RUBARE IN CHIESA (di Giuseppe Turani)


RUBARE IN CHIESA (di Giuseppe Turani)

Dire che lo Stato italiano, e i governi che lo hanno diretto ultimamente, soffrono di schizofrenia forse non è elegante, ma risponde a verità. Da una parte, infatti, attraverso blocchi vari decisi in vari momenti ha tagliato fra i mille e gli otto mila euro gli assegni annuali dei percettori di pensioni. Dall’altra, per ragioni elettorali, si inventa pensioni a quota 100, cioè anticipate rispetto a quella che sarebbe una giusta scadenza (e si vorrebbe scender ancora più sotto).

Insomma, con una mano, lo Stato toglie, con l’altra concede. Non agli stessi ovviamente, ma un po’ a caso. Il risultato è il sommarsi di ingiustizie e il fatto che in materia di pensioni niente sembra essere sicuro. I sindacati hanno fatto i conti e stanno protestando, ma sono anche consapevoli che i pensionati  ”bidonati” (in qualche caso è come se fosse stata cancellata un’intera mensilità), non rivedranno mai quei soldi e nemmeno le pensioni alle quali avrebbero diritto. Le ragioni sono molto semplici e sono due:

1- Da una parte lo Stato non ha i soldi per rimborsare i pensionati ai quali ha scippato parte della pensione.

2- Dall’altra parte, in questi anni lo Stato si è abituato a usare le pensioni come una sorta di bancomat: non possono scioperare, sono anziani, portare via loro dei soldi è facile, più che andare a rubare in chiesa.

Adesso ci attendono un certo numero di anni a crescita zero, quindi con poche risorse. Un silenzioso, ma costante assalto alle pensioni è quasi inevitabile. Con una sola variante rispetto agli anni scorsi: i sindacati hanno fatto bene i conti e sono vigili. Questa volta, forse, sfilare soldi ai pensionati sarà più difficile.

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