Archivi Mensili: dicembre 2017

BUON 2018 E PANE PER TUTTI

BUON ANNO 2018

 

 CON L’IMMANCABILE OROSCOPO 2018

Ariete:
Il lavoro quest’anno sarà duro. Dovrete usare la testa.

Toro:
Posizione dominante. Se non avete nessuno dietro.

Gemelli:
Due piccioni con una fava. Non c’è che dire. Vostro padre sarà incazzatissimo.

Cancro:
Be dai diciamolo. Siete messi maluccio. Altro che influenza A. Puntate sulla ricerca.

Leone:
Un altro anno passato a correre dietro quella ca**o di gazzella. Ma fermati in un Fast Food!

Vergine:
L’importante è crederci.

Bilancia:
Attenzione a non sbilanciarti. Potresti storcere l’ago.

Scorpione:
Attento potresti pungere qualche Vergine con quell’affare.

Sagittario:
La vostra posizione non è delle migliori. Ma almeno voi le potete scoccare le frecce.

Capricorno:
Di problemi ne avrete, ma io penserei in primis alle corna. Che con l’età iniziano ad allungarsi.

Acquario:
Ormai è arrivato il momento. Prima che quel pesciolino muoia, cambiategli l’acqua.

Pesci:
Una tragica fine vi attende. Per colpa di un Acquario.

BUON ANNO

 

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IL SENO DI MARIA ELENA BOSCHI

IL SENO DI MARIA ELENA BOSCHI

Dalla mattina alla sera, su tutti i canali tv ci bombardano con Maria Elena Boschi.

Una donna bellissima, che non disdegna i tacchi del 12 viene utilizzata per nascondere agli italiani la dura verità: ci hanno fottuti!

E invece stanno a discutere sulla Boschi. A sottilizzare su alcune domande inopportune.

È incredibile il potere mediatico del seno della Boschi. È un attrattore cosmico, le facoltà di Scienze della Comunicazione dovranno studiarlo per decenni.

Come è possibile che Visco sia ancora al suo posto bello sorridente e la Boschi sia alla gogna?

Perché si sa tutto delle domande che la Boschi ha fatto e niente delle domande che Visco non ha fatto?

Hanno rubato miliardi!

Ed è sfruttando la grandiosità delle caviglie della Boschi che sono riusciti a non far vedere, al grande pubblico, il colossale crimine realizzato dai potentati bancari: buona parte dei 361 miliardi di “crediti deteriorati” che hanno portato al disastro le banche, sono i denari prestati agli amici degli amici,senza garanzie (dati di Pier Carlo Padoan sul 2015).

Sappiamo tutto su qualunque domanda la Boschi abbia fatto e sulle 50 sfumature di rosa del suo alluce sinistro, ma nessuno ha ancora risposto alle cinque domande fondamentali:

  1. quanti soldi si sono pappati gli amici degli amici?
    2. chi ha deciso di concedere i prestiti senza garanzie?
    3. quanto ci ha guadagnato?
    4. chi ha poi deciso di scaricare tutto sui risparmiatori, truffandoli con i titoli spazzatura?
    5. chi sapeva ed è stato zitto? (politici, media, controllori)

Da tempo ci promettono di pubblicare la lista dei grandi debitori insolventi che hanno ricevuto prestiti senza garanzie, ma sono uscite solo liste parziali, relative ad alcune banche, che non chiariscono la reale posizione dei debitori: vogliamo sapere chi e come ha ricevuto soldi senza garanzie! Non si sa esattamente neppure quanti siano i soldi che i grandi gruppi hanno succhiato, c’è chi parla di 120 miliardi chi di molti più, 150, forse 160 miliardi di euro.

Si mormora che alcuni gruppi particolarmente influenti, siano riusciti a ottenere prestiti senza garanzie per più di un miliardo di euro. Stiamo assistendo a una vittoriosa campagna di disinformazione: la maggioranza degli italiani è convinta che sia stato il padre della Boschi a prestare soldi senza garanzie e a truffare i risparmiatori, grazie al potere della figlia.

Complimenti!
Quelli del M5S, poi, sono caduti in questa trappola da buoni superficialoni. Di loro non ci meravigliamo, abboccherebbero qualunque cosa anche a pesci marci pur di parlare male del Pd e della Boschi.

Tv, giornali, talk show, parlano più della Boschi che del colossale assalto al treno bancario. Non si rivolgono mai a Casaleggio & Associati, ad Enrico Sassoon, a Cairo & Berlusconi, a De Benedetti, a Travaglio, a Grillo, a Salvini, anche queste sono persone da interogare per benino, per cercare di sapere e avere risposte e lascino perdere la Boschi che sa ben difendersi da sola, ammesso e non concesso che si debbe difendere da qualche cosa. Ma forse i sunnominati hanno “un seno e una faccia” meno belli della Boschi.

Tutto questo renderà dal punto di vista elettorale, soprattutto per i detrattori del Pd, tra cui in primis m5s e mdp, ma se vogliamo migliorare l’Italia serve innanzi tutto che cresca la coscienza degli italiani sui sistemi che si utilizzano per fregarli.

Fa vergogna e molto chi usa la bellezza femminile per generare odio.

Fa tristezza vedere quanto nella vicenda della Boschi pesi il fatto che lei sia una donna bellissima che ha successo in un settore maschile.

C’è quell’accanimento speciale che ha conosciuto anche la Carfagna.

E chi ha memoria si ricorderà quando “Cuore” pubblicava la classifica dei motivi per i quali valeva la pena vivere: allora non faceva vergogna che ai primi posti vi fosse sodomizzare la Pivetti.

Questo revanscismo maschilista è una brutta malattia.

E se fossi nei sandali della Boschi io farei campagna elettorale proprio sul linciaggio disinformante che lei ha subito. E mi presenterei nel collegio elettorale dove c’è la più alta frequenza di violenze contro le donne. Avrebbe buone possibilità di conquistare l’elettorato femminile e vincere.

 

BIGIARE IL PARLAMENTO

BIGIARE IL PARLAMENTO

Come quando si andava a scuola, se si sapeva che quel compito in classe non si riusciva a fare, o se l’interrogazione era per quel giorno, restava il bigiamento. Ci si chiudeva al Cinema, si guardava un film con l’animo pesante, ma, in modo stupido e cretino e a nostro danno, avevamo scampato “il pericolo”.

L’ho fatto anch’io, come no, ho visto film, in un cinema aperto anche al mattino. Non tante volte però sì, ho bigiato la scuola. Non ho mai scordato quei film, i giorni e le sonore sgridate dei miei genitori, per non aver confidato loro il problema scolastico che avevo. Erano davvero altri tempi.

E adesso sto constatando che personaggi politici, pagati da tutti noi, straordinariamente irresponsabili, bigiano il Parlamento, quando qualcosa che è in votazione, non è di loro gradimento, o meglio, non sanno come comportarsi. Hanno paura di fare vedere in che cosa credono o non credono o, forse la verità è un’altra, hanno paura che votare in un certo modo tolga a loro consensi e voti per le prossime elezioni.  Insomma lavorano con scaltrezza e badano al loro interesse, fregandosene altamente di cosa si sta facendo in quel parlamento per il quale dovrebbero lavorare con coscienza. Sono stati eletti apposta.

Ebbene, è cosa nota, si trattava di votare in Senato (che è ancora lì purtroppo) la legge detta “Ius soli” (stavolta è latino e lo sopporto).

Innanzitutto dal Presidente del Senato, questa legge è stata messa in calendario tardissimo, peccato, ha dormito sopra anche lui per parecchio tempo, e poi perché è uscita dalla Commissione apposita, dopo milioni di emendamenti posti dall’inventore delle porcate un tal Calderoli, che da decenni siede in quelle costose sedie.

Risultato la legge non è passata.

Un vero peccato, perché viene a mancare una buona legge che consente di essere all’altezza del pensare umano, quando questo si comporta con dignità.

Questo no allo Ius soli ha marcato nuovi orizzonti politici della nostra storia, ha illuminato le nuove postazioni, ha mostrato il muro che separa due culture. La prima issata in nome dell’Umanità, la seconda invece su un suicida e stupido egoismo. Lo ius soli ha organizzato gli schieramenti così come li ritroveremo nei prossimi anni. Separati da una linea muraria che è sempre la stessa: da un parte la destra, dall’altra la sinistra. Chi ha votato no è di destra, sta a destra, vive a destra.

Anche gli assentati hanno pronunciato un no bello forte, con la malizia di chi pensa di metterlo a bottega. Oggi se vuoi vincere alle prossime elezioni devi dire no allo ius soli ed è quello che hanno fatto quei lacchè dei 5 stelle, assieme ai loro amici di destra, tutti compresi quelli nascosti nelle file del Pd e siccome l’Europa è stata madrina di civiltà, accogliente, includente, sarà il secondo loro obiettivo, il no allo Ius Soli europeo.

Hanno votato contro allo Ius Soli nostrano, tutti i cattolici alla Giovanardi, tutta la destra xenofoba di Salvini tutti i quagliarielli di Berlusconi e gli altri destrorsi, con la parola patria in bocca, ma che non sanno che cosa sia, se non un confine surreale di territorio.

Ora non c’è più tempo. E’ stato deciso che si voterà il 4 marzo 2018, e quindi le Camere sono già sciolte e non si fa più niente (o quasi), se non l’ordinaria amministrazione.

Mi vengono da dire le parolacce di un personaggio a me carissimo “Coliandro”, quelle che ripete ogni volta che la sua bella macchina rossa viene distrutta: “ma porca vacca di una vacca troia”.

Questo è il Senato che c’è ancora per nostra sfortuna e che ci sarà anche in futuro.

Il disastro del 4 dicembre 2016 si protrarrà ancora per decenni, un vero peccato per i giovani e per il futuro del nostro paese.

Il 4 non porta fortuna e vorrei sapere perché e chi ha deciso che si voterà il 4.

 

ODE A FACEBOOK

ODE A FACEBOOK

Una fanfara di qua e una di là,

tutte a osannar le CELEBRITÀ.

Bel tempo sarebbe

se fosse così,

purtroppo però siamo

MEDIOCRITÀ.

Tempi che cambiano!

I talenti si sprecano.

Mi piacerebbe,

invece, trovare

la NORMALITÀ.

Di lei si ha bisogno,

però ormai si sa ben poco

perché non c’è più nulla

che abbia in sé

un po’ di SEMPLICITÀ.

Di vita tranquilla,

cose piccole e semplici

che diano il senso della discrezione,

della sobrietà, della serietà,

a misura dell’Umanità,

che si perde tra i mille rivoli

delle urla inutili

dell’ umana STUPIDITÀ.

Nessun riscontro

di grandi gesta,

ma sempre di più

parole usate come iperboli

per uso e consumo

di semplici creduloni

che a tutto

abboccano senza fiatar.

Questa ormai è

la nostra società?

Tutt’insieme nel “baraccone”

– ma com’è triste –

in prima linea,

la fanfara a suonar?

Che amaro in bocca non poter

più il genio scovar.

Ci si accontenta di poco.

“Tutt’erba un fascio”

mai trovò epoca

più azzeccata di questa:

in tutti i campi

e a tutte l’età,

pronti ed insieme

la fanfara suonar.

L’ACCA IN FUGA

L’ACCA IN FUGA
  di Gianni Rodari

C’era una volta un’Acca.

Era una povera Acca da poco: valeva un’acca, e lo sapeva. Perciò non montava in superbia, restava al suo posto e sopportava con pazienza le beffe delle sue compagne. Esse le dicevano: e così, saresti anche tu una lettera dell’alfabeto? Con quella faccia? Lo sai o non lo sai che nessuno ti pronuncia?

Lo sapeva, lo sapeva. Ma sapeva anche che all’estero ci sono paesi, e lingue, in cui l’acca ci fa la sua figura.
” Voglio andare in Germania, – pensava l’Acca, quand’era più triste del solito – Mi hanno detto che lassù le Acca sono importantissime “.

Un giorno la fecero proprio arrabbiare. E lei, senza dire né uno né due, mise le sue poche robe in un fagotto e si mise in viaggio con l’autostop.

Apriti cielo! Quel che successe da un momento all’altro, a causa di quella fuga, non si può nemmeno descrivere.

Le chiese, rimaste senz’acca, crollarono come sotto i bombardamenti. I chioschi, diventati di colpo troppo leggeri, volarono per aria seminando giornali, birre, aranciate e granatine in ghiaccio un po’ dappertutto.

In compenso, dal cielo caddero giù i cherubini: levargli l’acca, era stato come levargli le ali.

Le chiavi non aprivano più, e chi era rimasto fuori casa dovette rassegnarsi a dormire all’aperto.

Le chitarre perdettero tutte le corde e suonavano meno delle casseruole.

Non vi dico il Chianti, senz’acca, che sapore disgustoso. Del resto era impossibile berlo, perché i bicchieri, diventati ” biccieri”, schiattavano in mille pezzi.

Mio zio stava piantando un chiodo nel muro, quando le Acca sparirono: il “ciodo” si squagliò sotto il martello peggio che se fosse stato di burro.

La mattina dopo, dalle Alpi al Mar Jonio, non un solo gallo riuscì a fare chicchirichi’: facevano tutti ciccirici, e pareva che starnutissero. Si temette un’epidemia.

Cominciò una gran caccia all’uomo, anzi, scusate, all’Acca.

I posti di frontiera furono avvertiti di raddoppiare la vigilanza.

L’Acca fu scoperta nelle vicinanze del Brennero, mentre tentava di entrare clandestinamente in Austria, perché non aveva passaporto. Ma dovettero pregarla in ginocchio: resti con noi, non ci faccia questo torto! Senza di lei, non riusciremmo a pronunciare bene nemmeno il nome di Dante Alighieri. Guardi, qui c’è una petizione degli abitanti di Chiavari, che le offrono una villa al mare. E questa è una lettera del capo-stazione di Chiusi-Chianciano, che senza di lei diventerebbe il capo-stazione di Ciusi-Cianciano: sarebbe una degradazione.

L’Acca era di buon cuore, ve l’ho già detto.

È rimasta, con gran sollievo del verbo chiacchierare e del pronome chicchessia. Ma bisogna trattarla con rispetto, altrimenti ci pianterà in asso un’altra volta.

Per me che sono miope, sarebbe gravissimo: con gli “occiali” senz’acca non ci vedo da qui a lì.

BUON NATALE 2017

 

 

AUGURI

 

Auguri a tutti coloro che non sorridono, perchè lo facciano.

Auguri a chi non sa cosa regalare.

Auguri a chi si è appena comprato il regalo che nessuno gli avrebbe mai fatto.

Auguri a chi è triste, perchè merita due volte gli auguri.

Auguri a chi ha deciso che si metterà a dieta dopo le feste.

Auguri a coloro che non mi faranno gli auguri.

Auguri a chi non aspetta Natale per essere migliore.

CHI È GRATO E CHI NO

CHI È GRATO E CHI NO

C’era un uomo, che aveva inventato l’arte di accendere il fuoco. Prese i suoi attrezzi e si recò presso una tribù del nord, dove faceva molto freddo, davvero molto freddo.

Insegnò a quella gente ad accendere il fuoco.

La tribù era molto interessata.

L’uomo mostrò loro gli usi per i quali potevano sfruttare il fuoco: cuocere il cibo, tenersi caldi, ecc.

Quelle persone erano molto grate all’uomo per quanto era stato loro insegnato sull’arte del fuoco, ma prima che potessero esprimergli la propria gratitudine, egli era scomparso.

Non gli importava ricevere il loro riconoscimento o la loro gratitudine: gli importava il loro benessere.

Si recò un un’altra tribù, dove nuovamente iniziò a dimostrare il valore della sua invenzione.

Anche quelle persone erano interessate, un po’ troppo, però, per i gusti dei loro sacerdoti.

Iniziarono a notare che quell’uomo attirava la gente, mentre essi stavano perdendo popolarità.

Così, decisero di liberarsene.

Lo avvelenarono, lo crocifissero, o quello che volete.

Ora, però, temevano che la gente si rivoltasse contro di loro, e così fecero una cosa molto saggia, persino astuta.

Sapete cosa?

Fecero eseguire un ritratto dell’uomo e lo montarono sull’altare principale del tempio.

Gli strumenti per accendere il fuoco furono sistemati davanti al ritratto, e la gente fu invitata a venerare il ritratto e gli strumenti del fuoco, cosa che fece ubbidientemente per secoli.

L’adorazione e il culto continuarono, ma non fu mai usato il fuoco.

(Antony De Mello)

OGNI GIORNO

OGNI GIORNO

Filosofi dall’aspetto venerando, santi, asceti, profeti, sono ritenute le sole incarnazioni autentiche della vera saggezza.

Certo si deve rispetto e riconoscenza a questa figure del passato di cui pare si sia spenta o perduta la specie.

Ma difficilmente queste figure possono costituire gli esempi che guidino la nostra vita di ogni giorno sulla via della saggezza.

Questa non esige individui eccezionali che si distacchino dal resto dell’umanità per fare ad essa da maestri, ma esige che ognuno, nell’ambito anche modesto e ristretto che le circostanze gli hanno riservato, comprenda il valore della vita e la viva con serenità e fiducia in se stesso e negli altri.

E la vita non è fatta soltanto di avvenimenti che segnano una tappa nella storia degli individui.

La nascita e la morte, la scelta del lavoro, la riuscita o l’insuccesso, l’amore e il matrimonio, sono certamente tappe del genere, di fronte alle quali l’individuo deve scegliere l’atteggiamento adeguato che non lo esalti e non lo deprima in grado irreparabile.

Ma il significato, che questi o altri eventi importanti, hanno per lui, non si rivela d’un colpo: si manifesta gradualmente e si accumula nel corso della vita quotidiana, nelle sue abitudini, nei suoi umori, nei suoi scatti di ribellione o nei suoi abbandoni.

Non sono importanti per l’uomo le grandi cose, ma anche e soprattutto le piccole, che sono quelle che fanno ressa intorno a lui. Bisogna guardare con attenzione a queste piccole cose se non si vuole smarrire il senso della vita.

Gli errori e i dolori sono inevitabili ma possono essere superati soltanto con una riconquista della serenità quotidiana, col ricorso a qualche aspetto della vita o a qualche attività che costituisca la parte positiva nella vita stessa.

I così detti “ideali” possono essere certo una grande guida e una illuminazione per l’uomo, ma solo se non si contrappongono alla vita a non la rendono schiava.

Un serio ideale deve prendere corpo nella vita stessa dell’uomo che lo nutre e renderla attiva e serena. Proclamato al di fuori della vita, non fa che portare delusioni, distruzioni e morte.

SI RISCHIA UNA CAMPAGNA ELETTORALE DA CORTILE

SI RISCHIA UNA CAMPAGNA ELETTORALE DA CORTILE

Sergio Mattarella non ha ancora sciolto le Camere ma è evidente che la campagna elettorale, con i relativi comizi, è già iniziata. Il dubbio è se i cittadini voteranno pensando a Banca Etruria o piuttosto ai problemi veri della vita reale, o magari ai nuovi diritti che questa legislatura ha faticosamente riconosciuto (si parla sempre male del Parlamento, ma bisogna togliersi il cappello di fronte ad una maggioranza che riesce a realizzare una riforma civilissima come quella del biotestamento).

Una legge che arriva dopo le Unioni civili, il Dopodinoi, il divorzio breve eccetera.

È assolutamente comprensibile che la destra e gli amici della destra (fra cui spicca, tronfio, il giornale di Marco Travaglio) evitino di parlare delle cose concrete che sono state realizzate per impulso del centrosinistra e del Pd e che spostino il mirino verso qualcos’altro, anche se quel qualcos’altro è chiacchiera o polvere. Mediaticamente, la via breve della demagogia su un Governo presunto amico delle banche può funzionare. Arrivando persino a urlare al conflitto d’interessi (fa particolarmente ridere quando lo fanno gli uomini di Berlusconi) laddove di conflitto d’interessi non c’è neppure l’ombra.

Non c’è nessuno infatti che sappia indicare un atto specifico della Boschi teso a favorire sé medesima o il padre o Banca Etruria. Un solo atto. Lo ha spiegato lei stessa in tv ad un Travaglio più agitato del solito – che è tutto dire. Meno che mai è giunta in proposito alcuna “notizia” dalle parole di Giuseppe Vegas.

Egli anzi ha detto esattamente il contrario: che nei suoi colloqui con Maria Elena Boschi non è emerso “nulla di speciale”.

Roberto Speranza si è distinto per aver imboccato una strada senza uscita, invocando le dimissioni della sottosegretaria alla presidenza perché “ha mentito al Parlamento”. Ma è stato facile, atti alla mono, che lei alla Camera non negò di essersi interessata alla questione delle banche.

A quel punto gli avversari del Governo hanno cambiato linea sostenendo che la Boschi non poteva parlare con il presidente della Consob, il che è evidentemente un’altra sciocchezza in quanto è del tutto legittimo che un ministro – qualunque ministro – parli di una questione con il rappresentante di un’altra istituzione. Il punto dunque non è di merito ma tutto politico. E qui ritorniamo alla campagna elettorale che si è di fatto già aperta.

Se da parte della destra vecchia e nuova si pensa di poterla condurre sui binari della delegittimazione personale, imbarbarendo il dibattito politico e soprattutto eludendo il vero nocciolo della campagna – quali sono le proposte concrete in campo per il Paese? – bisogna preoccuparsi. Ne va della qualità della discussione, ne va del diritto dei cittadini ad una competizione elettorale costruttiva, pulita, trasparente. Una competizione politica, non una rissa da cortile.

(Mario Lavia)

 

IGOR IL RUSSO

IGOR IL RUSSO

Non piace alla Russia, che l’assassino latitante catturato in Spagna, venga chiamato “Igor il russo”,  dai nostri quotidiani e per questo definiscono la nostra stampa:”la stampa igienica italiana”. E questo non piace a me.

Che non sia russo lo sappiamo, che non sia un ex militare dell’Esercito di Putin, interessa relativamente, è un soprannome, come spesso siamo avvezzi a fare, soprattutto nella stampa, ma che sia un assassino, è chiarissimo.

“Norbert Feher, che alla stampa igienica nazionale piace tanto chiamare “Igor il russo”, è stato finalmente catturato dalla polizia spagnola dopo un conflitto a fuoco a Saragozza in cui ha ucciso altre 3 persone”, ribadisce la stampa russa.

L’Italia ha chiesto l’estradizione, perché vuole che questo assassino, sia giudicato anche da un tribunale italiano, com’è giusto che sia, considerato che nel ferrarese e bolognese, ha commesso delitti efferati.

E Igor il russo, serbo, avrebbe chiesto di ritornare in Italia per usufruire di un regime carcerario più morbido, con la prospettiva (non tanto teorica) di beneficiare di sconti di pena o di qualche svista di un giudice distratto che eventualmente dimentichi di depositare i motivi del rinvio a giudizio e lo faccia scarcerare per decorrenza dei termini.

Io lascerei volentieri nelle mani spagnole, Igor il russo, come abbiamo lasciato in Gran Bretagna, il famoso Restivo, l’assassino di Erica Claps di Potenza. Processiamolo pure ma lasciamolo dov’è adesso. E’ più sicuro per tutti.

Non vorrei che accadesse ancora che, assassini, scarcerati, perché in carcere hanno avuto “una buona condotta, “sono stati tanto bravi”, “si sono ravveduti e pentiti”, e di conseguenza scarcerati con condoni sostanziosi di pena, una volta usciti, continuassero ad uccidere com’è accaduto per esempio ad uno dei troioni del Parioli, quel tale Izzo, che poi uccise altre persone.

Non è successo, per fortuna, ma mettiamo il caso che, nella zona di Ferrara, si fosse trovato un agricoltore o un commerciante che avesse sparato al serbo preventivamente per difendersi. Come si sarebbe comportata la giustizia italiana? Temo che sarebbe stato incriminato l’agricoltore per “eccesso di legittima difesa”. Il solito vecchio incancrenito problema della giustizia italiana.