NON SI DICE PIÙ VA BENE, MA OK (OKKEI)

NON SI DICE PIÙ SÌ, MA OK (OKKEI)

Chiamo un amico. Gli chiedo: sei tu? E pronuncio il nome.

Non mi risponde sì, ma mi dice of course.

Spesso è in countdown, perché sta per avvicinarsi l’ora del break.

Mi invita con un let’s go.

Mi offre un lemon tea anche se io preferirei un caffè.

In certi momenti sfoggia tutto il suo self control, in altri lancia british freddure.

Chi è?  Il solito mio amico che vuol fare il “figo” o il “radical chic“.

Ma non è l’unico a sentirsi poliglotta solo per l’intercalare di inglesismo, salvo poi, in lingua madre, confondere un congiuntivo, da un condizionale.

La mia giornata inizia con lo skin care, e uso creme anti age.

Proseguo con il make up: ci metto il fard e l’eyeliner e concludo con il gloss.

Non faccio colazione con i vegan corn flakes.

Al cancello uso il badge .

Sul lavoro ci si trova per un summit. A volte si fa un planning che il team si impegna a rispettare.

Le news parlano di welfare e il premier di turno, ci rassicura sullo spread.

Mangio light, ma tante volte mi faccio  bastare un sandwich.

Quest’ anno non mi sono iscritta al Centro Fitness:  preferisco il footing.

Passeggiando per le vie della città osservo le vetrine, mi piacerebbe fare shopping.

Sono esposte delle sneakers davvero cool!

E quella o bag made in China è assai trendy.

Il mio sguardo però non si stacca dal cartellone di vacanze last minute e all inclusive: ne avrei anche bisogno.

Suona il mio smartphone: è l’addetta al catering che mi conferma il menù per Halloween.

A casa penso alla cena: un hambuger può andare, ma solo con il ketchup, però!

Alla TV, la sera, trasmettono un reality, un talk show o una fiction. Scelgo la fiction.

E così scorrono i giorni e aspettando il weekend, ci si sorprende con orrore o forse con dotto piacere, a essere italeglish.

E dire che l’italiano suona così bene, ma parlare come si mangia è ormai vintage.

Mia nipote mi aggiorna sulla scuola: sta facendo uno stage. 

Una mia vecchia collega, che vuole stare aggiornata, mi informa che parteciperà ad un workshop.

Non si dice più va bene, ma ok (okkei).

Ci sono espressioni esterofile che qualcuno ama particolarmente, o usa spesso, oppure odia cordialmente?

Non so voi, io oggi mi sento in jet lag.

Semplicemente fuori ritmo, o fuori fase, o comunque “mi gira la testa”.

Per forza, poi penso, sono sui social da un’ora e sto cercando un book che mi interessa, perché qualcuno ne aveva parlato in streaming.

Ma adesso basta chat, altrimenti mi viene lo stress, e il cervello va in tilt.

Però l’ultima novità la debbo dire. Per accedere agli ambulatori per una visita specialistica già prenotata, adesso bisogna fare il check-in sul posto.

Ho trovato davanti alla macchinetta automatica una fila di stralunati anziani, poi, per fortuna, è intervenuta una hostess infermiera.

E così è la vita.

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2 Risposte

  1. Hai perfettamente ragione, io mi sento in forte imbarazzo quando devo necessariamente pronunciare qualche parola in quel BARBARO idioma che è l’inglese dove la lettera A diventa E, la U diventa A, la I forse diventa Ai e forse no, eccetera; allora spesso le pronuncio come sono scritte all’italiana, e non parliamo delle Leggi della Repubblica italiana dove patto per il lavoro diventa jobs act, dove assistenza diventa welfare e un milione di altre, decisamente non vedo il motivo di vergognarmi delle sonorità armoniose e delle ricchissime sfumature della lingua italiana.

    1. Quasi quasi non ce ne accorgiamo, ma ormai ci sono cose che ci sono diventate così familiari da non farci caso. Ho scoperto infatti di usare una crema anti-age, una mattina, con gli occhi ancora un po’ chiusi, e mi sono detta perché poi non chiamarla anti-età? E così di parola in parola, con mio dispiacere va a finire che rinunciamo alla lingua più bella e sonora del mondo, ci lasciamo invadere da queste barbarie.
      Queste sono solo alcune delle parole quotidiane che sentiamo, ma di certo la politica, i giornali, la pubblicità e la tecologia non ci aiutano a parlare bene la nostra lingua.
      Peccato perché in questo modo si perde anche la sonorità e bellezza dei nostri speciali congiuntivi, che in inglese non esistono.
      Ciao carissimo, un abbraccio.

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