SALVINI E MELONI, IO SONO UNA CITTADINA EMILIANO-ROMAGNOLA E NON HO BISOGNO DI ESSERE LIBERATA DA VOI

SALVINI E MELONI, IO SONO UNA CITTADINA EMILIANO-ROMAGNOLA E NON HO BISOGNO DI ESSERE LIBERATA DA VOI

Io sono una cittadina emiliano-romagnola e non ho bisogno di essere liberata da voi, anzi, sono io che vorrei liberarmi di voi.

Qui non ci sono muri da abbattere, ma cittadini con umanità.

Perché il problema sta qui, nell’utilizzo errato delle forme verbali che bene ricalcano il senso che voi date al nostro essere cittadini.

Voi attribuite un significato passivo alla cittadinanza, come se fosse un qualcosa che debba dipendere dalla vostra azione salvifica, dalle vostre concezioni.

Voi arrivate e ci dite cosa dobbiamo odiare, di cosa dobbiamo avere paura, di cosa dobbiamo liberarci.

Voi considerate i diritti come privilegi e rivolgete la vostra attenzione solo a pochi, “prima gli italiani” e mai ad altri.

Ci dividete in cittadini di serie A (gli italiani ricchi) e in poveri, clandestini, negri di merda, zecche comuniste, luride puttane ecc… tutti gli altri, quelli che non la pensano come voi, che non hanno il vostro reddito, quelli che sono diversi da voi.

Io, invece, abito in una delle Regioni più civili e avanzate d’Italia.

Una regione dove la politica ha sempre incendiato gli animi, perché è sempre stata considerata una cosa seria, una cosa che fa sentire vivi, attivi!

La politica che amo io, infatti, mi trasforma in una cittadina attiva che sceglie come e perché sentirsi libera e da cosa liberarsi.

Sembra poco, ma è tutto.

In Emilia Romagna le donne hanno creato il welfare, dal basso, dall’associazionismo, dall’attivismo e dalla cooperazione.

In Emilia Romagna le donne hanno fatto la Resistenza armata e hanno aperto le loro case per nascondere i partigiani.

In Emilia Romagna le donne hanno ospitato i bambini di Milano, di Napoli, di Cassino, di Roma nell’inverno del ’45 – ’46, quando l’Italia era distrutta, affamata, in ginocchio.

Hanno tenuto aperti gli usci delle loro case, hanno allungato la tavola e dimezzato le porzioni per darne anche a chi non ne aveva. 35.000 bambini: scugnizzi, terroni, pidocchiosi, poveri, ma figli e come tali accolti nelle nostre case. Lavati, sfamati, rivestiti.

Perché l’Emilia Romagna è questa cosa qua.

Un susseguirsi di chiese e di case del popolo, di cooperative, di associazioni, di onlus, di circoli, di centri sociali, di orti, di luoghi di ritrovo, di centri sportivi, di campetti e ovunque si corre, ovunque si cucina, si discute, ci si incontra.

C’è una grande partecipazione, ed è questa che ci ha sempre fatto sentire liberi.

Le nostre scuole, i nostri asili pubblici e la nostra Università, li vengono a vedere da tutto il mondo.

La nostra sanità pubblica è un’eccellenza.

Da cosa esattamente ci vorreste liberare?

Regione, Sanità: Emilia-Romagna riconosciuta la migliore in Italia

3 Risposte

  1. Sono emiliano e quindi non posso che essere d’accordo con te. Ma il problema in questo caso non è la Meloni, bensì gli elettori di destra che, probabilmente, andranno numerosi a votare perché , questa volta, hanno concrete possibilità di vincere. Come è successo in Umbria e ancora prima a Torino. Quindi per arginare la marea nera montante ci vorrebbe un argine maestro più alto di quello del Po. Ma, ed è questo il vero problema, gli elettori di sinistra andranno anche loro compatti a votare per Bonacini? Oppure per stanchezza si asterranno, come è successo cinque anni fa, quando l’affluenza superò di poco il 30%?. Oppure voteranno addirittura contro la sinistra? ìOvviamente non so come finirà, ma anche in caso di sconfitta non ne farei una tragedia. E’ già successo ad esempio a Bologna ai tempi di Guazzaloca, ma poi è tornata la sinistra. Comunque incrociamo le dita: Ciao. A presto.

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    1. Carissimo,
      per quanto riguarda l’Umbria, credo che fosse una Regione già persa dalla sinistra, la destra è solo passata all’incasso.
      Un blocco di potere, sempre lo stesso da decenni, sempre più chiuso e autoreferenziale, incapace di rinnovarsi, di favorire un ricambio generazionale vero, invece di procedere con la solita cooptazione dei fedeli, lontano da ogni contatto con le persone, che da anni lascia le piazze in mano agli altri, e si rinchiude nei soliti incontri a tavolino o davanti al caminetto, a un certo punto implode per esaurimento.
      Anche qui, i segnali erano evidenti, ma fingere di non vederli era più facile.
      E riconoscere le proprie responsabilità, oggi, sembra esserlo ancora di più. In ogni modo è sembrata una Regione isolata, lasciata a se stessa, da parte nostra, proprio in tempi difficili.
      Per l’Emilia Romagna il discorso può e deve essere diverso, qui la destra non verrebbe per passare ad un incasso, ma per depredare una Regione che funziona bene. Per vivere di rendita facile. Dove molte cose funzionano la macchina va avanti da sola.
      E per poter dire, dopo, se vince la destra che loro sono bravissimi, senza ammettere che stanno pedalando su mezzi messi in piedi da altri.
      E’ successo con Guazzaloca, a Bologna, ci siamo ripresi dalla batosta, ma piuttosto male, con un Cofferati che ha lasciato il tempo che ha trovato e a rimetterci in piedi ce n’è voluto ed anche adesso il sindaco Merola, ha problemi, sempre.
      Ma se vince la destra qui in Regione, ci troviamo la signora Bergonzoni che non conosce neppure i confini di questa regione e non ne conosce il territorio, più in là delle periferie di Bologna non arriva.
      Ed anche quelli di destra, se vanno a votare in massa, debbono pensarci molto prima di mettere una Bergonzoni a capo della Regione. Può essere insignificante e continuare a lasciare che la Regione vada avanti da sola, ma può essere deleteria per la sua incapacità e mancata conoscenza del territorio. Che è grande non è solo una città. Ma anche per il desiderio di distruggere, per ripicca si fa anche questo.
      Comunque cerchiamo di fare il nostro dovere e cerchiamo di stimolare anche chi non ne ha più voglia di andare a votare perché è una di quelle libertà che abbiamo conquistato col sangue dei nostri cari.
      Grazie un abbraccio.

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