Archivi Mensili: marzo 2018

BUONA PASQUA….all’antica

BUONA PASQUA…..all’antica.

 

E Buona Primavera.

 

 

 

 

 

Aggiungo il suono delle campane che sentirò la domenica di Pasqua. Nel mio paese.

Recupero festa di S. Biagio, sabato 17/02/2018. (La festa non c’è stata sabato 3/02/2018 a causa maltempo e Neve, quindi è stata rinviata di 15 giorni). In questo campanile sono presenti 4 ottime campane della fonderia Giuseppe Brighenti fuse nel 1898 montate alla bolognese e completamente manuali. Nel video vedrete e ascolterete i campanari suonare il doppio 24 di S. Bartolomeo in scala, con buttata iniziale, scappata, calata e buttata finale in quarto. Spero che il video sia di vostro gradimento e Buona Visione!

***

Per curiosità. Si nota come la notevole differenza di peso delle campane, queste sotto sono quelle di Zola Predosa (BO), cambiano molto il tono, rendendolo profondo. Questo è un suono che si “sente anche da lontano”. I campanari sono sempre abili e agili, soprattutto hanno la forza di muovere campane di 9 quintali. Sono in grado di mantenerle in equilibrio, all’insù, durante la “scappata”.

Zola Predosa (BO) – Chiesa Parrocchiale e Abbaziale dei Ss. Nicolò e Agata – concerto di 4 ottime campane in Mi3 completamente manuali, fra le migliori della Diocesi di Bologna.

Campana Grossa Nota: Mi3: diametro: 113,6 cm; fonditore: Clemente Brighenti, anno: 1863, peso: circa q.li 9.

Campana Mezzana Nota: Fa#3; diametro: 100,6 cm; fonditore: Clemente Brighenti; anno: 1863,peso: circa q.li 6

Campana Mezzanella Nota: Sol#3; diametro: 90,3 cm; fonditore: Clemente Brighenti; anno: 1863, peso: circa q.li 4,5

Campana Piccola Nota: Si3; diametro: 76,5 cm; fonditore: Clemente Brighenti; anno: 1863: peso: circa q.li 3

Doppio (scappata in quarto, 24 di S.Bartolomeo in Scala, calata in quarto) eseguito la mattina della festa di S.Nicolò compatrono di Zola Predosa.

In quarto significa: Din, Dan, Den Don. (Piccola, Mezzana, Mezzanella, Grossa).

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SUL PALCOSCENICO COME IL MAESTRO

IL DIRETTORE D’ORCHESTRA SENZA VOLTO

Nonché capo del governo dietro le quinte. La persona senza volto.

Che strano questo paese, preferisce una figura col viso coperto, come purtroppo vediamo in altre occasioni e su altri pericolosi personaggi che girano per l’Europa e anche da noi.

Mah!

Va a capire la gente.

Ma la cosa strana è che un comico che vuole essere adorato, riverito, ascoltato, con tutte le sue parolacce, la più semplice è il “vaffainculo”, da tantissima gente, da piazze piene da milioni di persone, si nasconda dietro la maschera per paura di qualche giornalista.

O forse voleva nascondere la bellissima spiaggia davanti alla sua villona (forse una delle tante) sul mare?

Anche lui ridicolo allora e lo è ancora, proprio perché adesso sembra che voglia fare la persona seria, impegnata.

Continui a fare il comico, è più credibile.

Il M5S, si sa, ha preso una barca di voti alle ultime elezioni, se fosse una forza responsabile si adopererebbe per formare un governo per poi mettere in pratica quanto promesso in campagna elettorale.

In campagna elettorale i signori del M5S facevano gli spavaldi. Ridevano e dicevano promesse assurde, più o meno come il comico guida, ora non ridono più e il comico non fa più ridere.

Il M5S è nervoso e dà la colpa del non saper dove “mettere le mani” indovinate a chi? Al Pd. Si proprio quel Pd che ha preso una batosta storica.

Pensiamo sia solo teatro, ma che dietro non ci sia niente, neppure la volontà benché minima di confrontarsi col Pd, e allora fanno finta di “arrabbiarsi” un po’, ma intanto sanno sempre chi incolpare, se qualcosa dovesse andare storto.

Mettere le mani avanti per paura di cadere. Lo si è visto con la mancata nomina di questori camerali del Pd, per togliersi dai piedi, qualsiasi questione o manovra che potrebbe essere giudicata ingiusta e dannosa per alcuni,  opportuna e favorevole solo per altri.

Personalmente non mi meraviglio del comportamento del M5S, loro infatti quando amministrano le città e non riescono a fare le cose danno sempre la colpa ad altri.

Si meravigliano se il PD gli sbatte una porticina in faccia! Dimenticando i loro comportamenti passati e le offese che rimangono nella memoria di tutti noi del Pd.

Le frecciatine che Di Maio si lancia con Salvini ci fanno appena appena sorridere.

Non sappiamo come andrà a finire la questione del governo M5S e/o Lega, ma una cosa è certa, oggi come oggi, a Palazzo Chigi c’è ancora Paolo Gentiloni.

 

LA MACCHINA DEL CAPO….

LA MACCHINA DEL CAPO….

Ieri ho bucato, anzi stracciato una gomma dell’auto sul rialzo spigoloso e tagliente di un marciapiede (altezza bordo marciapiede 20 cm circa).
Frega niente a nessuno, ma non importa, ve lo racconto lo stesso.
Intanto che aspettavo il “pronto soccorso stradale” (che, per inciso, è stato più puntuale di quanto supponessi guardando sconsolata la gomma a terra), mi è venuta in mente una canzoncina che si cantava da piccoli:
“La macchina del capo,
ha un buco in una gomma,
ripariamola, col chewingum”.
Il bello è che mi sono sorpresa a cantarla. Che segno è?

MI È RIMASTO SULLO STOMACO

MI È RIMASTO SULLO STOMACO

(di Giorgio Mendicini) – “Al di là delle scenografie parlamentari e delle apparenze, i fatti politici più importanti di questi ultimi giorni sono stati il regolamento di conti interno al Centro-Destra e il durissimo attacco del Presidente emerito Giorgio Napolitano a Matteo Renzi. Ed è quest’ultimo che, come si vedrà più avanti, merita in questa fase la massima attenzione, perché ci fa capire come potrebbe svolgersi la prossima, delicatissima fase delle consultazioni al Quirinale per la formazione di un nuovo governo.
Preso a sé stante, il feroce e proditorio attacco di Napolitano a Matteo Renzi presenta degli aspetti a prima vista poco comprensibili, se non in chiave di un vile e meschino scarico di responsabilità per il risultato elettorale del centrosinistra. Visto anche il luogo e il momento, del tutto irrituali, in cui è stato sferrato. In realtà il vecchio comunista ha studiato nei minimi particolari l’aggressione al giovane leader, perché essa avesse il massimo di deterrenza non solo contro Matteo Renzi ma anche contro i parlamentari che sostengono la sua linea politica.
Giorgio Napolitano, quindi, ha scelto di parlare in diretta TV davanti alla Nazione intera e stando seduto a pochi metri di fronte alle sue “vittime”, per schiacciarle e intimidirle – di fronte a tutti gli italiani – con tutto il peso del suo prestigio personale e della sua figura istituzionale. Un’azione totalmente irrituale, ma che doveva per forza esplicarsi in quella situazione e in quel momento per avere il massimo dell’efficacia politica.
Le durissime parole di Napolitano hanno suonato così la carica per il definitivo e distruttivo attacco contro il bunker renziano, con l’obiettivo di aprire finalmente la strada a una “collaborazione” del PD con il M5S in vista della nascita di un nuovo governo. Dunque, nei prossimi giorni il cannoneggiamento contro Renzi e i suoi fedelissimi probabilmente aumenterà di intensità, in appoggio all’azione di “convincimento” che verrà sviluppata da più parti, in maniera palese ed occulta.
Non va dimenticato, infatti, che il Presidente Mattarella incontrerà fra i primi, nel suo giro di consultazioni, proprio il suo predecessore emerito Giorgio Napolitano, il quale ha già illustrato “coram populo” cosa dirà all’inquilino del Colle: guerra a Renzi senza prigionieri e ultime gocce di sangue del PD a disposizione di Grillo e Di Maio per il nuovo governo. Che Dio ce la mandi buona”!

***

 Io non riesco a “digerire” una presa di posizione così estrema, scandalosa, che un vecchio comunista ha espresso in una sede pubblica, davanti ad un popolo intero.
Ha offeso non solo Renzi, nella sua persona, ma tutti coloro che gli stanno attorno e lo sostengono e tutti noi, milioni di persone, che abbiamo votato Pd.
Si è dimenticato che gli ultimi tre governi li ha voluti lui, proprio lui perché non ha consentito di fare nuove elezioni quando era il momento ed ha imposto, facendo carta bruciata della nostra Costituzione, la sua volontà presidenziale, come se la nostra Repubblica fosse stata trasformata di punto in bianco in repubbblica presidenziale.
La conseguenza è stata ben tre governi non votati: Monti, Letta e Renzi.
Se fossimo andati a votare, come si era chiesto, dopo l’uscita di Monti, il governo uscito dalle elezioni sarebbe stato legittimo e in ordine con la Costituzione.
Dopo tutto quello che ha fatto come Presidente della Repubblica, si presenta in Parlamento per offenderci pubblicamente come fossimo dei cani da bastonare perché non abbiamo fatto la cacca dove voleva il padrone?
Napolitano è stato, per me, il peggior presidente della repubblica della storia italiana, non se ne deve vantare tanto, perché chi non lavora bene non merita niente.
Penso anche che sia stato un pessimo comunista. Quelli che ho conosciuto e frequentato io, erano assai diversi e sicuramente molto più bravi e non vendicativi.

MA ALLORA IL PD E IRRILEVANTE?

MA ALLORA IL PD È IRRILEVANTE?

Ma allora il Pd è irrilevante?

Nell’ottica politica dei nemici interni di Renzi, sì.

Nell’ottica di una democrazia parlamentare no: il partito che guida l’opposizione non è mai irrilevante.

Anzi.

Il Pd avrebbe, inoltre, il tempo di cambiare se stesso. Per puntare all’alternativa. Che però parte da un dato numerico: il Pd ha il 18 %.

Per arrivare solo al 22% gli servirebbe la coalizione centrista con cui è andato alle elezioni.

Ma per arrivare al 30 e più per cento (se non cambia la legge elettorale), gli servirebbe un’area vastissima di voti a cui puntare.

Quest’area sta a sinistra del Pd?

Non sembra. Lì ci sono solo vecchie testimonianze e deserto.

Bisognerà guardare da altre parti: tra i moderati delusi dal l’esito del governo degli estremisti e antieuropeo.

Perciò l’area giusta del Pd, in prospettiva, potrebbe essere quella liberale ed europea.

Un altro mondo, in fiore. E tutto andrà bene perché al di sopra delle nubi c’è sempre il sole.

***

 

Il mantra che gira di più a sinistra, soprattutto in quelli dal pensiero debole che si ispirano ai padri nobili e agli editoriali di Repubblica e per i quali Claudio Tito e Concita De Gregorio sono emuli di Bob Woodward e Carl Bernstein, il mantra che gira dicevo è quello del rischio ”irrilevanza” del PD, rischio segnalato dal fatto che sulle Presidenze delle Camere il PD non ha toccato palla (e quando gli chiedi cosa invece si doveva fare arrivano a dire che dovevamo avere la forza – sic – di proporre la Bonino, una vera genialata, la Bonino!!!! quella Bonino votata da quattro gatti).

Vorrei invitare questi amici e compagni (i giornalisti sono liberi di perdere tutto il tempo che vogliono su queste cazzate) a capire che al rischio dell’irrilevanza ci hanno condannato gli elettori con il loro voto e che, preso atto di questo, oggi siamo in una fase diversa.

Preso atto del voto e accettato (e come si poteva non accettarlo?) il fatto che è stata una sconfitta storica, oggi siamo nella fase di capire bene il perché, senza analisi superficiali, siamo nella fase di capire dove abbiamo sbagliato e chi avrebbe sbagliato (senza cercare capri espiatori, magari bastasse solo sostituire Renzi alla guida del PD per riprendere la marcia verso la conquista delle magnifiche sorti e progressive, ho l’impressione che le cose siano più complicate!!!).

Abbiamo sbagliato, come dice Napolitano, a difendere le riforme che abbiamo fatto? Ad inimicarci le gerarchie cattoliche più conservatrici approvando le Unioni civili e sfidandole dichiarando che un premier giura sulla Costituzione e non sul Vangelo?

Abbiamo sbagliato a prendere atto con il jobs act che ormai l’articolo 18 non tutelava più nessun nuovo assunto e tantomeno i giovani? O abbiamo sbagliato a mettere le mani nei disastri della pubblica amministrazione mettendo un tetto agli emolumenti dei dirigenti apicali, a rimuovere la loro inamovibilità, a stabilire criteri di valutazione più rigorosi non rinunciando però a colpire quelli che abbiamo chiamato i furbetti del cartellino?

È possibile anche che abbiamo sbagliato, di fronte ai disastri del passato fatti nel Sud con le spese per investimenti, a centralizzare in una cabina di regia il tutto e ad affidare una funzione di controllo rigoroso all’Anac di Cantone?

O abbiamo sbagliato a colpire quello che nel mezzogiorno d’Italia è un pilastro che regge l’economia sommersa (agricola ma non solo agricola) e cioè quella fonte di sfruttamento immorale che è il caporalato non capendo che gli schiavi immigrati non votano mentre i caporali non solo votano ma sono nelle loro realtà organizzatori di consenso?

O forse abbiamo sbagliato a suo tempo ad insistere sulle Riforme istituzionali volute dall’allora Presidente Napolitano?

Ma se gli errori non sono questi quali sono allora? Dobbiamo capirlo senza pregiudiziali.

E siamo anche nella fase di cominciare a pensare a cosa fare in futuro, quale deve essere il profilo politico e sociale del PD, la sua visione della società italiana e quali devono essere gli strumenti con cui una moderna forza politica riesce ad interpretare una società frammentata, prismatica, autoriflessiva, spinta dalla molla della individualizzazione e non da quella della socializzazione, una società con punti di riferimento mobili e cangianti dove gli stessi luoghi che un tempo erano sede di costruzione di unità oggi sono declassificati e sostituiti da tanti non luoghi.

Bisogna fare tutto questo e farlo senza ansia da prestazione.

Bisogna prendersela con calma, sarà una lunga traversata del deserto.

Dovremo attraversare l’Oceano ed io penso che per poterlo fare, come diceva Cristoforo Colombo, bisogna smettere di avere nostalgia delle rive da cui siamo partiti.

(Manrico social)

UN BEL DÌ VEDREMO LEVARSI UN FIL DI FUMO

UN BEL DÌ VEDREMO LEVARSI UN FIL DI FUMO

“Abbiamo fatto l’Italia. Ora si tratta di fare gli italiani”.

Sicuramente il Marchese Massimo D’Azeglio, uno dei politici piemontesi protagonista del processo di unificazione dell’Italia, non aveva previsto che la celeberrima frase con cui commentava la nascita del Regno d’Italia proclamata nel 1861, sarebbe diventata proverbiale.

Cerchiamo di rettificare il senso del motto.

Nella prefazione del suo postumo “I miei ricordi” (1867), scrive: “Il primo bisogno d’Italia è che si formino italiani dotati d’alti e forti caratteri. E pur troppo si va ogni giorno più verso il polo opposto: pur troppo si è fatta l’Italia, ma non si fanno gli italiani”.

Dunque il nostro marchese non si riferiva all’unità degli italiani dal punto di vista politico, ma alla loro maturità culturale, civile e morale.

Ce ne dà conferma Ferdinando Martini che ne “L’illustrazione italiana” del 16 febbraio 1896 racconta che, in una conversazione in pubblico a Montecatini, D’Azeglio avrebbe affermato: “Se vogliamo fare l’Italia, bisognerà che pensino prima a fare un po’ meno ignoranti gli italiani”.

E qui viene ancora in mente l’altro motto di Alfonse de Lamartine: “L’Italia è una terra di morti”, ribadito nell’apostrofe antitaliana: “Io cerco (in Italia) uomini e non polvere umana”, che faceva eco allo storico tedesco B. Giorgio Niebühr, diplomatico a Roma dal 1816 al 1823, il quale ebbe a scrivere: “L’Italia è una terra di morti che camminano”.

Siamo ancora qui, nel 2018 nel vedere un’Italia spezzata, con più ignoranti di allora.

E politici morti politicamene che vogliono governare.

“Un bel dì vedremo levarsi un fil di fumo” cantava con la speranza nel cuore la dolcissima Butterfly, ma adesso non credo proprio che neanche un fil di fumo noi vedremo, ma solo una triste realtà e il timore di non uscire mai da questo fango, o, se per caso succedesse, ne usciremmo con tutte le ossa rotte, e senza sorriso in bocca.

 

LA PAGELLA

LA PAGELLA

Ha un nome lungo la nuova Presidente del Senato, si chiama Maria Elisabetta Alberti Casellati e per sintetizzare la chiameremo Maria Casellati.

Innanzitutto è necessario dire che è una berlusconiana di ferro o della prima ora, come dir si voglia.

Appena eletta ha già un primato che può vantare, è la prima donna  della storia della Repubblica Italiana a ricoprire la carica di Presidente del Senato.

Il 4 Marzo 2018, giorno delle famose elezioni politiche, è stata eletta senatrice vicendo il collegio uninominale di Venezia. Poco prima di candidarsi ha lasciato il Consiglio superiore della Magistratura.

E’ l’artefice di molte leggi ad personam che hanno salvato Berlusconi. Fu infatti sottosegretaria alla Salute e alla Giustizia dei governi Berlusconi proprio nel periodo della nascita del chiacchieratissimo lodo Alfano.

Per chi non ricorda cosa fu il Lodo Alfano, ne richiamo la memoria, per avere di nuovo l’idea di chi ci governa ora.

“Il Lodo Alfano è la legge di un solo articolo e otto commi che prevede lo scudo penale per le quattro più alte cariche dello. Prende il nome dal ministro Guardasigilli Alfano che a inizio legislatura ha riproposto la sospensione dei procedimenti penali per le alte cariche dello Stato che era già stata presentata nello scorso governo Berlusconi, soto il nome di Lodo Schifani, bocciato dalla Corte costituzionale nel 2004.
Il Lodo Alfano sospende e congela i processi a carico del presidente della Repubblica, dei presidenti di Camera e Senato e del presidente del Consiglio per la durata del mandato e anche per i fatti che precedono l’incarico. Qualsiasi processo si blocca in attesa che l’Alta carica termini il suo mandato, e nel frattempo è sospeso anche il decorrere del tempo ai fini della prescrizione. Il giudice, in casi eccezionali, può comunque assumere le prove non rinviabili.
La norma si estende a tutti i procedimenti penali”.

L’iter di approvazione della legge fu alquanto rapido. Di seguito i vari passaggi:

  • 26 giugno 2008 – Il Consiglio dei Ministri vara il Lodo Alfano sotto forma di disegno di legge.
  • 10 luglio 2008 – La Camera approva il disegno di legge con 309 sì, 236 no e 30 astenuti.
  • 22 luglio 2008 – Il Senato approva in via definitiva il disegno di legge con 171 sì, 128 no e 6 astenuti.
  • 23 luglio 2008 – Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano firma la legge.

La legge è stata dichiarata incostituzionale con pronuncia della Corte costituzionale del 7 ottobre 2009 (sentenza 262/2009).

Fu un tentativo meschino da parte di Berlusconi di sottrarsi alla giustizia.

Sulla figura della signora Casellati si sa che è una berlusconiana devotissima. Ci aspettano cose poco simpatiche, considerato anche che è uno dei tanti giudici approdati in politica. Per fortuna che leggi non ne fa, ma deve comunque stabilire l’ordine di discussione di quelle proposte, anche dalla opposizione. Il suo lavoro è importantissimo, perché può lasciare nel cassetto tante leggi che non piacciono a Berlusconi, tipo l’evasione fiscale, la corruzione, le intercettazioni, il sequestro dei beni mafiosi e via dicendo.

Come abbiamo già visto tutto ciò che riguardano la persona di Berlusconi, il suo rapporto con la giustizia, le sue imprese, saranno le uniche ad occupare le discussioni delle due camere, saranno sempre all’ordine del giorno.

Non credo che il m5s, in queste cose riesca a mettere bocca, perché è lì dove si trova grazie proprio all’intreccio che ha tessuto con Berlusconi e con la Lega, di cui a suo tempo ha sempre disprezzato il comportamento e le idee. Se lo facesse rischierebbe di non riuscire a governare e di essere mandato a casa.

Non ho neppure dimenticato quando la compagnia Berlusconi-Maroni, che a suo tempo governava, chiamò pubblicamente “assassino” il padre di Eluana Englaro. Fu un colpo di inaudita violenza contro l’amore di un padre che voleva solo fare il bene e la volontà di sua figlia. Sarà la prima legge che abrogheranno quella del biotestamento, cui farà seguito quella delle unioni civili. Ritorneremo ai tempi oscuri del perbenismo di circostanza.

Come persona la nuova Presidente del Senato appartiene ad un partito che è lontanissimo da me.

Resto in attesa di capire meglio.

C’È CHI È RIMASTO CON L’AMARO IN BOCCA E LA SALIVAZIONE A ZERO

C’È CHI È RIMASTO CON L’AMARO IN BOCCA E LA SALIVAZIONE A ZERO

Sono curiosa di sapere dov’è finita l’armata antirenziana e che cosa sta pensando di fare ora.

Non sono passati molti giorni dalle elezioni, è vero, ma mi sembra che il silenzio sia assordante.

Tutti quelli che invocavano l’impiccagione pubblica di Renzi, e che avevano gridato a gran voce di essere in grado, dopo la morte di Renzi, di risollevare le sorti del paese in brevissimo tempo, sembrano aver perso la voce.

Qualcuno sta pigolando è vero, perché ospite della solita tv7, qualcosa riescono a dire, ma su come dare la desiderata e agognata scossa salutare a questo paese come si erano ripromessi, dopo l’allontanamento dell’arrogante dittatore, unico detentore del potere, parolaio fiorentino, e rovina di tutto, non è dato sapere.

Bersani e D’Alema che ci spiegavano come ricostruire in tre mosse il Pci, quello vero originale, forse si sono ritirati per meditare. Ci avevano promesso che, senza Renzi, erano capaci di fare la riforma costituzionale in tre mesi e una nuova legge elettorale in tre settimane. Li avete visti? È adesso che debbono parlare altrimenti quando?

Emiliano, quello che ha praticamente distrutto il Pd pugliese e dopo essersi classificato ultimo per gradimento tra i presidenti di regione, ha smesso di mangiare le cozze pelose e forse adesso si è dato alla lattuga bollita.

Grasso sta aspettando nel suo salotto di casa che gli arrivi una telefonata, almeno una, ma pare che il telefono resti muto. Forse vive un momento di depressione.

La Boldrini, in mancanza di lavoro, si manda i tweet da sola, così ha l’idea che qualcuno la consoli.

Travaglio è il più sconsolato di tutti. E’ in una crisi di astinenza tale che darebbe un rene perché Renzi ricoprisse una carica di qualunque tipo, magari una vicepresidenza alla nettezza urbana, pur di poterlo criticare.

Berlusconi. Beh! Berlusconi vuole bene a Renzi, ne ha una nostalgia pazzesca e ogni volta che porta Dudù a fare la passeggiatina salutare chissà perché si ritrova sempre a passare davanti alla porta del Nazareno e prova una feroce nostalgia dei bei tempi.

Insomma tutti questi che vivevano del veleno antirenziano, già si sentano orfani di Renzi e ne provano una grande nostalgia. Ah! Se tornasse, tornerebbero a vivere!

Ma Renzi tace, non si fa vedere, non fa annunci, scrive solo qualche tweet, che pochi leggono perché non sono granché attaccabili.

E questo silenzio fa crescere ancora di più la bile perché non sanno che cosa Renzi stia pensando, se ritornerà o no, se inventerà qualcosa d’altro o resterà nel Pd, insomma sono rimasti a bocca asciutta, e la loro salivazione è a zero.

Consiglio un salutare tè alla menta, tre tazze al giorno. Provare per credere.

SENZA POPULISMI TUTTO SAREBBE PIÙ SEMPLICE E VERITIERO

SENZA POPULISMI TUTTO SAREBBE PIÙ SEMPLICE E VERITIERO

Senza populismi la storia non esisterebbe.

Senza populismi, tutto sarebbe così semplice e veritiero che anche il popolo come popolo non esisterebbe. Ognuno avrebbe la sua testa, e le singole teste governerebbero se stesse e quella storia che è la storia del singolo con la propria testa.

I populisti non hanno testa, non hanno pensiero, non amano il singolo, ma la massa soprattutto di non pensanti.

Il popolo o la massa di non pensanti fanno quella specie di democrazia, che è solo apparenza del nulla, governata da populisti ballisti del nulla.

Non serve odiare i populismi; da odiare sono i populisti del nulla.

Ma il nulla dei populisti del nulla produce ciò che, in gergo comune, si dice “un mondo di menzogne”.

Si possono chiamare anche con un altro termine, ma le menzogne sono la carta d’identità dei populisti del nulla.

Nome, cognome nato a, il giorno… ovvero di nome menzogna, di cognome menzogna, nato nella menzogna, il giorno dell’inganno.

Ma non sono veri personaggi famosi che sfidano la storia del passato, con qualche ricordo che durerà nei secoli.

Questi populisti del nulla sono semplicemente rottami che luccicano al chiarore del nulla.

Rottami di un attimo presente, che la storia del singolo con la forza del suo pensiero farà sparire nel nulla: nella cloaca del tempo di lordume, la cui puzza è il solo elemento reale dell’esistenza dei populisti del nulla.

Questi populisti non li odio, ma li butterei direttamente in pasto alle pantegane.

 

LA TECNICA DI TRAMORTIRE L’AVVERSARIO È UNA CRUDELTÀ

LA TECNICA DI TRAMORTIRE L’AVVERSARIO È UNA CRUDELTÀ

Siamo all’interno di una tecnica del consenso nuova e per noi impensabile, per questo non vediamo ciò che dovremmo vedere.

Ormai, il coro incessante in tutti i salotti tv, affinché il Pd si immoli votando cinque stelle, appare troppo ben concertato per immaginare che si tratti di una eruzione spontanea, casuale.

Che questo avvenga mentre dai cinque stelle non è mai partito un invito di qualche genere al Pd, rafforza il dubbio.

Si prepara il terreno, concimando, rassodando, rivoltando esercitando una pressione costante, ossessiva sul bersaglio.

Per suscitare incertezza, timida riflessività.

Pure in assenza di una incontestabile offerta di collaborazione da parte dei cinque stelle.

Cosicché quando e se sarà il momento, il bersaglio sarà tramortito, confuso, debole.

Appesantito dal pensiero, pazientemente indotto, e continuamente martellato, a proposito della bassezza istituzionale del Pd. Quella che dimostrerebbe, nel caso rifiutasse l’invitante patibolo.

Per questi personaggi opinionisti che girano nelle tv, il Pd deve portare tutti i pesi della sconfitta, non pretendere niente di niente, ma assolutamente deve sottomersi al m5s, per appoggiarlo.

Pretese inaudite.

Anche ierisera nella trasmissione di Mannoni, abbiamo sentito la stessa piaggieria. Una donna, non ricordo il nome, insisteva nel dire che il Pd non può sottrarsi e dire “hanno vinto loro, governino”, come se il Pd fosse un partito arrogante, che se ne frega del paese, che non vuole prendersi responsabilità che comunquie, secondo la “gionalista” se le dovrebbe assumere, perché qui non siamo in presenza di un sistema maggioritario.

E’ vero, non siamo in presenza di un sistema maggioritario, ma cara signora saccente, non siamo neppure più ai tempi di Andreotti o Spadolini. Non so se se n’è accorta?

L’accanimento terapeutico anche no. Gli elettori ci hanno assegnato il ruolo di opposizione.

Sì, il nostro mondo adesso fa abbastanza schifo e siamo in un altro mondo a più alto tasso di crudeltà.