Archivi del giorno: 3 febbraio 2020

IL PARADOSSO DI CAMILLO DAVIGO È DAVVERO UN PARADOSSO?


IL PARADOSSO DI CAMILLO DAVIGO È DAVVERO UN PARADOSSO?

Si parla tanto di prescrizione, di riforma della giustizia, di processi ed è giusto perché qualcosa in questa lentissima e non sempre giusta giustizia, qualcosa non va.

Un esempio paradossale ma significativo lo fa il magistrato Camillo Davigo.

Conoscete tutti Camillo Davigo: ex “Mani Pulite”, magistrato capace e preparato, oggi membro togato del CSM e Presidente della II sezione penale della Corte di Cassazione.

Davigo è persona che si mette in gioco e come sappiamo, è molto critico verso il cammino della riforma della giustizia, intrapreso dal ministro Bonafede, e lo pone in una posizione molto discutibile per le sue dichiarazioni.

La giustizia italiana, vecchia e insulsa ormai bisognosa di aggiornamenti necessari e urgenti, funziona male e non sembra volersi destare completamente da questo stato soporifero che ne aliena il giusto e legittimo uso per i cittadini.

Davigo ha parlato e spiegato in un convegno, quante falle ci siano da tappare e riparare in questa giustizia perno della nostra democrazia.

Si è servito di un esempio paradossale, ma molto calzante.

Ha indicato come, nel trattare casi di divorzio, si possa trovare un’alternativa che ponga fine al travagliato iter da percorrere per vie giudiziarie, solo passando a “vie di fatto” molto più pratiche, convenienti e sbrigative.

Possibile? “Oggi, in Italia”, sostiene il giudice, “è più facile uccidere la moglie che non procedere con le pratiche di divorzio!”.

Una pesantissima affermazione da parte di un uomo di legge, ma seguendolo nella sua capillare argomentazione, Davigo spiega che un uxoricida, non sconterà mai la pena prevista di 30 anni di galera, perché, se confessa, gode delle attenuanti generiche.

Dopo di che si attiva per risarcire gli eredi della defunta, come se fosse un assegno di divorzio.

Pertanto scattano parecchie circostanze attenuanti prevalenti sull’aggravante e usufruisce quindi di un rito abbreviato.

A queste condizioni, i 30 anni previsti dalla legge, si riducono a 4 anni e 4 mesi.

A questo punto, tre esigenze cautelari lo condurrebbero in carcere: il pericolo di fuga, l’inquinamento delle prove e la reiterazione del reato.

E allora? Semplice.

Dal momento che si è costituito ed ha confessato, non esistono né pericolo di fuga, né inquinamento di prove, quindi resterebbe la reiterazione del reato.

Già, ma la moglie non è più tra le scatole per cui, chi dovrebbe uccidere ancora?

Beh, allora siamo al finale: a termini di legge l’omicida farà un anno e quattro mesi agli arresti domiciliari e tre anni ai servizi sociali.

Paradossale ma possibile e se lo dice Davigo, c’è da crederci.

Ovviamente Davigo non intendeva spingere all’omicidio delle mogli non più desiderate o dei mariti da sopprimere per far prima, l’esempio è reale, forse fantasioso, ma resta un esempio lampante per come sia “manovrabile” un delitto studiato a tavolino, condotto da avvocati ben preparati e risolti in totale tranquillità, senza incontrare grossi scogli giudiziari e legali.

********

Leggendo questo paradosso si comprendono anche le chiassose proteste di vari avvocati in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, quando, per esempio a Milano, si pretende di impedire che possa partecipare all’inaugurazione un magistrato – Piercamillo Davigo – del CSM, designato appositamente dal CSM a rappresentare l’istituzione CSM stessa.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: