QUELLI CHE CERCAVANO UN’ALTERNATIVA ADESSO CADONO DAL PERO?

QUELLI CHE CERCAVANO UN’ALTERNATIVA ADESSO CADONO DAL PERO?

A proposito dell’assoluzione del sindaco di Roma.

Voila, Virginia Raggi è stata assolta.

Bene, potrà continuare a fare il suo lavoro, ad amministrare la capitale e tutti felici e contenti, in un paese normale funziona così.

In un paese normale, ma non in Italia, dove perfino dopo l’assoluzione, succede che volano insulti da parte del ministro del lavoro, del grande rivoluzionario del nulla, grande capo dei selfie con sfondo di America latina.

Con chi ce l’hanno? Ma con la stampa!

Con i giornalisti, pennivendoli e puttane, quei giornalisti che si sono piegati alle interviste senza contradittorio, gli stessi che durante la campagna elettorale, mai una sola volta, hanno osato alzare il sopracciglio davanti alle promesse irrealizzabili, gli stessi insomma che si facevano mettere tranquillamente dietro le transenne a piazza del Popolo e che Beppe mangiava e vomitava.

Quei giornalisti che hanno lisciato il pelo della bestiola, perdonando il tutto con: eh ma sono giovani.

Quelli, proprio quelli, uno dei quali una sera si è permesso di dire a Renzi, ma lei ha autorità per parlare ?

Adesso che gli attacchi cominciano a diventare sempre più forti, cominciano a svegliarsi, ma come?

Siamo stati tanto bravi, abbiamo accarezzato quanto e di più e adesso ci becchiamo insulti? Minacce? Ma come?

Eh, ma succede sempre così, quando ci si addormenta al calduccio e poi ad un tratto uno scossone ci sveglia, siamo un poco intronati, stupiti, per un attimo ci si ritrova sospesi nel nulla, poi la realtà arriva di colpo.

Allora benvenuti nella realtà, quella che avreste dovuto vedere da tanto, hai voglia da quanto!

Perfino un bambino delle elementari avrebbe percepito la realtà con più immediatezza, ma voi dormivate, comodi comodi.

A dire il vero non tutti hanno dormito, da subito hanno capito la realtà, ma troppo pochi, quelli in tv non ci vanno, dovessero scuotere la coscienza del popolo, meglio a piccole dosi.

Adesso che vi svegliate, (ma ho i miei dubbi che resterete svegli), prendetevi il maalox che i bravi ragazzi invitano a prendere, gioite che sia solo maalox, potrebbe essere altro e adesso è tardi per gridare: noi facciamo il nostro mestiere!

Certo che lo fate, ma provate a riconoscere le derive autoritarie per favore, quelle vere, voi come tanti intellettuali ossessionati dall’uomo solo al comando, eh sì, cosa non si dice o si scrive per qualche copia in più, adesso mangiate i frutti delle piante che avete seminato, gustateveli tutti.

Due o tre giorni fa, un grande giornalista, sul corriere della sera scriveva:

“Circa due anni e mezzo fa, oltre settecentomila elettori romani (tra i quali chi scrive: è giusto confessare le proprie responsabilità), dando il loro voto ai 5 Stelle, contribuirono a far eleggere sindaco della capitale d’Italia Virginia Raggi. Naturalmente non avevano la minima idea di chi fosse: come del resto è la norma nel nostro Paese. In Italia infatti nessun elettore o quasi sa realmente chi sia il parlamentare che il suo voto contribuisce ad eleggere. Né per la loro stragrande maggioranza quegli elettori, sono convinto, avevano motivo di una particolare identificazione con il M5S. Semplicemente cercavano un’alternativa.”

Allora riecco il bambino delle elementari che potrebbe rispondergli: come non sapevi chi fosse?

Non l’ hai sentita parlare?

Non hai visto i comizi?

Non fa parte di un partito azienda?

Non fa parte di un partito che parla della democrazia parlamentare con fastidio?

Non viene dal mondo del vaffan…o?

Dietro una persona c’è sempre una identità politica, un pensiero, un modo di essere e di fare, se l’hai votata si vede che ti stava bene, anzi benissimo, dopotutto in Italia si vota sempre contro qualcuno, ma mai per qualcosa per un progetto politico serio.

(Bonjour Tristesse)

[Gli insulti di Di Maio e Di Battista ai giornalisti, avvenuti dopo l’assoluzione di Virginia Raggi, sono stati di questo livello “giornalisti puttane”, e dire che Di Battista s è fatto pagare da il Fatto Quotidiano per i suoi ridicoli reportage tra gli indios del Guatemala e per fare le sue lunghe vacanze in America Latina, come fosse un giovane studente in gap year (anno di viaggio alla scoperta del mondo che si fa di solito a 18 anni. Probabilmente, per loro, Travaglio non è un giornalista, ma non credo ne abbiano tanta stima, almeno tanta quanta la sua adorazione verso di loro. T. Ferrario, giornalista Tg1].

 

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