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NON VI COMPRENDIAMO

NON VI COMPRENDIAMO

Pisapia, per qualificarsi meglio e per descrivere ciò che lo distingue dal Pd, ha parlato di un “centrosinistra radicalmente innovativo”, che distinguerebbe lui, Grasso, Speranza e altri, da Renzi e il Pd. Di conseguenza, Renzi e il Pd, secondo loro, vorrebbero un centrosinistra “non radicale” o ” poco innovativo”.

La sinistra italiana ha questo vezzo che la rende antipatica: crede di avere il monopolio del cambiamento.

Ma non perché faccia, effettivamente, innovazioni o riforme. No. Solo perché le aggettiva: forti, radicali, straordinarie ecc.

Poi quali siano queste riforme che propone, quali siano i contenuti, i programmi che avanza, che cosa realmente abbiano di innovativo e in che cosa rappresentino un cambiamento reale, non è dato saperlo. In che cosa i programmi della sinistra radicale, che non ha fatto mai alcuna riforma, siano “radicalmente innovativi” rispetto alle riforme realizzate da Renzi e che hanno portato l’Italia fuori dalla crisi?

Lo sapete voi? Io no.

Pisapia sarà stato un buon sindaco o un moderno avvocato ma deve capire, insieme a tutta la sinistra, una cosa: in Europa e in Italia bisogna smetterla con gli aggettivi per qualificare i propri programmi.

Bisogna smetterla con questo vezzo di sinistra di sostituire, alle proposte concrete, gli aggettivi altisonanti per distinguersi dai riformisti liberali.

E’ pericoloso.

Se ci fermiamo agli aggettivi il populismo, anch’esso radicale a parole, vi strabatte. Per esempio, la pensata dei pentacosi del reddito di cittadinanza, attira molto di più la massa delle persone che pensa di poter incassare qualche soldino, stando seduto al bar, o facendo lavori in nero. Il lavoro non viene neppure più cercato, non serve, è lo stato fa loro la carità. Se poi ci vogliono miliardi per realizzare tutto ciò, nessuno ci pensa e nessuno fa veramente i conti. Nessuno entra nella realtà di questa proposta. Se Pisapia, Bersani e altri pensano di allearsi col m5s, per battere Renzi, hanno pensato a come risolvere questa cosa?

Nella situazione europea di oggi serve il contrario: dimostrare che sono possibili cambiamenti “tranquilli” e che vale molto di più la competenza di governo che il radicalismo a parole.

E’ il populismo il nemico da battere. E il populismo, quanto alla retorica degli aggettivi, batte chiunque.

Ora Pisapia e l’Mdp la smettano con la pretesa di distinguersi con gli aggettivi, astratti e altisonanti. Dicano, finalmente, quali sono concretamente le riforme che farebbero, in che cosa sono più “radicali” di quelle che Renzi ha fatto o propone di fare, e che cosa abbiano di così innovativo.

Io, per ora, ho capito soltanto che gli piacerebbe “ripristinare” l’articolo 18. Non proprio un’innovazione e tanto meno “radicale”.

E’ tempo dei riformisti. E i riformisti sono quelli che le riforme (possibili) le fanno. E non le risolvono in vuoti aggettivi, “radicali” a parole.

Le vere riforme, in questo paese, sono state fatte negli anni 70-80: (Per esempio) Divorzio, Aborto, Scuola, Statuto dei lavoratori. Queste sono riforme e non le ha fatte la sinistra.

Attendiamo da almeno vent’anni, da quando D’Alema ha preso il timone, scalzando Prodi, per esempio, una legge sul fine vita. Se ne discute e poi? Tutto rimane nel cassetto. Sarebbe una legge di civiltà enorme, ma anche la sinistra, quella che si definisce radicale, svicola da questo problema. Peccato, se l’affrontasse, e la appoggiasse convintamente tanto da farla approvare, quasi quasi ci farei un pensierino, quando vado a votare.

Basta qualche proposta concreta, sensata, non limitarsi a distinguersi con gli aggettivi. Parlate con la gente e non confrontatevi solo tra di voi. Non vi comprendiamo.

 

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