Archivi del giorno: 2 gennaio 2020

QUALCUNO CON CUI CORRERE


QUALCUNO CON CUI CORRERE

Amo i libri.

Non solo per il loro contenuto, ovviamente, ma l’oggetto.

Hanno un peso, una forma, un portamento, uno stile.

Tutti aspetti in grado di fornire alla mano il diritto di esistere e di esercitarsi nell’arte della prensione.

Sono eccessiva, me ne rendo conto.

Quando vado da qualche parte e so di dover attendere, per esempio in una sala d’aspetto,  porto sempre un libro con me. Vedo attorno a me un sacco di persone con la testa china su un piccolo schermo illuminato e penso: chissà se leggono qualcosa (un e-book, per esempio), oppure chiattano con qualcuno, o giocano alle slot-machine.

Ma, per me, sentire il volume del libro, anche se minuscolo, o la sua gravità seppur leggerissima, mi dà sicurezza.

E poi, cosa sarebbe la lettura senza il piacere del contatto, senza l’odore della carta mentre i polpastrelli sfogliano le pagine, con rabbia o impazienza?

La mia insana passione per i libri non scaturisce solo dalla materia nobile con cui sono fatti né dal loro prezioso contenuto, ma da alcuni dettagli più prosaici.

Quando porgo un libro a un amico glielo presento a pancia in giù, con il titolo verso il basso mostrando la quarta di copertina, nella speranza che il mio interlocutore apprezzi quel “boccone del prete” in versione letteraria.

In realtà la letteratura non c’entra nulla, anzi, non è nemmeno indispensabile.

Forse perché leggendo le classifiche dei libri più venduti non trovi i nuovi romanzieri ma personaggi politici, cantanti, giornalisti, che, con le loro ultime fatiche (persino gastronomiche) tentano di spiegarci la vita, o la bontà di un nuovo piatto.

Lungi da me il voler criticare le fatiche di questi personaggi del mondo televisivo o dell’informazione informata, ho profondo rispetto per chi ha il coraggio di scrivere la propria biografia o altro, ma non desta in me curiosità.

Quello a cui non potrei mai rinunciare sono le foto degli autori con le loro facce pensose e pompose.

Mi guardano senza vedermi.

Mi immagino volumi vicini in libreria, con “gli autori” che si ignorano altezzosi o che guardano speranzosi gli avventori.

Il mio lato serio invece mi fa pensare a un libro di David Grossman.

Anche lui guarda lontano, ma non sopra la mia testa, più all’altezza del cuore.

Avete letto “Qualcuno con cui correre”? Quello è Grossman.

E’ un libro di qualche anno fa (2002 Mondadori).

Leggete questo libro e non ve ne pentirete!

La lettura è veloce, la trama è dinamica e la curiosità vi terrà incollati al libro dalla prima all’ultima pagina.

Poco alla volta i nomi di Assaf, Dinka, Tamar, Shay, Karnaf e Theodora vi faranno scoprire le emozioni di un sedicenne, la consapevolezza di stare crescendo e la scoperta di un mondo parallelo, vero ma certo non sempre bello, in cui però riusciamo a vederci e a vedere anche gli altri.

Assaf è un sedicenne timido e impacciato cui viene affidato un compito singolare: ritrovare il proprietario di un cane abbandonato seguendolo per le strade di Gerusalemme. Correndo dietro all’animale, Assaf viene condotto di fronte a inquietanti personaggi, attraverso i quali ricompone i tasselli di un drammatico puzzle: la vicenda di Tamar, una ragazza solitaria e ribelle, fuggita da casa per andare a salvare il fratello, giovane tossicodipendente finito nella rete di una banda di malfattori. “Qualcuno con cui correre” è il ritratto di due adolescenti che si cercano, che forse si amano, che soffrono ma combattono con generosità per qualcosa che è dentro di loro.

È una storia narrata con gusto, dove tanti personaggi entrano e escono, in una Gerusalemme molto diversa da quella a cui siamo abituati dalle cronache dei giornali e dalla TV.

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