Archivi del giorno: 2 giugno 2018

C’ERA UNA VOLTA, IN UN PAESE BELLISSIMO, UN RE TRADITORE

C’ERA UNA VOLTA, IN UN PAESE BELLISSIMO, UN RE TRADITORE

Sì purtoppo anche questo ha sopportato quel meraviglioso paese, eppure c’era chi voleva portare le sue ossa nel più bel monumeto del mondo, il Pantheon, un manumeto unico che contiene le memorie dei personaggi che hanno fatto onore all’Italia, sì, il più bel paese del mondo.

Nel 2008, alla base del molo nord del porto di Ortona è stata collocata una copia della lapide che ricordava la fuga del Re d’Italia Vittorio Emanuele III, trafugata da ignoti nel 2007 e mai più ritrovata.

Sono pagine di Storia d’Italia che appartengono ad ognuno di noi.

Non c’è nulla di più importante della memoria nella costruzione di un’identità nazionale.

Il caso di Vittorio Emanuele III è esemplare a tale riguardo.

Fra le sentenze inappellabili del Novecento c’è la condanna, morale e politica, di Vittorio Emanuele III, il monarca che con le sue azioni offese l’Unità nazionale, negò il Risorgimento e dunque violò gli stessi principi che avevano fatto della monarchia sabauda l’artefice e la spina dorsale dello Stato italiano.

Le decisioni di non impedire la Marcia su Roma, di consentire al partito fascista di Benito Mussolini di demolire dall’interno le istituzioni dello Stato liberale, di assistere passivamente alla violazione delle libertà dei cittadini, di promulgare le leggi razziali, di non opporsi all’entrata in guerra al fianco di Adolf Hitler e di fuggire, nella notte fra l’8 e il 9 settembre 1943, abbandonando le intere forze armate al loro destino, consentendo ai nazisti di catturare almeno 600 mila nostri soldati facendo strage di migliaia di altri, descrivono il disprezzo che Vittorio Emanuele III ebbe per l’Italia e per i suoi cittadini.

Gesti che esprimono disprezzo anche per la corona sabauda che aveva contribuito a formare nel Risorgimento l’unità d’Italia.

Vittorio Emanuele III tradì non solo la sua nazione ed il suo popolo ma anche la monarchia ed i valori che fino allora aveva incarnato per milioni di cittadini.

Se sul molo di Ortona, da dove Vittorio Emanuele III fuggì il 9 settembre 1943, i cittadini apposero dopo la Liberazione la targa che «grida eterna maledizione» per i «tradimenti, il Fascismo e la rovina d’Italia», è perché fu dal rigetto di quelle azioni aberranti che la Repubblica trasse la forza per redigere la Costituzione, che avrebbe consentito alla nazione di rinascere e ritrovare la dignità dei Padri Fondatori.

Quelle parole scolpite sul molo d’Ortona costituiscono ancora oggi la nostra spina dorsale, custodendo il patrimonio del Risorgimento che Carlo Alberto seppe immaginare, Cavour riuscì a guidare e che Vittorio Emanuele III scelse di tradire. Offendendo non solo le generazioni italiane di allora ma anche le odierne e quelle che verranno.

Un personaggio che deve stare ben lontano dal Pantheon. Tuttavia, di recente, si sono senite voci che vorrebbero questo personaggio collocato al Pantheon.

Ma, fortunatamente, a chiudere la questione ci ha pensato il ministro della Cultura, Dario Franceschini: “La sepoltura a Vicoforte è la chiusura definitiva della vicenda, non ne apre una nuova – afferma -. Del resto sono la storia e la memoria a impedire anche solo di prendere in considerazione l’ipotesi di una sepoltura al Pantheon”.

Tutto questo nel giorno meraviglioso della Festa della Repubblica, 2 giugno, a memoria di quello che è stato e di quello che siamo diventati. E a ricordo di chi, quel giorno, saggiamente, preferì la Repubblica.

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