Archivi del giorno: 19 gennaio 2020

IL PARTITO DEL PORTAFOGLI È INVINCIBILE SE SI RINUNCIA A CULTURA E CONFRONTO


IL PARTITO DEL PORTAFOGLI È INVINCIBILE SE SI RINUNCIA A CULTURA E CONFRONTO

Quando le questioni sono complesse, le risposte non possono essere semplici.

Quanti hanno sinora raccolto la domanda di qualcuno sulla crisi della sinistra, hanno apportato punti di vista preziosi per avere un quadro meno imperfetto possibile della situazione.

Tuttavia, vorrei aggiungere due o tre considerazioni che non ho sinora letto. Da nessuna parte.

La prima: che l’Italia non è un mondo a sé e che sarebbe strano se la sinistra, qualsiasi cosa si designi con questo nome, in crisi nel mondo occidentale, sprizzasse salute da tutti i pori.

In particolare sarebbe strano se, in una fase storica in cui, con l’alibi della crisi delle ideologie, partiti e movimenti rinunziano a produrre e aggiornare le proprie teorie politiche, la sinistra mietesse consensi.

Ogni volta che lo ha fatto, è stato grazie al combinato disposto del disgusto verso una destra impresentabile.

Una seconda considerazione riguarda l’incapacità, ampiamente dimostrata dagli esponenti del progressismo, di saper gestire le sconfitte.

Nelle democrazie mature, i leader che perdono una tornata elettorale, s’impegnano per i cinque anni successivi a organizzare l’opposizione, a vigilare sulle mosse della maggioranza, a criticarne gli errori e a migliorarne con le proprie proposte le decisioni sagge.

Ma non è stato mai così.

In tempi più remoti il Pci ha annacquato la sua funzione con il “consociativismo” più o meno palese. In tempi più recenti sono spariti dalla scena, o hanno creato maggior confusione a sinistra, spezzettandosi fino all’atomo, lasciando le truppe senza nessun comandante riconosciuto in campo.

Ancora più decisiva, però,è una terza considerazione.

I partiti di destra si appellano alle ragioni dell’interesse privato, dell’individualismo possessivo, della difesa dei confini della Patria da ogni forma, reale o presunta, di destabilizzazione degli equilibri socio-economici dominanti.

Una sinistra fedele al proprio DNA dovrebbe dimostrare che una politica lungimirante coniuga gli interessi individuali con il bene comune, anzi più in generale gli interessi materiali, individuali e collettivi, con i valori etici, gli unici che assicurano un’anima e un futuro alle civiltà.

Ma come fare quest’opera di convincimento senza una rete diffusa di centri di formazione culturale?

Prima ancora senza una strategia di formazione civica nelle scuole, nei sindacati, nell’associazionismo, negli stessi partiti progressisti?

Alle ragioni del portafogli possono opporsi, senza nessuna certezza di successo, le ragioni dell’informazione, della riflessione razionale, dello studio, del confronto libero e leale fra cittadini dello stesso orientamento ideale.

Ma la sinistra, tanto al governo quando all’opposizione, non si distingue in nulla dall’anti-intellettualismo dominante. E attualmente dimostra, in modo eclatante, di seguire il populismo in tutto e per tutto, pur di salvare non si sa bene che cosa.

Certamente non le idee della sinistra che vengono spente quotidianamente dal m5s che predomina.

 

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