Archivi del giorno: 21 novembre 2017

IL CESTINO DELLE ASSURDITÀ

IL CESTINO DELLE ASSURDITÀ

Ciò che racconto non è recente, ma ricordare è importante se si vuole credere ad un futuro migliore. Un popolo senza la memoria è destinato a ripetere sempre gli stessi errori. Noi dimentichiamo in fretta, ma quel che succede o è successo poco tempo fa, deve restare almeno in un diario, come può essere un blog.

Il sistema dei media.

Dopo la trasmissione di Floris, che nella sua serata “Di martedì” ha intervistato Renzi, il dubbio della stampa e dei media in generale è stato: racconto quello che ha detto, o parlo solo di lui e della sua arrogante politica?

E’ evidente che a prevalere è stata la seconda opzione.

A sfogliare i quotidiani del giorno dopo, la sfida a Di Maio non compare in alcun titolo e spesso neanche nei pezzi scritti, eppure è stata una defezione molto sconcertante, visto con quale sufficienza Di Maio ha sempre trattato Renzi, mentre Renzi su questo aveva insistito molto.

È successo anche dopo poco. Giovedì. Il treno di Renzi è arrivato a Ferrara, il segretario del Pd ha incontrato le associazioni dei cittadini turlupinati dalla banca cittadina, Carife, e ha annunciato l’istituzione di un fondo a sostegno di risparmiatori e investitori “traditi”. La notizia, comunque la si volesse giudicare, c’era. Ma i giornali hanno omesso di riportarla nei titoli e nella maggior parte dei casi persino negli articoli.

Che Matteo Renzi abbia ormai contro l’intero sistema dei media è evidente e che i media abbiamo rivoluzionato il proprio modo di rappresentare la realtà politica, lo è altrettanto.

Nel caso di Renzi questo particolare atteggiamento è macroscopico, vale anche, in proporzioni assai minori, per gli altri leader politici: loro parlano, i giornali parlano d’altro pur parlando di loro.

È cambiato il mondo.

Per decenni i politici decidevano il messaggio da lanciare e i quotidiani ne davano conto alla pubblica opinione. In maniera critica, magari, ma il messaggio veniva generalmente preso sul serio e sul serio veniva trasmesso ai cittadini.

Non è più così, da un po’ di tempo a questa parte il meccanismo si è spezzato.

I leader non vengono più presi sul serio. Né dai giornalisti né dagli elettori.

Difficile dire se sia più colpa dei politici e del loro parlare spesso a vanvera cavalcando di giorno in giorno onde diverse e a volte contraddittorie degli umori popolari o se sia invece colpa dei giornalisti sempre più cinici, esibizionisti e interessati prevalentemente alle proprie elucubrazioni retroscenistiche.

E dopo la direzione nazionale del Pd cosa poteva dire il commentatore de Il Corriere della Sera?

Si doveva, letteralmente, inventare di sana pianta una critica a Renzi, per dovere di obbedienza all’editore.

Anche quando sa di posticcio, forzato, irreale, strumentale. E così si finisce per essere poco credibili. E apparire ” bollettinari” più che commentatori.

Prendete Polito, un bravo giornalista e, certo, non un supporter del radicalismo di sinistra o del populismo.  Scrive un articolo che contiene ammissioni importanti e coraggiose (vista la vulgata dominante) sulla “non responsabilità” di Renzi per lo stato dei rapporti a sinistra, con l’Mdp.

E ci mancherebbe. Hanno fatto scissioni, hanno voluto una legge proporzionale per potersi contare, hanno fatto campagna con destra e populisti per far perdere il referendum, hanno mostrificato le riforme di Renzi, hanno negato la realtà dei loro benefici.

Il fatto della fuoriuscita dalla crisi economica, grazie anche alle capacità di Renzi, non conta niente. Anzi contro quel lavoro innovativo hanno fatto campagna per un anno, elogiato e sostenuto le opposizioni interne, perché rovesciassero Renzi.

E, anche, dopo che Renzi è stato riacclamato leader con due milioni di voti.

Ora ci si sorprende che l’Mdp respinga l’apertura di Renzi. Ma di che vi meravigliate?

Sono due anni che lavorano a fare un partitino che raccoglie voti e una manciata di eletti contro il Pd.

Polito però deve dare, per obblighi lavorativi, anche il colpo al cerchio, oltre che alla botte. E così cosa si inventa pur di trovare una pagliuzza negli occhi di Renzi, una colpa e una responsabilità?

Ecco pronto: ha difeso troppo le riforme fatte. Incredibile!

Forse che quelle riforme, a partire dal Job act, sono state inutili o dannose? Per carità. Polito si guarda bene dal dirlo. E anzi fa capire il contrario. Del resto come potrebbe oscurare i dati straordinari del Pil, dell’occupazione, dell’export e degli investimenti?

E tuttavia dice che Renzi ha difeso troppo le sue riforme. Insomma il pelo nell’uovo e, pur di attribuire una colpa a Renzi, ci si arrampica sugli specchi e si attinge, a piene mani, nel cestino delle assurdità.

 

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