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LA PAGELLA

LA PAGELLA

Ha un nome lungo la nuova Presidente del Senato, si chiama Maria Elisabetta Alberti Casellati e per sintetizzare la chiameremo Maria Casellati.

Innanzitutto è necessario dire che è una berlusconiana di ferro o della prima ora, come dir si voglia.

Appena eletta ha già un primato che può vantare, è la prima donna  della storia della Repubblica Italiana a ricoprire la carica di Presidente del Senato.

Il 4 Marzo 2018, giorno delle famose elezioni politiche, è stata eletta senatrice vicendo il collegio uninominale di Venezia. Poco prima di candidarsi ha lasciato il Consiglio superiore della Magistratura.

E’ l’artefice di molte leggi ad personam che hanno salvato Berlusconi. Fu infatti sottosegretaria alla Salute e alla Giustizia dei governi Berlusconi proprio nel periodo della nascita del chiacchieratissimo lodo Alfano.

Per chi non ricorda cosa fu il Lodo Alfano, ne richiamo la memoria, per avere di nuovo l’idea di chi ci governa ora.

“Il Lodo Alfano è la legge di un solo articolo e otto commi che prevede lo scudo penale per le quattro più alte cariche dello. Prende il nome dal ministro Guardasigilli Alfano che a inizio legislatura ha riproposto la sospensione dei procedimenti penali per le alte cariche dello Stato che era già stata presentata nello scorso governo Berlusconi, soto il nome di Lodo Schifani, bocciato dalla Corte costituzionale nel 2004.
Il Lodo Alfano sospende e congela i processi a carico del presidente della Repubblica, dei presidenti di Camera e Senato e del presidente del Consiglio per la durata del mandato e anche per i fatti che precedono l’incarico. Qualsiasi processo si blocca in attesa che l’Alta carica termini il suo mandato, e nel frattempo è sospeso anche il decorrere del tempo ai fini della prescrizione. Il giudice, in casi eccezionali, può comunque assumere le prove non rinviabili.
La norma si estende a tutti i procedimenti penali”.

L’iter di approvazione della legge fu alquanto rapido. Di seguito i vari passaggi:

  • 26 giugno 2008 – Il Consiglio dei Ministri vara il Lodo Alfano sotto forma di disegno di legge.
  • 10 luglio 2008 – La Camera approva il disegno di legge con 309 sì, 236 no e 30 astenuti.
  • 22 luglio 2008 – Il Senato approva in via definitiva il disegno di legge con 171 sì, 128 no e 6 astenuti.
  • 23 luglio 2008 – Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano firma la legge.

La legge è stata dichiarata incostituzionale con pronuncia della Corte costituzionale del 7 ottobre 2009 (sentenza 262/2009).

Fu un tentativo meschino da parte di Berlusconi di sottrarsi alla giustizia.

Sulla figura della signora Casellati si sa che è una berlusconiana devotissima. Ci aspettano cose poco simpatiche, considerato anche che è uno dei tanti giudici approdati in politica. Per fortuna che leggi non ne fa, ma deve comunque stabilire l’ordine di discussione di quelle proposte, anche dalla opposizione. Il suo lavoro è importantissimo, perché può lasciare nel cassetto tante leggi che non piacciono a Berlusconi, tipo l’evasione fiscale, la corruzione, le intercettazioni, il sequestro dei beni mafiosi e via dicendo.

Come abbiamo già visto tutto ciò che riguardano la persona di Berlusconi, il suo rapporto con la giustizia, le sue imprese, saranno le uniche ad occupare le discussioni delle due camere, saranno sempre all’ordine del giorno.

Non credo che il m5s, in queste cose riesca a mettere bocca, perché è lì dove si trova grazie proprio all’intreccio che ha tessuto con Berlusconi e con la Lega, di cui a suo tempo ha sempre disprezzato il comportamento e le idee. Se lo facesse rischierebbe di non riuscire a governare e di essere mandato a casa.

Non ho neppure dimenticato quando la compagnia Berlusconi-Maroni, che a suo tempo governava, chiamò pubblicamente “assassino” il padre di Eluana Englaro. Fu un colpo di inaudita violenza contro l’amore di un padre che voleva solo fare il bene e la volontà di sua figlia. Sarà la prima legge che abrogheranno quella del biotestamento, cui farà seguito quella delle unioni civili. Ritorneremo ai tempi oscuri del perbenismo di circostanza.

Come persona la nuova Presidente del Senato appartiene ad un partito che è lontanissimo da me.

Resto in attesa di capire meglio.

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C’È CHI È RIMASTO CON L’AMARO IN BOCCA E LA SALIVAZIONE A ZERO

C’È CHI È RIMASTO CON L’AMARO IN BOCCA E LA SALIVAZIONE A ZERO

Sono curiosa di sapere dov’è finita l’armata antirenziana e che cosa sta pensando di fare ora.

Non sono passati molti giorni dalle elezioni, è vero, ma mi sembra che il silenzio sia assordante.

Tutti quelli che invocavano l’impiccagione pubblica di Renzi, e che avevano gridato a gran voce di essere in grado, dopo la morte di Renzi, di risollevare le sorti del paese in brevissimo tempo, sembrano aver perso la voce.

Qualcuno sta pigolando è vero, perché ospite della solita tv7, qualcosa riescono a dire, ma su come dare la desiderata e agognata scossa salutare a questo paese come si erano ripromessi, dopo l’allontanamento dell’arrogante dittatore, unico detentore del potere, parolaio fiorentino, e rovina di tutto, non è dato sapere.

Bersani e D’Alema che ci spiegavano come ricostruire in tre mosse il Pci, quello vero originale, forse si sono ritirati per meditare. Ci avevano promesso che, senza Renzi, erano capaci di fare la riforma costituzionale in tre mesi e una nuova legge elettorale in tre settimane. Li avete visti? È adesso che debbono parlare altrimenti quando?

Emiliano, quello che ha praticamente distrutto il Pd pugliese e dopo essersi classificato ultimo per gradimento tra i presidenti di regione, ha smesso di mangiare le cozze pelose e forse adesso si è dato alla lattuga bollita.

Grasso sta aspettando nel suo salotto di casa che gli arrivi una telefonata, almeno una, ma pare che il telefono resti muto. Forse vive un momento di depressione.

La Boldrini, in mancanza di lavoro, si manda i tweet da sola, così ha l’idea che qualcuno la consoli.

Travaglio è il più sconsolato di tutti. E’ in una crisi di astinenza tale che darebbe un rene perché Renzi ricoprisse una carica di qualunque tipo, magari una vicepresidenza alla nettezza urbana, pur di poterlo criticare.

Berlusconi. Beh! Berlusconi vuole bene a Renzi, ne ha una nostalgia pazzesca e ogni volta che porta Dudù a fare la passeggiatina salutare chissà perché si ritrova sempre a passare davanti alla porta del Nazareno e prova una feroce nostalgia dei bei tempi.

Insomma tutti questi che vivevano del veleno antirenziano, già si sentano orfani di Renzi e ne provano una grande nostalgia. Ah! Se tornasse, tornerebbero a vivere!

Ma Renzi tace, non si fa vedere, non fa annunci, scrive solo qualche tweet, che pochi leggono perché non sono granché attaccabili.

E questo silenzio fa crescere ancora di più la bile perché non sanno che cosa Renzi stia pensando, se ritornerà o no, se inventerà qualcosa d’altro o resterà nel Pd, insomma sono rimasti a bocca asciutta, e la loro salivazione è a zero.

Consiglio un salutare tè alla menta, tre tazze al giorno. Provare per credere.

BERLUSCONI SEMPRE SULL’ALTALENA

BERLUSCONI SEMPRE SULL’ALTALENA

Lo sappiamo da tempo, ma continua a stupirci e soprattutto non comprendiamo come sia possibile che un personaggio carnevalesco come Berlusconi possa raccogliere ancora tanto consenso in Italia  anche dopo che ci ha portato quasi al fallimento e al governo tecnico di Monti.

Ma si sa vanno di moda i comici.

Berlusconi in questa campagna elettorale sta giocando in maniera ambigua, perché è ambigua la sua l’alleanza di Centrodestra, con Salvini e Meloni, alle prossime politiche del 4 Marzo 2018.

Un giorno Berlusconi si maschera da “popolare europeista”,  va a Bruxelles dal Presidente della Commissione Europea Juncker e al PPE (Partito Popolare Europeo), va dalla Merkel e dal Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, a cercare il riconoscimento in Europa come leader del Centrodestra Italiano. Rassicurando il PPE che Salvini non farà mai parte del Governo.

Ma quel che è fuori dall’ordinario è che neppure lui potrà essere al governo, nonostante faccia il leader e quindi rassicura un niente di niente. Non può promettere ciò che non potrà fare. Salvini, una volta avesse lui la barra del timone, darà una bella pedata nel sedere a Berlusconi, lo metterà in un angolo perché stia zitto. Salvini potrà farlo visto che dove si comanda Berlusconi non ci sarà.

Un altro giorno, invece, Berlusconi si maschera da “lepenista” quando, influenzato da quanto accaduto a Macerata, si mette a rincorrere Salvini sul problema dell’immigrazione. In questo caso la propaganda populista stravince e addio PPE.

Per Berlusconi è tutta colpa del sinistra l’eccessiva immigrazione, di chi altrimenti, peccato che non si ricordi che il Trattato di Dublino l’ha firmato lui nel 2003 e nel 2011, quando c’è stata la guerra in Libia. Allora i migranti arrivavano a frotte e la storia dell’immigrazione accelerata ha preso il via e altri debbono rimediare, come sempre.

A Palazzo Chigi c’era sempre lui. E tentare di dare la colpa agli altri è da ipocriti.

Un consiglio: mai fidarsi degli ipocriti.

BERLUSCONI-SALVINI SOLO SULLA CARTA?

 BERLUSCONI-SALVINI SOLO SULLA CARTA?

Abbiamo appreso che Berlusconi a Bruxelles ha rassicurato Juncker: “mai la Lega al governo”.Aggiungo io, “mai fare una promessa del genere se ci si allea”.

Che l’intesa Berlusconi-Salvini (Escludo la Meloni, solo per questione di numeri) ci sia solo sulla carta, metto dei dubbi. La Lega, stando ai sondaggi sembra avere addirittura più consensi di Forza Italia. Salvini difficilmente vorrà mettersi da parte, otterrà più poltrone possibili, e potrà fare anche opposizione interna a Forza Italia.

Si dice che la distanza tra i due leader sia palese, per esempio, uno difende la legge Fornero, l’altro la vuole abolire completamente. Uno garantisce il mantenimento del parametro del 3% tra deficit e Pil e l’altro è contrario, uno vorrebbe uscire dall’euro e l’altro no. Non sono bazzecole su cui sorvolare e pensare che prima o poi si metteranno d’accordo e troveranno un compromesso.

Ma ognuno dei due ha i suoi ispiratori: Berlusconi si ispira alla Merkel (la culona) e con questo crede di potersi accreditarsi nel filone liberale europeo, il leader leghista ha come modello il Presidente americano Trump.

L’incontro Berlusconi-Juncker avrebbe siglato un vero e proprio “patto segreto” che aprirebbe una strada, alle larghe intese. Un patto che piace e rassicura.

Per il direttore di Repubblica l’evidenza sarebbe data dal mercato che, nonostante l’esito incerto del voto, rimane stabile. Se ci fosse l’idea che M5S o Lega possano andare al governo le cose sarebbero molto diverse.

Salvini smentisce: “Se avessimo discusso davanti a un caffè, a voce… ma abbiamo firmato un programma. I retroscena su un patto tra Berlusconi e Juncker mi sembrano una cazzata, o una fake news. Il premier lo decidono gli italiani il 4 marzo”.

Ma vorrei ricordare a Salvini che non è vero neppure questo, perché chi sarà il capo del Governo lo deciderà il capo dello Stato.

Dunque, la finzione dell’alleanza continua. Fino a quando?

Sarà una gara dura, nel caso vincessero le elezioni, tanti galli nello stesso pollaio abbiamo visto che portano, inevitabilmente, ad altri pollai, con separazioni, odi, rancori che tengono conto solo dell’interesse personale di ciascun interessato e lasciano perdere il bene comune.

NON PERDONO BERLUSCONI

NON PERDONO BERLUSCONI.

No, non lo perdono, e non lo farò mai, per avermi tolto la possibilità di poter gridare “Forza Italia”, quando i nostri campioni, di tutte le discipline sportive, giocano.

Forse non vincono più, almeno i giocatori di calcio della nostra nazionale,  anche per questo, non possiamo incitarli come vorremmo. Non voglio dire che sia colpa sua, ma certamente quella bella frase non la possiamo gridare per non richiamare a gran voce un partito.

Cosa centra un partito con lo sport? Niente, eppure anche questo ci è stato rubato, la voce si spegne in gola e cerchiamo altre parole, più difficili, che non arrivano all’orecchio dei giocatori. Peccato. Anzi una cosa la facciamo bene ed è quella di fischiare l’inno nazionale degli altri, praticamente li insultiamo, come abbiamo imparato a fare in questi anni con gli avversari, considerati più nemici che avversari di gioco.

Berlusconi, un ladro di belle parole. Nessun perdono per questo, anche se camperà centoventi anni come gli fu profetizzato da Don Luigi Verzé (già morto), l’amico fondatore dell’ospedale San Raffaele, finito in bancarotta.

 

QUESTO FU L’ULIVO: ESPERIMENTO FALLITO

QUESTO FU L’ULIVO: ESPERIMENTO FALLITO

Guardare in faccia alla realtà di oggi, e di ieri, cercare di comprenderla, potrebbe essere utile.

Da vent’anni si è radicata nella sinistra e anche nel centro-sinistra un mito vincente che, col tempo, si è sfocato in un sogno nostalgico che non ha niente a che vedere con la realtà, né quella attuale né quella di quando quel mito cominciò a formarsi: l’Ulivo.

Un meccanismo di annebbiamento simile a quello di quando-c’era-lui-i treni-arrivavano-puntuali, ha confuso la memoria e la capacità di analisi di quelli che c’erano e ingannato le ingenuità e speranze di quelli che non c’erano, tramandando l’idea di un precedente in cui il centrosinistra fu felicemente unito e concorde e vincente. E che quindi quel precedente sia replicabile, e che anzi quella sia la strada verso un avvenire prospero e radioso.

Solo che quel precedente dice in realtà la cosa opposta: racconta cioè il risultato negativo inevitabile di un progetto interessante come tutti gli esperimenti, e che però appartiene alla categoria degli esperimenti falliti, che sono apprezzabili e proficui proprio perché ci dicono che quella cosa lì non funziona.

Si ricorderà che la coalizione ulivista non ottenne una maggioranza, ma la costruì, di 7 seggi alla Camera, grazie all’appoggio esterno di Rifondazione: pur avendo ottenuto meno voti di quelli che avevano preso sommati il partito di Berlusconi e la Lega Nord, che, insieme, superarono il 50% dei voti, ma per quella volta si erano presentati sventatamente divisi, per via della componente maggioritaria della legge elettorale del tempo, la “legge Mattarella”.

Tre cose si ottennero con quella coalizione: La prima: una inclinazione molto più di centro che di sinistra della coalizione. La seconda: una sua grande varietà, con circa una dozzina di partiti e partitini autonomi. La terza: una maggioranza insufficiente.

L’Ulivo non avrebbe potuto generare un governo senza l’appoggio esterno di Rifondazione: appoggio esterno che arrivò a durare appena due anni, e il governo Prodi, oggi oggetto del mito, cadde. L’Ulivo vinse, ma al momento di governare pagò il modo in cui aveva ottenuto la vittoria.

l’Ulivo ci riprova, nel 2001, stavolta con dentro l’Udeur di Mastella e fuori ancora Rifondazione, e perde. Vince Berlusconi.

Nel 2006, terzo esperimento: una estesissima coalizione, che si è chiamata stavolta “l’Unione”, che sostiene Romano Prodi, ottiene pochissimi voti in più alla Camera e un po’ di voti in meno al Senato, e grazie alla nuova legge elettorale, il porcellum, prende una maggioranza cospicua di seggi alla Camera e una maggioranza di solo un seggio al Senato.

Il nuovo governo Prodi, sostenuto di nuovo da una decina di gruppi parlamentari diversi, che generano 103 nomine di governo, stavolta non dura neanche due anni. Mastella a un certo punto se ne va facendo i suoi calcoli e la vittoriosa coalizione non può farne a meno. Fine ingloriosa della storia dell’Ulivo. Berlusconi stravince.

Forse l’Ulivo è stato un esperimento  saggio, benintenzionato, e che andava fatto. E che ha generato quattro anni di governo, su 12, sicuramente migliori dell’alternativa berlusconiana, però il risultato che ne è seguito a questo esperimento ha portato alla stragrande vittoria di Berlusconi, nonostante la nascita del Pd con Veltroni che, comunque, prese, nel 2008, più voti dell’Ulivo di Prodi nel 2006.

Ma l’analisi dei fatti e dei risultati dice chiaramente due cose.

L’anomalia eccezionale fu la costruzione della coalizione, non la sua prevedibile caduta. Ovvero che la coalizione fu “vincente” solo forzando molto i giudizi  E con l’appoggio esterno di Rifondazione e giudicando sulla base di leggi elettorali favorevoli. Altrimenti fu perdente.

I sognanti e nostalgici dell’Ulivo di oggi dovrebbero tener conto della attuale fase di massima litigiosità delle componenti che vorrebbero coalizzarsi, ma che sfocerebbe in un’altra fragile e instabile coalizione, e della plausibile prospettiva che ci aspetti una legge elettorale sostanzialmente proporzionale.

E, alla fine, con chi ci si dovrebbe coalizzare?

Con tutti questi fatti con lo stampino?

Disuniti comunque perché si odiano, non si riconoscono, non si stimano, fanno distingui, ma sono per l’Unità.

E il tessitore chi dovrebbe essere?

 

 

 

 

SEMPRE LUI D’ALEMA – L’AMMALATO DI NIKEFOBIA

SEMPRE LUI D’ALEMA – L’AMMALATO DI NIKEFOBIA

Vecchi giochi da vecchia politica

Mdp e D’Alema vogliono spingere Gentiloni fra le braccia di Berlusconi.

L’attacco al governo Gentiloni è partito da dove doveva partire, cioè dagli scissionisti dell’Mdp, cioè da D’Alema. E’ inutile andare a cercare altri responsabili. Sembra incredibile, ma siamo sempre allo stesso punto: l’ex ministro degli esteri non si rassegna per il fatto di non aver avuto da Renzi un incarico internazionale. Prima la scissione, poi il no al referendum che ci ha precipitati in questa Italia pasticciata e adesso l’attacco a Gentiloni. C’è una coerenza. Coerenza malata, ma c’è.

Insieme al vuoto di idee. Quando la delegazione Mdp è stata ricevuta da Gentiloni ha chiesto solo una cosa: più welfare, più stato sociale. Altro non ha detto. Una scelta facile: chi è contro un maggior welfare? Nessuno. Basta avere le risorse, che non si trovano sugli alberi, ma che vanno prodotte con lavoro e un’organizzazione sociale e amministrativa moderna.

Ma questo all’Mdp non interessa o non hanno idee. In realtà, vogliono solo due cose. Liquidare Renzi, facendo prendere al Pd una grandissima batosta elettorale e assicurare a se stessi una dignitosa presenza in parlamento.

Cosa, questa seconda, collegata alla prima, ovviamente, ma non tanto sicura. Se la riforma in discussione della legge elettorale (in parte maggioritaria) dovesse passare, buona parte degli esponenti dell’Mdp (forse tutti) dovrebbe andare a cercarsi un lavoro perché non riuscirebbero mai a vincere in un collegio uninominale.

In più c’è un po’ di astuzia dalemiana vecchia maniera. Se si continua a creare problemi a Gentiloni, va a finire che la legge finanziaria (adesso Def) alla fine passa con qualche aiutino di Berlusconi. E cosa c’è di meglio, per gli scissionisti di Mdp, di una campagna elettorale in cui si possa accusare il Pd di intese con Berlusconi? Vecchio arsenale dalemiano, appunto.

Il paese si trova a attraversare un momento non facile perché ha urgente bisogno di riforme che probabilmente non si potranno fare perché c’è una situazione politica quasi impossibile (nessuno avrà la maggioranza di niente, mai), ma il lucido D’Alema  sta a fare i suoi giochetti di sempre, in bilico fra la vendetta e un impossibile ritorno sulla  scena politica.

Questa è la vecchia sinistra, quella che si sta cercando di superare.

Giuseppe Turani

[Una vera noia, ma qualcosa di nuovo D’Alema riesce a dirla che non sia quella di liquidare Renzi? Adesso se la prende con Gentiloni. Ma cosa abbiamo fatto di male da dover sopportare  un idividuo simile in politica?]

UN ALTRO VIRUS ALL’ORIZZONTE

Un altro virus insidioso e pericoloso all’orizzonte

Tanti e tanti anni fa, mi pare che così comincino le fiabe, in un Paese lontano lontano di nome Italia, si pensava ancora che Berlusconi fosse mortale, anche se i più depressi di noi dicevano “Berlusconi prima o poi scomparirà, ma il problema sarà il berlusconismo che con i suoi guasti vivrà a lungo”.

Incredibilmente, e questo nessuno lo avrebbe pensato, nemmeno un regista acuto come Nanni Moretti che immagina un crollo apocalittico e assolutamente definitivo del Caimano, assistiamo invece oggi ad uno scenario impensabile: Berlusconi è tornato e il berlusconismo, come previsto, continuerà a lungo a produrre i suoi terribili effetti.

Il consiglio di Montanelli “gli italiani lo votino una volta questo benedetto Berlusconi, così si vaccineranno!”, non è stato un buon consiglio. Gli italiani lo hanno votato e rivotato e non si sono vaccinati.

Ora però c’è un altro virus, Grillo, (Casaleggio, per quanto inquietante, penso che senza Grillo non avrebbe presa a lungo) e sarebbe bene che non si ripetesse l’esperimento di votarlo perché “accada quel che deve accadere, tanto meglio, così gli negli italiani si formeranno gli anticorpi e ce ne liberiamo!”.

No, per favore: è un ragionamento senza capo né coda.

A parte il fatto che stiamo già assistendo al disastro di Roma, ammettiamo per un momento di poter scindere Grillo dal grillismo.

Questa volta forse Grillo ha meno possibilità di essere immortale.

Berlusconi si prendeva frequenti pause di riflessione, chiamiamole così, mentre Grillo, questo bisogna ammetterlo, è sempre sul pezzo, sempre che sbraita, che strabuzza gli occhi, che sputacchia, che inveisce con la giugulare tesa allo spasimo e ad un certo punto è anche possibile che stramazzi di schianto al suolo, per poi riprendersi, per carità, ma possibilmente solo per la vita famiglia.

Ma a quel punto il grillismo è già partito e non ne conosciamo assolutamente gli effetti.

E se fosse ancora peggiore del berlusconismo?

Se una politica basata sulla menzogna come sistema di presa sul pubblico disinformato, sul pressapochismo, sull’ignoranza totale dei più elementari principi di economia oltre che di tutto, assolutamente di tutto, producesse una società ancora più difficile da recuperare fino a decretarne la morte?

Come e quando sperare di vedere il nostro Paese risollevarsi?

Quanti decenni ci vorranno?

E chi avrà la forza di farlo?

Bisogna che ci pensino bene questa volta gli arrabbiati prima di votare.

Lasciamo perdere l’informazione che non si capisce bene a che gioco stia giocando e gli estimatori diamoli per persi, ma i delusi, gli scontenti, i disinteressati, i non informati, la prossima volta non ripetano il dispetto del referendum.

E’ un dispetto del cavolo ed è come castrarsi da soli.

IO HO TERMINATO GLI ANATEMI

IO HO TERMINATO GLI ANATEMI

Dalle parole dei principali (si fa per dire, perché lì sembrano tutti principali o padroni), mi pare di aver capito che la campagna elettorale  del neonato Mdp sarà centrata solamente nella insistenza di convincere gli elettori di sinistra a non votare Pd.

Il perchè, secondo loro, è che Renzi, dopo le elezioni farà il governo con Berlusconi, portando quindi il partito a destra, mentre votando per loro (Art 1 Mdp), la sinistra rimarrà identitaria e alternativa.

Alternativa a chi? Al Pd? E che razza di identità sarebbe così frantumata?

Infatti non sembra alternativa a Berlusconi e alle forze di destra, ma solo al Pd.

Perciò omettono sempre di dire che, questo comportamento, in realtà, fa vincere senza ombra di dubbio o la destra berlusconiana o il populismo di grillo.

E’ chiaro che solo votando in massa Pd, possiamo scongiurare un accordo con FI e l’avvento spaventoso di un becero populismo ignorante.

Ma quel Bersani che diceva sempre che Renzi governava con il ” suo” 25%, com’è che ora nei sondaggi non arriva al 3%  (2,7%) e il Pd al 30%, che cosa pensa di valere ora?

Altro fenomeno! D’Alema. Di fronte all’evidenza dei numeri, sia quelli risultati dalle primarie del Pd, sia quelli che vengono attribuiti al nuovo partito che avrebbe dovuto “rifondare il centrosinistra”, D’Alema da una parte descrive il Pd come il Partito comunista nordcoreano, visto che nessuno, secondo lui, si azzarderebbe a dire la verità sul renzismo per non finire vittima di repressioni indicibili, e dall’altra rispolvera un grande classico: Renzi non è altro che Berlusconi, un’altra destra sotto mentite spoglie.

Senti chi parla! Uno che ha fatto qualsiasi cosa per Berlusconi, persino gli ha regalato Mediaset, l’ha fatto vincere, nel 2001, con un margine di voti “bulgaro”, non ha idea di quello che sta dicendo. O è solo invidioso e l’invidia produce il male, lo si legge negli occhi.

Io ho terminato gli anatemi verso questi personaggi.

E sinceramente ne ho abbastanza.

PD STAI ATTENTO ALLE FREGATURE

PD STAI ATTENTO ALLE FREGATURE

Sarà un caso ma, dopo le elezioni francesi, sembra essersi velocizzato il processo di una creazione di una legge elettorale.

Sembra che ci sia voglia di accordo tra le due maggiori forze politiche in grado di contendersi il governo del paese, cioè PD e M5s.

PD stai attento a trattare con il M5S, dato che ha dimostrato di essere un Movimento inaffidabile, sempre, in ogni situazione. Il suo nemico sei sempre tu, Pd! Quello che sta dicendo il m5s sulla legge elettorale, potrebbe nascondere una grossa fregatura.

Sembra,  si ha l’impressione, si suppone che ci sia consonanza tra i due partiti per dare il premio alla lista, proprio come dice il Legalicum, la legge elettorale Italicum modificata dalla Corte Costituzionale.

Forse è proprio quella la direzione da prendere. Certo, Berlusconi preferisce il premio alla coalizione, data la sua capacità mitica di mettere d’accordo forze politiche molto diverse tra loro.

Anche se ora la vittoria di Macron sembra aver mandato un po’ in crisi il centrodestra, lo stesso Berlusconi ha salutato la vittoria dell’europeista Macron, mentre Salvini, potenziale e probabile alleato di Berlusconi, non ha ovviamente ben visto questi ammiccamenti di Berlusconi a Macron. Ma probabilmente è solo una commedia.

La situazione politica si fa ingarbugliata ed interessante.