Archivi del giorno: 6 gennaio 2020

PAROLE VUOTE


PAROLE VUOTE

Le parole che ci hanno più colpito nell’anno appena trascorso, sono molte, ma ne abbiamo selezionate solo alcune, quelle che ci hanno colpito di più, per la loro ripetizione e per l’insulto alla lingua italiana.

Chissà quali saranno quelle del 2020. Restiamo in attesa.

C’era una volta “nella misura in cui”.

Se non lo dicevi e non intercalavi con “cioè, al limite”, ti guardavano strano.

Era il 1968, l’inizio di una lunga stagione di sogni, slogan, slang.

E di contraddizioni.

Si oscillava dal pacifismo libertino di “fate l’amore non fate la guerra” alla violenza di “pagherete caro, pagherete tutto”.

Ne siamo usciti, ma lasciandoci alle spalle macerie linguistiche.

Ci hanno cullato, per anni, con una nenia di nulla diffusa da suadenti telegiornali-megafono, i verbalismi della Dc: “le convergenze parallele”, “gli equilibri più avanzati”.

Oggi tutto, dalla piazza alla politica, si è impoverito: lingua, azioni, gesti. Se potessimo esprimere un desiderio per il 2020, eccolo: basta con le parole vuote.

Ci metto la faccia. L’ha detto il premier Giuseppe Conte a Taranto. Scusi, avvocato, ma quali altre parti anatomiche pensava di utilizzare in una situazione come quella? E, soprattutto, davvero è un atto eroico metterci la faccia per un politico?

Apriamo un tavolo. Ci vorrebbe l’intelligenza artificiale per andare a ripescare tutti i tavoli che la politica ha annunciato di voler aprire.

C’è sempre un genio che ha l’ideona di “sedersi attorno a un tavolo”.

Luigi Di Maio, nel giugno scorso, se ne uscì con “apriamo un tavolo con un’agenda condivisa”.

A cosa dovevano servire? A sbloccare i cantieri. Un tavolo. Un’agenda. Non bastava un sì o un no?

Per non parlare poi dei tanti sindacalisti, capi e capetti, sempre disposti ad aprire dei tavoli, senza poi concludere nulla.

Ricatto inaccettabile. Alzi la mano chi ha mai visto un ricatto meraviglioso e accettabile!

Eppure, il presidente della Puglia, Michele Emiliano, ha esclamato testualmente: “Su Ilva da ArcelorMittal un ricatto orribile e inaccettabile”. Ma va là!

Riflessione profonda. A chi è mai capitato di riflettere in superficie?

Il presidente della Camera, Roberto Fico, alla vigilia di Natale ha sciorinato: “Il Movimento 5 Stelle deve fare una profonda riflessione interna”. Non bastava profonda. Pure interna. Scusi, presidente, esterna come sarebbe?

Facilitatore. È il nuovo incarico di Danilo Toninelli, dimenticabile ministro dei Trasporti.

I grillini, che nel farsi concavi e convessi assomigliano alla Dc, disseminano di parole-foglia di fico, il loro cammino, quando si fa, ma non si dice.

Facilitatore sta per contentino. Attorno a Di Maio fanno 24.

Le mani nelle tasche degli italiani. Ogni volta che lo sentono dire, gli italiani ricchi spostano i soldi in Svizzera, tanto sanno che prima o poi uno scudo fiscale arriva.

Gli italiani non ricchi, invece, vanno subito con il pensiero alle mutande di ghisa. “Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani” l’hanno detto Berlusconi, Renzi e Di Maio. Chiedete ai pensionati se la promessa è stata mantenuta.

Parlamentarizzare, calendarizzare. Pensavamo, in politica, di averle sentite tutte.

Poi sono arrivati due verbi orribili: parlamentarizzare e calendarizzare.

Chi bestemmia in questo modo la lingua di Dante?

Ma la capigruppo, naturalmente. Che sarebbe la riunione dei presidenti dei gruppi parlamentari con il presidente della Camera o del Senato.

La capigruppo, ma pensa un po’.

E la società civile?

Anche peggio dei politici.

Qualche esempio. “Mi metto in gioco” lo dicono tutti i morti di fama, agognata o perduta, che si infilano nei reality in cerca di facile popolarità.

Oppure “ce la posso fare”, espressione che un romano dei Parioli definirebbe coattissima, frutto della malapianta da WhatsApp e dintorni.

E poi vi raccomando “la ragazza solare”. Ieri erano lunatiche, oggi tutte sorridenti, aperte, social.

Infine, la perla finale: “Sei un grande”. Lo sentiamo ripetere nello sport, nello spettacolo, sull’autobus, sul treno, in aereo, dal lattaio.

Viviamo in un Paese di giganti.

Intanto noi lanciamo le parole del decennio:

Avete scommesso sulla rovina di questo Paese, e avete vinto.”Buona Epifania
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: