Archivi Mensili: ottobre 2017

NELLA LIVIDA TORINO

NELLA LIVIDA TORINO

Così, se non intercettavano la telefonata, avremmo di sicuro un papaverone cinque stelle che, nella Torino livida di Appendino, cancella le multe agli amici.

E questa è una.

La seconda è che i cinque stelle cantano vittoria per le sue dimissioni, accampando un rigore punitivo che, dicono, è solo roba loro. Ma non è stato licenziato, si è dimesso lui.

Pensa che rigore se nessuno avesse intercettato quelle telefonate.

Pensa se invece di dare le dimissioni se ne fosse rimasto al suo posto.

Dopo aver fatto a pezzi Marino per la sua panda senza permessi per il centro storico di Roma, avrebbero tenuto al suo posto un fratacchione che dalla segreteria della sindaca torinese cancella le multe ai protetti.

Eppure, conoscendoli, mi sa che avrebbero potuto farlo: hanno già apprezzato il potere magnifico del “me ne frego”.

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VIVA L’ITALIA

VIVA L’ITALIA

In effetti è vero, Matteo Renzi sta esagerando!

Con uno sparuto numero di sostenitori vorrebbe stravolgere la vita politica ed economica del paese.

Lo sta dimostrando ineccepibilmente, sta rovinando l’Italia, i numeri parlano chiaro!

Li analizziamo per bene e confrontiamoli.

L’occupazione sta salendo inesorabilmente, la congiuntura economica si sta gravemente mettendo in linea con gli standard Europei e le agenzie di Rating stanno dando valutazioni che riportano l’Italia a livelli pre-crisi. Un disastro direi.

Pensate ha avuto il coraggio di insistere per dare, in più,  960,00 euro all’anno, ai lavoratori in busta paga, suscitando orrore generale, soprattutto nei sindacati.

Ha elargito soldi alle neo mamme, agli indigenti e ai giovani.  Che illuso!

Voleva abolire gli enti inutili e abolire il senato e le province! Ma dai!

Ha fatto la riforma elettorale, gravissimo atto incostituzionale, sarebbero bastati due giorni per farla meglio, disse qualcuno.

Pensate come era bello quando i migliori governi aumentavano le accise sulla benzina e sulle sigarette o quando ci ritrovammo all’improvviso meno soldi sul conto corrente.

Erano belle le riforme della Fornero, quelle elettorali della lega, fantastico il parlamento che decretò sostanzialmente lecito il bunga bunga, legittimando la parentela di una partecipante con Mubarak, e le feste e le porchette, in Campidoglio! Una meraviglia!

Ricordo il milione di posti di lavoro berlusconiani, la legalizzazione del falso in bilancio, i condoni fiscali ed edilizi, insomma! Bei tempi davvero!

Lo spread era un salasso per tutti, Berlusconi raccontava le barzellette e Monti prima e Letta dopo le rendevano verosimili.

Ecco! All’ epoca c’erano D’Alema, Bersani, Prodi, Grasso e tanti grandi personaggi che oggi vogliono riportarci ai bei tempi.

Sosteniamoli, diamo loro la possibilità di riappropriarsi del potere perduto, e rivivremo la gloria e il brivido del default.

Mettiamo in mano il paese a questi super pensionati di lusso. La Fornero, foraggiata da questi bravi politici, ha già sistemato le nostre.

Viva l’Italia!

NON È FACILE INVECCHIARE CON GARBO

NON È FACILE INVECCHIARE CON GARBO

Non è facile invecchiare con garbo.

Bisogna accertarsi della nuova carne, di nuova pelle, di nuovi solchi, di nuovi nei.

Bisogna lasciarla andare via, la giovinezza, senza mortificarla in una nuova età che non le appartiene, occorre far la pace con il respiro più corto, con la lentezza della rimessa in sesto dopo gli stravizi, con le giunture, con le arterie, coi capelli bianchi all’improvviso, che prendono il posto dei grilli per la testa.

Bisogna farsi nuovi ed amarsi in una nuova era, reinventarsi, continuare ad essere curiosi, ridere e spazzolarsi i denti per farli brillare come minuscole cariche di polvere da sparo.

Bisogna coltivare l’ironia, ricordarsi di sbagliare strada, scegliere con cura gli altri umani, allontanarsi dal sé, ritornarci, cantare, maledire i guru, canzonare i paurosi, stare nudi con fierezza.

Invecchiare come si fosse vino, profumando e facendo godere il palato, senza abituarlo agli sbadigli.

Bisogna camminare dritti, saper portare le catene, parlare in altre lingue, detestarsi con parsimonia.

Non è facile invecchiare, ma l’alternativa sarebbe stata di morire ed io ho ancora tante cose da imparare.

(Cecilia Resio – Le istruzioni -)

ANDAZZO NOIOSO E STUCCHEVOLE

ANDAZZO NOIOSO E STUCCHEVOLE

C’è in giro un andazzo noioso e stucchevole.

La Sinistra ha un solo nemico Renzi.

Il M5S ha un solo nemico Renzi.

La Lega ha un solo nemico Renzi.

La Destra ha un solo nemico Renzi.

La Minoranza Dem ha un solo nemico Renzi.

L ‘alta finanza ha un solo nemico Renzi.

Tutte le trasmissioni in tutte le TV sono contro Matteo Renzi.

Le Banche hanno un solo nemico Renzi.

Praticamente il PD di Renzi ha contro tutto il quarto potere.

Il Giornale-Libero- Il Fatto Quotidiano-Il Corriere della Sera ormai di Cairo-Il Manifesto-La Verità-Il Secolo d’Italia-Il Giorno-Il Resto del Carlino-Il Tempo-L’Huffington Post-Il Gazzettino-Il Piccolo di Trieste-L’Osservatore Romano-L’Avvenire.

Tra le TV: Rai 2-Rai 3-Mediaset-La 7.

Il nemico numero uno, anche quando non c’è, è sempre lui, MatteoRenzi.

Davvero stucchevole questa tiritera quotidiana.

Ha proprio ragione Renzi, deve essere molto doloroso stare nel pensiero di molti di questi frustrati sconfitti dalla vita.

Allora è vero molti nemici molto onore.

Beh! per finirla in bellezza, io sto con Matteo Renzi.

E ci sto molto bene. Mi piace stare con chi stimo e apprezzo molto, e non mi mescolo tra la folla dei tanti suoi nemici.

Nella vita si sceglie sempre, altrimenti non sarebbe vita.

AL LICEO

AL LICEO

Al liceo avevo un insegnante di italiano particolarmente bravo.

Mi piaceva molto, ma mi intimidiva nello stesso tempo.

L’ho avuto per due anni.

Quando ho frequentato il liceo classico, allora c’erano due anni di ginnasio e poi tre di liceo.

Quel professore così bravo l’ho conosciuto in IV ginnasio.  Avevo poco più di 15 anni, e sentirmi dare del “lei” mi fece un po’ impressione, ma così si usava allora.

Questo insegnante spiegava molto e bene, si vedeva che amava la poesia,  trasmetteva la stessa passione ai ragazzi. Non so come, ma si cominciava l’anno con Ugo Foscolo, si faceva tutto il giro richiesto dal programma e si finiva di nuovo col Foscolo.

Aveva una grande dote, quando interrogava, a parte che lo faceva con garbo anche quando noi ragazzi balbettavamo, ci incoraggiava sempre.

Mi ricordo ancora le parole che mi disse una volta dopo aver letto un mio tema: “Troppo lungo, troppo ricco di parole inutili, troppo ripetitivo! Mi scriva il suo pensiero con meno parole”.

Sottolineava in rosso (che voleva dire errore grave) tutti le parole inutili quali: quindi, cioè, tuttavia, pertanto, in effetti, e tutte le parole che finivano con …mente, tipo semplicemente, particolarmente, magnificamente, assolutamente e così via. Aveva ragione, appesantiscono il discorso inutilmente.  E qui ho aggiunto “inutilmente” che, a ben vedere, non era necessario.

Spero di aver fatto tesoro dei suoi consigli.  Un articolo lungo e “sbrodoloso”, o un post sui blog troppo arzigogolato, alla fine stancano il lettore.

I bravi insegnati sanno davvero insegnare l’essenziale: la chiarezza, la brevità, il senso corretto del pensiero e la scrittura semplice e fluida.

OSTENTAZIONE

OSTENTAZIONE

Mostrare.

Esibire tutto, ovunque e comunque.

Belli, brutti, sporchi e cattivi, cresce il numero degli esibizionisti bisognosi di un megafono, di una telecamera, di un pubblico, di una platea.

Ormai i panni sporchi non si lavano più in famiglia ma sulla pubblica piazza.

Si twitta, si chatta, si posta.

Non si litiga a quattrocchi ma tramite agenzia stampa.

A distanza.

La rabbia, gli insulti, l’indignazione, tutto è lecito, purché sia dato in pasto, visto, condiviso, spiattellato ai quattro venti.

Magari in diretta tv, in una specie di bunga bunga mediatico.

Tutto diventa rigorosamente social.

Questa omogeneizzazione al ribasso la si vuol far passare per trasgressione.

Poveri noi! La spregiudicatezza nel mondo dei blog, di facebook, di twitter e quant’altro.

Direi squallore, solitudine, mancanza di rispetto di se stessi.

Un filosofo in classe chiese agli alunni se condividevano un gesto omicida che aveva compiuto un loro coetaneo.  Un’alunna rispose di sì e per giustificare quell’affemazione disse all’insegnate: “Almeno lui ha avuto i riflettori puntati si sé”.

Ecco, oggi, per trovare l’appagamento delle proprie aspirazioni, non c’è altro che il riflettore, un palcoscenico.

Nessuno ci insegna che anche la riservatezza, la discrezione e il pudore sono valori che si possono coltivare e che possono rendere la nostra vita migliore.

Ma non ci sono esempi. I santi sono troppo lontani e poco amati, i buoni presi in giro, i cortesi e gentili lasciati soli.

Non c’è umanità, c’è ostentazione. A volte anche nel fare il bene.

Come c’è ostentazione nel proclamarsi più onesti degli altri, nel credersi migliori sempre e comunque. Quella otre che ostentazione è anche sfacciataggine, insolenza, spudoratezza.

IL POPOLO

IL POPOLO

La gente dice … Il popolo vuole … …

Ecco, il popolo e la gente. Oggi, come duemila anni fa, la folla è quella che passa come se niente fosse da un “osanna” a un “sia crocifisso”.

Troppo comodo e troppo facile richiamarsi alla gente senza assumersi le proprie responsabilità!

LE BANCHE

LE BANCHE

Facciamo un riepilogo.

Si inizia con l’accusa a Renzi di favorire il mondo finanziario, stigmatizzando la sua amicizia con il finanziere italiano, ma operante in Gran Bretagna, Davide Serra.

L’accusa viene mossa a Renzi dall’interno del PD, a cominciare da Bersani.

Gli attacchi interni smettono quando Renzi dichiara che sarebbe meglio guardare a quello che succede con il Monte dei Paschi di Siena.

La seconda accusa a Renzi ed alla Boschi è su Banca Etruria, quando il governo decide di intervenire commissariando l’istituto, non solo Banca Etruria.

I più sfegatati nell’accusa sono i grillini.

Nessun riferimento al come sia potuto accadere senza un puntuale e preventivo allerta della Banca d’Italia.

Nel frattempo viene accreditato dalle fonti istituzionali di controllo del credito e dalla maggior parte dei mezzi di informazione, che la crisi mondiale finanziaria del 2008, scatenata dalla diffusione sfrenata dei derivati, non incideva sugli istituti di credito italiano in quanto non avevano in portafoglio i derivati divenuti carta straccia.

Il sistema bancario italiano veniva valutato di essere in ottima forma.

Poi, a seguito degli adeguamenti imposti dalla BCE, al fine di evitare eventuali crisi finanziarie, cominciano ad uscire situazioni assai critiche.

Parliamo del Monte dei paschi di Siena a cui si aggiunge una morte sospetta, ma derubricata a suicidio.

Poi esce la criticità di molte banche locali, alcune assai grosse, che mantengono un altissimo livello di opacità non rispondendo ai minimi requisiti di una società SPA.

Per queste banche, potentati locali, si tentò di adeguarle alla riforma dell’ordinamento statuario come SPA dal Presidente Ciampi e dal direttore generale del ministero delle finanze, a quel tempo Draghi.

Il tentativo fallì.

La situazione riesplose con i stress test e le leggi di adeguamento del mondo finanziario a livello di UE.

Il caso Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono gli esempi più eclatanti.

Renzi annuncia, dati i continui attacchi sulla sua persona come responsabile della situazione i cui costi ricadevano sugli Italiani, una commissione di inchiesta parlamentare sulle banche.

Contemporaneamente si scatena il caso Consip.

Renzi è circondato.

Ma il diavolo fa le pentole e si scorda i coperchi.

L’attacco contro Renzi per implicazione del padre si sgonfia, anzi viene in evidenza un disegno di false accuse atte a incriminarlo o, perlomeno, bloccarlo.

Il tentativo è di trasformare in un nulla di fatto l’inchiesta sul mondo bancario e nello stesso tempo far finire il caso Consip in una azione individuale del colonnello Scafarto a fini di riconoscimento carrieristico.

Ma Renzi non si accheta e scompagina nuovamente le carte con i chiari riferimenti al cambio di guardia alla Banca d’Italia.

Si scatena in questi giorni un attacco a tutto campo.

Non difendono tanto Visco, ma si vuole evitare che alla poltrona sieda personaggio fuori dai giochi in grado di alzare il velo sulle tante opacità della gestione Visco.

Renzi ha attaccato i cosiddetti poteri forti e poi vi domandate perché ce l’hanno con lui?

Ora, il debito pubblico scende, mentre continuano le erogazioni clientelari del credito da parte di banchette periferiche sotto la pressione di clientele e mafie locali.

Tutto ciò si trasformerà, gioco forza, in crediti inesigibili, pagati dai clienti ed azionisti della banca. E la festa continua, senza vigilanza, oppure con il tacito assenso della Banca d’Italia?

E Visco che dice: “Ho fatto tutto in condivisione col governo in vigore”. Peggio che mai! Qual é la sua autonomia se ha fatto come hanno voluto i vari governi succedutesi durante la peggiore crisi dal dopoguerra?

 

IL PROFUMO DELLE FOGLIE DI LIMONE

IL PROFUMO DELLE FOGLIE DI LIMONE

Un libro della scrittrice spagnola Clara Sanchez.

Credi alle apparenze?

Credi di essere al sicuro?

Conosci veramente chi ti è vicino?

La verità deve venire a galla.

 

Ho comprato questo libro alla COOP. Ci bazzico spesso e non dimentico mai di dare un’occhiata alla esposizione dei libri.  A volte, comprando libri con un po’ di sconto, ho scoperto anche dei bellissimi racconti, pur non avendo letto recensioni in merito. Sono solita farmi una opinione personale di ciò che leggo e non sempre combacia con le recensioni che leggo poi in seguito.

Ho acquistato il libro della scrittrice spagnola: Il profumo delle foglie di limone, attirata dal titolo. Sarà superficiale la scelta, ma è anche vero che amo molto le piante ed i fiori, immaginavo di trovare qualcosa del genere.

Come sempre ho dato un’occhiata per capire l’argomento, e le foglie di limone non c’entravano per niente, ma la storia accennata mi ha intrigato.

I protagonisti principali sono due: un uomo ottantenne, Jiulian e una ragazza, giovane, di nome Sandra.

Il filo che li legherà non è, come si può pensare, una cotta d’amore di un vecchio per una ragazza, ma uno scopo ben diverso e man mano che si legge il libro si dipana un racconto estremamente affascinante, almeno per me, che mi ha preso un po’ “alla gola”.

Avrà un seguito che acquisterò appena lo trovo ad un prezzo più accessibile. Si intitola: Lo stupore di una notte di luce.

La fantasia della scrittrice si manifesta anche nei titoli dei suoi libri, molto belli.

Chiaramente è un libro che consiglio di leggere per chi ama particolarmente la bella scrittura, il bel racconto e l’emozione.

LA GRANDE PAURA DEL M5S

LA GRANDE PAURA DEL M5S

La verità, come sempre, è più semplice della cattiva propaganda

Facciamo a capirsi, come si dice a Roma. Dietro il fuoco di artiglieria del Movimento Cinque Stelle contro il Rosatellum c’è solo e soltanto la paura dei collegi elettorali. E dunque il timore di dover competere con gli altri partiti per il consenso reale dei cittadini, senza la rete di protezione del sistema di censure, epurazioni e “buffonarie” gestito dall’azienda privata della famiglia Casaleggio.

Se le preferenze (finalmente cancellate dalla nuova legge elettorale) permetterebbero all’aristocrazia grillina di far fuori chiunque non rispetti l’ortodossia M5S, essendo di fatto una resa dei conti interna ai partiti, il sistema dei collegi costringe tutte le forze politiche a cercare e conquistare i voti dei cittadini nel mondo reale. Laddove contano le cose fatte e quelle che si possono fare, i cambiamenti concreti e le soluzioni possibili nell’interesse delle persone in carne e ossa. Non la retorica di chi fa a gara per urlare più forte finendo prima o poi per incontrare qualcuno che ti sfila il megafono e te lo rovescia in testa, com’è accaduto ieri al povero Di Battista.

La prova di forza grillina nasce solo dal timore che la truffa del populismo non regga alla prova di un popolo che pensa e sceglie. Tutto il resto è fumo, nocivo e rumoroso.

A partire dalle parole d’ordine lanciate da chi non ha alcuna credibilità nel presentarsi come difensore della democrazia repubblicana. Quei politici M5S che oggi gridano al “fascistellum”, oltre a mostrare il solito disprezzo per la storia di una nazione che il fascismo lo ha conosciuto e patito sulla propria pelle viva, sono gli stessi che nel corso degli anni hanno ricoperto di insulti tutte le istituzioni democratiche: dal Parlamento descritto come un’accolita di rubagalline, al Governo rappresentato come emanazione di fantomatici “poteri forti”, al Quirinale raffigurato come dimora di golpisti, etc.

Nessun luogo della nostra repubblica si è salvato dalla furia di un partito nato e cresciuto proprio sul discredito verso la democrazia rappresentativa, mentre al proprio interno fa valere solo le disposizioni di una piccola azienda a conduzione familiare in totale spregio di ogni basilare norma democratica. Quel partito, oggi, si atteggia a difensore della stessa democrazia repubblicana che fino a ieri voleva seppellire sotto la marea del fanatismo populista. E che tristezza assistere allo spettacolo della nuova-vecchia sinistra di Bersani e D’Alema che si accoda in posizione subalterna ai Cinque Stelle, in un nuovo episodio di regressione culturale e politica di quello che un tempo fu parte del gruppo dirigente di una grande forza popolare.

Ma la verità, come sempre, è più semplice della cattiva propaganda. E ci dice che il vertice grillino, dovunque sia finito tra le contorsioni di un Beppe Grillo sempre più stanco e il vistoso calo nei sondaggi prodotto dall’“effetto Di Maio”, ha perso la testa di fronte ad una legge elettorale che finalmente restituisce ai cittadini il potere di scegliere i parlamentari e lo toglie alle oscure alchimie del blog.

https://www.democratica.com/opinioni/la-grande-paura-cinque-stelle/

 

Scintilla

Il dolore di Repubblica per il Rosatellum

Oggi Repubblica doveva uscire listata a lutto. Avrebbe reso l’idea del dolore di largo Fochetti per l’approvazione alla camera della legge Rosato. Dolore fin dal titolo: “Il voto segreto non ferma la legge elettorale”. Sigh. Nel sommario: “Passa alla camera nonostante 50 tiratori” (erano 40 ma vabbè); “Renzi preoccupato”. Bah. Ancora: “Sì alla norma salva-impresentabili” (che non esiste). Michele Ainis, commentatore crepuscolare, scrive l’editoriale, “La stanca democrazia” (meglio scappare a Parigi come negli anni Trenta). Altan: “Ci serve una legge condivisa con cui non andare a votare”: semmai è una legge non condivisa che consente di andare a votare, ma tutto fa brodo. L’exploit è a pagina 3: “Renzi terrorizza i dem via sms”. Sms? A largo Fochetti non sapevano che in realtà Renzi aveva pronti mitra e bombe a mano. Coraggio, colleghi, non prendetevela così.