Archivi del giorno: 6 giugno 2018

IL CONTE ZIO

IL CONTE ZIO

Peccato, perché adesso purtroppo è anche il mio Presidente del Consiglio.

Si chiama Giuseppe Conte ed è avvocato civilista. Presidente non eletto come da coerenza grillina.

E’ stato chiamato dai due caballeros a leggere per 75 minuti (il discorso più lungo di sempre), il compitino scritto da Casaleggio (tramite il suo considerevole rappresentante quel Casalino del grande fratello) e da Salvini.

Un esecutore nel vero senso della parola e a svolgere la funzione di lavatrice come alcuni giornali di oggi lo definiscono.

Forse gli è sembrata una bella frase quella che ha detta che “il loro governo è populista, perché è il popolo l’ha votato”. Populismo non vuol dire “popolare”, ma è quel movimento politico diretto all’esaltazione della demagogia.

Comunque, per i signori della scuola, tutti quegli insegnanti che hanno votato per questo governo, saranno contenti che la “scuola” non è stata nominata, anche la cultura è stata la grande assente.

D’altronde, se sta tra Salvini e Di Maio come Pinocchio in mezzo ai carabinieri, è normale che parli un’ora e un quarto senza mai nominare scuola e cultura.

La buona educazione gli vieta di infierire sulle manchevolezze dei suoi vicini.

E purtroppo niente impresa e niente crescita, niente diritti civili.

Insomma un discorso per ¾ noioso, e per ¼ poco interessante.

Tra le banalità più ovvie “le assunzioni in ambito sanitario devono essere fatte in base a criteri meritocratici”, ma se ci pensate bene, chi non ha mai detto una frase del genere?

Oppure quando ha pronunciato la seguente frase: ”Tutti devono poter accedere a Internet”, come se ora fossimo in un paese dove la rete internet è controllata come accade in paesi come Ungheria e Turchia.

E quando ha detto che si aspetta una opposizione responsabile e rispettosa, mi ha fatto ridere. La risposta gli è venuta da Renzi. “Noi non interromperemo mai i vostri discorsi con offese e urla, non occuperemo mai il seggio della Presidenza, non saliremo mai sui tetti, non insulteremo mai i nostri rappresentanti all’estero al grido di mafia, mafia, mafia, alimentando così i pregiudizi che hanno nei nostri confronti, non agiteremo il cappio in aula e non porteremo neppure l’apriscatola. La nostra opposizione sarà forte e responsabile, sì, ma rispettosa delle norme parlamentari e delle dignità delle persone che vi siedono”.

Ai due autorevoli statisti, che sedevano ai lati del povero Conte zio, come due guardiani del Kgb (in omaggio all’elogio della Russia fatto del conte zio), occorrerà ricordare che la luna di miele è finita.

Da oggi in poi verranno valutati e giudicati sulle cose concrete che saranno in grado di fare, in linea con i loro fantastici programmi elettorali, nel rispetto dei vincoli di bilancio e regole europee.

Adesso fatti, di parole e promesse hanno già dato il meglio di loro stessi.

Ma scordiamoci che agiscano, parlino, si presentino con il tono che imporrebbe la carica ministeriale.

Questi faranno governo, propaganda, opposizione e campagna elettorale permanente, chiudendo ogni possibile spazio.

Un esercito di minus habens, ha già iniziato a fare la guardia ringhiosa.

Un bilancio comunque c’è. Siamo tornati alla Prima repubblica. E questo sarebbe il governo del cambiamento.

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