berlusconi, così si vaccineranno!”, non è stato un buon consiglio. Gli italiani lo hanno votato e rivotato e non si sono vaccinati.

Ora però c’è un altro virus, Grillo, (Casaleggio, per quanto inquietante, penso che senza Grillo non avrebbe presa a lungo) e sarebbe bene che non si ripetesse l’esperimento di votarlo perché “accada quel che deve accadere, tanto meglio, così gli negli italiani si formeranno gli anticorpi e ce ne liberiamo!”.

No, per favore: è un ragionamento senza capo né coda.

A parte il fatto che stiamo già assistendo al disastro di Roma, ammettiamo per un momento di poter scindere Grillo dal grillismo.

Questa volta forse Grillo ha meno possibilità di essere immortale.

Berlusconi si prendeva frequenti pause di riflessione, chiamiamole così, mentre Grillo, questo bisogna ammetterlo, è sempre sul pezzo, sempre che sbraita, che strabuzza gli occhi, che sputacchia, che inveisce con la giugulare tesa allo spasimo e ad un certo punto è anche possibile che stramazzi di schianto al suolo, per poi riprendersi, per carità, ma possibilmente solo per la vita famiglia.

Ma a quel punto il grillismo è già partito e non ne conosciamo assolutamente gli effetti.

E se fosse ancora peggiore del berlusconismo?

Se una politica basata sulla menzogna come sistema di presa sul pubblico disinformato, sul pressapochismo, sull’ignoranza totale dei più elementari principi di economia oltre che di tutto, assolutamente di tutto, producesse una società ancora più difficile da recuperare fino a decretarne la morte?

Come e quando sperare di vedere il nostro Paese risollevarsi?

Quanti decenni ci vorranno?

E chi avrà la forza di farlo?

Bisogna che ci pensino bene questa volta gli arrabbiati prima di votare.

Lasciamo perdere l’informazione che non si capisce bene a che gioco stia giocando e gli estimatori diamoli per persi, ma i delusi, gli scontenti, i disinteressati, i non informati, la prossima volta non ripetano il dispetto del referendum.

E’ un dispetto del cavolo ed è come castrarsi da soli.

IO HO TERMINATO GLI ANATEMI

IO HO TERMINATO GLI ANATEMI

Dalle parole dei principali (si fa per dire, perché lì sembrano tutti principali o padroni), mi pare di aver capito che la campagna elettorale  del neonato Mdp sarà centrata solamente nella insistenza di convincere gli elettori di sinistra a non votare Pd.

Il perchè, secondo loro, è che Renzi, dopo le elezioni farà il governo con Berlusconi, portando quindi il partito a destra, mentre votando per loro (Art 1 Mdp), la sinistra rimarrà identitaria e alternativa.

Alternativa a chi? Al Pd? E che razza di identità sarebbe così frantumata?

Infatti non sembra alternativa a Berlusconi e alle forze di destra, ma solo al Pd.

Perciò omettono sempre di dire che, questo comportamento, in realtà, fa vincere senza ombra di dubbio o la destra berlusconiana o il populismo di grillo.

E’ chiaro che solo votando in massa Pd, possiamo scongiurare un accordo con FI e l’avvento spaventoso di un becero populismo ignorante.

Ma quel Bersani che diceva sempre che Renzi governava con il ” suo” 25%, com’è che ora nei sondaggi non arriva al 3%  (2,7%) e il Pd al 30%, che cosa pensa di valere ora?

Altro fenomeno! D’Alema. Di fronte all’evidenza dei numeri, sia quelli risultati dalle primarie del Pd, sia quelli che vengono attribuiti al nuovo partito che avrebbe dovuto “rifondare il centrosinistra”, D’Alema da una parte descrive il Pd come il Partito comunista nordcoreano, visto che nessuno, secondo lui, si azzarderebbe a dire la verità sul renzismo per non finire vittima di repressioni indicibili, e dall’altra rispolvera un grande classico: Renzi non è altro che Berlusconi, un’altra destra sotto mentite spoglie.

Senti chi parla! Uno che ha fatto qualsiasi cosa per Berlusconi, persino gli ha regalato Mediaset, l’ha fatto vincere, nel 2001, con un margine di voti “bulgaro”, non ha idea di quello che sta dicendo. O è solo invidioso e l’invidia produce il male, lo si legge negli occhi.

Io ho terminato gli anatemi verso questi personaggi.

E sinceramente ne ho abbastanza.

PD STAI ATTENTO ALLE FREGATURE

PD STAI ATTENTO ALLE FREGATURE

Sarà un caso ma, dopo le elezioni francesi, sembra essersi velocizzato il processo di una creazione di una legge elettorale.

Sembra che ci sia voglia di accordo tra le due maggiori forze politiche in grado di contendersi il governo del paese, cioè PD e M5s.

PD stai attento a trattare con il M5S, dato che ha dimostrato di essere un Movimento inaffidabile, sempre, in ogni situazione. Il suo nemico sei sempre tu, Pd! Quello che sta dicendo il m5s sulla legge elettorale, potrebbe nascondere una grossa fregatura.

Sembra,  si ha l’impressione, si suppone che ci sia consonanza tra i due partiti per dare il premio alla lista, proprio come dice il Legalicum, la legge elettorale Italicum modificata dalla Corte Costituzionale.

Forse è proprio quella la direzione da prendere. Certo, Berlusconi preferisce il premio alla coalizione, data la sua capacità mitica di mettere d’accordo forze politiche molto diverse tra loro.

Anche se ora la vittoria di Macron sembra aver mandato un po’ in crisi il centrodestra, lo stesso Berlusconi ha salutato la vittoria dell’europeista Macron, mentre Salvini, potenziale e probabile alleato di Berlusconi, non ha ovviamente ben visto questi ammiccamenti di Berlusconi a Macron. Ma probabilmente è solo una commedia.

La situazione politica si fa ingarbugliata ed interessante.

AMERICA, AMERICA…

donaldotrumpAMERICA, AMERICA

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha attaccato su twitter una catena di distribuzione che si è permessa di ritirare la collezione creata da sua figlia.

Il tenore del tweet farebbe anche sorridere, venendo da uno degli uomini più potenti del mondo («Mia figlia Ivanka ha ricevuto un trattamento così ingiusto…»).

Ma questo è solo l’ultimissimo e forse persino il meno grave episodio di una lunga serie, che ci ricorda quotidianamente il gigantesco conflitto d’interessi di cui il presidente è fiero e indisturbato portatore.

E a me ricorda anche tutti gli intellettuali e giornalisti che per venti anni ci hanno spiegato che il conflitto di interessi di Silvio Berlusconi sarebbe stato impossibile in qualunque altro paese moderno, che una cosa simile poteva succedere «solo in Italia», che in America non sarebbe stato neanche pensabile e che per sistemare le cose sarebbe bastato copiare le loro rigorosissime norme antitrust.

Dunque, se non lo si faceva in un baleno, era perché la sinistra era venduta e corrotta.

Già, solo che l’Italia ha il primato, l’America è arrivata dopo. Una volta tanto!

SONO GLI STESSI

SONO GLI STESSI

Sentire gli esponenti di FI, della lega e dei neri cespugli di destra dire che se vince il SI’, la riforma concede troppi poteri al presidente del Consiglio, o che esiste il rischio di una deriva autoritaria, è proprio una barzelletta. L’art. 95 della Costituzione, quello che attribuisce le competenze e i poteri al presidente del Consiglio non cambia. Non cambia. Ciò significa che proprio non l’hanno letta questa benedetta riforma che voteremo.

Questi sono gli stessi che hanno proposto agli italiani, nel 2006, una riforma costituzionale in cui il presidente del Consiglio aveva il potere di sciogliere il parlamento, di mandare a casa ministri, uno due o tutti, poteri che, per Costituzione, sono in carico solo il presidente della Repubblica. Cambiavano, con la loro riforma, le basi della Costituzione. E adesso se ne sono dimenticati: “temono l’uno solo al comando”.

La riforma attuale modifica il funzionamento degli organi statali,  e comincia dall’art. 55 in poi, lasciando immodificati quelli che riguardano i vari poteri, legislativo, giudiziario ed esecutivo. Bisogna leggerla per capirla, altrimenti si parla per sentito dire o a vanvera.

La riforma che andremo a votare il 4 dicembre prossimo, quindi, non cambia il potere del presidente del Consiglio e neppure quello del presidente della Repubblica. Cambia il modo di eleggere il presidente della Repubblica, rendendolo più vincolante E meno male!

Sono gli stessi che hanno approvato il “porcellum”, la legge porcata che non consente di avere la stessa maggioranza alla Camera e al Senato, legge che ha creato un’infinità di problemi di governo, tanto che Prodi, nel suo anno di governo, non è riuscito a fare quasi nessuna legge.

Sono gli stessi che hanno votato che la minorenne marocchina era nipote di Mubarak, una assurdità sostenuta davanti agli altri parlamentari, e a tutto il paese, con una faccia tosta incredibile.

Sono gli stessi che hanno portato il paese ad essere la barzelletta dell’Europa, e del mondo.

Sono gli stessi che hanno portato lo spread a oltre 500 punti di differenziale.

Sono gli stessi che hanno accettato il diktat della parità di bilancio,  e l’hanno fatto votare in parlamento mettendolo nella Costituzione.  E, disgrazia nostra, votata anche dal Pd dell’allora segretario smacchiatore di giaguari!

Sono gli stessi che hanno accettato le imposizioni della commissione europea sulla sovranità italiana.

Sono gli stessi che ora hanno il coraggio e la spudoratezza di riproporsi come salvatori, dopo aver declassato il nostro paese al livello più basso di fiducia e stima in Europa e nel mondo.

È proprio vero che gli italiani hanno memoria corta. Possibile che ci siano persone di sinistra che accettano di votare con personaggi simili? Sì, incredibilmente succede, per un unico scopo: mandare a casa Renzi per riprendersi quello che ritengono di aver perso.

Tutti gli arzigogoli che inventano a difesa del no alla riforma, sono solo fumo negli occhi, per toglierci la capacità di vedere alla fine qual è il vero scopo del votare no.

Ma è un gioco ad arte.

Si vuole indebolire Renzi, per costringerlo a restare, nel caso di vittoria del no, per farne un burattino da strapazzare a piacimento.

A questo Renzi, che è un vero boy scout e sa che cos’è l’onore e il rispetto, non ci sta. Il suo motto è “lasciare il mondo meglio di com’era prima”. Siamo sicuri che non resterà a condizioni diverse. E ne siamo contenti.

Berlusconi ha detto che il 5 dicembre (convinto che vincerà il No) si siederà al tavolo della trattativa con me. Sappia che a quel tavolo ci troverà Grillo e D’Alema non me.
Matteo Renzi

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COSI’ PER NON DIMENTICARE…

Così per non dimenticare… ma alla Lega non l’aveva detto

Chissà se ora, con il numero dei migranti che arrivano, è ancora della stessa idea. Se fosse così, dovrebbe sostenere Renzi! A mio avviso discorsi del genere si fanno solo per sembrare qualcuno caritatevole e accogliente, poi alla prova dei fatti, cambia atteggiamento.

Invito Renzi a chiedergli se la pensa ancora così. Ma inutile, Berlusconi, non si fa mai vedere con Renzi perché, per inciso, non ha fatto eleggere il presidente della Repubblica che voleva lui. Probabilmente chi gli aveva promesso la grazia.

MASSIMINO ALLA RISCOSSA

MASSIMINO ALLA RISCOSSA

6228531-kMqB-U43220561865593QTE-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443Ci sta riprovando. D’Alema ci sta riprovando. Ci riuscì nel 1998. Cacciò via Prodi e Veltroni, e, con l’aiuto di Cossiga, riuscì a formare ben 2 due governi. Durò sostanzialmente due anni, fino a che nel 2000, Berlusconi stravinse.  Chiarissimo.

In quel tempo (parole evangeliche) il duo D’Alema-Berlusconi andava d’amore e d’accordo, nulla di nuovo, Berlusconi a suo tempo ottenne gratis tutte le frequenze televisive che voleva, su regalo di D’Alema e soci e Berlusconi, da indebitato che era diventò straricco, grazie a quella deliziosa classe dirigente. Condivisero le crostate, le bicamerali e poi, Berlusconi, sicuro della vittoria, cacciò tutto all’aria. E D’Alema e compagnia rimasero col cerino in mano. Storia. Storia vecchia, che ormai olezza.

Ora ci riprova. Quel meraviglioso profumo che invita a scalzare chi è al governo e a togliergli la sedia da sotto il sedere, è una tentazione irresistibile per D’Alema. Con la scusa del referendum costituzionale, forma ufficialmente, solennemente e con tutte le cerimonie liturgiche del caso, come il novello Mosè che vuole salvare il suo popolo, un comitato del no, o comunque un palco su cui salire per porsi all’attenzione del mondo politico, e dei vari commentatori al seguito.

Senza mezzi termini dichiara che “se vince il no, Renzi va a casa e la sinistra va al governo”.

Quale sinistra ha in mente D’Alema? Quella che al momento si configura in alcune persone, scontente di Renzi e desiderose di tornare a galla? La sua? Quella delle crostate in casa Letta? O quella divisa in mille rivoli e che, messa tutta insieme raggiunge sì e no il 15%?

Temo che si illuda un po’ troppo. Il partito non è diviso così tanto come crede, la cosiddetta base, vuole solo l’unità, non la discordia e le va benissimo anche Renzi.

Dunque per D’Alema, Renzi se ne andrebbe. Punto.

Ma bisognerebbe fare i conti con l’attuale Presidente della Repubblica, Mattarella, che è lontano anni luce da Cossiga. Il suo essere Presidente è encomiabile, non affiderebbe mai un governo a mani frantumate.

Renzi, comunque, se dovesse vincere il no al referendum, è chiaro che si dimetterebbe la sera stessa e con lui il suo governo, ma Mattarella, con ogni probabilità, lo incaricherà di formare un nuovo governo, lo rimanderà alle Camere per vedere se ottiene la fiducia e tutto continuerà come prima fino al 2018. Per me hanno già parlato di questa eventuale possibilità, in caso di supremazia del no al referendum.

Se Renzi non dovesse ottenere la fiducia, Mattarella scioglierebbe le Camere, e potrebbe indire nuove elezioni.

A questo punto la storia di D’Alema e compagni sarebbe finita. Renzi è ancora segretario del Pd, e sono sicura che sceglierà “chi” mettere in lista per le elezioni politiche, come hanno sempre fatto tutti i precedenti segretari. E Renzi farà il Renzi.

Saremo di nuovo da capo, ma almeno forse un po’ di pulizia si sarebbe fatta.

Comunque vada.

Potrebbero vincere i 5 stelle? Possibile, ma rimarrebbe il Senato e la vedo molto, ma molto in salita, la possibilità di governare, per un movimento siffatto che non vuole allearsi con nessuno, e in quella sede dovrebbe fare i conti con i parlamentari veri, e non con il direttorio, grillo, i vari studi di avvocati. Alleanze tali da poter governare.

Certo c’è sempre la Lega, che potrebbe dare una mano, c’è la parte rimanente di FI, la sinistra scontenta e vari delusi.  Sufficienti? Non si sa.

D’Alema vive nel passato, dice di essere un riformista, ma non vuole cambiare la costituzione con quello che è stato proposto a questo governo, perché, secondo lui, è sbagliata, pasticciata, confusa. Ma qualcuno ha letto la sua proposta che fece durante la bicamerale? Era così chiara,bella, lucida e splendente? Tuttavia, anch’essa era frutto di un compromesso. Sfido chiunque a ricordarsene i contenuti. Mentre questa riforma, proposta e, a breve, sottoposta a referendum, è quella dell’Ulivo, pari pari. Ma si sa, a D’Alema non piaceva Prodi, l’inventore dell’Ulivo.

Tuttavia, prima di pontificare tanto, si dovrebbe chiedere perché il Pd, portato avanti anche da lui, nel 2013 non ha vinto.

Si chieda il motivo del movimento di protesta nato in quegli anni, si chieda perché l’Italia è entrata nella crisi economica messa malissimo, si chieda perché la disoccupazione aumentava sempre e non si è mai stati capaci di promuove una che una opera pubblica, insomma faccia l’esame di coscienza se ne ha una, e si renderà conto che la sua magnifica stagione è finita.  Non si riusciva a combinare niente. Tanto meno una legge decente. L’immobilismo più totale.

Ora c’è gente diversa nel mondo politico, anch’io sono diversa, il mondo è diverso. I problemi che abbiamo sono molti e molto gravi e anch’essi sono diversi. Migliorare la possibilità di fare le leggi, sarebbe di grande aiuto, nell’attuale situazione, ma comunque sia, Renzi, per questi smaniosi di rivivere il passato, non va mai bene.

D’Alema la smetta di criticare il suo segretario, non rovini il Pd, non rovini il paese e la smetta di creare discordia. Fa solo pietà.