IL BIZZARRO CONTE NON CONOSCE LE AZIENDE DI STATO

IL BIZZARRO CONTE NON CONOSCE LE AZIENDE DI STATO

L’idea di usare le aziende di Stato per manipolare le cifre del Bilancio ed edulcorare la manovra finanziaria è sconclusionata, sconcertante e controproducente.

Un atto fuori dal mondo, dalla realtà e dalla legge perché altera la concorrenza.

Infatti ha prodotto acqua fresca, solo generiche promesse di disponibilità da parte dei manager imbarazzati, ma foriere di danni futuri.

Il governo, convocando le aziende statali, è riuscito solo a fare un annuncio ottimistico sulle disponibilità delle imprese, i cui manager assistono, ogni giorno, alle violenze, minacce e prepotenze di Lega e 5 Stelle, verso la burocrazia statale e i manager della P.A.

Immagino il timore e l’imbarazzo, dei manager delle aziende “statali”, di dover spiegare a un governo di incompetenti, la realtà e la verità.

E cioè: non esistono aziende “statali” in senso proprio, di proprietà del governo.

Leonardo, Eni, Enel, Ansaldo Energia sono aziende “partecipate” dallo Stato.

In taluni casi a maggioranza o, prevalentemente, con privilegi della quota di azioni pubbliche, che comunque non significa “statale”.

Tra i privilegi non rientra, però, quello di dare “comandi” ai manager su investimenti e occupazione.

Sarebbe un abuso, illegale e una “provocazione” ai mercati.

Leonardo, Enel, Ansaldo Energia, Eni, ma anche Ferrovie, Fincantieri, Snam e perfino Cdp, non possono cambiare piani di investimenti o occupazionali già annunciati ai mercati, o decisi con motivazioni “politiche” e a comando.

Anche le “aziende statali” si finanziano sul mercato, non vivono di fondi di dotazione dello Stato.

Era così 40 anni fa.

Ora è tutto cambiato: i soldi alle “aziende statali” non possono più arrivare dallo Stato, che, tra l’altro, non li ha. Arrivano dai mercati, che giudicano quelle aziende col rating, come fanno con i conti dello Stato.

È uguale.

Se quelle aziende decidessero investimenti o piani di occupazione a “comando” del governo, affonderebbero il giorno dopo: chi li finanzia penserebbe che quelle decisioni non sono frutto di oculata gestione del bilancio aziendale, ma solo di “comando politico”.

E revocherebbero la fiducia ai manager.

Il governo ieri, convocando le aziende statali, ha lanciato un boomerang, che gli si schianterà in fronte con le società di rating, che aumentano i loro sospetti e aggraverà la convinzione europea che i numeri degli investimenti contenuti nella manovra siano, oltre che insufficienti, del tutto aleatori.

L’incontro è stato solo una pagliacciata e una sceneggiata “sovranista”: una provocazione per l’Europa e per i mercati, uno schiaffo in faccia a chi ti presta i soldi.

Siamo sempre lì: lo pagheremo con lo spread e la sfiducia nell’Italia.

Ma Conte è davvero avvocato?

Mi viene un dubbio.

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