LE TORRI: IMMAGINI DELLA SOCIETÀ MODERNA

LE TORRI: IMMAGINI DELLA SOCIETÀ MODERNA

In tempi memorabili alcuni eroi vollero costruire insieme un’alta torre.

Provenivano da terre diverse e parlavano idiomi intraducibili.

Non riuscirono nell’impresa.

Senza capirsi, non fu possibile organizzare delle squadre e senza lavoro collettivo la costruzione non procedette.

La Torre di Babele si fermò a poca distanza da terra.

Sono passati migliaia di anni.

Da quando Israele, a Babilonia o dalle parti di Alessandria profeti o scribi presero a scrivere, tante squadre divennero possibili e si elevarono piramidi, templi, ziqqurat. Vennero portati a termine.

Sono passati migliaia di anni.

Un bel giorno, a Parigi, un raggruppamento umano chiamato Esposizione Universale diede luogo a un tentativo analogo.

Una testa fine mise giù un progetto, scelse materiali, ne calcolò la resistenza e incrociò traversine di ferro fino all’altezza di trecento metri.

Da allora la Torre Eiffel veglia sulla riva sinistra della Senna.

Dalle piramidi d’Egitto fino alla Torre Eiffel, in pietra le une, in ferro l’altra, la forma resta nel complesso stabile. Stabile nello stato, stabile come lo Stato, essendo le due parole una sola.

L’equilibrio statico coincide con il modello del potere, invariato attraverso decine di variazioni apparenti, religiose, militari, economiche, politiche, finanziarie, specialistiche.

Potenza sempre appannaggio di alcuni, al vertice, strettamente coesi dal denaro, dalle armi, o da altri apparati adatti a dominare una base larga e di basso ceto.

Tra il mostro di roccia e il dinosauro in ferro, nessun mutamento degno di nota: la stessa forma, compatta e raccolta nel deserto, appare più traforata, luminosa, elegante a Parigi, ma si tratta pur sempre di una punta in cima su una base allargata.

La decisione democratica lascia lo schema intatto.

Sedetevi in cerchio, per terra, e resterete uguali, sostenevano i greci.

Menzogna astuta che fa finta di non vedere come, ai piedi della Piramide o della Torre, il centro dell’assemblea sia la proiezione al suolo della cima piramidale, il luogo in cui tocca terra la cima sublime.

Centralismo democratico, lo definiva un tempo il Partito Comunista riprendendo la vecchia illusione scenica, mentre al centro vigilavano Stalin e i suoi adepti fanatici.

In mancanza di un reale cambiamento, noi, soggetti della periferia, preferiamo un potere lontano, in cima all’asse, a quello che abbiamo vicino che ci terrorizza.

I nostri avi francesi fecero la Rivoluzione non tanto contro il re, piuttosto popolare, quanto per eliminare il crudele barone che avevano accanto.

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