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LA LEGA SA DOVE BATTERE IL CHIODO PER VINCERE IN EMILIA-ROMAGNA E DOVE IL PD È DEBOLISSIMO


LA LEGA SA DOVE BATTERE IL CHIODO PER VINCERE IN EMILIA-ROMAGNA E DOVE IL PD È DEBOLISSIMO

Pavullo, Modena, 10 dicembre 2019 – Alzi la mano chi è stato a Fiumalbo, paese di 1.220 abitanti, duecento cinghiali e venti lupi arrampicato a mille metri di altezza nell’Appennino modenese. Matteo Salvini Fiumalbo lo conosce. E in molti a Fiumalbo lo conoscono, tanto che domenica sera non è bastata la sala di un ristorante per accogliere la cena che il leader della Lega ha fatto insieme ai simpatizzanti per una delle sue tappe della campagna elettorale porta a porta in terra d’Emilia.

Di ristoranti ne sono serviti due, e lui ha dovuto fare la spola. Pienone. Stesso a Pievepelago, nel palazzetto dello sport, pochi chilometri più in là. Stesso ieri mattina a Pavullo nel Frignano, capoluogo di quel pezzo della montagna. Chiacchierata con la gente in piazza. Lunedì mattina alle 9, il centro del paese bloccato nonostante la pioggerella gelida. Gente di tutte le età, la vera grande differenza con i raduni del Pd, dove non trovi uno sotto i sessanta anni. “Secondo me qualcuno stamani ha bigiato a scuola”, taglia corto Salvini osservando i ragazzi in fila per i selfie. Per accontentare quelli che volevano la foto, hanno dovuto mettere le transenne e tutti in fila, come si fa per baciare il Gesù bambino alla messa di Natale.

Stretta di mano, pacca sulle spalle, “Matteo non mollare”, “non ci penso nemmeno”. Dopo Pavullo, di filata a Viano, verso Reggio Emilia, per visitare un’azienda, la Elettric Spa. Ed è già mezzogiorno. Mezz’ora di corsa e sorrisi via a pranzo in una trattoria della zona con duecento simpatizzanti. Prezzo per il coperto, venti euro. “Siamo una forza popolare”, spiega uno degli organizzatori, “non possiamo certo mettere 50 euro”.

Lambrusco, ciccioli, strette di mano e ancora selfie. “Tieni botta”. Matteo entra nel ristorante sulle note del “Vincerò”, come farà la sera a Ferrara. E siamo alle due e mezza. Il programma dice che alle due e un quarto bisognerebbe essere a Rio Saliceto, a visitare un’altra azienda, la Mar Plast. Tanto per restare in tema di plastica. Quindi neppure il tempo per il caffè e ci si imbuca in macchina, via di nuovo sotto la pioggia. La maratona è solo all’inizio. “Di qui a sera devo andare ancora a Ferrara, poi a Venezia e dormo a Imola”. In mezzo c’è anche il tempo per registrare un intervento a Quarta repubblica.

In tutta questa salita e discesa nell’Appennino, in questo porta a porta quasi ossessivo, in questo rastrellamento di consenso c’è la coscienza di viaggiare in una terra che per la Lega si è rivelata fertile. In molti dei comuni visitati sbandiera il verde, con amministrazioni passate di mano sempre nelle ultime tornate elettorali. In periferia la Lega va meglio che nei grandi centri, e siccome un voto a Fiumalbo conta come uno in piazza Maggiore a Bologna, Salvini semina nel terreno dove crede sia più facile raccogliere. Sì, è vero, a piazza Maggiore ci sono le sardine, quelle finiscono sui giornaloni, ma il voto è un’altra cosa. Il 26 gennaio la politica non si pesa, ma si conta. Salvini è un animale politico, sente il tempo che viene, avverte le vibrazioni del contatto con la gente. Così percorre in su e in giù queste zone, perché capisce che proprio qui la gente è già disposta a guardare altrove.

Come farà nel pomeriggio a Ferrara, anche lì città dove l’economia ha sofferto, Coopcostruttori e Carife hanno combinato disastri che poi la sinistra alle urne ha pagato. È il campo che il Pd ha abbandonato, per rintanarsi nelle ztl, più garantite. Sono posti in cui il leader leghista può parlare schiettamente alle persone, in cui le polemiche di città sulle sardine, sul Mes, sui grillini, sul fascismo e l’antifascismo arrivano attutite. Quasi inesistenti. In due giorni di discorsi, pochissimi accenni ai temi nazionali. La narrazione leghista in terra d’Emilia si fa concreta.

“Questa è gente pratica, bada al sodo e vuol sentire come risolvi i loro problemi”, spiega l’ex ministro dell’Interno. Quindi spazio ai temi che riguardano il lavoro, la difesa dei prodotti tipici come il parmigiano reggiano e l’aceto balsamico, la burocrazia che ostacola le piccole imprese, il Natale e il presepe. Il clima è disteso. Dei fantomatici toni d’odio neppure l’ombra. A confronto, il Bossi dei tempi d’oro, quello di Ponte di legno e dei fucili pronti a entrare in azione era molto più aggressivo.

Di migranti non si parla mai. Salvini sa che da queste parti i migranti hanno risolto più problemi di quanti ne abbiano creati, e basta andare nelle fabbriche del vicino comparto ceramico per capirlo, e sa che comunque gli emiliani romagnoli possiedono una sensibilità sociale che male tollererebbe certe crociate. Meglio parlare di cose vere. Davanti ha persone che il più delle volte in passato votavano a sinistra. “Sì, me l’hanno confessato in più di uno. Ma ora dicono che si sono stufati di questo Pd, il partito delle banche”. Un po’ di Salvini affiora sempre.

Però è un Salvini che sorride di più rispetto a qualche tempo fa. Meno rabbioso. L’estate ha forse portato consiglio, anche se il modello di campagna elettorale che ha impostato in Emilia-Romagna è più o meno lo stesso format di sempre. “O molto alto o molto basso”, rivela uno dello staff. “Cioè tv e territorio, social che raggiungono milioni di persone o media locali”. E comunque sempre e comunque territorio. Il territorio è la prima cosa, al punto che Salvini può quasi sorridere all’accusa di fare una campagna elettorale tutta centrata sul personaggio nazionale prescindendo dal candidato presidente.

“È il nostro modello, che abbiamo adottato comunque. La Borgonzoni non c’entra niente”. In fondo Bonaccini ha fatto il contrario, e nei suoi manifesti ha oscurato il simbolo del Pd, quasi fosse una bad company.

(Pierfrancesco De Robertis)

[Nota personale: è verissimo perchè conosco molto bene gli appennini ed i suoi splendidi paesi dimenticati dalla politica dei palazzi)

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