Archivi del giorno: 5 maggio 2018

LA SINISTRA PERDE PERCHÈ È ANTIPATICA

LA SINISTRA PERDE PERCHÈ È ANTIPATICA

Ho letto, tempo fa, sul blog di Umberto Minopoli (formiche.net) che “la sinistra perde perché è antipatica, sovrappone il senso comune i propri precetti. Crede di incarnare per decreto i valori della civiltà. Tratta i sentimenti popolari come arretratezza primitiva. Le piace essere pedagogica. E perde. Con la sinistra elitaria supponente, conservatrice arrendevole a tutti i cascami del politicamente corretto, pedagogica e senza popolo, la democrazia rischia di doversi chinare proprio ai demagoghi.”

E non c’è alcun dubbio che l’atteggiamento irridente e supponente di una certa sinistra, nei confronti del ragazzotto della provincia fiorentina abbia le sue basi in questo elitarismo supponente.

Il ragazzotto fiorentino, se n’è fregato del politicamente corretto, ha rotto gli schemi e si è divincolato da questa classica tipologia di uomo progressista (e non per caso non viene considerato tale), e per questo è stato odiato e allontanato dal sistema radical chic di sinistra, con l’accusa di non essere di sinistra.

E la Armeni in un suo vecchio articolo ci racconta una verità scomoda e cioè che il “popolo non ama la sinistra, anzi gli sta abbastanza antipatica. E del resto neppure la sinistra ama così tanto il popolo ed i poveri”.

E quando diciamo popolo o poveri il riferimento non è certo ai mendicanti ai disperati o per altro verso agli operai sindacalizzati.

Il popolo che la sinistra di un certo tipo odia è, riassume la Armeni, quella famiglia che all’Autogrill si ingozza di panini e parla con un tono di voce esagerato”.

Popolo sono “quei giovinastri che tengono l’autoradio a tutto volume e se ne sbattono del fracasso che provocano, le donne con la busta della spesa che sgomitano in autobus, tutti quelli che vanno al cinema solo a Natale e non sanno fare alcuna distinzione fra il gusto dell’aspirina e quello del tartufo.

Popolo sono quei “tanti che bevono il vino meno costoso del supermercato e non lo trovano così diverso dal Barolo più raffinato, che si fanno prestare il giornale dal vicino solo per sfogliare le pagine sportive.

Popolo sono le donne che tengono la televisione accesa tutto il giorno, le ragazze che aspirano al top leopardato, la casalinga che strilla al mercato perché l’hanno fregata sul peso della verdura.

Lo incontriamo questo popolo e ci pare cafone, maleducato, aggressivo, malvestito. Sgomita e strilla, rubacchia allo Stato quando può, non rispetta le file, si arrangia in tutti i modi, anche non sempre legittimi, e tira avanti.

Per questo la sinistra non li sopporta e cerca di dimenticarli.

O meglio, li dimentica fino alle elezioni quando si accorge che “il popolo” non vota più per lei. Che si è rotto qualcosa, e questo ha ripercussioni anche sui consensi.”

E siccome il neurologo della mente politica, ci dice che è difficilissimo estirpare una sinapsi neuronale che si è formata nel tempo; è evidente che per la sinistra, oltre al rinnovamento di uomini e programmi, si pone il tema di ribaltare questa sua immagine tanto radicalmente odiata e sostituire la sinapsi esistente con una nuova, più empatica, meno supponente, meno aristocratica.

Credo sia questo uno dei compiti che si è assegnato Matteo Renzi.

E ad oggi, a meno che non nascano nuove figure di leader, è l’unico che ce la può fare. Ammesso che in un qualche modo voglia o possa ritornare in campo.

Quale si vedrà. Probabilmente non col Partito Democratico, dove rischierebbe di essere rimaciullato.

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