LA REPRESSIONE, L’ARMA DELLA DESTRA


LA REPRESSIONE, L’ARMA DELLA DESTRA

Per anni abbiamo lasciato che la destra di tutto il mondo, quella che, fino ad allora, la globalizzazione l’aveva cavalcata un po’ ovunque, identificasse il movimento No Global con un gruppo di spaccavetrine.

Abbiamo lasciato che si spacciassero i problemi derivati dalla globalizzazione e dal mercato senza regole, per problemi dovuti alla circolazione degli esseri umani.

Abbiamo lasciato che si confondessero protezionismi, chiusure e sovranismi per armi di difesa contro un nemico immaginario.

Abbiamo pensato che i poveracci che spesso scappavano dai loro paesi per gli effetti di un mercato globale deregolamentato che avevamo voluto noi, fossero il più grande problema da risolvere.

Abbiamo avuto paura che questi disgraziati ci invadessero ed alterassero la nostra “etnia”.

La reazione alle paure, un po’ dappertutto, sono i sovranismi.

Sono quelli che hanno proposto ricette di chiusura, di ritorno al passato, di finti recuperi di finte tradizioni, di minchiate teologiche più simili al voodoo che all’idea di una religione praticata in uno stato laico.

La reazione è il ritorno dell’Inghilterra al suo splendido isolamento dovuto, in gran parte, anche lì, alle false notizie sovraniste.

È il protezionismo da operetta di Trump.

È la fascinazione per i leader muscolari come Putin, uno che fa arrestare o ammazzare gli avversari politici, ma non è un problema.

È Orban con i suoi muri.

È Erdogan con la sua guerra.

Ed è pure Salvini con le sue nutelle, le sue cialtronate, il suo programma di odio costante, il suo voler evidentemente uscire dall’UE, ma per ora non si può dire.

I grandi cambiamenti, gli sconvolgimenti sociali, portano quasi sempre a grandi momenti di risacca.

Funziona come con le onde: non abbiamo governato la mareggiata e ora ci ritroviamo con il mare che arretra e ci vuole riportare, idealmente, almeno a 30 anni fa.

Ma senza agire sulle cause, ovviamente.

È un ritorno al passato semplicemente cosmetico.

Nessuno mette in discussione davvero il paradigma liberista, si discute solo degli effetti.

Così, il nemico diventa il degrado, i nemici diventano i poveri, non la povertà.

E quella stessa gente che schiuma rabbia e digrigna i denti perché incontra sui marciapiedi poveracci alla fame, cambia marciapiede, si lamenta del degrado e chiede più sicurezza.

Repressione. Decreti sicurezza.

La ricetta della destra da sempre. Decreti sicurezza, armi per tutti.

Si può essere vicini ai poveri italiani, eppure lamentarsi perché producono degrado ed insicurezza allo stesso tempo, basta confondere continuamente i piani della narrazione.

Come si può lamentarsi del cappio europeo e poi legarsene al collo un altro peggiore sottobanco: gli Usa per gli inglesi, Putin per i leghisti.

Forse la sinistra di mio nonno l’aveva capito bene, ma la sinistra di oggi, no, non ha afferrato neanche lontanamente tutta questa reazione destrorsa. Pensa solo a com’era bello cento anni fa.

2 Risposte

  1. domanda su Putin
    Quanto scrivi è frutto di ricerca o dell’informazione del mondo occidentale?
    Perchè vedi, gente come Castro osannato in patria era ODIATO all’estero.
    Putin è adorato dentro e fuori dai suoi confini, se trovi un russo che vive in Italia, Germania, USA, ecc ama Putin.
    Certo forse un Boris eltzin era meglio per noi, oligarchi straricchi, affari per gli occidentali, ecc.

    Stranamente della Cina nessuno parla.
    Nessuno dice nulla del fatto che i paesi dell’Est sono stati voluti dall’Europa per ampliare il mercato(per abbassare il costo della manodopera ti dico io)
    paesi che NON erano pronti
    E lo dimostrano oggi.
    Paesi che dopo anni di soggiogamento sovietico hanno bisogno della loro identità e NON vogliono sentirsi Europei

    1. No, quando parlo di Putin mi riferisco ai mai chiariti rapporti della lega con la Russia di Putin. Un passo dalla sottomissione del nostro paese alla Russia se la Lega tornasse al governo.
      Non mi interessa che Putin sia adorato a destra e a manca, meglio per lui, ma non vorrei nessun dittatore straniero su di me. Mi basta stare in Europa.
      I paesi dell’Est che sono entrati in Europa, dopo tanti anni di dittatura, non sono ancora pronti proprio perché non hanno un’idea di cosa sia la democrazia, sono sempre stati sotto dittatura e sognano ancora quella. Non saranno mai pronti se non affrontano il problema del mercato, della globalizzazione, dell’antirazzismo, dell’antisemitismo, del sovranismo. I soldi non sono tutto in un paese, esiste anche una mentalità da sempre coltivata e in quei paesi la democrazia è un modo di governare che ignorano, anche perché è il sistema più difficile per governare.
      Facile avere l’uomo forte che decide per tutti, bene o male che sia, difficile è che sia il popolo a decidere attaverso i suoi rappresentati.
      Grazie Stefano, come sempre e un grande abbraccio.

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