Archivi del giorno: 9 luglio 2018

MAURIZIO MARTINA, MEGLIO SENZA UN TETTO CHE SENZ’ARIA

MAURIZIO MARTINA, MEGLIO SENZA UN TETTO CHE SENZ’ARIA.

Nel giorno dell’assemblea del 7 luglio finalmente ho capito perché cercavo di aprire finestre, mi mancava l’aria.

Non riuscivo più a capire dove fossi, e mi chiedevo: ma io che ci faccio qui dentro?  Che ci faccio assieme a certa gente con cui non condividerei nemmeno un caffè?

Caro Maurizio, mi hai dato il nulla-osta e le chiavi per uscire da quella casa senz’aria, finalmente sono libera, finalmente respiro. Sono senza casa, sono sotto le stelle, senza un tetto, ma finalmente all’aria aperta, finalmente respiro a pieni polmoni.

Però, non sono felice, perché là dentro lascio tanti amici, tante persone per bene, tante persone competenti che hanno molto da dire.

E rivolgendomi a loro dico, cari amici, vi stimo, conosco il vostro valore, ma so anche che in quella catapecchia che ormai fa acqua da tutte le parti, non potrete mai essere apprezzati per quello che valete.

Il vecchio, il lerciume che invade i territori, che non è nemmeno maggioranza, non vi permetterà mai di esprimervi a pieno.

Ci abbiamo provato, ma tutti i tentativi sono andati a vuoto. Quella parte del partito, è minoritaria, ma potente e gode dell’appoggio dei media, degli intellettuali falliti, di tutti quelli che la vecchia sinistra ha sparso in poltrone che hanno potere.

Maurizio, il tuo discorso di oggi è stato illuminante, di una inconcludenza tale da far invidia a Pierluigi Bersani, un’ora di parole vuote senza dire niente.

Proprio come piace a certa sinistra.

A quella sinistra a cui sarà piaciuto anche Cuperlo, con le sue citazioni dotte, che non ci fa mai mancare. Un Cuperlo che timidamente entra nel merito, e ci parla di periferie, ci parla di un Pd (quello di Renzi naturalmente) che non sa ascoltare il popolo.

Gianni cosa dovevamo ascoltare dal popolo, delle periferie?

Ma hai capito cosa volevano le periferie? Le periferie dicono chiaramente cosa vogliono: “fuori i “negri” dall’Italia.

Non avete nemmeno cercato di ascoltare le periferie, anzi le avete ingiuriate.

Avete insistito, per fare un esempio, a proporre lo “ius soli” fino all’ultimo giorno, e non sapevate che le periferie, di questo, non  ne volevano sapere? Perché non le avete interpellate? I circoli del Pd, sparsi sul territorio, possono servire in questi casi, ma non ve ne siete serviti.

Vi fidate solo delle vostre chiacchiere da salotto.

E se una legge proposta non va, non viene approvata, avevate l’opportunità, come dirigenti, di accantonarla, non di riproporla fino alla vigilia delle elezioni.

E credo che neppure adesso comprendiate, perché continuate a dare del fascista a un parolaio che è diventato il loro idolo, e per di più mostrate una clemenza inaudita, verso quella banda di grilloidi che hanno iniziato, con una serie di provvedimenti pazzeschi, pericolosissimi.

Il parolaio guadagna consensi ogni giorno di più e vi ringrazia. Fate lo stesso gioco dell’antiberlusconismo di un tempo, divenuto ora antisalvinismo.

Ma non è questo il problema, il punto è che non vi potete permettere di ergervi a quelli che hanno la verità in tasca, perché siete fuori dal mondo e dalla storia.

E io dico basta. Mi spiace ma io non posso stare nello stesso partito con uno che mi dice che il decreto dignità ha dei lati positivi. No, stateci voi.

Anche perché abbiamo capito che gioco state facendo.

Non può essere casuale che mentre esiste uno schifo di governo, noi dalla mattina alla sera dobbiamo sentir dire solo epiteti contro Salvini.

Caro Martina, pensi che siamo scemi?

Pensi che non abbiamo capito perché in ogni tuo discorso non nomini mai i 5S?

Pensi che non abbiamo capito il perché di questa linea, cosa hai in mente e chi si sta scaldando per entrare in campo?

Che dire, io non potrei più guardarmi allo specchio se appoggiassi un partito simile come quello grilloide.

È stato bello, stare nel Pd, anche se faticoso, perché è stato molto più difficile difendersi dagli attacchi interni che non dall’opposizione.

Personalmente adesso sono senza casa, non so se qualcuno penserà a costruirne una accogliente per me e per qualche altro milione di persone.

Ma meglio senza un tetto, che senz’aria.

 

 

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