IL PARTITO CHE NON C’È, MA È COME SE CI FOSSE

IL PARTITO CHE NON C’È, MA È COME SE CI FOSSE

Domenica sera, ci sarà, nelle solite redazioni, nei soliti talk show, negli entourages di Di Maio, di Salvini e di D’Alema, tra avversari di destra e “amici” di sinistra, chi conterà i voti di alcuni candidati del Pd, per decidere quanto conta il “partito di Renzi”.

Partito che non c’è, ma è, come se ci fosse. La vera ossessione, il refrain, il turbamento permanente.

Renzi fa campagna elettorale “pancia a terra” per il Pd, ma i commenti sono altri e i più opposti: ” ha deciso, fa un partito”; “ha deciso, si riprende il Pd”.

Come dire? Non ci azzecchiamo, ma è sufficiente parlare.

Eppure, in un paese sereno e non intossicato, sarebbe interessante occuparsi di cosa, invece, effettivamente dice Renzi nei comizi, sull’Europa, i pericoli che corre, le alleanze da fare, il ruolo dell’Italia, quello di Macron, il tracollo internazionale dei populisti al governo, il futuro del centrosinistra che deve guardare al centro ecc.

Ma no. Di Renzi ci si occupa tanto, ma solo per darci il toto-scommesse su “che ha deciso di fare”.

Immaginare di contare Renzi nelle urne, guardando agli eletti del Pd e ai voti del Pd. Se il Pd, che da tre anni è senza Renzi, non cresce o cresce poco, si dirà, è colpa di Renzi che ancora pesa.

E i voti dei suoi “amici”, in realtà ottimi candidati di cui andrebbe giudicato il valore, verranno attentamente pesati.

Repubblica e Il Fatto hanno i titoli già pronti per lunedì.

Per questo i riformisti, in queste elezioni, dovrebbero stare bene attenti al proprio voto.

Il vecchio fronte del No e i due organi capofila dell’antirenzismo esamineranno il Pd per dire, sostanzialmente e come sempre, se Renzi ha vinto o ha perso.

Come se fosse candidato o guidasse ancora il Pd.

È ovvio che i “voti di Renzi” verranno pesati, dai suoi eterni avversari” per indirizzare il Pd sul tema aperto del dopoelezioni: si deve pensare, in termini nuovi e creativi, oltre il vecchio centrosinistra, ad un’alternativa ai due populismi oppure decidersi, come propongono gli ex del Pd, ad aprire il tavolo con i 5 Stelle?

Se Renzi potranno giudicarlo sconfitto nel voto, la seconda strada è spianata.

Qualcuno, tra i riformisti, sogna il tanto peggio e un Pd consegnato, definitivamente, al populismo di sinistra.

Così si fa il “partito di Renzi”.

Idiozia.

È il vecchio refrain estremista della sinistra, il suo vizio scissionista eterno, che ha sempre portato male.

Il tanto peggio non ha mai portato al meglio. Ma solo e sempre al peggio. Chi domenica conterà i voti di Renzi e gli eletti di Renzi nelle urne, è meglio che li trovi. E tanti.

Il bello è che i riformisti candidati nel Pd possono pure farcela, sono una pattuglia sicura, competente e affidabile. Utile in Europa. Enrico Morando, Irene Tinaglia, Simona Bonafe’, Nicola Danti, Pina Picierno, Giosi Ferrandino. E pure Calenda, ovviamente.

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