Archivi del giorno: 3 novembre 2018

COME SOFFIARE NEL VENTO

COME SOFFIARE NEL VENTO

L’offerta, inclusa nel DEF, di questo governo gialloverde, pare sia che, al terzo figlio, diano un terreno incolto, con un prestito di 200.000 euro a tasso zero, che dovrebbe servire a costruire su quel terreno casa e annessi. Il tutto per 20 anni.

Prestito, il che significa che, se anche il tasso non cresce, i 200.000 euro in venti anni, si debbono restituire tutti.

Forse su questa proposta, apparentemente allettante, c’è un problemino e lo conosce solo chi, adesso, lavora la terra.

Mettiamo il caso che una coppia di 30, 35 anni con tre figli si prenda un terreno incolto, se fosse coltivato avrebbe già un padrone, e si accolli un debito di 200.000 euro, a tasso zero, per 20 anni.

Quanto deve pagare all’anno per il solo debito con lo Stato?

10.000 euro all’anno.

Con almeno 3 figli e un’azienda agricola da portare avanti, quanto dovrebbe ricavare, fin dall’inizio, cioè quando il terreno non rende ancora, per poter far fronte a spese personali e mutuo?

Per mangiare, bere, pagare le utenze e la scuola ai figli, nonché vestirsi potrebbero essere sufficienti 12.000 euro l’anno, stando attento sempre alle spese. Insomma una vita un po’ difficile.

Casa costruita, o casa da ristrutturare, con annessi, 200.000 euro. Sono sufficienti?

Quanto può costare costruire una casa nuova, O rimetterla a nuovo, con sistemi antisismici, considerando il costo della manodopera e dei  materiali? E gli infissi e l’arredamento? E le fognature? Il possibile allacciamento all’acqua potabile e al gas? La strada per raggiungerla sarà una carreggiabile o un sentiero?

Dubito che rimangano soldi, dei 200.000 ricevuti, per costruire anche, e come minimo, un pollaio o un porcile, o un ovile e tantomeno una stalla e il fienile.

Poi, per la tenuta dell’azienda, che comporta probabilmente animali, foraggio, attrezzi per la coltivazione, mezzi meccanici, semi, manodopera occasionale, contributi, tasse, occorrono almeno altri 8.000 euro, con i prezzi attuali, che sommati ai 10.000 da dare allo stato, per pagare tutto, ci vorrebbero almeno 2.500 euro al mese.

Dopo 20 anni, quando col suo lavoro la coppia avrà pagato 200.000 euro per un terreno che non sarà più suo, considerato che è solo in concessione, ci avrà lavorato, avrà costruito, insomma avrà rivalutato un terreno che prima non valeva nulla, lo dovrà restituire bello e risanato.

Ma se volesse comprarlo, perché si è affezzionato al lavoro, alla casa, al paese, agli amici ecc.?

In questo caso, a quale prezzo? Quello di oggi o quello che, col suo lavoro, ha rivalutato visto che c’è anche una casa colonica funzionante?

Se non avrà i soldi per pagare quel terreno, com’è presumibile, considerato che nessun contadino ha un ricavo di 2500 euro al mese, altrimenti tutti lavoreremmo la terra, quel poveraccio che ha creduto di far fortuna, avrà debiti e non crediti, alla bella età di 50, 55 anni.

E che cosa potrà fare per sé e per i suoi tre figli o forse anche nipoti?

Per vent’anni, chi decide di accettare l’offerta proposta da questo governo, tutto considerato, sembra solo che abbia soffiato nel vento.

Temo proprio che questi signori si siano fatti un’idea sbagliata di che cosa significa lavorare la terra, a meno che non credano che si tratti solo di una baracca, un pollaio, un ovile per le capre e un pozzo.

 

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