Archivi Mensili: marzo 2020

CERCHIAMO DI DISCUTERE LE IDEE, QUANDO CI SONO


CERCHIAMO DI DISCUTERE LE IDEE, QUANDO CI SONO

Ormai siamo abituati: quando parla Matteo Renzi non si ascolta o si legge interamente il contenuto delle proposte e delle idee politiche, ma si critica a prescindere.

Come una sorta di capro espiatorio perenne, ogni cosa che riguarda Renzi viene utilizzata per criticare, tanto quello è il modo di affrontare un problema.

Invece, come spesso accade, dopo qualche giorno, le stesse cose dette da Renzi, vengono rilanciate da altri ed allora, magicamente, tali proposte vengono viste di buon occhio.

Qualche giorno, fa Renzi ha consigliato di iniziare a ipotizzare l’apertura graduale delle aziende e delle attività.

Il tutto su una semplice oggettiva e vera considerazione: con il coronavirus bisogna conviverci fino al vaccino.

Non si può rimanere in quarantena all’infinito e l’Italia non può fermarsi per lungo tempo ancora.

Sarebbe una crisi economica che ci porterebbe al declino senza via d’uscita.

Ecco che allora è giusto studiare strategie di uscita dalla chiusura e dalla paralisi del sistema Italia.

E solo per aver detto lo stesso, Renzi è stato come al solito criticato e deriso. Insomma la solita solfa, l’ha detto Renzi e quindi non va bene, è tutto da scartare.

Se ci fosse un pochino di onestà intellettuale e meno rancore personale o antipatia verso il leader di Italia Viva, certe discriminazioni non ci sarebbero e certi argomenti potrebbero essere sviluppati con maggiore serietà e concretezza.

Cerchiamo per una volta di accogliere consigli ed idee per il loro reale contenuto, senza usare Renzi come capro espiatorio di tutti i mali.

Renzi vi sta antipatico? Bene, ma se dice cose utili al Paese non devono essere ascoltate?

La scienza non vi piace? Ma se vi salva la vita non dobbiamo ascoltarla?

La competenza è antipatica? Volete farvi insegnare da maestri laureati su Facebook?

Abbiamo permesso per lungo tempo che l’ignoranza fosse sdoganata grazie ai social e alla superficialità.

Questa emergenza ci ha riportato con brutalità alla realtà. Senza scienza e competenza non si va da nessuna parte.

Bisogna riprendere in mano i fili del vero sistema culturale italiano. Abbiamo tante fantastiche persone ed energie che possono riportarci sulla corretta via. Dobbiamo investire su tutto ciò che siamo, ma che abbiamo trascurato e dimenticato per colpa del populismo.

L’Italia è una grandissima nazione: abbiamo davanti a noi l’occasione per resettare tutto il sistema che non ha funzionato. Dobbiamo avere però il coraggio di andare oltre e iniziare un nuovo cammino.

Ascoltiamo ed impariamo da chi conosce e sa, basta preconcetti e ipocrisie.

Le idee ci sono, lasciamole circolare e usiamole per il nostro bene, non solo di alcuni, ma per l’interesse di tutti.

L’ARTE DI VOLERSI BENE


L’ARTE DI VOLERSI BENE

Troppi discorsi, troppe trasmissioni, troppe parole, troppe comunicazioni ci assillano quotidianamente sulla pandemia del coronavirus.

Ci spaventiamo e basta.

Proviamo a parlare un po’ di altro, per sopportare questo lungo periodo di quarantena.

Vi siete accorti quant’è lungo il mese di marzo? Sembra non finire mai.

E allora parliamo d’altro, parliamo di  “volersi bene”.

Il “volersi bene”, si articola in forme complesse che afferiscono però sempre all’autostima,  rende tutti più forti e aiuta ad affrontare la vita proficuamente, con coraggio e con entusiamo.

L’autostima non è innata, ma si forma insieme alla storia di ogni persona.

È il risultato della lunga sequenza di azioni e sentimenti che si verificano nel corso della vita.

Non è affatto statica. La si può far crescere, facendole mettere solide radici o, al contrario, lasciare che resti debole e fragile.

Aumentarla e sostenerla in una persona, è l’obiettivo più alto del processo educativo e di crescita.

Nella realtà delle cose, è inutile nascondersi che non è facile cambiare la propria autostima.

Se lo fosse nessuno, soffrirebbe per averla sotto le scarpe e non ci sarebbero persone insicure, timide o dipendenti.

Ma tutto si può raggiungere, se c’è un impegno serio per aumentare la stima in se stessi.

Le persone hanno la capacità di cambiare e l’occasione di imparare per tutta la vita.

Detto questo, se vogliamo rafforzare la nostra autostima, il primo passo è fermarsi a riflettere chiedendosi onestamente: “Chi sono io? Quali sono i miei punti di forza? Quali i miei difetti? Cosa devo integrare come parte di me stesso e cosa dovrei cambiare che davvero non mi piace?”

Il modo migliore per sviluppare una forte stima di sè, è quello di creare un clima di relazioni personali sicuro, in cui sia possibile fare esperienza.

Il rispetto, l’accettazione e la libertà di agire diventano fattori spontanei, se supportati dall’amicizia e dal sostegno degli altri.

Questo ambiente sicuro e protetto permette di fare nuove esperienze senza incappare nei meccanismi di autodifesa e di distorsione, tipici di chi si sente minacciato.

Forse è un po’ un’utopia, perché spesso l’ambiente che ci circonda non ci aiuta, ma proviamoci e accogliamo o stiamo solo con le persone con cui stiamo bene e con cui condividiamo molte cose, non ultima, per esempio, la politica.

Le persone che ci mettono a disagio, lasciamole da parte.

 

COME FARTI CAPIRE CHE C’È SEMPRE TEMPO?


COME FARTI CAPIRE CHE C’È SEMPRE TEMPO?

Come farti capire che c’è sempre tempo?
Che uno deve solo cercarlo e darselo,
Che non è proibito amare,
Che le ferite si rimarginano,
Che le porte non devono chiudersi,
Che la maggiore porta è l’affetto,
Che gli affetti ci definiscono,
Che cercare un equilibrio non implica essere tiepido,
Che trovarsi è molto bello,
Che non c’è nulla di meglio che ringraziare,
Che nessuno vuole essere solo,
Che per non essere solo devi dare,

Che aiutare è potere incoraggiare ed appoggiare,
Che adulare non è aiutare,
Che quando non c’è piacere nelle cose non si sta vivendo,
Che si sente col corpo e la mente,
Che si ascolta con le orecchie,
Che costa essere sensibile e non ferirsi,
Che ferirsi non è dissanguarsi,
Che chi semina muri non raccoglie niente,

Che sarebbe meglio costruire ponti,
Che su di essi si va all’altro lato e si torna anche,

Che ritornare non implica retrocedere,
Che retrocedere può essere anche avanzare,

Come farti sapere che nessuno stabilisce norme salvo la vita?
Come farti sapere che c’è sempre tempo?

Mario Benedetti

AVEVA 17 ANNI


AVEVA 17 ANNI

Aveva 17 anni. 17 anni come potrebbe avere uno dei nostri figli. La vita davanti a sé.

Abitava, però, in un Paese dove se non hai l’assicurazione sanitaria puoi morire. Anche a diciassette anni.

Dove i servizi alla persona sono garantiti in base al reddito.

Hai la fortuna di essere o di essere diventato ricco?

Allora la vita ti è garantita, le cure migliori ti sono garantite, l’istruzione ti è garantita.

Non ci sono meriti in questa storia, solo privilegi.

E allora quando nella nostra bella Italia si parla di privatizzare la scuola, la sanità e i servizi alla persona, quando si dice che privatizzare alleggerirebbe la spesa pubblica, ricordiamoci di questo diciassettenne.

Un ragazzo che aveva degli amici, che andava a scuola, magari era innamorato, magari aveva dei sogni. Un padre, una madre, dei fratelli.

Di lui non conosciamo il nome, nemmeno la storia, sappiamo solo che non aveva l’assicurazione sanitaria.

È morto nel giro di 5 giorni.

Gli hanno negato il ricovero d’urgenza in una struttura medica della California. Lo staff medico aveva invitato il ragazzo a recarsi presso una struttura pubblica.

Lui, essere umano di serie B.

Nel tragitto ha avuto un arresto cardiaco e giunto in ospedale è morto.

Dicono che in Lombardia ci sia molta sanità data in mano ai privati, dicono.

Quello che so è che se ci vogliamo salvare, se vogliamo essere pronti, se vogliamo imparare qualcosa da questa esperienza tragica, dobbiamo richiedere, come cittadini, che la sanità e l’istruzione e i servizi alla persona siano implementati e pubblici.

Che siano un diritto di tutti.

Che l’esistenza sia un diritto di tutti.

E non votare quei politicanti che sbandierano la privatizzazione come la soluzione a tutti i mali.

Con la privatizzazione dei servizi pubblici si muore anche a diciassette anni.

Non dimentichiamocelo quando l’emergenza sarà finita.

La ricchezza non è un merito è solo un triste privilegio.

E come tale va trattata.

(Ludovica – Donne Blog)

 

CHE CE NE FACCIAMO DELLA “COMPRENSIONE”?


CHE CE NE FACCIAMO DELLA “COMPRENSIONE”?

Nelle ore successive al Consiglio europeo, trapela anche la netta diffidenza della cancelliera tedesca Angela Merkel, nei riguardi della proposta italiana e spagnola per gli Euorobond. La Merkel ha detto di avere “comprensione” nei confronti della situazione in Spagna e in Italia, ma che per Berlino il tema “non è all’ordine del giorno”.

Ennesima dimostrazione di come funziona il blocco dei falchi.

I governi dell’Ue si sono dati due settimane di tempo per presentare nuove proposte sulla fiscalità per contenere l’emergenza.

Una decisione che di fatto non decide niente.

Una perdita di tempo gravissima.

È il nulla, che ancora una volta l’Ue riesce a produrre, bloccata dai veti degli anti-europei del nord, in primis Germania, Olanda e Finlandia, cui si aggiungono Austria, paesi dell’Est, tutti contrari a condividere i rischi economici della nuova crisi.

Anche questa volta il virus interviene come amplificatore delle disuguaglianze economiche e sociali che attraversano le società europee, moltiplicando la pericolosità del virus e innescando un circolo vizioso con conseguenze potenzialmente devastanti.

Sembra quasi una rivincita che i paesi protestanti si vogliono prendere contro i paesi cattolici.

Una lezione per dirci. Vedete noi siamo i più forti e Dio è dalla nostra parte.

 

AGIRE E, SE SERVE, CAMBIAR PARERE


AGIRE E, SE SERVE, CAMBIAR PARERE

“Bisogna sempre tener presente questi due principi:

primo, agire unicamente secondo ciò che ti suggerisce il bene dell’umanità;

secondo, cambiar parere se trovi qualcuno capace di correggerti, rimuovendoti da una certa opinione.

Questo nuovo parere, comunque, deve sempre avere una ragione, come la giustizia o l’interesse comune, ed esclusivamente tali devono essere i motivi che determinano la tua scelta, non il fatto che ti sia parsa più piacevole o tale da procurarti maggior gloria.”


(Tratto dai “Ricordi dell’imperatore Marco Aurelio (121-180 d.c.)

IL PAESE DALLA CULTURA DEFINITA “MOLTO CALDA”


IL PAESE DALLA CULTURA DEFINITA “MOLTO CALDA”

Gli italiani tendono all’aggregazione, a una vita sociale attiva, che ha contribuito a diffondere il contagio.

Per questi motivi, è importante “tenere le persone separate e impedire ai malati di entrare in contatto con persone sane”, ha detto Levitt (*), sottolineando come il distanziamento sociale sia fondamentale, visto che l’ipotesi di un vaccino è ancora lontana.

Il biofisico ha poi aggiunto che essere stati vaccinati contro l’influenza avrebbe aiutato.

Le probabilità che il coronavirus venisse rilevato e non scambiato per un influenza sarebbero state più alte.

Questa situazione non ha giovato all’Italia, un Paese dove è forte il movimento no vax, ha sottolineato il biofisico.

Pensare che per oltre 10 anni Lega e 5s hanno intossicato il Paese con propaganda no-euro/no-vax/no-tap/no-tav/no-gronda/-no-trivelle ed ancora governano, predicano, amministrano importanti e fondamentali regioni d’Italia, ora dovrebbero essere cacciati a pedate e condannati per strage dei nonni.

Quando tutto questo finirà, avremo l’onestà di rivisitare il nostro recente passato per scoprirne l’assurdità?

Avremo la forza di riconoscere che il sovranismo, il populismo, la democrazia senza mediazioni, uno vale uno, l’uomo qualunque, senza qualità, che diventa ministro, sono state gigantesche prese in giro, attentati alla storia centenaria e insanguinata delle democrazie occidentali?

Oppure insisteremo pervicacemente negli errori?

Donald Trump, Boris Johnson, i Visegrad, Salvini, i cinquestelle avranno ancora la capacità di attrarre consensi o i cittadini li ricacceranno nell’anonimato dal quale sono venuti?

Siamo noi tutti che dovremo ricostruire una società funzionante, tutti noi.

Avremo le capacità, avremo la lucidità di imparare dagli errori e migliorare?

Tocca a noi cittadini, italiani, europei, e dobbiamo cominciare a prepararci da subito.

Non avremo molto tempo.

Le persone in gamba le abbiamo anche noi, mica solo i coreani.

Dovremo scovarli, metterli nei posti giusti ed aiutarli.

Chissà che non venga fuori qualcosa di buono.

 

(*) Michael Levitt (Pretoria, 9 maggio 1947), è un fisico sudafricano naturalizzato statunitense, vincitore del premio Nobel per la chimica nel 2013, assieme a Martin Karplus e Arieh Warshel, per gli studi sullo sviluppo di modelli multiscala in grado di descrivere reazioni chimiche complesse[. È la prima persona di origini sudafricane a vincere questo riconoscimento. (Da Wikipedia)

UNA REALTÀ CHE DIVENTA CRUDELE.


UNA REALTÀ CHE DIVENTA CRUDELE.

Il nostro governo, nella persona del Presidente Conte, ha spesso avuto parole di elogio e di lode per i medici, gli infermieri e gli operatori sociali che, in questo periodo drammatico, stanno mostrando, la loro estenuante e laboriosa alacrità, nel prestare le loro professionalità per assistere, curare e aiutare chi sia stato colpito dal virus.

Lo abbiamo visto tutti, continuiamo a vederli e chissà per quanto tempo ancora, pronti a non cedere davanti all’urgenza e al bisogno dei malati.

Le testimonianze sono le loro facce segnate pesantemente dalle mascherine, le mani arrossante dal costante uso di guanti in lattice, le ore continuate di lavoro senza sosta, per la tragica mancanza di sostituti.

Siamo informati circa le debolezze e le mancanze del nostro sistema sanitario, sappiamo come non fossimo preparati a fronteggiare una emergenza di questa portata.

È vero, è eccezionale nella sua manifestazione e nella sua profonda gravità.

Certo non è accaduto tutto in un paio di giorni, né in una o due settimane, ma la rapidità del virus ha sorpreso tutti, con il suo incalzante ritmo e, in breve tempo, ci siamo trovati in difficoltà, deboli per far fronte alla grossa portata della pandemia.

Nessuno di loro si è risparmiato, molti sono rimasti anche prigionieri del virus e quindi colpiti per non poter dare l’aiuto previsto.

I morti sono troppi.

Ma sappiamo tutti come sia andata e come sta andando.

Quindi tutti coinvolti nella saga dei ringraziamenti, delle testimonianze di lode, con i grazie che si sprecano e le manate sulle spalle che non mancano mai.

Arriveranno altri medici, saranno al loro fianco, nella speranza che si allenti questo assedio alla loro integrità fisica psichica.

Non ce la fanno più e devono pur tirare un attimo il fiato. Speriamo bene e confidiamo in buoni risultati a breve.

Però si sta pagando una politica che ha messo la salute allo stesso livello di un servizio commerciale e speculativo. L’obiettivo è stato quello di “guadagnare” sulla salute della gente, prosperare, fare soldi, e in parte questi soldi sono stati messi nelle mani dei privati, perché fossero loro ad ingrossare il portafoglio. Vedasi il modello lombardo di formighiana memoria.

Conseguenze di questa politica sono terribili per tutti, lo constatiamo in questa emergenza, nella sanità pubblica. In dieci anni sono stati sottratti alla sanità pubblica: 37 miliardi, 70.000 posti letto, 359 reparti sono stati chiusi e tanti piccoli ospedali abbandonati o ridimensionati, al punto da essere inservibili.

Possiamo ringraziare a applaudire infinitamente questi operatori, ma ricordiamoci anche che non sono stati supportati dal pubblico, sono stati beffati dagli evasori delle tasse, da chi per vivere da pascià, è andato all’estero e là ha preso la residenza, da chi avrebbe potuto aiutare e invece ha preteso e continua a sfruttare la pubblica assistenza.

Adesso scopriamo che non siamo all’altezza di far fronte a epidemie, che tutto è insufficiente, che lasciamo morire a casa chi non ha la “fortuna” di essere portato in ospedale, e mettiamo i nostri sanitari nella condizione di dover scegliere tra chi lasciare morire e chi salvare.

Una realtà che diventa crudele.

E se il nord produttivo è messo in ginocchio, non oso pensare ciò che potrebbe succedere al sud, dove la sanità è sempre stata debole, per definizione.

Dopo questa prova di scarsa tenuta del nostro servizio sanitario nazionale, chi, passata l’emergenza, avrà la politica in mano, ci pensi su bene, su cosa è successo, avvii le procedure per permettere una sanità molto concreta e pronta per tutte le emergenze e consideri la salute dei pazienti, un bene primario al di sopra di qualsiasi guadagno, al nord come al sud.

Nel contempo attivi processi di controllo che “ficchino il naso” nella politica delle mazzette, delle concussioni e delle corruzioni. Il vero guaio della nostra sanità pubblica e non solo.

LA PRIMAVERA È TORNATA?


LA PRIMAVERA È TORNATA?

Non lo sappiamo, o forse non ce ne siamo accorti, presi da tutto quello che sta accadendo intorno a noi, eppure la primavera è tornata.

Una primavera un po’ surreale, per certi versi maledetta, ma pur sempre una primavera, fatta di alberi che fioriscono e rondini che tornano dai loro lunghi viaggi intorno al mondo.

In questa primavera noi abbiamo un compito importante: resistere!

Questa per noi è una primavera come mai ne abbiamo vissute, una primavera che difficilmente scorderemo. Il sole, il cielo azzurro, i fiori, gli uccelli che volano e cantano sono bellezze che, per il momento, possiamo ammirare solo affacciati alle finestre.

Ma l’atmosfera e il nostro umore non sono sereni come dovrebbero essere.

C’è chi è in prima linea e lavora giorno e notte per fronteggiare l’emergenza sanitaria in corso, chi ha perso qualcuno dei propri cari o ha un parente malato ed è in apprensione, chi è in quarantena in quanto positivo al coronavirus (e magari da solo a casa), chi lavora fuori e sfida ogni giorno il virus.

Insomma sono tante le storie che potremmo raccontare in questa primavera, difficile per tutti, compresi i bambini che sono costretti a rimanere a casa e a cui è stata tolta la possibilità di frequentare la scuola, giocare all’aria aperta e vedere i propri amici.

Noi siamo in ansia, apprensione, abbiamo paura ma alla natura non importa del coronavirus, lei si non ferma per niente e nessuno, continua nell’avanzare delle stagioni e adesso è il momento della rinascita dopo un inverno che, seppur mite, l’ha vista un po’ sottotono nel mostrarci tutte le sue meraviglie.

Le giornate si allungano, la prossima settimana torneremo anche all’ora legale e dunque avremo un giorno con un’ora in più da gestire (a casa!). Tutta la bellezza della natura che si risveglia e la fortuna di vivere una nuova primavera ci è in qualche modo preclusa. Tanta è la voglia di uscire, di ritrovare i parenti e gli amici, di fare un picnic sui prati o in spiaggia, di abbracciarci e baciarci all’aria aperta, sotto il sole, di nuovo felici!

Tutto questo sarà nuovamente possibile un giorno, speriamo presto, e pensate quanto sarà bello dopo tutto quello che abbiamo vissuto.

Gli alberi in fiore, il canto degli uccelli, le margherite sui prati tutto ci parla di una terra che si risveglia e forse questo ci potrà dare comunque un po’ di conforto e una sana dose di ottimismo in questi tempi difficili.

La vita va avanti, nonostante quello che sta accadendo e la natura ci ricorda che, in fondo, la primavera torna sempre dopo l’inverno, anche quello più difficile e che di questa occasione dobbiamo fare tesoro per crescere, diventare più forti e migliori.

C’è un passo di una bellissima poesia, opera della giornalista e scrittrice Irene Vella, che sintetizza benissimo tutto questo…

“Perché la primavera non lo sapeva
Ed aveva continuato ad esserci
Nonostante tutto
Nonostante il virus
Nonostante la paura
Nonostante la morte
Perché la primavera non lo sapeva
Ed insegnò a tutti
La forza della vita”.

CHE COS’ È CHE IN ARIA VOLA?


CHE COS’ È CHE IN ARIA VOLA?

Che cos’ è che in aria vola?
C’ è qualcosa che non so?
Come mai non si va a scuola?
Ora ne parliamo un po’ .

Virus porta la corona,
ma di certo non è un re,
e nemmeno una persona:
ma allora, che cos’ è?

È un tipaccio piccolino,
così piccolo che proprio,
per vederlo da vicino,
devi avere il microscopio.

È un tipetto velenoso,
che mai fermo se ne sta:
invadente e dispettoso,
vuol andarsene qua e là.

È invisibile e leggero
e, pericolosamente,
microscopico guerriero,
vuole entrare nella gente.

Ma la gente siamo noi,
io, te, e tutte le persone:
ma io posso, e anche tu puoi,
lasciar fuori quel briccone.

Se ti scappa uno starnuto,
starnutisci nel tuo braccio:
stoppa il volo di quel bruto:
tu lo fai, e anch’ io lo faccio.

Quando esci, appena torni,
va’ a lavare le tue mani:
ogni volta, tutti i giorni,
non solo oggi, anche domani.

Lava con acqua e sapone,
lava a lungo, e con cura,
e così, se c’ è, il birbone
va giù con la sciacquatura.

Non toccare, con le dita,
la tua bocca, il naso, gli occhi:
non che sia cosa proibita,
però è meglio che non tocchi.

Quando incontri della gente,
rimanete un po’ lontani:
si può stare allegramente
senza stringersi le mani.

Baci e abbracci? Non li dare:
finché è in giro quel tipaccio,
è prudente rimandare
ogni bacio e ogni abbraccio.

C’ è qualcuno mascherato,
ma non è per Carnevale,
e non è un bandito armato
che ti vuol fare del male.

È una maschera gentile
per filtrare il suo respiro:
perché quel tipaccio vile
se ne vada meno in giro.

E fin quando quel tipaccio
se ne va, dannoso, in giro,
caro amico, sai che faccio?
io in casa mi ritiro.

È un’ idea straordinaria,
dato che è chiusa la scuola,
fino a che, fuori, nell’ aria,
quel tipaccio gira e vola.

E gli amici, e i parenti?
Anche in casa, stando fermo,
tu li vedi e li senti:
state insieme sullo schermo.

Chi si vuole bene, può
mantenere una distanza:
baci e abbracci adesso no,
ma parole in abbondanza.

Le parole sono doni,
sono semi da mandare,
perché sono semi buoni,
a chi noi vogliamo amare.

Io, tu, e tutta la gente,
con prudenza e attenzione,
batteremo certamente
l’ antipatico birbone.

E magari, quando avremo
superato questa prova,
tutti insieme impareremo
una vita saggia e nuova.

(Roberto Piumini)

Roberto Piumini, settantatreenne lombardo nato a Edolo (BS), è uno scrittore che, nel tempo, si è guadagnato, con giusta causa, l’eredità di Gianni Rodari, il nostro grande e sensibile scrittore per bambini. Piumini oggi è ritenuto il più bravo referente per letteratura dei piccoli: a parte la sua esperienza scolastica, ha scritto tanto e ha saputo creare il giusto feeling con i suoi giovani lettori. Ha ricevuto dall’Ospedale Humanitas di Milano, il compito di scrivere una filastrocca sul coronavirus che fosse alla portata dei piccini. Non si è fatto pregare e in pochi giorni ha approntato un lavoretto simpatico e molto appropriato.

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