Archivi del giorno: 27 febbraio 2018

PERCHÉ RENZI È ODIATO

PERCHÉ RENZI È ODIATO

E’ protagonista di una storia di successo. Fa le cose in tre minuti invece che in tre anni. Rompe gli schemi del vecchio consociativismo.

di Giuseppe Turani

Renzi è divisivo. Si è lamentato lui stesso della cosa: tutti se la prendono con me, perché faccio o perché non faccio. E’ vero, e a pochi giorni dalle elezioni conviene chiedersi perché.

Le risposta non sono difficili.

1- E’ un leader molto amato dal suo popolo, come pochi nella storia della sinistra. Vale per tutti la dichiarazione di una militante, Mara Stecchini: “Quando si è dimesso, perché aveva perso il referendum del 4 dicembre, siamo andati a rirendercelo a casa e lo abbiamo rimesso al suo posto, a capo del partito”. Con il 70 per cento dei voti.

2- Ma è anche divisivo, nonostante l’affetto dei suoi iscritti. La prima ragione dell’odio nei suoi confronti deriva semplicemente dal fatto che esiste. Se a 39 anni conquisti, dopo il vecchio Pd (che gli altri chiamavano “la ditta”) e subito dopo palazzo Chigi, puoi  solo aspettarti montagne di invidia. La tua storia è di tale successo che rabbia e invidia dilagano come l’ortica in campi non coltivati. Renzi, insomma, è odiato prima di tutto perché esiste.

3- Ma ci sono anche ragioni più sottili, più politiche. L’Italia è sempre stata abituata a una politica debole, attendista, che rinviava le cose (a volte di decenni). L’arrivo sulla scena di un soggetto come Renzi, che va veloce e che fa le cose, con una classe dirigente nuova (molti dei suoi ministri non si erano mai visti prima) sconvolge tutte le lobbies. A chi ha interessi da difendere (dai taxisti ai farmacisti ai notai) piace molto una politica debole, incerta, abituata ai rinvii e alla delega alle burocrazie. In un contesto così basta minacciare uno sciopero o far correre qualche buona mazzetta e i giochi sono fatti.

4- Se invece cerchi di ridare una ruolo alla politica, facendola ridiventare forte (ecco l’arroganza di Renzi) allora cerchi guai. Tutte le piccole lobbies del paese, da anni abituate a dialogare con la vecchia politica, si allarmano e scendono in guerra. In sostanza, questo è un paese che è sempre stato abituato a una politica debole, senza un vero progetto e aperta a ogni compromesso. Al di là delle cose che dice, Renzi è detestato a priori perché punta a una politica forte, che decide. E questo, per mezzo paese, è una tragedia: vuoi vedere che arriva davvero Uber e che la pubblica amministrazione scopre i computer e diventa più rapida?

5- Infine, questo è il paese del consociativismo (una nostra invenzione). Si tratta di una cosa semplice: la destra governa, ma delle cose importanti la sera prima ne discute con la sinistra e trova un accordo. Lo schema vale anche a parti rovesciate. In sostanza, ci si combatte sulle piazze e in tv, ma poi quando cala il sole si fanno accordi e accordini riservati. L’importante è che i cambiamenti siano dolci, quasi inavvertiti e che risparmino antiche isole di privilegio (dalle quali arrivano soldi e voti, per tutti). Renzi sconvolge questo schema, non va nei salotti, litiga con gli stessi boss del suo partito. Ogni tanto per gli incarichi più importanti guarda fuori dal partito (Calenda, ad esempio) e provoca terremoti.

Come si fa a non detestare uno così?

Di suo poi, oltre a essere giovane, è brillante, ha sempre la battuta pronta, e decide in tre minuti invece che in tre anni. Doveva essere detestato. E lo è stato.

 

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