Archivi del giorno: 3 dicembre 2019

ANCHE LE SARDINE DIVENTERANNO “VENTO”?


ANCHE LE SARDINE DIVENTERANNO “VENTO”?

In questi ultimi 15-18 anni, la gente, la società civile, si è fatta sentire in piazza, anche fisicamente ed ha dimostrato insofferenza verso i politici, più che alla politica in sé.

Sono nati movimenti spontanei che dovevano far riflettere in particolare la sinistra, movimenti che hanno dimostrato e tuttora dimostrano di volere una sinistra diversa, efficace e soddisfacente in cui potersi riconoscere.

Invece, negli anni, abbiamo assistito ad una irremovibilità ed ottusità incredibili.

Un vero muro di gomma, insensibile, incapace di ascoltare, nonostante i numerosi stimoli derivanti dal basso, dalla gente comune, dalle piazze.

Nessun cambiamento, nessuna autoriforma, nessun pentimento, ma assoluta insensibilità.

Siamo nel 2002, nascono i girotondi.

Il loro grido era “diteci qualcosa di sinistra”, ma il capo della sinistra di allora D’Alema, rispondeva che “chi guida la nave è colui che sta al timone e non va dove lo porta il vento, ma dove vuole lui”. E in effetti aveva definito i girotondi un “vento”.

E quindi nulla di fatto, la sinistra continuò per la sua strada, come se nulla fosse successo, e perdette amaramente contro Berlusconi.

Nel 2007, il comico Grillo, cominciò ad inveire contro la classe politica, sul suo blog. Non aveva niente, solo un blog, tuttavia raccolse intorno a sé tutti i malumori e la scontentezza della gente. Non solo, ma riuscì splendidamente e senza problemi, a radunare migliaia di persone che accorrevano al suo famoso richiamo del “Vaffanculo”, contro la classe dirigente. Tutta.

Nel 2009 Grillo tentò di iscriversi al Pd, con intenti provocatori, ma il Pd si oppose “burocraticamente”. E “burocraticamente” rispose Grillo, fondando un suo movimento, dandogli una tale forza da farlo diventare partito di governo.

Un disastro da parte della sinistra perché non comprese che quella rabbia, quella demagogia, conteneva anche qualche proposta che la sinistra di allora avrebbe potuto prendere in considerazione, se non altro per strategia: limite dei mandati, abolizione vitalizi, nessun pregiudicato in Parlamento. Invece niente.

Sempre nel 2009, il “vento” della protesta assunse un nome e un colore: “Popolo viola”.

Anche questo movimento nacque su Facebook e si dichiarò movimento apartitico.

La Treccani riporta: “Il popolo viola è diventato un nucleo di resistenza civile, attivo sul territorio in difesa della Costituzione e della democrazia, che ritiene fortemente oltraggiate dalla classe dirigente al governo”.

Il fastidio della classe dirigente di sinistra dell’epoca, è cronaca politica.

Bersani, nel corso della campagna congressuale che lo avrebbe visto vincitore e nuovo segretario del Pd, commenta così i gruppi online che portano la politica nelle piazze: “va bene, sì, Internet, la tecnologia e tutto l’ambaradan. Ma non si può fare politica se non si guarda la gente negli occhi”.

Nella storia italiana della sinistra le mobilitazioni della società civile si sono sempre esaurite.

Non hanno mai “punzecchiato” abbastanza i partiti, non sono serviti da “coscienza” al Pd in Parlamento, come si scriveva del m5s.

È la politica, invece, che ha alzato le mani, spesso su sé stessa, che non è mai riuscita ad autoriformarsi, nonostante la richiesta sempre più pressante, ma che soprattutto non ha concesso alcuno spazio.

Ed ora abbiamo “le sardine”, che non usano slogan, ma ancora una volta le piazze, dove migliaia di cittadini e cittadine, soprattutto giovani, si sono radunati contro il sovranismo, il populismo (e speriamo anche contro il fascismo) e contro la politica della paura e dell’odio.

Niente insegne di partito né cartelli, è un movimento che nasce dal basso e lì rimane.

Guardando quelle piazze che intonano a più riprese Bella ciao, il paragone sorge spontaneo: ricordano i Girotondi, ma anche “Il popolo viola”, le donne di “Se non ora quando”, le piazze anti-legge bavaglio. Quella società civile che supera a sinistra i partiti, troppo timidi, troppo silenziosi.

Mentre la società civile, rimasta orfana del proprio riferimento politico, fuori da una sorta di castello-partito che ha alzato il ponte levatoio, fa da supplente e da bussola etica.

Nelle piazze di queste settimane si trovano tutti coloro che avevano qualcosa da dire, un po’ di competenza da portare e anche un po’ di passione e che sono stati messi alla porta, “Anime belle” vengono chiamate.

Ma la società civile non è un’astrazione, sono persone.

I movimenti della società civile sono portatori di un sentire, di un messaggio, della chiave per governare il paese.

La sinistra ha nuovamente l’occasione di ritrovarsi sulle cose, di trovare e di dare un senso al suo progetto.

Ritrovare una direzione sulla vita, sulla realtà.

Tutto quello che serve è dentro quelle piazze.

Basterebbe ascoltarle.

Aprire e non chiudere, ascoltarsi e non voltarsi di spalle.

È un lavoro enorme, naturalmente, ma qualcuno dovrà farlo a partire da subito.

Oppure anche le sardine diventeranno “vento”, come diceva l’inossidabile e freddo D’Alema.

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: