Archivi tag: assemblea nazionale pd roma 7 maggio 2017

ORLANDO O EMILIANO?

ORLANDO O EMILIANO?

Ho ascoltato con attenzione, gli interventi di Renzi, Orlando ed Emiliano, ieri alla direzione nazionale del Pd.

Renzi mi è piaciuto, ma questo lo davo per scontato. Diciamo che sono  renziana, e sì, e vorrei che fosse una “cosa” politica contagiosa.

Tuttavia tra il discorso di Orlando e quello di Emiliano, ho apprezzato di più quello di Emiliano.

La sua focosità, il suo convincimento e la sua forza mi sono sembrate più sincere e forse potranno essere anche più utili al partito democratico, rispetto al discorso, troppo scontato di Orlando.

Più Europa, dice Orlando, ma non credo proprio che Renzi sia antieuropeista, tutt’altro. Inoltre dice Orlando, che Renzi pretende che chi ci ha mandato nella palude, siano gli stessi che ora dovrebbero salvarci.

Non ho capito cosa intendesse.

Quelli che ci hanno mandati nel fango sono i vari Civati, Fassina, Cofferati, D’Alema, Bersani e soci, e non mi pare proprio che Renzi li ami particolarmente da pregarli che ci diano una mano. Anzi.

Questo, semmai, è il desiderio di Orlando, ripescare i fuoriusciti. In Orlando ho rivisto il Civati della precedente consultazione. Stessa  flemma, stesso rancore sottocenere, stessa faccia impassibile, priva di vivacità.

Ha ripetuto la frase più infelice che potesse dire, e che ha ripetuto a mo’ di litania, nella campagna per le primarie: “Tra Berlusconi e Bersani preferisco Bersani”.

Questi non sono discorsi da leader, sono le piccinerie di chi vede un partito addomesticato, vecchio, non proiettato verso il futuro, con idee che superino tutti gli schieramenti possibili, ma sono le idee di chi vuole imbarcare tutte le passività che ci hanno portato alla sconfitta. Appesantendo di nuovo il partito che con fatica tenta di scrollarsi di dosso tutte le passività ereditate. Orlando non ha ancora capito che il Pd è un partito nuovo, e come tale deve essere senza le scorie del passato. Con le glorie del passato, ma senza il peso del rancore.

Per la verità avrebbe dovuto dire che, con una buona legge elettorale, il Pd dovrebbe essere messo nelle condizioni di non scegliere nessuno, ma di affrontare anche da solo le prossime avventure politiche.

Nel modo con cui si è espresso Orlando, significa essere senza speranza e stare a paciugare volentieri nel fango, dove nessuno si distingue, nessuno ha un comando, ma si dirige un partito come seduti ad un bar.

Emiliano invece, con la sua foga, ha protetto il “suo sud”, ha sostenuto le sue ragioni, ha invitato a ragionare e a decidere anche dopo il confronto difficile con gli altri. Insomma mi è piaciuto di più.

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