UNA RICCHEZZA PIÙ VIRTUALE CHE REALE


UNA RICCHEZZA PIÙ VIRTUALE CHE REALE

Quante cose, che non comprendiamo a fondo, ci vengono propinate in questi giorni.

Il calo del Pil.

L’ascesa dello spread.

Il crollo delle Borse.

L’esigenza di Coronabond.

L’allarme sulla tenuta di molte aziende che rischiano di non riaprire più, con il risultato di legioni di disoccupati in piazza.

Che significa tutto questo?

La nostra è, al di là di ogni dubbio, la società più ricca della storia, come mai due mesi di stop, possono portare, non a una qualche pur seria perdita, ma a una catastrofe?

Non ci è mancato nulla, non solo abbiamo avuto infinitamente di più dei nostri antenati, ma abbiamo potuto contare anche sul superfluo.

Insomma il nostro sistema, fatto di Pil e di Borse, di industria e di finanza, è indubitabilmente un gigante economico della storia.

Tuttavia, anche se è un gigante, sembra che rischi di sfracellarsi al suolo, solo per un mese o due mesi di stop.

Significa che è un gigante falso, fondato su una ricchezza più virtuale che reale.

Non capisco nulla di economia, però mi chiedo se non ci sia qualcosa da rivedere nel nostro modello economico occidentale, se due mesi di chiusura, rischiano di far saltare tutto e farci precipitare nella miseria o quasi.

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