Archivi del giorno: 17 novembre 2017

IL PREZZO DELLE PREGHIERE

IL PREZZO DELLE PREGHIERE

“Se c’è una cifra fissa come una compravendita, allora deve essere rilasciato uno scontrino!”. Il tono è indignato. La signora Giovanna, lettrice del Carlino, scrive una lettera con nome e cognome, protestando contro il ‘prezzo’ delle Messe. Un listino chiaro, senza incertezze: 15 euro. Il luogo, la chiesa di San Girolamo della Certosa. (Nell’immagine)

“Il giorno di Ognissanti – scrive – sono andata in Certosa e nell’ufficio della chiesa ho prenotato tre Messe in suffragio dei miei cari defunti. Il sacerdote presente ha scritto un biglietto con le date e me lo ha allungato dicendo: 45 euro”. La sorpresa è grande, non per la cifra, ma per il modo: “Il Papa non aveva puntualizzato che non si devono chiedere soldi per le Messe ma eventualmente accettare offerte? E allora i defunti dei poveri, del disoccupato, delle persone in difficoltà vanno tutti all’inferno?”.

La domanda, ovviamente retorica, tocca un punto dolente: “Questa richiesta di una cifra fissa suona come una compravendita e allora… deve essere rilasciato uno scontrino”. Cifra fissa al punto che, di fronte ai 50 euro esibiti della nostra lettrice, il sacerdote puntualizza di non avere il resto e quindi di “scegliere tra una pubblicazione o un periodico di quelli presenti in chiesa”. Insomma, 15 euro sono: non di più e non di meno.

In effetti, le modalità di un servizio al quale, secondo la Santa Sede, dovrebbe tutt’al più corrispondere un’offerta volontaria, risulta che le cose stanno proprio così. Alla richiesta di informazioni sulle modalità previste per una Messa in suffragio di un congiunto, infatti, nell’ufficio all’interno della chiesa del cimitero monumentale, affidata alla congregazione religiosa dei Padri Passionisti, ci è stato spiegato che “il costo è di 15 euro per Messa, indipendentemente dal numero dei nomi da citare” e che “il primo spazio libero sarà nella mattinata del 30 novembre”.

“Vorrei ricordare – è la conclusione ironica della lettrice del Carlino – che una volta, nei negozi di pasticceria, in mancanza del resto aggiungevano qualche cioccolatino”.

(Il Resto del Carlino – Bologna)

Mi sembra che tutto ciò richiami il “tempo della vendita delle indulgenze”, il tempo che poi portò al protestantesimo con Martin Lutero.

“La Riforma protestante è nata con la questione delle indulgenze. Nel 1517 papa Leone X, volendo ricostruire la basilica di S. Pietro a Roma, e non disponendo dei mezzi necessari, aveva bandìto in tutto il mondo una speciale indulgenza per coloro che avessero fatto un’offerta in denaro. L’indulgenza, già usata nel corso delle crociate, era una sorta di condono delle pene che il credente avrebbe dovuto scontare nel Purgatorio, che il papa concedeva a quei fedeli, sinceramente pentiti, disposti a compiere particolari penitenze (pellegrinaggi, elemosine, opere meritorie.). Lo “sconto” offerto da questi certificati d’indulgenza era proporzionato all’importo del denaro.

Le indulgenze erano una specie di “decreti di amnistia” scritti dal Papa, sulla base del cosiddetto “tesoro dei meriti” di Cristo e Maria, i quali avrebbero dato agli uomini più di quanto non occorresse per la loro salvezza (ma in questo “tesoro” sono inclusi anche i santi e i fedeli più devoti del paradiso, la cui grandezza superava, secondo la chiesa, le pene che meritavano per i loro peccati).

In virtù di questo “surplus” di meriti, la chiesa si sentiva in diritto di diminuire o addirittura di cancellare la pena del peccatore (in vita o nel Purgatorio). Chi, pagando una certa somma, riusciva ad entrare in possesso del documento scritto (i vivi direttamente, i morti tramite i parenti ancora in vita), poteva ottenere uno “sconto” sulla pena (per i vivi anche sulle pene future), a prescindere naturalmente dalla fede personale di chi lo acquistava o di chi ne beneficiava. In tal modo i benestanti potevano facilmente mettersi la coscienza a posto”. (Dal sito http://www.homolaicus.com/storia/moderna/riforma_protestante/indulgenze.htm).

Ricordo che su alcuni “santini” di martiri o santi, sul retro dell’immagine, era riportata una preghiera, e chiunque recitasse quella preghiera, riceveva in cambio l’indulgenza di “trecento giorni”, o assai meno, dipendeva dai santi (anche lì c’era una determinata gerarchia), vale a dire uno sconto per i propri morti, che attendono di entrare in Paradiso, come se, anche nell’aldilà, chiamato Purgatorio, il tempo si contasse come sulla terra. Ho sempre dubitato di questi sconti, ma questa era l’usanza per i credenti fino a pochi anni fa.

Un Esempio:

 

Ora, sembrerebbe tutto cambiato, molto più razionale. Se si vuole andare in Paradiso, coloro che credono nel Dio dei cristiani, le preghere ed il bene si debbono fare in vita. Ma evidentemente non per tutti le parole del Papa hanno un senso.

L’esempio sopra, fa molta tristezza, povera santa Filomena, si vede che non era tanto importante, riusciva a “strappare” recitando la preghiera solo “40” giorni di indulgenza, poco più di un mese.

(Avete notato, alla Santa, le si deve dare del “voi”, incredibile)

 

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