Archivi del giorno: 9 marzo 2018

SMETTIAMOLA DI ROMPERE LE SCATOLE AL PD

SMETTIAMOLA DI ROMPERE LE SCATOLE AL PD

Scrive  Giorgio la Malfa: “Come ha detto oggi il presidente della Repubblica, visto l’esito delle elezioni, un governo potrà nascere solo se le forze politiche daranno prova di senso di responsabilità. Che vuol dire senso di responsabilità? Vuol dire che il governo dovrà nascere dall’intesa fra due delle tre aree emerse dalle elezioni (difficile possano essere tutte e tre). E nel farlo ambedue dovranno rinunciare a buon parte dell’identità su cui ha costruito il proprio risultato. Al solo pensiero, i due vincitori, 5 Stelle e Lega, sono presi dal terrore. Dover attenuare il proprio profilo lasciando al terzo il privilegio dell’opposizione? Per ambedue la soluzione ideale sarebbero nuove elezioni dominate dal conflitto fra loro. Se il Presidente della Repubblica renderà chiaro che costringerà tutti ad assumersi apertamente tutte le responsabilità, il tentativo non avrà successo. Il vero sconfitto, che è il Pd, cercherà a lungo di sottrarsi alla responsabilità di scegliere fra Lega e 5 stelle. Schulz in Germania, all’indomani della sconfitta, aveva dichiarato che la socialdemocrazia sarebbe andata all’opposizione. Alla fine ha dovuto dover fare marcia indietro. Il Pd non reggerà una settimana su questa posizione, anche perché se alla fine fosse lui a causare le elezioni anticipate, perderebbe gran parte degli elettori residui. Dunque si può guardare alla situazione con cauto ottimismo: vi sarà una soluzione. Quale? Non si può dire ancora. Ma uno dei grandi meriti dei sistemi proporzionali (oltre a quello non banale di registrare il paese per quello che è senza amputarne artificialmente la rappresentanza) è quello di costringere le forze politiche a dare prova di responsabilità e a trovare compromessi. Il percorso della crisi darà indicazioni agli elettori sulla capacità politica, il senso di responsabilità, o il semplice buon senso delle forze cui essi hanno conferito la rappresentanza. Chi non darà prova di senso di responsabilità difficilmente raccoglierà maggiori consensi in futuro, anzi potrebbe cominciare a vedere incrinata la propria immagine”.

Caro Giorgio La Malfa,

ti scrivo io e ti ricordo che non siamo nella prima Repubblica dove gli accordi si facevano, i governi pure, che duravano anche solo tre mesi e poi si tornava a votare. La cosa cominciò a scocciare e si scelse per un periodo il sistema maggioritario: vinceva la coalizione e quella governava.

Solo che la coalizione che governava cambiava a piacere la legge elettorale fin tanto che ha sfornato il “porcello” una legge che faceva sì vincere qualcuno, ma non gli consentiva di governare.

Ora abbiamo una legge elettorale che è mezzo proporzionale e mezzo maggioritaria, il solito pasticcio all’italiana.

Questa legge zoppa, ha sfornato nelle elezioni due vincitori e un perdente.

Tu confermi che il vero sconfitto è il Pd. Concordo è il Pd, ma poi, tu vorresti che desse prova di responsabilità e a trovasse compromessi, per fare un governo, lasciando l’opposizione in mano al centrodestra o al m5s?

Questa non è la prima Repubblica dove un compromesso, con una legge proporzionale pura si trovava sempre, qui no, qui ci sono due vincitori che insieme fanno la maggioranza e sono loro che si debbono caricare la responsabilità di governare, di trovare compromessi, di cercare di condividere punti su cui convergere le proprie idee, non deve essere il perdente a caricarsi di responsabilità.

Ma dici anche una cosa stupida. Nel caso il Pd non cedesse, perché secondo te non darebbe prova di senso di responsabilità, difficilmente potrebbe raccogliere maggiori consensi in futuro.

No, caro La Malfa, l’immagine del Pd si incrinerebbe proprio molto di più se cedesse e tradisse i suoi attuali elettori. Non viceversa.

Non siamo a 50 anni fa. Tante cose non sono più così facili, ma chi ha vinto, ha l’obbligo di governare e trovare accordi. Non chi ha perso.

Ora tu dici che l’unico a cedere di questi tre che sono in campo dovrebbe essere il Pd, perché così ha fatto Schulz in Germania?

A parte che la Germania c’ha messo sei mesi per fare un governo, a parte il fatto che Schulz prima di decidere ha fatto un referendum sui socialisti, a parte che Schulz in Germania, è arrivato secondo non terzo, qui si sta costringendo il terzo arrivato, cioè il Pd, alla responsabilità.

Perché in Germania al posto di Schulz non hanno chiamato la destra radicale arrivata terza? Ovvio si sono accordati i primi due, come sta nella logica delle cose.

E allora smettiamola di dire sciocchezze, e smettiamola anche di rompere le scatole al Pd.

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