I SACRIFICI LI HANNO FATTI TUTTI I CITTADINI


I SACRIFICI LI HANNO FATTI TUTTI I CITTADINI

Firmati i decreti che regolano il ritorno a una vita più o meno normale, il Presidente del Consiglio ha, di fatto, ripetuto che adesso tocca a noi.

Cioè a noi cittadini, che dovremo essere ligi nel rispettare tutte le norme di sicurezza.

È vero.

Ma non è che, finora, arginare l’epidemia sia toccato a qualcun altro.

Non è che siano arrivate cure miracolose o un improbabile vaccino a tempo di record.

Siamo stati tutti noi, restandocene disciplinatamente in casa per due mesi abbondanti, a fermare il contagio.

I sacrifici li hanno fatti tutti i cittadini, soprattutto quelli che appartengono alle categorie economiche più penalizzate.

Certo, adesso, noi italiani siamo tenuti a fare ancora di più, cioè a essere sempre meno italiani, rispettare le regole, e essere sempre più “tedeschi”, in quanto a senso civico.

Ma tocca anche a qualcun altro.

Tocca al governo, assicurare una sanità pubblica che non si regga più, solamente, sulla bravura e perfino sull’eroismo di medici e infermieri.

Deve fare un piano di prevenzione, un tracciamento dei contagi, chiusure dei focolai (se dovessero malauguratamente riapparire), test a tappeto sulla popolazione, molto diverso da quello improvvisato e dilettantesco che è andato in scena tre mesi fa.

Tocca al governo, anche e soprattutto, sostenere un’economia che ha subito ferite gravissime, in diversi casi mortali.

L’Italia è ben più indebitata della Germania (per fare un esempio) e ha meno soldi pubblici da distribuire, ma il governo può fare molto, estirpando quel cancro burocratico che paralizza le imprese.

Giuseppe Conte ha gestito bene la fase 1, quella del chiusura totale, frenando l’epidemia, in fondo la più semplice: chiudere le persone in casa.

Ora deve stare attento alla fase 2, quella della ripartenza economica. Perché si fa presto a passare da salvatore della patria, a capro espiatorio. Se la popolazione interpreta questa fase due, come un “liberi tutti” e senza regole, i guai possono ripetersi. E allora sarebbe anche peggio di prima.

Tocca all’opposizione, un ruolo che non sia solo di critica pregiudiziale, ma soprattutto di stimoli e di proposte.

È questo che deve fare un’opposizione che abbia a cuore il bene del Paese e non i sondaggi.

Tocca agli scienziati, trovare terapie efficaci, in attesa del vaccino, lavorando tutti insieme nell’interesse dell’umanità, e non solo in quello della propria gloria personale o del business di qualche colosso.

Insomma tocca a tutti noi, cittadini, scienziati, governo e opposizione, essere una cosa sola nella difficoltà, pensando che ciascuno ha dei diritti, ma anche dei doveri.

 

2 Risposte

  1. Non credo che ci sia stato del dilettantismo. L’impreparazione è ovvia di fronte ad un fenomeno mai visto prima né per dimensioni né per pericolosità. In assenza di terapie e vaccini, l’unica ‘cura’ è il distanziamento e l’igiene (in realtà utile anche in assenza di virus particolari). La tracciabilità non si inventa. Occorrono protocolli, mezzi e senso civico per essere applicati. L’unico paese di un certo rilievo che l’ha applicata è la Corea del Sud. Dopo aver vissuto due epidemie simili a questa. Ed i risultati sono comunque venuti anche lì dal distanziamento ed igiene. I tamponi sono stati fatti (eravamo al secondo posto al mondo in percentuale agli abitanti e quarti in valore assoluto, dati ad oggi ‘migliorati’). Test a tappeto sono impossibili: ne dovremmo fare 180 milioni ogni 15 giorni. Sta partendo il test campione su 150.000 persone campionate dall’Istat per avere un quadro abbastanza veritiero della situazione nazionale. Chi ha sviluppato anticorpi (scartati i finti positivi), verrà sottoposto a due cicli di tamponi per verificare la contagiosità residua. Per l’economia sono stati presi provvedimenti mirati: soldi a copertura delle difficoltà individuali (cassa integrazione per tutti i dipendenti di aziende grandi, piccole e piccolissime; bonus alle P.Iva; buoni alle famiglie per baby sitter, badanti, digitalizzazione, mobilità, vacanze etc) e collettive (prestiti alle aziende; partecipazione alle ricapitalizzazioni delle società in difficoltà – senza partecipazione alla governanc); annullamento rata Irap giugno; agevolazioni su mutui, scadenze, bollette etc).
    L’OMS ha lodato l’Italia (primo paese occidentale ad essere colpito dalla pandemia, quindi senza modelli da seguire) per le misure intraprese già a metà marzo. Le società di rating e le ‘istituzioni’ economiche hanno gratificato il nostro paese per le ‘risposte’ alla crisi e la qualità delle misure intraprese. Idem la Comunità Europea. Lo spread a 200 punti conferma la fiducia dei mercati nonostante la situazione e le prospettive. Certo, il nostro debito già altissimo peggiorerà. E la burocrazia che blocca l’impresa è solo il più piccolo dei problemi, spesso solo una giustificazione buona per tutte le stagioni. La vera cultura (capacità e mezzi) d’impresa, da noi è merce rara. Una barca a vela la porta chiunque se il vento è da poppa (banalizzo), se di traverso o di bolina devi saperci fare. Grazie e scusate la prolissità. Nicola

    1. Nicola,
      un bellissimo commento, e finalmente una nota di positività in mezzo a tanto pessimismo.
      L’ho apprezzato moltissimo e ti chiedo il permesso di trasformarlo in un articolo, a tuo nome “Nicola”.
      Ci starebbe bene nel mio piccolo blog.
      Ti ringrazio moltissimo e, se ti va, mi farebbe piacere leggere qualche altro tuo commento.
      Grazie a te e un abbraccio.

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