Archivi Mensili: ottobre 2018

NO TAV, SÌ TAV

NO TAV, SÌ TAV

E avanti così. No Tav/ Si Tav.

Siamo arrivati alla sostanza, alla madre di tutte le differenze assolute, inconciliabili, irriducibili, tra decrescita e crescita, tra declino e sviluppo, tra chiusura dell’Italia e proiezione internazionale della nostra economia.

La logistica, la velocità dei trasporti di merci e persone, i corridoi veloci che connettono l’Italia ai mercati europei, in una parola la Tav, anzi le Tav, hanno un valore inestimabile.

Per l’intera economia.

Hanno un valore inestimabile, servizi, occupazione, modernizzazione logistica, per i territori che accolgono quelle infrastrutture.

Torino, da anni in declino per il ridimensionamento della grande industria e una mancata modernizzazione, ha nella Tav la su grande occasione.

Come l’avrebbero il Mezzogiorno, Bari e la Puglia dallo sviluppo dell’alta velocità ferroviaria tra Napoli e Bari.

Un movimento gretto, barbarico, incompetente, che fa della decrescita il suo obiettivo e che teorizza che la lotta alla povertà è farci tutti più poveri, vuole cancellare le opere, le fabbriche, le infrastrutture, che “trasportano” lo sviluppo.

Per fortuna non ci riescono sempre.

Troppo grande è il fossato tra la logica delle cose e la grettezza caprina dei 5s.

Più prendono musate per la loro barbarica incompetenza e avversione allo sviluppo, (vedi Ilva, Tap), più reagiscono come idioti prepotenti.

Noi ora dovremmo cancellare la Tav perché, dice Di Maio, “i 5 Stelle sono sotto attacco” e non possono perdere la faccia dopo aver perso su Tap e Ilva.

Inaudito.

Noi dovremmo perdere la Tav e i suoi benefici per salvare la faccia dei 5 Stelle e del pagliaccio che ci hanno imposto al governo. In buona sostanza per far sopravvivere un gruppo politico squallido e testardo di cialtroni, si fa morire una regione, isolandola dal resto del mondo.

La Tav è diventata ora la madre di tutte le battaglie.

Se perde anche la promessa demenziale di bloccare la Tav, Di Maio va a casa.

Ce lo manderanno i suoi elettori illusi, raggirati e presi per i fondelli con promesse impossibili da realizzare.

Un rammarico però.

L’altro ieri in Tv sono apparsi i protagonisti della battaglia Si Tav in Piemonte: i consiglieri comunali del Pd, il Governatore Pd del Piemonte, i lavoratori dei cantieri Tav con le bandiere della Cisl, le imprese con la Confindustria.

L’opposizione alla demenza prepotente dei 5 Stelle, c’era.

Mancavano le bandiere della Cgil.

A proposito la Cgil con chi sta? Non con i lavoratori dei cantiere, anche se sono operai della “classe” operaia proletaria.

La Cgil ha anche dimenticato che Grillo la chiamava “La peste rossa”.

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UN CONSIGLIO SPASSIONATO E PERSONALE AL PD

UN CONSIGLIO SPASSIONATO E PERSONALE AL PD

Più che cercare unità  si deve, obbligatoriamente, pena la morte politica, cercare chiarezza.

È meglio marciare divisi e cercare punti di convergenza, se si ha l’intelligenza di farlo, più che ammassarsi e darsi calci negli stinchi, per continuare ad essere un esercito azzoppato.

Se non si fa chiarezza, si fanno enormi regali a Salvini e ai 5s.

Il centro politico di tutto questo chiacchierare, non è come liberarsi di Renzi, ma come liberarsi del fantasma, trasformista e suicida, di ogni ipotesi di alleanza con i 5 Stelle, per dare vita al polo populista di pseudosinistra.

In definitiva, chi vuole allearsi coi 5s, sta da una parte, chi invece non vuole formare un populismo conservatore strano e succube dei 5s, starà dall’altra.

Mi auguro che il congresso faccia chiarezza su questo, altrimenti è davvero la fine del Pd.

Semplice  da capire.

IL PD DI ZINGARETTI SI IMPEGNA A SOSTITUIRE, IN OGNI CENTRO ABITATO, LE FONTANE PUBBLICHE, PERCHÉ AL POSTO DELL’ACQUA SGORGHI IL VINO

IL PD DI ZINGARETTI SI IMPEGNA A SOSTITUIRE, IN OGNI CENTRO ABITATO, LE FONTANE PUBBLICHE, PERCHÉ AL POSTO DELL’ACQUA SGORGHI IL VINO

Si legge, finalmente, qualcosa del programma di Zingaretti.

È l’esatto opposto, ma proprio esatto, di quel che sarebbe plausibile, accettabile, dovuto da parte di una forza di centrosinistra, di opposizione al governo giallo verde e di alternativa ad esso.

Alternativa che, infatti, manca del tutto.

Zingaretti scopiazza, scimmiotta e mima il “contratto di governo” dei populisti e va pure oltre.

Elenca, con la irresponsabile vacuità e fumosità dei populisti, una lunga serie di “promesse” e buone intenzioni: le solite, da sempre, della sinistra parolaia, evocativa, messianica, retorica, “buonista de noantri”, romana: quella per cui basta mettere l’aggettivo “nuovo” davanti a qualcosa, per illudersi di aver delineato una politica, una piattaforma, una “Grande Bellezza”.

Carta straccia.

Sciatto e scontato, il Pd di Zingaretti fa a gara con i populisti, promette il paese di Bengodi dove, alla vecchia maniera, quasi tutto è gratis e si promettono sussidi: una dote da 18 anni in su, per copiare il reddito di cittadinanza, promesse di alleggerimento del carico fiscale, alla maniera della flat tax, senza indicare con quali risorse, flessibilità dell’età pensionistica, sostegni alla povertà, ecc.

Manca solo, dice bene Della Loggia sul Corriere, “l’impegno a sostituire, in ogni centro abitato, le fontane pubbliche, perché al posto dell’acqua diano vino”.

Populismo di sinistra: stessa demagogia promessista.

Non si indica alcuna riforma da fare.

Si sparano balle inaudite che ricalcano le fandonie di Di Maio e dei 5 Stelle: si dice che, per attuare quel generico programma di promesse, le risorse ci sono: mille miliardi che Zingaretti avrebbe scovato, da qualche parte.

Immorale.

Zingaretti delinea un Pd fagocitato dall’ideologia, dai valori e dai metodi del populismo: promesse e assistenzialismo, peraltro più generiche e fumose del contratto tra Lega e 5 Stelle.

Fuori da ogni logica e realtà sui conti del paese.

Dei populisti si mima il peggio: l’assenza di una strategia per la crescita, l’assenza del lavoro, al posto dei sussidi, come asse centrale di una strategia economica realistica, efficace ed espansiva.

Anche per Zingaretti l’economia è una torta da redistribuire e non ricchezza da accrescere per migliorare la vita di tutti.

Un Pd populista, frufru, ingannevole, irrealistico, che agita promesse fumose e non impegni certificabili è roba vecchia, inservibile e dannosa.

Di interesse zero.

“LE FOGLIE AL VENTO”

 “LE FOGLIE AL VENTO”

Soffia il vento autunnale,

le foglie vestono in modo regale,

e sono pronte per il ballo finale.

La foglia gialla senza posa balla.

La foglia rossiccia ondeggia alticcia.

La foglia dorata vola assonnata.

La foglia marrone ormai accartocciata,

al suolo stanca si è adagiata.

La foglia ancora verdina,

non lascia il ramo, poverina!

Al suolo un tappeto dorato

Dolcemente si è formato.

L’albero brullo è addormentato

E in primavera sarà risvegliato

Con verdi gemme e foglioline

Leggiadre e tenere come fatine.

 

CI VUOLE IL LANTERNINO PER TROVARLI

CI VUOLE IL LANTERNINO PER TROVARLI

Ma gli estromessi, quelli che Renzi ha cacciato, quanto hanno preso alle ultime elezioni?

Per sapere.

Perché ad un certo punto, bisognerà pure fare i conti.

Quanti sono?

Perché “Essi” non sono riusciti ad attirare gli elettori di ”sinistra” che hanno votato movimento?

Perché sti elettori potevano votare per loro, mostrando a Renzi la lingua e facendo gli un pernacchio.

Ma no, mi pare che non sia cosi, forse che Essi a scimmiottare e correre dietro al mov, gli elettori di sinistra hanno votato per l’originale, il movimento e la lega.

Ma la sinistra, è così? Somiglia alla lega e al movimento?

Renzi mi pare di centro sinistra e scusate, ha pure diritto di esserlo.

La Sinistra piuttosto, quella bella e pura, dove si colloca?

Quand’è che diventerà adulta e comincerà a ragionare con i piedi per terra?

Sarebbe pure ora.

E fatelo sto partito si sinistra pur jus, che aspettate?

Sperando che la scissione non avvenga prima della fine della presentazione, magari.

(Bonjour Tristesse)

LA MIA ITALIA SMARRITA E CONFUSA

LA MIA ITALIA SMARRITA E CONFUSA

Grillo insulta e deride le persone affetta da autismo e asperger.

Sui social si esulta per la morte di Benetton.

Razzisti sul treno o sugli autobus non vogliono sedersi accanto a persone di colore.

Non so se questo paese affonderà economicamente, ma moralmente lo sta facendo.

 

IL QUOTIDIANO DI DE BENEDETTI “LA REPUBBLICA”

IL QUOTIDIANO DI DE BENEDETTI “LA REPUBBLICA”

Io non mi meraviglio di quello che ha fatto “Repubblica” coi 5stelle.

Repubblica ha fatto sempre questo: si schiera con qualcuno a discapito di un altro.

Per poi ritornare sui suoi passi.

Si schierò con De Mita a discapito di Craxi.

Si schierò con Bersani a discapito di Renzi.

Si è schierata scandalosamente con Di Maio di nuovo a discapito di Renzi.

Sempre contro Renzi si è schierata con il No al referendum del 2016.

Si schierò contro Prodi per favorire l’ascesa di D’ Alema.

Più che un Quotidiano sembra una Loggia Massonica con il Grande Maestro con la barba bianca.

I suoi bersagli preferiti tutti coloro che hanno tentato di riformare e dare un nuovo corso alla sinistra Italiana, per riscattarla dall’egemonia comunista.

FORZA MARCO, DAGLI UN DISPIACERE

FORZA MARCO, DAGLI UN DISPIACERE

Il Manifesto, cui non può ovviamente piacere Minniti che di mestiere fa il servitore dello Stato democratico e per passione fa il politico, autorevole di suo, per le opere di governo, diciamo, e non per il peso di correnti, correntine e spiragli, ha trovato la chiave per ostacolarne l’elezione a segretario del Pd: diffondere il veleno che è un…renziano camuffato.

Sotto copertura.

Nel linguaggio rivoluzionario, che li affascinava un tempo e che, per pudore ora coltivano in segreto, lo avrebbero definito “un infiltrato, una spia, un agente del nemico di classe, uno manovrato dai servizi segreti della borghesia”.

Forza Marco, dagli un dispiacere.

TERESA BELLANOVA LA RAGAZZA DI SESSANT’ANNI

TERESA BELLANOVA LA RAGAZZA DI SESSANT’ANNI

Ci vuole una donna, nel Pd, eh, sì, una donna. Una riformista e una che non ha paura che si esprime senza mezzi termini. Adesso. Già una vera combattente.

BISOGNA ESSERCI OGGI, SE DAVVERO VOGLIAMO CREDERE DI AVERE ANCORA ANCHE UN DOMANI.

BISOGNA ESSERCI OGGI, SE DAVVERO VOGLIAMO CREDERE DI AVERE ANCORA ANCHE UN DOMANI

Forse ha ragione una mia carissima amica quando scrive che adesso ci manca qualcosa, e dice;

“Ho ascoltato l’intervento conclusivo di Matteo Renzi alla Leopolda, e non ho potuto fare a meno di cogliere un particolare non da poco, ovvero che, nelle sua pur logica e condivisibile costruzione del discorso, ci sono due falle, due pezzi mancanti che saltano subito all’occhio perché sono macroscopici.

Il primo, è il presente.

Perché parlare di futuro è bello, importante e persino necessario, ma resta da affrontare l’oggi.

E non basta dire che i nostri parlamentari si battono in aula e nelle commissioni , ci mancherebbe altro, li abbiamo eletti per questo, quando ciò che manca davvero, per fare opposizione, è una linea politica netta e senza equivoci, una controproposta forte e politicamente competitiva, una leadership salda e riconosciuta.

La frasetta quotidiana di Martina ai TG, sempre quella, non basta, non pesa, non sposta nulla.

La battaglia, quella vera, non la si fa.

La rappresentanza, a tutti noi, non la trasmette e non la fa sentire.

E questo, non si può ignorare e tantomeno rimandare ad un indefinito domani.

Oggi, bisogna esserci oggi, se davvero vogliamo credere di avere ancora anche un domani.

Il secondo pezzo mancante è quello del Congresso.

Renzi afferma che rispetterà chiunque lo vinca, dunque anche qualunque linea politica ne esca.

Ora, ad oggi, abbiamo una parte del Pd che ancora crede, contro ogni dato oggettivo, che avremmo dovuto governare con i Cinquestelle.

Poi c’è una parte che ritiene che avremmo dovuto fare noi questa manovra finanziaria, ripescando l’assistenzialismo come controvalore del riformismo, ritenuto invece il nemico da abbattere ovvero, detto chiaro, la stagione renziana da archiviare.

Se vincono queste due correnti, molto vicine fra loro, chi di noi, che abbiamo sostenuto il progetto riformista, chi di tutto il cosiddetto popolo della Leopolda, si riconoscerà ancora nel Pd?

E alle elezioni europee, chi rappresenterà le nostre istanze, i nostri valori, le nostre convinzioni?

Renzi è persona troppo intelligente e navigata per non sapere che questi vuoti esistono, e che ad oggi, nonostante il successo della Leopolda, ci sono sempre e comunque risposte non date a domande che premono ad ognuno di noi.

E questo continuo prendere tempo e rimandare non aiuta nessuno, neanche lui.

Perché, seriamente, alzi la mano chi, oggi, volendo vedere una opposizione seria, combattiva e condotta sul campo ogni singolo giorno, possa sinceramente dire di sentirsi rappresentato non da un singolo, che ha un peso molto limitato, ma da un partito e da un leader”.
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