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AMARE UNA PERSONA E’…

AMARE UNA PERSONA E’….

Amare una persona è…
averla senza possederla;
darle il meglio di sé senza pretendere niente in cambio;
desiderare di stare con lei, ma senza essere spinti dal bisogno di alleviare la propria solitudine;
temere di perderla, ma senza essere gelosi;
aver bisogno di lei, ma senza esserne dipendenti;
aiutarla, ma senza aspettarsi gratitudine;
essere legati a lei, pur restando liberi;
essere tutt’uno, pur rimanendo se stessi.

(Omar Falworth, dal libro: L’Arte di Amare e Farsi Amare)

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IL COLORE DEI MIEI PENSIERI

IL COLORE DEI MIEI PENSIERI

Mi piacciono le persone che sanno “esserci” senza far rumore. Presenti anche quando sono lontane.
Sempre al nostro fianco quando ne abbiamo bisogno.
Mi piacciono le persone che sanno essere
sempre alla distanza giusta.
Sempre vicine al cuore.

Agostino Degas

PERCHE’ LE PERSONE GRIDANO?

PERCHE’ LE PERSONE GRIDANO?

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:
“Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?”
“Gridano perché perdono la calma” disse uno di loro.
“Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?” disse nuovamente il pensatore.
“Bene, gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti” replicò un altro discepolo.
E il maestro tornò a domandare: “allora non è possibile parlargli a voce bassa?”
Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò:
“Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati?”
Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro.
D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché? Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano solamente sussurrano.
E quando l’amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E’ questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano.”
Infine il pensatore concluse dicendo:
“Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.”

(Gandhi)

VICINO DI CASA INNAMORATO?

VICINO DI CASA INNAMORATO?

Con l’estate e con le finestre aperte si sentono, a volte, le voci dei vicini di casa. C’è qualcuno o qualcuna, che deve essere innamorato o molto romantico. Da qualche anno, non spesso, sento arrivare note dolcissime. Ho scoperto che è questa incisione di Fausto Papetti, Romance of love. Bellissima.

TUTTO PASSA

TUTTO PASSA

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“Tutto passa nella vita” diceva quella tizia.

Passano i pantaloni a zampa di elefante.

Passa la febbre.

Passano i treni, anche due volte, chi ha detto di no?

Passano le amiche, gli amici, i fidanzati.

Anche i mariti; le mogli poi!

Passa la voglia.

Passa il temporale e torna il sereno.

Passa la notte.

Passa il dolore, dopo cent’anni.

Passa il Natale, la Pasqua,

Passa la sabbia nella clessidra.

Passa il sangue dentro le vene.

Tutto passa, caro ragazzo.

Ciò che non passerà mai è tuo padre e tua madre.

Quando li amerai e quando li odierai, non passeranno.

Quando li loderai e quando li maledirai, saranno lì.

Due scogli viventi, due salvagenti.

Sbagliati, assurdi, con tanti difetti.

Forse divisi fra loro, lontani, in qualche modo legati da un filo d’acciaio.

Pronti, scattanti, soldati in guardia.

Persiane socchiuse, porte sempre aperte.

Testimoni della tua felicità e della tua infinita tristezza.

Medaglieri nelle tue vittorie e fazzoletti nelle tue sconfitte.

Spesso impotenti, ma mai arresi.

Non c’è moda che detti regole

Non c’è usura che li logori

Non c’è mezzo che li porti via.

Non passeranno, cara ragazza mia.

E se anche fossero dall’altra parte della terra o del cielo

ne sentiresti il profumo:

Profumo d’Amore.

 

[Per caso ho letto questa poesia di cui non conosco nemmeno l’autore. Mi è piaciuta molto così ho pensato di farne un post per condividerla con voi.]

La poesia l ‘ho scritta io e sono felice che vi piaccia! La potete trovare anche sulla mia pagina facebook “Sospesa, tra il pavimento e l’aria”.
Grazie a tutti di cuore.
Clara Lorenzini

Un grazie grandissimo alla bravissima Clara Lorenzini che mi ha inviato il commento di cui sopra perché giustamente l’autore va riconosciuto. Ancora un grazie e un invito ai lettori a visitare la sua pagina Facebook “Sospesa, tra il pavimento e l’aria”.

LA ROSA BLU

LA ROSA BLU

Il precedente post col titolo “Quel ramoscello di Ulivo”, (https://speradisole.wordpress.com/2013/11/12/quel-ramoscello-di-ulivo/), ha scatenato alcune risposte davvero offessive da parte di coloro che, casulamente, hanno letto il post. Mi hanno detto un po’ di tutto,  la parola più carina era “stronza”. Per buona pace di queste persone, commenti del genere li ho definitivamente cancellati, perché ritengo che chi entra in casa d’altri possa criticare, non essere d’accordo, ma non possa offendere in modo così sgradevole e stupido.

A tutti costoro dedico questa “favola”, senza rancore, ma con compassione per la loro pochezza di spirito.

241«Sentendo vicino la propria fine, l’imperatore della Cina volle trovare un marito per la sua unica figlia.

Questa non era solo la più elegante e la più colta di tutte le fanciulle dell’Impero, ma era anche di gran lunga la più bella. Aveva un unico neo: non voleva affatto sposarsi.

Siccome il padre la supplicava, dichiarò che avrebbe accettato come sposo colui che le avesse portato una rosa blu. Appena furono a conoscenza della condizione, tutti i giovani principi e nobili dell’Impero si precipitarono alla ricerca di una rosa blu.

Una ricerca vana. Uno dopo l’altro rinunciarono. Alla fine rimasero in tre.

Il primo era il mercante più ricco dell’Impero, più ricco dello stesso imperatore. Andò dal più grande alchimista del mondo che con filtri e liquidi colorati trasformò una rosa bianca in una perfetta rosa blu.

Senza perdere tempo, il mercante portò la rosa al palazzo imperiale.

La principessa impallidì, ma poi guardando la rosa disse: «Se una farfalla si posasse su questa rosa, morirebbe avvelenata» e gettò via la rosa con disgusto.

Il secondo era il generale delle armate imperiali. Domandò al più abile gioielliere del mondo da fargli una rosa blu intagliata in uno zaffiro.

Quando la principessa posò i suoi occhi color della notte, sulla rosa che brillava vellutata come l’acqua di mare, che riflette il cielo, disse:«Papà, non vedi che non è una rosa, ma solo uno zaffiro tagliato in forma di rosa?».

Il terzo pretendente era il figlio del Primo Ministro, un giovane bello colto, gentile. Fece lavorare per tre mesi tutti i migliori artisti del paese per creare una rosa blu di finissima porcellana.

«La terrò perché è bellissima», disse la principessa, «ma è solo un soprammobile».

Così anche il terzo pretendente fu rifiutato.

Una bella sera d’estate, la principessa ammirava il tramonto dalla sua finestra, quando sentì qualcuno che cantava. Era un giovane poeta che passava di là per caso. I suoi occhi incontrarono quelli della fanciulla. Rimasero un po’ in silenzio. Poi il giovane poeta disse dolcemente: «Io desidero sposarti»

«Ahimè!», ripose la principessa, «io sono la figlia dell’imperatore e ho promesso di sposare solo colui che mi porterà una rosa blu. Finora nessuno c’è riuscito».

«La troverò», disse il poeta.

Il mattino dopo il poeta raccolse una rosa bianca e la portò all’imperatore. Questi la presentò alla figlia ridendo.

La principessa prese la rosa e disse senza esitazione: «Oh, finalmente, ecco una rosa blu»

L’imperatore ci mise un bel po’ prima di riaversi dalla sorpresa. I ministri e i cortigiani cominciarono a mormorare: «Ma questa rosa non è blu…».

Ma la principessa replicò: « I vostri occhi non funzionano! Guardate bene e vedrete che è di un blu meraviglioso!».

Tutta la corte tacque. La principessa sposò il poeta e furono felici per sempre».

Si vede bene solo col cuore. Dovremmo fidarci di più di lui.

«OGGI» È UN DONO, PER QUESTO SI CHIAMA «PRESENTE»

«OGGI» È UN DONO, PER QUESTO SI CHIAMA «PRESENTE»

Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d’ospedale. A uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un’ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo. Il suo letto era vicino all’unica finestra della stanza. L’altro uomo doveva restare sempre sdraiato.

Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore. Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto.

Ogni pomeriggio l’uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra.

 L’uomo nell’altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno.

La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto. Le anatre e i cigni giocavano nell’acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo. Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c’era una bella vista della città in lontananza.

Mentre l’uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l’uomo dall’altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena.

In un caldo pomeriggio l’uomo della finestra descrisse una parata che stava passando. Sebbene l’altro uomo non potesse sentire la banda, poteva vederla. Con gli occhi della sua mente così come l’uomo dalla finestra gliela descriveva.

Passarono i giorni e le settimane. Un mattino l’infermiera del turno di giorno portò loro l’acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell’uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno. L’infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo.

Non appena gli sembrò appropriato, l’altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra. L’infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo.

Lentamente, dolorosamente, l’uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno. Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicina al letto.

Essa si affacciava su un muro bianco. L’uomo chiese all’infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori da quella finestra.

 L’infermiera rispose che l’uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro “Forse, voleva farle coraggio.” disse.

Vi è una tremenda felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della nostra situazione.

Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata.

Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi che il denaro non può comprare. Oggi è un dono, è per questo motivo che si chiama presente.

E’ QUEL CHE E’ (di Erich Fried)

E’ QUEL CHE E’ DICE L’AMORE

E’ assurdo dice la ragione

E’ quel che è dice l’amore

E’ infelicità dice il calcolo

Non è altro che dolore dice la paura

E’ vano dice il giudizio

 E’ quel che è dice l’amore

E’ ridicolo dice l’orgoglio

E’ avventato dice la prudenza

E’ impossibile dice l’esperienza

E’ quel che è dice l’amore.

( Erich Fried)

FOR YOUR EYES

A TE… PER SEMPRE

CARRIERA ASSICURATA? NO NON C’E’ POSTO PER TUTTE

RESTA SOLO UNA GRANDE TRISTEZZA 

Questa mi era proprio sfuggita. Ma la trovo emblematica. Spiega, molto bene, qual è la considerazione che Berlusconi ha delle donne. Nel 2008, un agente segreto di nome Federico Armati denuncia Berlusconi, per mobbing.

Per un anno Silvio è stato sotto “processo”  davanti al Tribunale del consiglio dei ministri (i suoi ministri) con l’accusa di abuso d’ufficio e maltrattamenti presentata da un agente del Sisde, Federico Armati, marito dell’annunciatrice RAI, Virginia Sanjust. La signora in questione era legata da “intima amicizia” con il presidente del consiglio.

A causa di quello speciale rapporto tra sua moglie (ormai ex) e Silvio, l’agente ha subito una serie di vessazioni: dal 2004 procedimenti penali, trasferimenti improvvisi all’interno del Sisde (allora diretto dal generale Mori) e poi alla Cassazione, con riduzione di un terzo dello stipendio, denunce, ricatti, minacce. Perde anche la casa in Campo dei Fiori, casa, che viene acquistata da un collaboratore di Berlusconi.  Nel 2006 viene trasferito al Censis, come coordinatore dell’intelligence e questo farebbe risalire  lo stipendio, ma non cancella in alcun modo il danno subìto.

La denuncia contro Berlusconi era motivata dal fatto che il presidente del consiglio è responsabile dei servizi di informazione e sicurezza. Il Tribunale dei ministri ha archiviato il tutto nel 2009, con la motivazione che, se anche mobbing c’è stato, questo non era causato da Berlusconi. Ed è finita così.

Ma la signora che fine ha fatto? Oltre a ricevere donazioni in denaro e gioielli, le sono state offerte  possibilità di carriera in RAI. Ha condotto un programma tutto suo “Oltremoda”, poi  ha lasciato la RAI,  per  un incarico a Palazzo Chigi (e dove se no?) come esperto in comunicazione e, in quella occasione, ha mostrato un’ improvvisa disponibilità di soldi: ha preso in affitto un attico nel centro di Roma, pagando anticipatamente, ha estinto i debiti, ha viaggiato in continuazione soprattutto negli Stati Uniti, ha alloggiato in comunità esoteriche, ha progettato la costruzione di un tempio e ha vissuto per lunghi mesi fuori dall’Italia.

La signora Sanjust, ora ha scelto un altro percorso, forse stritolata dagli eventi che non ha saputo gestire. Il presidente del consiglio è rimasto nello sfondo, ma molto lontano. Tutto sommato una storia triste, miserevole, con in più un bambino in mezzo, sacrificato da tanti egoismi.