LA BASE DEL PD È DESTINATA A RESTRINGERSI, MA NON SARÀ UN MALE, ANZI

LA BASE DEL PD È DESTINATA A RESTRINGERSI, MA NON SARÀ UN MALE, ANZI

Non so se avete avuto occasione di ascoltare le parole de Prof. Gianfranco Pasquino, Professore Emerito di Scienza politica nell’Università di Bologna e dal 2005 è socio dell’Accademia dei Lincei.  Ha scritto e pubblicato nientemeno che 91 opere. Tra cui evidenziamo, per esempio, “Il partito democratico secondo Matteo” del 2014. È un professore di politica, se ne intende e per questo è spesso in televisione intervistato a dovere dai vari giornalisti e quasi tutti i giorni lo si trova su “Radio Radicale” dove rilascia numerose interviste.

In una recentissima intervista proprio su Radio Radicale, alla domanda “perché la base del Pd sembra respingere l’idea di un patto con i Cinque Stelle”: Risposta: “perché Renzi vuole la rivalsa”.

Da una persona così istruita, sapiente e piena si scienze politiche, non ci si sarebbe mai aspettati una risposta tanto semplicistica e superficiale.

Forse non ha ancora compreso quale sia la realtà attuale del Pd, quello che è diventato, la cultura politica che ormai vi prevale, le convinzioni e le aspettative dei suoi iscritti e dei suoi elettori.

Politicamente è rimasto ai tempi d’oro bolognesi di Bersani (di cui tra l’altro ha scritto un libro, “Il Partito Democratico di Bersani. Persone, profilo e prospettive”).

Come mai un Professore così esperto non si interroga sulle vere motivazioni della reazione della base del Pd contro la possibilità di fare un governo col m5s, e cerca invece di spiegare il dissenso diffuso con le presunte volontà di Renzi?  È un modo non da professore di scienze politiche di rispondere.

Semmai dovrebbe interrogarsi sul contrario: forse lo stesso gruppo dirigente del Pd, Renzi compreso, dovrebbe, attentamente, valutare ciò che significa questo sentimento diffuso, il cosiddetto #senzadime nella realtà attuale del Pd.

Non si può pensare che la base degli elettori e iscritti del Pd sia informe e manipolabile, a comando. Sia pure da parte di un leader come Renzi. C’è un fatto che si è sottovalutato e non indagato a dovere: la cosiddetta “base” del Pd è radicalmente cambiata.

Cosa è successo a coloro che si sono scissi dal Pd, Bersani e compagnia? Hanno avuto poco seguito, perché hanno creduto che la maggior parte del Pd, avrebbe risposto ancora una volta al richiamo nostalgico.

Ma così non è stato perché il Pd non è più il risultato della fusione a freddo del 2007, ma è un’altra cosa e non è più interessato ai richiami nostalgici di un tempo passato.

Probabilmente dentro il Pd c’è un’altra generazione e la cosiddetta base è destinata a restringersi sempre di più. E non sarà un male, anzi.

 

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5 Risposte

  1. Buongiorno
    mi ripeto: in Italia non si ama il cambiamento, c’é poco da fare!
    si guarda con sospetto, al limite si puo’ fare una operazione di rinnovo sbianchettando un pochino i muri, facendo credere ALLA GENTE che ci ha sempre ragione che ( si come no!)
    avanza un nuovo ceto venuto dal popolo, uno vale uno, come te non c’é nessuno! e il sol dell’avvenire splendera’ nel cielo privo di scie chimiche…
    Mi dipsiace che questo intellettuale, dall’alto dei suoi diplomi e libri, non si sia accorto che il mondo, la societa’, le persone, sono cambiate e quindi anche il PD é cambiato, diciamo che i corridoi sono sgombrati e non ci stanno piu’ mucche che passeggiano e pascolano.
    Ma possibile che ci voglia tanto a capire che anche in Italia ( saremo pochi ma esistiamo) vogliamo un partito riformista, che democraticamente discuta ma poi decida, che non passa legislature intere a fare autocritiche e decidere se un’idea é buona? è giusta ? perché magari anche viene dal lato opposto.
    io per anni ho aspettato che si facesse una legge contro il conflitto di interessi, anni!!!
    D’Alema, Bersani pettinavano le bambole e veleggiavano, diciamolo :-))
    Matteo Renzi, con il suo governo ha dato all’Italia un volto piu’ civico approvando la legge sulle unioni civili dicendo una frase che mi é restata impressa nel cervello: io ho giurato sulla costituzione, non sul vangelo ( ed é cattolico praticante credo)
    Questa é la differenza fra il nuovo PD e la vecchia Ditta: discutere e decidere ( perdendo consensi) e discutere interminabilmente.
    Decidere, muoversi, fare realmente, mica sono parolacce! mica perché si ha voglia di riforme si deve per forza essere dei cattivi che non ricordano la storia, chi siamo e da dove veniamo!
    ma chi puo’ dire di aver portato lo stesso paio di scarpe per tutta la vita?
    i piedi crescono, le scarpe si cambiano, ma i nostri piedi quelli sono! servono per camminare, per portarci su nuovi sentieri, magari pieni di sassi, magari pieni di buche , magari ci faranno male ma che soddisfazione arrivare anche con scarpe nuove.
    O allora, possiamo restare seduti discutendo segretamente con il piede destro e quello sinistro, decidere silenziose tattiche e mosse su quale piede,( destro o sinistro) si deve muovere per primo
    o allora passare anni a dire: quanto sono belle le mie scarpe! restando immobili per non sciuparle.
    Si puo’ anche bere champagne quando il No alle riforme vince, io quella sera ho pianto ed ero incosolabile, non per me, non per il PD, non per il segretario, ero incosolabile per l’Italia.
    Grazie per gli articoli e per questo spazio, spero di non disturbare troppo, scrivendo.

    1. Ne sono felice, carissima, prima di tutto se leggi i miei post e anche di più se li apprezzi. Grazie a te.
      Ho avuto modo di sentire spesso il Prof Pasquini anche perché qui a Bologna è un personaggio. E’ sempre intervenuto dappertutto e credo che sia una istituzione del vecchio Pci. Non ne sono sicura perché non frequento molto le alte sfere, rimango in basso in mezzo alla gente e cerco di raccogliere quello che in genere si pensa.
      E’ più consolante e anche divertente, ci si prende meno sul serio.
      Non so se hai visto “Ferie d’agosto” il bellissimo film di Paolo Virzì che credo tutti a sinistra conoscano.
      E’ un film che è stato programmato, di recente anche in TV. Io stessa nel rivederlo ho registrato in me un cambiamento mentale.
      In passato nella contrapposizione tra la famiglia intellettuale e di sinistra che ruota attorno al personaggio di Silvio Orlando e la famiglia romana e caciarona, plebea e non impegnata dei Mazzalupi, ho sempre tifato per la prima: l’intellettuale di sinistra.
      Qualche settimana fa invece, nel rivederelo, ho scoperto di tifare per i Mazzalupi e capire tutti i limiti dell’intellettualismo di sinistra radical chic che negli ultimi 25 anni è stato il punto di riferimento della sinistra italiana sia riformista che gruppettara.
      Forse l’atteggiamento irridente e supponente di certa sinistra nei confronti di Renzi, che ha cercato in ogni modo di cambiare questo paese, agendo però in modo da fregarsene del cosiddetto “politicamente corretto”, ha rotto finalmente quegli schemi e si è tolto da quella tipologia di politici di sinistra troppo supponenti e antipatici, facendoci capire che esistono modi più semplici e diretti. E’ stato definito “arrogante” “decisionista” e via dicendo, perché il suo modo di agire non era da raffinato caminetto come ha sempre fatto la sinistra, alla Pasquino, tanto che è stato addirittura tacciato di essere “di destra”.
      Questo cambiamento lo si registra adesso, nel Pd, dove le nostalgie non trovano più spazio e dove forse neppure Renzi riesce a dominare la voglia di cambiamento e di progressismo che ha pervaso la gente.
      Saremo in meno, ma almeno più lontani da quella forma di superiorità morale di cui una certa sinistra si è sempre contornata. Ne facciamo a meno volentieri.
      Ciao tristesse, ti auguro tanta felicità.
      Alla prossima e un abbraccio.

  2. Quello che è rimasto del Pd sono tutti sepolcri imbiancati democristiani….compresa tu Spera!

    1. Dici?
      Quello che c’è ora è la nuova generazione. Quella che non conosce né la Dc né il Pci. Gente libera da nostaglie deleterie.
      Lo hanno dimostrato ampiamente quelli che si sono scissi, pensando di trascinarsi dietro una maggioranza bulgara. Sono rimasti a bocca asciutta.
      Ciao grillino. Non sperare che si gonverni con voi!

  3. Quando dico che dentro al Pd c’è un’altra generazione intendo questa generazione:

    MATTEO, SALVACI ANCORA». LA 16ENNE IDEATRICE DI #RENZITORNA CONTRO L’INTESA CON DI MAIO
    E’ la pronipote del comunista Cacciapuoti «Se davvero si farà sarò costretta a restituire la tessera»
    di Roberto Russo

    Tutto era iniziato a marzo da un botta e risposta di due sostenitori del Partito democratico. «Chi ha intenzione di fare un governo con Di Maio, lo dica. Se la nuova segreteria vorrà farlo, lo faccia. Lo farà, per quanto possa valere, senza di me», aveva twittato Caterina Coppola @catirafaella, che nella bio si definisce responsabile elettorale del Pd, citando le parole del segretario uscente del Pd. «Servirebbe un hashtag», le aveva risposto @andr900, sostenitore del Pd, proponendo #senzadime. Ventiquattro ore dopo l’hashtag era ancora nella classifica dei più citati. La replica è arrivata ieri quando @catirafaella ha lanciato #RenziTorna e salvaci da questa follia.

    Studentessa a Portici
    E così Caterina Coppola, anni 16, studentessa al liceo scientifico Filippo Silvestri di Portici, è diventata il simbolo della «resistenza» interna tra i dem renziani all’accordo con i Cinque Stelle. Al punto che un altro «twittero» ha scritto: «Ma chi decide la linea del Pd, Maurizio Martina o Caterina Coppola?». Potenza dei social. Lei, iscritta ai Giovani dem, occhi e capelli nerissimi, sorriso dolce ma idee ben chiare nonostante la giovanissima età, al telefono non tradisce la minima emozione per essere divenuta il detonatore dell’ennesima bomba. «Sono abituata ai social — risponde — e in effetti quando ho lanciato per la prima volta l’hashtag #senza di me era il mese di marzo. L’ho fatto subito dopo che Renzi nel suo discorso in direzione nazionale si era opposto ai caminetti e agli accordi con i vincitori delle elezioni. Io la penso esattamente così, non si può adesso andare al Governo con chi, come il M5S, non ha un programma chiaro su tante questioni importanti».
    Nipote dell’operaio partigiano
    E se invece l’intesa si dovesse raggiungere, cosà farà la piccola Caterina, terrà fede alla sua promessa e lascerà davvero il partito? «Certo, mi troverei in imbarazzo a rimanere in un Pd che andasse al governo con Di Maio. Altra cosa se si trattasse di un governo del Presidente, in quel caso continuerei nella mia militanza che ritengo un’esperienza bellissima. In effetti, insieme allo studio, la politica è l’altro mio grande interesse». Che poi nulla accade per caso, basta chiedere lumi sul cognome di sua madre, Viola Cacciapuoti. Mica sarà una discendente di quel Salvatore Cacciapuoti, operaio e partigiano comunista divenuto segretario regionale del Pci nel 1954? «Proprio così — risponde orgogliosa Caterina — sono la pronipote e quindi probabilmente la passione per la politica l’avrò ereditata da lui». Se il grande scrittore Ermanno Rea fosse stato ancora vivo, certamente avrebbe voluto conoscere Caterina, la discendente di Cacciapuoti che lui aveva descritto in «Mistero napoletano». Ma quello era un altro mondo, dove una ragazzina assai difficilmente avrebbe potuto persino accostarsi a uno dei capi del Partito comunista.

    Grinta e politica
    Tuttavia alla studentessa la grinta non manca. Ieri ha scritto ancora su twitter: «Io mi sono ampiamente stufata di stare a combattere all’interno del partito per mettere in discussione i miei stessi valori. #RenziTorna e salvaci tu da questa follia». Altro hashtag e altro dibattito in rete con sostenitori e dileggiatori come sempre capita in questi casi. E per spiegare ancora meglio il suo no ai grillini chiarisce: «Il problema non sono gli insulti, quelli li abbiamo pure superati. Il problema è che questi trattano indifferentemente a destra e a sinistra, che questi un giorno vogliono uscire dall’Euro e l’altro decide Beppe, è che mentre noi proponevamo diritti loro li bocciavano». E a proposito di diritti, Caterina non si unisce ai cori di tanti altri coetanei che mal sopportano alcune riforme del governo Renzi. Due su tutte: Buona scuola e Jobs act. «Penso che Renzi abbia portato avanti riforme coraggiose anche se, probabilmente, un po’ troppo spinte e ambiziose per i tempi in cui ci troviamo a vivere. Certo se finisci per lavare i pavimenti in un fast-food vuol dire che c’è qualcosa da rivedere, ma ci sono tanti casi virtuosi a partire dalla mia scuola: stiamo visitando aziende di moda a Napoli per capire come si evitano le contraffazioni dei capi di vestiario». L’ultima dote di Caterina è che pur essendo nativa digitale, e quindi assolutamente social, per approfondire le notizie di politica si reca ancora ogni giorno in edicola e compra più di un quotidiano. E ciò la rende ancora più simpatica a chi scrive.

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