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LE BANCHE

LE BANCHE

Facciamo un riepilogo.

Si inizia con l’accusa a Renzi di favorire il mondo finanziario, stigmatizzando la sua amicizia con il finanziere italiano, ma operante in Gran Bretagna, Davide Serra.

L’accusa viene mossa a Renzi dall’interno del PD, a cominciare da Bersani.

Gli attacchi interni smettono quando Renzi dichiara che sarebbe meglio guardare a quello che succede con il Monte dei Paschi di Siena.

La seconda accusa a Renzi ed alla Boschi è su Banca Etruria, quando il governo decide di intervenire commissariando l’istituto, non solo Banca Etruria.

I più sfegatati nell’accusa sono i grillini.

Nessun riferimento al come sia potuto accadere senza un puntuale e preventivo allerta della Banca d’Italia.

Nel frattempo viene accreditato dalle fonti istituzionali di controllo del credito e dalla maggior parte dei mezzi di informazione, che la crisi mondiale finanziaria del 2008, scatenata dalla diffusione sfrenata dei derivati, non incideva sugli istituti di credito italiano in quanto non avevano in portafoglio i derivati divenuti carta straccia.

Il sistema bancario italiano veniva valutato di essere in ottima forma.

Poi, a seguito degli adeguamenti imposti dalla BCE, al fine di evitare eventuali crisi finanziarie, cominciano ad uscire situazioni assai critiche.

Parliamo del Monte dei paschi di Siena a cui si aggiunge una morte sospetta, ma derubricata a suicidio.

Poi esce la criticità di molte banche locali, alcune assai grosse, che mantengono un altissimo livello di opacità non rispondendo ai minimi requisiti di una società SPA.

Per queste banche, potentati locali, si tentò di adeguarle alla riforma dell’ordinamento statuario come SPA dal Presidente Ciampi e dal direttore generale del ministero delle finanze, a quel tempo Draghi.

Il tentativo fallì.

La situazione riesplose con i stress test e le leggi di adeguamento del mondo finanziario a livello di UE.

Il caso Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono gli esempi più eclatanti.

Renzi annuncia, dati i continui attacchi sulla sua persona come responsabile della situazione i cui costi ricadevano sugli Italiani, una commissione di inchiesta parlamentare sulle banche.

Contemporaneamente si scatena il caso Consip.

Renzi è circondato.

Ma il diavolo fa le pentole e si scorda i coperchi.

L’attacco contro Renzi per implicazione del padre si sgonfia, anzi viene in evidenza un disegno di false accuse atte a incriminarlo o, perlomeno, bloccarlo.

Il tentativo è di trasformare in un nulla di fatto l’inchiesta sul mondo bancario e nello stesso tempo far finire il caso Consip in una azione individuale del colonnello Scafarto a fini di riconoscimento carrieristico.

Ma Renzi non si accheta e scompagina nuovamente le carte con i chiari riferimenti al cambio di guardia alla Banca d’Italia.

Si scatena in questi giorni un attacco a tutto campo.

Non difendono tanto Visco, ma si vuole evitare che alla poltrona sieda personaggio fuori dai giochi in grado di alzare il velo sulle tante opacità della gestione Visco.

Renzi ha attaccato i cosiddetti poteri forti e poi vi domandate perché ce l’hanno con lui?

Ora, il debito pubblico scende, mentre continuano le erogazioni clientelari del credito da parte di banchette periferiche sotto la pressione di clientele e mafie locali.

Tutto ciò si trasformerà, gioco forza, in crediti inesigibili, pagati dai clienti ed azionisti della banca. E la festa continua, senza vigilanza, oppure con il tacito assenso della Banca d’Italia?

E Visco che dice: “Ho fatto tutto in condivisione col governo in vigore”. Peggio che mai! Qual é la sua autonomia se ha fatto come hanno voluto i vari governi succedutesi durante la peggiore crisi dal dopoguerra?

 

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È QUESTO IL NUOVO CHE AVANZA?

È QUESTO IL NUOVO CHE AVANZA?

Ferruccio De Bortoli, osannato giornalista ed ex direttore de “Il sole 24 ore” (Verbo veritatis), ha ripescato, in un libro (adesso tutti scrivono libri), la questione dell’interessamento di Maria Elena Boschi, per la banca Etruria, un tempo e per poco tempo diretta dal padre.

Non si placa questa misoginia, questa voglia di rovinare moralmente Maria Elena Boschi, una donna. Perché?

È bella. È brava. È intelligente. È Capace. È spigliata. Si esprime con termini esatti ed in un italiano corretto. Non è timida. E siccome non è una stupida, e nemmeno una passiva,  stavolta ha affidato la pratica ai legali per tutelare il suo nome e il suo onore. Io dico, finalmente, basta coprirla di fango.

Ma allora perché riprendere un argomento, che con ogni probabilità l’addolora perché coinvolge il padre, e caricarla di ogni responsabilità?

Quello che dice non viene creduto, quello che fa non viene apprezzato. E’ dura essere una donna, sempre e in tutti i posti in cui è presente. Persino in casa propria viene maltrattata ed umiliata se non bastonata, sfigurata o uccisa.

In politica, De Bortoli, fa la stessa cosa, vuole umiliare Maria Elena Boschi, riportarla di nuovo al centro di polemiche inutili, ma che possono ucciderla e sfigurarla dal punto di vista politico e morale, dandole sostanzialmente della bugiarda matricolata.

Questa è una questione che metto sul piano del maschilismo ancora radicatissimo nel nostro paese. Non possiamo criticare gli altri paesi e dire che sono peggio di noi, anche il nostro, nei confronti delle donne, non è da meno.

Innanzitutto, non prendere in considerazione la bravura e la capacità delle donne,  è uno spreco enorme di risorse. Lo dicono le statistiche.

Riporto da l’Avvenire:

“Secondo stime della Banca d’Italia, un aumento del tasso di partecipazione femminile al 60% nei prossimi 10 anni significherebbe quasi meccanicamente un aumento del Pil fino a 7 punti. Eppure sono 17,5 milioni le donne inattive e 2,8 milioni le disoccupate. Di queste la metà, ovvero 1,4 milioni, sono laureate. Significa che non lavorano in un Paese che ha investito sulla loro istruzione. Ma non basta: anche quando riescono a trovare un impiego le donne sono spesso inserite in dinamiche discriminatorie, con percorsi di carriera più lunghi, spesso accidentati, differenze retributive rispetto ai colleghi uomini, assenza di politiche familiari di supporto per conciliare la vita lavorativa e quella privata. Ma anche minor valorizzazione delle competenze. Eppure mettere le donne al centro delle strategie di crescita di un’azienda è fattore conclamato di crescita del business.

Le imprese a conduzione femminile hanno maggiore predisposizione verso leve strategiche importanti come internazionalizzazione, innovazione e marketing. Per esempio registrano più marchi internazionali: il 52% contro il 46% maschile.

Un rapporto del Peterson Institute for International Economics, centro studi americano, ha analizzato i risultati di quasi 22 mila aziende sparse in 91 nazioni, dimostrando che le compagnie dove almeno il 30% del consiglio d’amministrazione è “rosa” riescono ad aumentare i profitti del sei per cento all’anno, contro il tre di media. Anche il Fondo monetario ha realizzato un’indagine per capire se le società con più donne manager avessero risultati finanziari migliori, analizzando i bilanci di due milioni di società in Europa.

Ebbene: semplicemente sostituire un uomo con una donna nelle direzioni o all’interno dei consigli di amministrazione porta una redditività maggiore compresa fra lo 0,08 e 0,13 per cento. Nonostante questo in Italia le realtà ‘femminili’ sono 1 milione e 300mila, con un peso che arriva a poco più di un quinto del totale. E a ben vedere, oltre a essere poche, sono anche in diminuzione. L’innovazione e la comunicazione sono i settori chiave in cui un manager donna è più capace”.

Invito De Bortoli, a rivolgere la sua attenzione su altri problemi italiani, e la smetta di pensare alle donne che hanno fatto carriera, specie se in politica, altrimenti la sua è una invidia insidiosa che lo fa solo star male. Stia bene e avrà tutto da guadagnare.