IL PARADOSSO DI CAMILLO DAVIGO È DAVVERO UN PARADOSSO?


IL PARADOSSO DI CAMILLO DAVIGO È DAVVERO UN PARADOSSO?

Si parla tanto di prescrizione, di riforma della giustizia, di processi ed è giusto perché qualcosa in questa lentissima e non sempre giusta giustizia, qualcosa non va.

Un esempio paradossale ma significativo lo fa il magistrato Camillo Davigo.

Conoscete tutti Camillo Davigo: ex “Mani Pulite”, magistrato capace e preparato, oggi membro togato del CSM e Presidente della II sezione penale della Corte di Cassazione.

Davigo è persona che si mette in gioco e come sappiamo, è molto critico verso il cammino della riforma della giustizia, intrapreso dal ministro Bonafede, e lo pone in una posizione molto discutibile per le sue dichiarazioni.

La giustizia italiana, vecchia e insulsa ormai bisognosa di aggiornamenti necessari e urgenti, funziona male e non sembra volersi destare completamente da questo stato soporifero che ne aliena il giusto e legittimo uso per i cittadini.

Davigo ha parlato e spiegato in un convegno, quante falle ci siano da tappare e riparare in questa giustizia perno della nostra democrazia.

Si è servito di un esempio paradossale, ma molto calzante.

Ha indicato come, nel trattare casi di divorzio, si possa trovare un’alternativa che ponga fine al travagliato iter da percorrere per vie giudiziarie, solo passando a “vie di fatto” molto più pratiche, convenienti e sbrigative.

Possibile? “Oggi, in Italia”, sostiene il giudice, “è più facile uccidere la moglie che non procedere con le pratiche di divorzio!”.

Una pesantissima affermazione da parte di un uomo di legge, ma seguendolo nella sua capillare argomentazione, Davigo spiega che un uxoricida, non sconterà mai la pena prevista di 30 anni di galera, perché, se confessa, gode delle attenuanti generiche.

Dopo di che si attiva per risarcire gli eredi della defunta, come se fosse un assegno di divorzio.

Pertanto scattano parecchie circostanze attenuanti prevalenti sull’aggravante e usufruisce quindi di un rito abbreviato.

A queste condizioni, i 30 anni previsti dalla legge, si riducono a 4 anni e 4 mesi.

A questo punto, tre esigenze cautelari lo condurrebbero in carcere: il pericolo di fuga, l’inquinamento delle prove e la reiterazione del reato.

E allora? Semplice.

Dal momento che si è costituito ed ha confessato, non esistono né pericolo di fuga, né inquinamento di prove, quindi resterebbe la reiterazione del reato.

Già, ma la moglie non è più tra le scatole per cui, chi dovrebbe uccidere ancora?

Beh, allora siamo al finale: a termini di legge l’omicida farà un anno e quattro mesi agli arresti domiciliari e tre anni ai servizi sociali.

Paradossale ma possibile e se lo dice Davigo, c’è da crederci.

Ovviamente Davigo non intendeva spingere all’omicidio delle mogli non più desiderate o dei mariti da sopprimere per far prima, l’esempio è reale, forse fantasioso, ma resta un esempio lampante per come sia “manovrabile” un delitto studiato a tavolino, condotto da avvocati ben preparati e risolti in totale tranquillità, senza incontrare grossi scogli giudiziari e legali.

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Leggendo questo paradosso si comprendono anche le chiassose proteste di vari avvocati in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, quando, per esempio a Milano, si pretende di impedire che possa partecipare all’inaugurazione un magistrato – Piercamillo Davigo – del CSM, designato appositamente dal CSM a rappresentare l’istituzione CSM stessa.

10 Risposte

  1. nella realtà quotidiana è anche peggio ! Tuttavia molta colpa è delle sentenze “ad cazzum” di giudici che si credono legislatori

    1. Ne è un esempio, la sentenza di quel magistrato di Palermo che vieta ai bambini di giocare nel cortile dell’oratorio.
      Ciao

      1. li hanno lasciati fare perchè servivano ai loro sporchi scopi ed ora sono incontrollabili, scatenati nell’inventare le minkiate piu’ folli si sentono infallibili ed intoccabili

        1. Infatti non ha senso, la prescrizione a vita se poi le leggi attorno consentono tutte quelle attenuanti.
          Qualcosa va cambiato, ma è meglio cominciare dalla prescrizione o dal codice penale?
          Ciao un abbraccio

  2. nb non dimentichiamo che il soggetto citato è un “manettaro” mai pentito

    1. Non lo dimentichiamo, perché a suo dire tutti i politici sono ladri.
      L’ha ripetuto più volte e adesso gli altri magistrati lo tengono a distanza.
      Ma il paradosso sulla giustizia che non funziona. ci sta tutto.
      Non mi piace che un assassino, perché ha buoni avvocati, non venga punito come si deve.
      Ciao, un abbraccio

        1. Lo credo anch’io, ma Davigo non lo vogliono, perché è troppo chiaro nelle sue spiegazioni di che cosa non va nel codice penale attuale.
          E così molti avvocati ciurlano nel manico e campano una vita anche con un solo processo di uno che può pagare cifre interesaanti.
          Ciao un abbraccio.

      1. un assassinio NON dovrebbe avere prescrizione, altri reati si!
        Non perchè sia giusto ma perchè necessario.
        Oggi un imputato quanti anni deve stare nella gogna prima di riuscire a dimostrare la sua innocenza?
        Quando poi i magistrati sono quelli che liberano i ladri di appartamento e prosciolgono chi va a lavorare in mutande per inventarsi però cause politiche o famose senza senso per aprirsi una carriera politica, dubbi sulla magistratura tanti.
        Sai perchè Falcone era uno in gamba? perchè era temuto?
        Perchè faceva le cose nei modi e nei tempi giusti evitando che un certo Carnevale(promosso fino alle massime cariche nonostante il forte sospetto fosse pro mafia) potesse mandare a puttane un processo per cavilli.
        I magistrati dovrebbero rispondere dei loro errori, invece no!
        Loro sono intoccabili!

        1. Credo che il paradosso di Davigo, trovi una sua ragion d’essere non tanto nel fatto di un assassinio, quanto nelle pecche che ci sono dentro le leggi penali stesse. Se uno è reo confesso chiede il rito breve e così gli viene dimezzata la pena e poi per altri motivi ed attenuanti, magari poi l’assassino si comporta come un colleggiale ed è “buonissimo”nel carcere ed ha diritto di uscire prima, come premio, o di uscire spesso per semilibertà.
          L’assassinio resta, ma è la legge che c’è attorno che va cambiata e non si tratta di prescrisione o meno.
          La prescrizione può durare anche per tutta la vita, ma se il colpevole esce spesso a fare gli affari suoi, che senso ha?
          Per me è tutto l’impianto del codice penale che va cambiato e dò ragione a Davigo nel suo paradosso esplicativo.
          Ciao arrabbiata, un abbraccio.

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