Archivi Mensili: febbraio 2018

IPOCRITE LAMENTAZIONI

IPOCRITE LAMENTAZIONI

Un giornalista de “Il fatto quotidiano”, Davide Vecchi, si lamenta della legge elettorale in vigore e scrive: “Tutti i sondaggi danno il m5s primo partito in Italia. Comunque la pensiate, qualunque sia il voto domenica prossima, è surreale una legge elettorale che non permette a chi vince di governare”.

Questo giornalista è rimasto indietro almeno di parecchi mesi.

Ha una bella faccia tosta a lamentarsi della molto probabile ingovernabilità del paese, dopo le elezioni del 4 Marzo.

Chi arriva primo non governerà, a meno che non prenda una percentuale di voti molto alta.

Ma difficilmente ciò sarà possibile, ormai siamo in un sistema proporzionale, senza premio di maggioranza.

Un sistema per garantire una governabilità c’era ed era l’Italicum più la Riforma Costituzionale.

Purtroppo il 59% di chi ha votato al Referendum del 4 Dicembre 2016, ha bocciato la Riforma Costituzionale che avrebbe portato il paese ad essere più semplice da governare. E a sapere, la sera stessa delle votazioni, chi avrebbe governato.

Ricordiamo che il Fatto Quotidiano parlava di Riforma Costituzionale come deriva autoritaria.

Ricordiamo che quel quotidiano ha fatto una campagna contro la Riforma Costituzionale e anche contro l’Italicum, talmente cattiva e violenta da considerare un’offesa personale tutto quello che veniva detto da Renzi.

Come se la loro stessa vita venisse uccisa, ed ora hanno la faccia tosta di lamentarsi per come e con quale legge (brutta ma voluta) andiamo a votare.

Cari pentacosi, i bravi commentatori ve l’avevano detto mille e mille volte.

La riforma proposta da Renzi e la legge elettorale Italicum era un’opportunità da cogliere perché anche voi penta di qualcosa, avreste avuto la possibilità di governare.

Ma no, la paura che vincesse Renzi vi ha spezzato le gambe, non siete riusciti a guardare lontano come ogni politico serio sa fare, avete perso la migliore occasione della vostra vita, e comunque vada non governerete mai.

E’ questo che avete voluto, non lamentatevi, avete avuto anche troppo.

E ora state zitti che fate una figura migliore.

E mi fermo qui.

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PERCHÉ RENZI È ODIATO

PERCHÉ RENZI È ODIATO

E’ protagonista di una storia di successo. Fa le cose in tre minuti invece che in tre anni. Rompe gli schemi del vecchio consociativismo.

di Giuseppe Turani

Renzi è divisivo. Si è lamentato lui stesso della cosa: tutti se la prendono con me, perché faccio o perché non faccio. E’ vero, e a pochi giorni dalle elezioni conviene chiedersi perché.

Le risposta non sono difficili.

1- E’ un leader molto amato dal suo popolo, come pochi nella storia della sinistra. Vale per tutti la dichiarazione di una militante, Mara Stecchini: “Quando si è dimesso, perché aveva perso il referendum del 4 dicembre, siamo andati a rirendercelo a casa e lo abbiamo rimesso al suo posto, a capo del partito”. Con il 70 per cento dei voti.

2- Ma è anche divisivo, nonostante l’affetto dei suoi iscritti. La prima ragione dell’odio nei suoi confronti deriva semplicemente dal fatto che esiste. Se a 39 anni conquisti, dopo il vecchio Pd (che gli altri chiamavano “la ditta”) e subito dopo palazzo Chigi, puoi  solo aspettarti montagne di invidia. La tua storia è di tale successo che rabbia e invidia dilagano come l’ortica in campi non coltivati. Renzi, insomma, è odiato prima di tutto perché esiste.

3- Ma ci sono anche ragioni più sottili, più politiche. L’Italia è sempre stata abituata a una politica debole, attendista, che rinviava le cose (a volte di decenni). L’arrivo sulla scena di un soggetto come Renzi, che va veloce e che fa le cose, con una classe dirigente nuova (molti dei suoi ministri non si erano mai visti prima) sconvolge tutte le lobbies. A chi ha interessi da difendere (dai taxisti ai farmacisti ai notai) piace molto una politica debole, incerta, abituata ai rinvii e alla delega alle burocrazie. In un contesto così basta minacciare uno sciopero o far correre qualche buona mazzetta e i giochi sono fatti.

4- Se invece cerchi di ridare una ruolo alla politica, facendola ridiventare forte (ecco l’arroganza di Renzi) allora cerchi guai. Tutte le piccole lobbies del paese, da anni abituate a dialogare con la vecchia politica, si allarmano e scendono in guerra. In sostanza, questo è un paese che è sempre stato abituato a una politica debole, senza un vero progetto e aperta a ogni compromesso. Al di là delle cose che dice, Renzi è detestato a priori perché punta a una politica forte, che decide. E questo, per mezzo paese, è una tragedia: vuoi vedere che arriva davvero Uber e che la pubblica amministrazione scopre i computer e diventa più rapida?

5- Infine, questo è il paese del consociativismo (una nostra invenzione). Si tratta di una cosa semplice: la destra governa, ma delle cose importanti la sera prima ne discute con la sinistra e trova un accordo. Lo schema vale anche a parti rovesciate. In sostanza, ci si combatte sulle piazze e in tv, ma poi quando cala il sole si fanno accordi e accordini riservati. L’importante è che i cambiamenti siano dolci, quasi inavvertiti e che risparmino antiche isole di privilegio (dalle quali arrivano soldi e voti, per tutti). Renzi sconvolge questo schema, non va nei salotti, litiga con gli stessi boss del suo partito. Ogni tanto per gli incarichi più importanti guarda fuori dal partito (Calenda, ad esempio) e provoca terremoti.

Come si fa a non detestare uno così?

Di suo poi, oltre a essere giovane, è brillante, ha sempre la battuta pronta, e decide in tre minuti invece che in tre anni. Doveva essere detestato. E lo è stato.

 

DOBBIAMO ALZARE UN ARGINE ATTORNO AI PEGGIORI INCUBI DEL NOVECENTO

DOBBIAMO ALZARE UN ARGINE ATTORNO AI PEGGIORI INCUBI DEL NOVECENTO

La crisi delle democrazie europee nella quale siamo piombati può sfociare in un nuovo avanzamento sociale, politico, istituzionale, a livello europeo e nazionale, così come può prendere la strada dell’involuzione populista e di destra, irrazionale e disgregatrice dell’ordine democratico.

E il 4 marzo in questo quadro è uno snodo decisivo per alzare un argine contro il ritorno dei peggiori incubi del Novecento.

Il fascismo non è morto. Berlusconi minimizza con ovvietà tipo che Mussolini e Hitler non ci sono più e quindi non c’è problema: discorsi da bar.

Ma quando in Germania “Alternative für Deutschland” ha percentuali altissime, davanti ai socialdemocratici, è segno che l’Europa ha un problema enorme.

Quando l’estrema destra governa l’Austria, idem.

Per non parlare di quello succede nei paesi ex comunisti.

Solo grazie a Emmanuel Macron oggi la Francia è nelle mani dei democratici.

E da noi?

Come negare l’emersione di gruppi e gruppetti neofascisti unitamente allo scivolamento a destra della Lega di Salvini?

Il Cavaliere ci gioca cinicamente ma rischia di restare sotto le macerie di una nuova destra egemone, apprendista stregone di un pericolo reazionario che egli, nella sua smisurata presunzione, si illude di poter ammansire.

Non c’è, in Italia, una imminente minaccia alla democrazia e alla libertà. C’è però il rischio concreto di un coagulo di pulsioni antiliberali che, se politicamente organizzate, potrebbero produrre nuovi fenomeni inquietanti.

La crisi d’immagine, ma anche di sostanza, delle istituzioni democratiche, dei meccanismi legislativi e di governo, la pesantezza del sistema burocratico, l’incepparsi dei canali di comunicazione fra politica e società, tutto questo alimenta il rifiuto della politica e della democrazia.

La questione è molto seria e molto complessa. Bastasse “sciogliere” i gruppi che si esplicitamente si dichiarano eredi del fascismo (CasaPound, Forza nuova)  saremmo tutti contenti. Purtroppo è una scorciatoia.

Bisogna fare di più. Punire con il massimo rigore previsto dalle attuali leggi tutte le ostentazioni di adesione al fascismo, al nazismo, al razzismo, tutte le rivendicazioni di “eredità” di quelle nefaste esperienze storiche.

E ovviamente tutti i comportamenti violenti o inneggianti alla violenza che spesso connotano i gruppi neofascisti. È ora di dire basta a questi ragazzotti che fanno il saluto romano e che spadroneggiano in alcune scuole o in certi quartieri.

Applichiamo le leggi che ci sono, si lavori insieme per rinnovarle e rafforzarle.

 

UN OMAGGIO AD UNA DONNA

UN OMAGGIO AD UNA DONNA

Una bellissima camelia sotto la neve. Non è del mio balcone, perché la mia è ancora in bocciolo ed ha appena una spruzzata di neve, ma è bella lo stesso.

Questa sopra però è meglio.

Vorrei dedicare questa immagine ad una donna, che rispetto molto e che mi piace, per il suo comportamento, la sua dignità di moglie e madre, nonostante sia sempre sottoposta ad attacchi indegni, alla pubblicazione sui network di notizie false e sgradevoli, per tentare di ridurne la fortezza d’animo. Ma lei non cede, nonostante sia un bersaglio continuo. È la moglie di Matteo Renzi.

Non conosco Agnese, la moglie di Renzi.

Non la conosco, ma le invio lo stesso tutta la mia solidarietà.

È passata indenne e con eleganza da tutti gli attacchi che ha subito per la sola colpa di essere sposata con un personaggio pubblico.

Silenziosa e apparentemente estranea alla bagarre politica, presente solo quando indispensabile, autonoma e non subalterna.

Profilo basso, dignitoso e per questo forte e libero.

Questa donna mi piace, ha salvaguardato la sua famiglia, si è guadagnata il rispetto di tanti.

 

 

 

Il PD È L’UNICO PARTITO CHE RAPPRESENTA UNA SPERANZA IN QUESTO PAESE

Il PD È L’UNICO PARTITO CHE RAPPRESENTA UNA SPERANZA IN QUESTO PAESE

Matteo Renzi lo sappiamo non è il salvatore della Patria, ma è forse l’unico politico che ha avuto il coraggio di provare a cambiare questo paese incancrenito.

Non c’è riuscito, se non in minima parte, perché la resistenza è stata talmente forte, che invece di considerare Matteo Renzi, semplicemente un politico che ha cercato di portare avanti il suo progetto politico, lo hanno attaccato su tutti i fronti sin dal suo insediamento come segretario del PD nel dicembre del 2013.

Diciamo che l’apocalisse è iniziata esattamente nel momento in cui Renzi ha raggiunto il 41% dei voti alle europee.

Ci sono stati è vero uno o due mesi di silenzio, perché in quel momento lo shock è stato veramente forte, ma poi si sono organizzati.

Non hanno lasciato nessun lato scoperto: missili terra-aria, bombe molotov, kalashinkov e lancia granate sino al metal storm che è l’arma più veloce del mondo.

Tutto ha funzionato alla perfezione, indifferenti totalmente a qualsiasi azione positiva del governo, sino ad arrivare alla sconfitta definitiva del referendum, dimissioni immediate dalla presidenza del consiglio e dalla segreteria del PD.

Tutti convinti di aver finalmente sconfitto il nemico del secolo.

Invece niente da fare, noi elettori del PD e sostenitori di Matteo Renzi, come dei folletti siamo andati a riprendercelo a casa sua, e lo abbiamo riportato alla segreteria del partito con il 70% dei voti.

Due milioni di persone hanno partecipato a quelle primarie, mi pare scontato, ma invece è necessario ripeterlo: chiedo rispetto per questa scelta, siamo noi che decidiamo chi è il leader del nostro partito non lo scelgono gli altri, non lo scelgono i giornalisti, non lo scelgono gli avversari, e vorrei ricordare che io, per anni, mi sono sorbita gli insegnamenti di D’Alema e di tutti gli altri che ci invogliavano ad avere rispetto per gli avversari.

Ecco mettetelo in pratica fatevene una ragione, il PD è l’unico partito che rappresenta una speranza per questo paese e Matteo Renzi è il suo leader, non è che devo stare a ripetervelo tutti i giorni.

GLI INTELLETTUALI CATTIVI MAESTRI

GLI INTELLETTUALI CATTIVI MAESTRI

Se c’è qualcosa che in Italia fa fatica a passare è proprio il passato in senso lato politico.

La nostra è la storia di un Paese, che inventò ed esportò il fascismo e che costruì il più grande partito comunista dell’Occidente.

Oggi, a risvegliarne la memoria non sono le destre e le sinistre che giurano fedeltà alla Costituzione, si dicono democratiche, ripudiano la violenza e dichiarano morti e sepolti tanto il fascismo quanto il comunismo.

A sinistra la violenza, che richiama il passato, è di gruppi giovanili anarchici e antagonisti dei centri sociali e delle occupazioni. Un giorno vestono i panni dei Black bloc e devastano strade e quartieri. Sono metà rivoltosi metà malavitosi, cercano lo scontro con gli opposti estremisti di destra, attaccano i presidi di polizia, malmenano un carabiniere isolato.

A destra CasaPound e Forza Nuova riscoprono il fascismo sociale, il popolo sfruttato, e contrastano la sostituzione razziale degli immigrati neri ai nativi bianchi. Perciò interrompono il tranquillo convegno di una ong per leggere proclami contro l’accoglienza, cercano visibilità e per ottenerla intimidiscono giornali e tv.

Destra e sinistra estreme sembrano essersi scambiati i ruoli.

La destra cavalca il disagio sociale e sputtana quella di governo.

La sinistra estrema scomunica quella di governo subalterna alla globalizzazione.

Spettacolari sono le parole dell’ottantacinquenne Toni Negri. Il filosofo col passamontagna degli anni di piombo e degli espropri proletari, oggi, da cattivo maestro, strizza l’occhio ai grillini: «Dobbiamo liberarci del lavoro e il primo modo per farlo è diffondere il reddito sociale per tutti». Poi continua a fare il cattivo maestro di sempre: «Bisogna ricominciare a identificare una classe sociale di sfruttati, la ricostruzione di un movimento passerà necessariamente attraverso fasi di lotta dura».

Incredibile.

IL GIONALISMO DEI NOSTRI GIORNI FA CARTELLO

IL  GIORNALISMO DEI NOSTRI GIORNI FA CARTELLO

Il Corriere scrive di campagna elettorale, questa del 2018,  e la definisce di poche idee e con i partiti costretti a scontrarsi su fatti personali, denigrazioni e demonizzazioni degli avversari.

Sarà.

Uno però guarda la Tv e vede questo: dalla Annunziata, Renzi ha insistentemente chiesto qualche domanda sul programma del Pd. La giornalista, visibilmente infastidita dalla richiesta, deviava sul gossip, il politichese, il teatrino.

Sempre Renzi, da Floris, chiede di parlare del Pd, di quello che intende fare, ma il giornalista scantona sempre su: con chi si allea, che cosa ne pensa di Berlusconi e sciatterie varie.

Ancora Renzi, in ogni dove, chiede di poter spiegare agli italiani che tra pochissimno andranno a votare, il suo programma, chiede anche un confronto fra i leader, per poter chiarire e confrontare, faccia a faccia, programmi, obiettivi, proposte.  Una discussione che servirebbe tantissimo agli elettori, soprattuto agli indecisi.

Un serio confronto tra i leader su programmi, obiettivi, proposte, potrebbe essere un’opportunità per qualcuno per decidere di andare a votare. 

Niente da fare, o non lo lasciano parlare o tutti sfuggono ad un confronto diretto, persino i più superbi convinti di diventare Presidente del Consiglio. 

Che succede? Il peggio perché nessun giornalista ricorda a Di Maio e Salvini questa anomalia democratica evidente.

Sempre il Corriere scrive che Fanpage fa il suo dovere di inchiesta.

Dovere?

Inchiesta?

Usare camorristi per tendere trappole a politici per preparare ricatti e attacchi denigratori sarebbe inchiesta?

La verità?

A non volere il confronto sulle cose e a preferire una campagna elettorale sudamericana e non europea sono i leaders dei partiti estremisti e populisti, che in questa campagna senza confronto di merito, ci sguazzano.

Ma sono anche i responsabili della comunicazione che stanno sottraendo ai cittadini il confronto tra le proposte di chi ci vorrebbe governare.

Di questo atteggiamento giornalistico non si capisce bene fino in fondo lo scopo, a meno che non si voglia, come sembra di capire, che questo paese sprofondi sempre di più nella merda del discredito, dei debiti, del populismo vendicativo, del malcostume, del razzismo e xenofobia, della violenza verbale e fisica.

Questo è il brutto giornalismo di oggi.

La voce informativa giornalistica, compresa quella comunicativa delle Tv, è talmente monocorde da far pensare di stare vivendo sotto un regime che semodittatoriale, o quantomeno, che i soggetti in questione, come vien detto, facciano “cartello”.

Appena si dice qualcosa di diverso da queste strane correnti striscianti e opache, suibito si sente una voce prepotente (di quelle che sanno sempre tutto) che dice con sussiego: “Ah! Sì tu sei renziana”. Come se questo fosse un’offesa e l’altro si sentisse superiore perché fa il radical chic di una sinistra inesistente e stradivisa, o un grillino fervente, adorante stretto nella sua “setta” che offre grilli (spero che siano almeno cotti), come  comunione, nega l’esistenza dell’Aids, della mafia (espressioni di grillo) e delle malattie infettive (guai vaccini).

Insomma, una vera miseria di giornalismo. Non si salva neanche Famiglia Cristiana, così rancorosa verso Renzi, perché ha osato emanare la legge sulle “Unioni civili”, come lo fu ai tempi del divorzio, contro il cattolico Fanfani.

 

MORTICIA D’ALEMA

MORTICIA D’ALEMA

Ho assistito alla trasmissione di Floris, perché c’era Renzi, e Scalfari.

Poi, ho sentito le prime battute di D’Alema. Ha sparato subito, in un minuto, un’offesa a Renzi e una cazzata sul Sud. Mi è venuta la nausea subito.

Ha detto che il ragionamento di Renzi, sul fatto che chi vota, liberi e uguali, sostanzialmente è come se desse il voto alla destra (o dei 5s o di Salvini), è una “meschinità” (la prima offesa).

Ma più grave ancora, è che abbia detto che al Sud ci sono solo due partiti: Berlusconi e 5 stelle, che si giocano testa a testa il voto e D’Alema si chiede se deve votare i 5s.

E qui casca l’asino, D’Alema ha fatto un ragionamento fuori dal vaso, perché al Sud non c’è un BALLOTTAGGIO tra due partiti, perché la scheda consegnata al Sud è identica a quella consegnata al Nord, e se il suo partitino da quattro gatti, esiste nel senso che ha il simbolo sulla scheda, esiste anche il Pd col suo simbolo sulla scheda, chiaro?

Ripeto: al Sud non ci sono solo due partiti, tra cui scegliere, perché questi due partiti sono testa a testa nei sondaggi, questo sì che è meschino sostenerlo, ma  si può scegliere altro, tra tutti i simboli che ci sono sulla scheda, liberi e uguali, come D’Alema suggerirebbe, o il Pd, visto che c’è il simbolo.

Però, se non si vuole mettere il paese in mano agli estremisti, votare un partitino come Leu, per quanto insignificante, vuol dire togliere forza al partito della sinistra più grande, significa, come ha detto Renzi, consegnare su un piatto d’argento, il paese agli estremisti di destra.

E’ talmente chiaro! Ma D’Alema fa il pesce in barile, fa finta di non capire, pur di mantenere il suo rancore contro Renzi.

D’Alema certe stronzate è meglio che non le dica, farebbe una miglior figura.

Dopo di che ho chiuso.

Lascio ad altri il commento del resto della serata della7, tv che non guardo mai, per mantenere la mia calma e la mia salute.

Come ultima nota sulla7, sottolineo il fatto che Renzi, durante tutto il tempo dell’intervista con Floris, non ha mai potuto dire una sola parola sul “programma” del Pd, perché il giornalista ha insistito solo sulle quisquiglie che non interessano chi deve votare.

Chi va a votare vorrebbe sapere come sarà il futuro dei figli, come sarà il proprio lavoro e quello dei precari, quali tasse, quali lavori per il paese, cosa il Pd farà per risolvere il problema della Tav, o delle industrie che delocalizzano e licenziano, o dell’immigrazione, o della sicurezza o della sanità. Tanti sono gli argomenti che possono interessare e non le chiacchiere.

Che differenza fa se Presidente del Consiglio sarà Gentiloni o Renzi? Sono uguali, sono del Pd entrambi, hanno solo diversi stili. Forse si desidera che litighino e si separino? Non lo faranno mai. Gentiloni non è Bersani, non è D’Alema e non è neppure Speranza o Grasso.

Perché insistere su De Luca figlio, che si è dimesso, per cercare di mettere in cattiva luce tutto il Pd e soprattutto indebolire Renzi? Mentre si mette a tacere Renzi sugli imbrogli e le truffe del m5s?

Perché non si è mai parlato del Pd, ma solo di quali alleanze farebbe?

Perché dovrebbe allearsi con Berlusconi, se Berlusconi non sarà neppure candidato? Perché dovrebbe allearsi con solo Forza Italia, e non con la Lega, se Forza Italia e Salvini hanno messo in lista gli stessi nomi di candidati? È ovvio che non c’è possibilità di scelta, non c’è voto disgiunto, qualsiasi candidato si voti si sceglie Forza Italia e Lega insieme.

Perchè continuare a sostenere che l’Italia è sempre ultima a crescere in Europa, nonostante sia passata dal meno 2 al più 1,6% di crescita, senza tener conto che nessuno degli altri paesi europei, a parte la Grecia, è partito da un meno 2%, ma da livelli assai più alti? Se si paragona la crescita con i dati giusti si vede che l’Italia è cresciuta più della Germania. Ci guardino ai numeri, se vogliono essere dei bravi giornalisti imparziali.

E così via, con le balordaggini.

Ogni volta mi stupisco della capacità di risposta di Renzi, della sua calma e prontezza di fronte a domande tendenziose e offensive.  Deve proprio essere forte anche di carattere perché a me sarebbero saltati tutti i nervi periferici e centrali.

LA SUPPONENZA

LA SUPPONENZA

Caro Di Maio, il tuo atteggiamento improntato all’altezzosità e all’arroganza (definizione di supponenza), non ci fa paura. Nonostante tu ribadisca che il Pd ha paura del m5s. No, Di Maio, ti sbagli di grosso, ma non ci meravigliamo del tuo (e anche degli altri tuoi seguaci), linguaggio abituale.

Dopo che avete paragonato Renzi a Pinochet, qualche tempo fa, ormai il vostro linguaggio ha raggiunto una bassessa tale da risultare solo volgare ed inutile, svuotato di contentuti, semmai aveste il cervello per pensare.

Se la cifra della vostra campagna elettorale è buttare merda sull’avversario, noi non vi seguiremo, noi abbiamo un programma da spiegare alla gente. Ma allo stesso tempo non rimarremo impassibili di fronte alle vostre offese nei nostri confronti.

Il linguaggio che usate vi qualifica, non aggiungiamo altro.

Non abbiamo paura né di voi né delle vostre proposte assurde.

E guardate il vostro problema non è il rimborso od il bonifico, ma la vostra incapacità di governare.

Dove governate fate danni. Pensateci.

E studiate.

Soprattutto Di Maio. Assuma una maestra e faccia ripetizione quotidiana, perché uno che fa tre errori in tre righe, e poi aspira a diventare nientemeno che Presidente del Consiglio, è proprio indegno, se non tragico.

Ecco un esempio: Di Maio ha annunciato questa idea con tre righe nelle quali ha commesso ben tre errori. Eccole: ““Far votare in Parlamento a tutto il gruppo che rappresento, una legge che dimezzA le indennità e introducE la rendicontazione dei rimborsi spesA”. Invece di: “Far votare in Parlamento a tutto il gruppo che rappresento, una legge che dimezzi le indennità e che introduca la rendicontazione dei rimborsi spese”.

Insomma, una figuraccia.

 

 

“COLLABORAZIONE NON COMPETIZIONE” È IL MOTTO DI RENZI

“COLLABORAZIONE NON COMPETIZIONE” È IL MOTTO DI RENZI

Oggi nostri avversari politici, gli opinionisti, gli editorialisti, i giornalisti, i commentatori, le tv, che hanno fatto una campagna pazzesca contro Matteo Renzi, si trovano in una strada chiusa.

Non vogliono al governo Salvini e neanche il Di Maio, propendono per Gentiloni e la attuale squadra di governo Pd, tuttavia continuano a non volere Matteo Renzi.

Cosa strana, che succede solo da noi, non vogliono Renzi, ma Gentiloni, vogliono cioè quel governo e quel Presidente del Consiglio che è stato definito da tutti, con grande sussiego, supponenza e in un coro generale, la fotocopia del governo Renzi.

Tuttavia, se vuole farcela, nel rush elettorale, il Pd deve calare la carta del premier. E Renzi non ha nulla in contrario a dire che Gentiloni potrebbe essere ancora il Presidente del consiglio, certamente, ma perché lo diventi di nuovo, è necessario che il Pd sia il primo partito.

Il consenso del premier è altissimo, sopravanza quello di tutti gli altri leader, perché è colui che guida il Paese, certo, perché gli italiani lo vedono in tv con i grandi capi europei e mondiali. Motivazioni però insufficienti a spiegare le ragioni per le quali Paolo Gentiloni gode di un apprezzamento che va al di là delle tifoserie politiche.

Il motivo di tale consenso è che Gentiloni non è percepito come uno dei capi del Pd, ma uno dei migliori uomini di governo che l’Italia ha a disposizione. Però il problema è delicato, perché se giocasse un ruolo da protagonista, nella campagna elettorale, potrebbe perdere l’aura di “super partes” che fino ad oggi ha giovato molto alla sua immagine e alla sua credibilità.

Teniamo presente, come sostiene Roberto Giachetti che conosce benissimo entrambi, che Gentiloni e Renzi sono complementari. Il successo di Gentiloni lo si deve anche al fatto che lui non è mai entrato in contraddizione con Renzi, ma ha tranquillizzato il paese, dopo lo “stress” (obiettivo) che Renzi aveva imposto al paese.

E lo dice anche Calenda: “Gentiloni ha la capacità di affrontare problemi complessi senza trasformarli ogni volta in una questione muscolare tra sé e il Paese. Qualcuno lo ha chiamato ‘camomilla’ ma vi assicuro che non esiste nome più sbagliato. Le qualità di Paolo sono stile, fermezza e signorilità, necessarie per prendere per mano un paese complicato come il nostro”.

Il segretario del Pd sa benissimo tutto questo. Sempre alla ricerca di un equilibrio nella vita del Pd, Renzi è veramente convinto che sia l’ora della squadra, “squadra” che, in questo momento, ha in Gentiloni un uomo  chiave e, caso mai, lamenta un ancora insufficiente protagonismo degli altri “giocatori”.

Così come sa che, negli ultimi giorni di campagna elettorale, la scena dovrà essere divisa con Paolo. E quest’ultimo infatti ha promesso una sorpresa insieme al segretario. Non sarebbe male (ma è solo una nostra suggestione) se Renzi e Gentiloni tenessero un po’ di iniziative assieme, magari le due chiusure della campagna elettorale, di venerdì 2, nella Roma di Gentiloni e nella Firenze di Renzi.

Dopo il voto, si vedrà. “A Palazzo Chigi deve andare uno del Pd”, ha detto Gentiloni ripetendo lo stesso tormentone di Renzi. Ed entrambi sanno che tutto dipende dal voto, e poi dal capo dello Stato. “Collaborazione e non competizione”, è il motto di Renzi.