SIGNORA MIA, SI RICORDA I BEI TEMPI?

SIGNORA MIA, SI RICORDA I BEI TEMPI?

Lo slogan più ripetuto in cento e cento sfumature era “prima gli italiani”. Non mancava mai, ogni giorno di chiudere gli occhi con queste confortanti parole.

Conveniva tantissimo, così pareva.

Com’era bella l’Italia di tanti anni fa, un vero paradiso, quando non c’erano i negri, i barconi, gli immigrati, i clandestini, i musulmani.

Che paradiso quando eravamo solo noi italiani! Mi sbirluccicano gli occhi.

Nessun italiano ammazzava nessuno e se lo faceva aveva comunque cura di farlo sparire sciogliendolo nell’acido o utilizzandolo per l’edilizia.

Nessun italiano stuprava nessuno, e se lo faceva aveva cura di farlo in casa, non come questi porci in mezzo alla spiaggia.

E se una donna veniva stuprata (parola che non esisteva, si diceva: disonorata) aveva comunque la fortuna di essere obbligata a sposare il suo stupratore con il matrimonio riparatore, altrimenti la disonorata doveva vergognarsi, non farsi mai più vedere, perché se noi italiani lo avessimo saputo, la trattavamo come la peggiore delle puttane.

E poi non c’erano tutti questi terroristi. Non c’erano tutte queste bestie.

Sì è vero, gli italiani per molti anni hanno, azzoppato,  fatto saltare per aria centinaia di innocenti, bambini, vecchi, donne, tutti, piazzando bombe nelle piazze, nelle banche, nei treni ad agosto, o magari in autostrada, senza un battito di ciglia e senza curarsi delle conseguenze.

Però adesso, in Italia parliamo da 15 anni di terrorismo islamico anche se non hanno fatto scoppiare nemmeno un petardo, mentre gli italiani hanno fatto saltare in aria centinaia di italiani.

Ma vuoi mettere essere ridotto a brandelli da una bella bomba italiana e non islamica?

Di quelle belle bombe piazzate da italianissimi fascisti, brigatisti e mafiosi e servizi segreti?

E i bei giorni dei sequestri di persona, quando i bambini venivano allegramente sequestrati per anni da italianissima brava gente che poi per non far preoccupare i parenti aveva cura di rispedire a casa il figlio un pezzo la volta, partendo solitamente dall’orecchio?

E il lavoro signora mia, il lavoro!

Nessuno ci rubava il lavoro!

Certo allora c’erano i terroni che rubavano il lavoro, ma mica erano italiani quelli, erano terroni di merda.

Ora sì, sono italiani pure loro, ma sempre un po’ meno di quelli del nord, perché i negri sono più terroni di loro, e loro si comportano con i negri come gli italiani si comportavano con i terroni.È il loro momento di gloria, finalmente anche loro hanno una razza inferiore da poter insultare e cacciare.

Signora mia non vedo l’ora si torni a quei bei tempi.

Prima gli italiani, anzi, stringiamo ancora un po’ il territorio, prima il Nord, perché anche se è passato del tempo, i napoletani puzzano ancora. Era ina voga una canzoncina che diceva: “«Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani. Son colerosi e terremotati. Con il sapone non si sono mai lavati.»

Signora mia, che bei tempi!

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4 Risposte

  1. Ero inorridito quando hanno mandato la prima missione militare in Libano e, allora, avevo pensato che qua, qualcuno ambiva nuovamente all’impero, poi ci ho fatto il callo e qualche briciola è arrivata anche a me mentre il PIL saliva vendendo tanti elicotteri, tante pistole e tante efficaci ed economiche mine antiuomo e sempre al servizio della finanza che fomentando tante guerre in giro per il Globo, si arricchiva sempre di più rubando materie prime a più non posso, mentre milioni di poveri disgraziati dovevano scappare in terre altrettanto inospitali in cerca di un angolino dove sopravvivere disprezzati e sfruttati da tanti bravi cristiani come me che si sono dimenticati troppo velocemente di quando ci respingevano ai confini con le nostre logore valige di cartone.

    1. Carissimo,
      i miei primi anni lavorativi sono stati lontani da casa. Sono “emigrata” da Bologna al Piemonte. Tutto sommato quella esperienza fu per me non solo una possibilità di aumentare le mie conoscenze, di fare amici e di conoscere abitudini altrui, ma ebbi modo di capire come, altri “immigrati” come me, ma di provenienza del sud, fossero accolti, rispetto a me. Molto, ma molto peggio.

      La prima cosa che risalta per chi è nato in Emilia-Romagna è la parlata. Si sente molto e il fatto che a quei tempi, le puttane, nel cinema, parlassero solo con la cadenza emiliana, faceva sì che, per i piemontesi più chiusi, tutte le donne della mia terra, lo fossero. In questo modo non fu facile neppure per me, sentirsi una “immigrata facile”. E la giovinezza di allora, non mi aiutava. Ma finiva tutto lì.

      Ma per chi parlava meridionale, la possibilità di trovare casa era scarsissima, l’indifferenza con cui erano “accolti” era insultante. Si costruirono case nuove, ma che ben presto divennero ghetti isolati.
      Qui a Bologna ne abbiamo avuto uno che si chiamava e si chiama ancora “Pilastro”, persino gli autobus non volevano arrivarci, ma c’era un motivo: se noi trattavamo male le persone, queste ovviamente non tacevano, reagivano, e la vita in quel posto non era facile. Poi tutto è cambiato, ora è un quartiere bello, pieno di giardini, molti meridionali ci sono ancora, è vero, ma non più isolati.

      Quando prendevo il treno proveniente dal sud per Milano, ho visto tante valigie di cartone, (lo era anche la mia), ma ho visto anche tanto dolore, tante lacrime, soprattutto di mamme, sorelle o fidanzate o bambini. Impossibile non ricordare.
      Ora abbiamo altri immigrati, altri disperati e altre lacrime. Il mondo avrà sempre un Sud e ci sarà sempre un Nord egoistico.

      La ipocrisia cui tu accenni, che cioè noi paesi più ricchi usiamo i nostri materiali e le nostre capacità per produrre armi, per aumentare le nostre ricchezze ed il nostro benessere, fa sì che paesi più poveri, possano uccidersi per questioni etniche, per il potere, ma anche e soprattutto per fame.
      Mandiamo i nostri soldati in Iraq al seguito di colonialisti moderni, per impadronirci del petrolio, andiamo in Afghanistan per uccidere, perché vogliamo portare la democrazia e vendicarci.

      Viviamo in un mondo pieno di ipocrisie.
      Non miglioreremo mai finché la mentalità continuerà a dividere il mondo in questo modo.
      Finché l’egoismo dei paesi ricchi comanderà sulla terra.
      Se volessimo potremmo cambiare, il fatto è che il nostro orto non si può toccare.
      Ciao. Un abbraccio

  2. Tanti anni fa andai in Svizzera con il passaporto rosso, la valigia di cartone e un contratto di lavoro per una famosissima azienda produttrice di cioccolato: Respinto alla frontiera!
    Un forte abbraccio pure a te.

    1. Ecco, anche la tua non è sicuramente una esperienza positiva.
      Come ti sei sentito quando ti hanno respinto? Forse, anche solo per un attimo ti sei sentito inferiore a coloro che non ti volevano, ma dentro di te avevi l’orgoglio di appartenere ad un bel paese, molto più bello, anche se più povero.
      Penso sia così per tutti coloro che sono costretti ad abbandonare le loro case o i paesi di origine.

      Mi hai fatto venire in mente un bellissimo film interpretato da Nino Manfredi intitolato “Pane e cioccolata”. Voleva integrarsi con gli svizzeri, cercava di apprezzarli, si era persino tinto i capelli di biondo, ma alla fine non ce l’ha fatta. E quando l’hanno sbattuto fuori si è preso una piccola rivincita: ha dato un calcio ad un bidone delle immondizie e, con sua soddisfazione, tutto lo sporco si è sparso, interrompendo, simbolicamente, quell’ipocrisia della perfezione esteriore, che lui aveva notato.
      Ciao, un abbraccio.

      P.S. Sequenza finale.

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