Archivi Mensili: agosto 2017

ERBA CON AMBIZIONI DI ALBERO

Erba con ambizioni di albero

Le ambizione di Mdp, alias art. Uno

e, per analogia, delle decine di erbettine sinistre che popolano il tabellone della scheda elettorale

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RADICAL & CHIC

RADICAL & CHIC

C’è una “sinistra” paracula, ipocrita e benpensante che ha votato in tutta Italia i pentastellati.

Un microcosmo di attempati radical chic, giovani in cerca di rivoluzioni da cavalcare e diritti da rivendicare.

Quel microcosmo che si indigna secondo convenienza, che è accogliente con i migranti ma possibilmente lontano da casa propria, che lotta con loro ma che poi la sera rientra a casa tra agi diffusi.

Quella sinistra che pochi giorni fa si è lanciata in anatemi contro forze dell’ordine e contro l’odiato ministro dell’interno.

Quella “sinistra” che con le sue ambiguità difende illegalità e storture di questo paese in nome di “diritti” e mai di doveri.

Quella “sinistra” nullafacente che a Roma ha contribuito all’elezione della giunta più disastrata d’Italia, perché incapace di riconoscere nel movimento cinque stelle le radici eversive ed antisistema, le silenziose connivenze con quel sottobosco di illegalità diffusa che attanagliano la capitale fino a soffocarla.

Quel movimento cinque stelle che ha iniziato la sua avventura capitolina parlando di “rivoluzioni” e che poi alla prova di governo si è comportato salvaguardando privilegi, aumentando prebende e sparpagliando a pioggia incarichi e poltrone.

Insomma il più classico dei “facciamo finta di cambiare tutto per poter conservare tutto, così com’è, senza inimicarci nessuno”.

Quella “sinistra” ben pensante che nel difendere illegali, occupazioni abusive, emargina chi legalmente ha fatto anni di graduatorie attendendo pazientemente l’assegnazione di un alloggio.

Esistono forse sfigati di serie A e di serie B, oppure fa più “figo” scendere in piazza per chi si pone fuori dalla legalità da chi la legalità la pratica?

Quella che ritiene etico che in un comune come quello di Roma capitale, che riceve denari per dare una degna sistemazione ai migranti, non sia stato predisposto un serio piano di ricollocamento degli stessi a seguito degli sgomberi.

Quella che non chiede conto nella giornata di assoluta irreperibilità delle autorità comunali cittadine, preposte al ricollocamento degli occupanti, ma che fa le pulci ad agenti di polizia e ministro Minniti, per inciso ad oggi uno dei migliori della nostra storia repubblicana.

Quella che pensa che un palazzo in pieno centro nella capitale possa divenire impunemente un indecoroso bivacco per disperati, attraverso un “esproprio proletario”, nell’assoluta incuranza dei diritti di chi di quel palazzo è proprietario e sul quale paga le tasse e che così comportandosi se ne strafotte pure del degrado nel quale sono costretti a vivere gli stessi occupanti.

Se questa “sinistra” ottusa e perdente che ha trovato identità nella demagogia grillina non riesce a comprendere che non esiste diritto senza dovere, oltre che ad essersi posta fuori dalla storia, si è posta pure lei fuori dalla legalità.

E l’assenza di consenso popolare che la isola ed emargina, lo testimonia.

Una sana accoglienza passa attraverso il rispetto di diritti e doveri, passa attraverso il rispetto assoluto della legalità.

Tutti a sdegnarsi e contrirsi per lo sgombero di Piazza Indipendenza  a Roma, ad ingiuriare l’odiato ministro dell’interno che, secondo questa logica demenziale, essendo uomo con radici a sinistra, dovrebbe tollerare simili abusi.

Proprio perché uomo di sinistra, Minniti ha senso e rispetto per la legalità. Quella che non solo si enuncia ma soprattutto si pratica.

Quella che deve garantire a tutti i cittadini, anche ai nostri ospiti assistenza, supporto all’integrazione servizi sociali di adeguati.

Non sarà il buonismo stucchevole della sinistra, neppure la continua rincorsa al consenso con le capriole grilline, a risolvere questi problemi.

I problemi vanno governati, le scelte fatte con coerenza e serietà, anche rischiando di non piacere a tutti.

Questo significa fare Politica. Il resto, demagogie, opportunismi, atteggiamenti paraculi e ruffiani li lasciamo agli altri, a quelli che con la loro ottusità vogliono consegnare questo paese alle destre.

Ed è per questo che il Pd non può perdere tempo ed energie ad inseguire questa deriva, ove si pensa che, con la forza e la prevaricazione, si possano trovare soluzioni.

(Democraticamente nera)

INSEGNERAI A VOLARE …. (Madre Teresa di Calcutta)

INSEGNERAI A VOLARE …. (Madre Teresa di Calcutta)

Insegnerai a Volare, ma non voleranno il Tuo Volo.

Insegnerai a Sognare, ma non sogneranno il Tuo Sogno.

Insegnerai a Vivere, ma non vivranno la Tua Vita.

Ma in ogni Volo, in ogni Sogno e in ogni Vita,

rimarrà per sempre l’impronta dell’ insegnamento ricevuto.

(Madre Teresa di Calcutta)

CIP, CIP, CIP

CIP, CIP, CIP

Ogni tanto bisogna fare un po’ d’ordine, altrimenti non è cosa bella avere tanto disordine in giro. Disordine sì, io ce l’ho nella libreria, ho tanti libri, ma sono messi così, senza un criterio logico tipo per autore, per argomento, o altro, sono messi un po’ alla rinfusa.

Il bello (o il brutto) è che mi ricordo bene solo dove li ho messi la prima volta, poi se, per caso li sposto, non li trovo più, e se me li ritrovo in mano è come scoprirli di nuovo. E’ una bella sensazione comunque.

In vena di sistemare qualcosa, anche perché ho bisogno di posto, ho cominciato a riordinare un po’ cominciando dall’alto. Sapevo di aver conservato le lettere d’amore del mio grande amore della vita, ma trovarle, diligentemente in ordine di data, e così numerose, ma ben “nascoste” in un certo qual modo, dietro una caterva di libri “impegnativi”, insomma quelle robe scolastiche, che nessuno si sognerebbe mai di spostare, mi ha un po’ commosso. A suo tempo ero più brava e meno disordinata.

Queste lettere comunque mi hanno fatto riflettere, e mi sono chiesta: chi di voi ricorda quei fogli di gioia (o di tristezza) che avevano percorso lo stesso lungo cammino che ci separava dal mittente?

La si aspettava con ansia e impazienza. A volte ci piombava addosso di sorpresa. “Scendo a vedere se c’è posta” era la frase di rito e poi si tornava in casa con la lettera in mano, l’occhio vispo e il cuore in tumulto, fissandola, girandola e rigirandola. Come se quei semplici movimenti avessero il dono di regalarci un’anticipazione del prezioso contenuto.

Alla gioia di riceverla, si aggiungeva quella della lettura. Durante la prima lettura si scivolava sulle righe, alla ricerca di ciò che volevamo leggere o sentirci dire. Soprattutto le meravigliose parole che pronunciano gli innamorati in tutte le latitudini. Inoltre, il piacere della lettera non si esauriva alla prima lettura. Si ripiegava con cura quel foglio di carta e lo riponeva in un luogo sicuro. E quando la solitudine o la nostalgia diventavano insopportabili, si rileggevano.

Ora non scriviamo più, cinguettiamo. Lo vedo e lo seguo nel modo di scrivere dei miei nipoti. Cinguettano.

Cinguettare a perdifiato: questo è Twitter. Veloce, simpatico, leggero, moderno. Ma non mancano i difetti. Se cinguetti a perdifiato rischi di non poter fare nient’altro. Ci sono alternative altrettanto veloci e immediate, rassicuranti, whatsapp messenger,  o altro. Tuttavia questo continuo “mordi e fuggi” ha poco del romantico e alla fine si resta con la fame.

Eppure, per eliminare la malinconia che, a volte, vedo velare il viso di questi giovani, a me carissimi, sono io la prima a dire: dai, twitta che ti passa. Cip, Cip, Cip!

CATATONIA

CATATONIA

Ascoltare un telegiornale partendo dal presupposto che mi stiano raccontando un sacco di balle e leggere i giornali con la stessa fastidiosa sensazione, mi sta portando ad una specie di fatalistica ignavia nella quale cerco di riconoscere l’ombra degli incazzamenti passati e non li trovo.

Mi pare perfino di aver assunto ormai quell’espressione catatonica che mi assicurerebbe forse una partecipazione all'”Isola dei famosi”.

Mi dolgo per il paese, mi dolgo per il nostro futuro, mi dolgo per la RAI, l’IMU, il PD, Mdp la sinistra, la destra e via dicendo.

Mi preoccupano i valori del colesterolo, i pidocchi delle rose, la taglia che fluttua verso l’alto.

E mi pare di avere sempre la stessa espressione attonita di chi non capisce una mazza di quello che succede.

Non riesco a categorizzare, sarà grave?

Anzi, lo so che è grave.

LA PREZIOSA STELLA CHE CRESCE TRA LE ROCCE

LA PREZIOSA STELLA CHE CRESCE TRA LE ROCCE

La stella alpina è il fiore che simboleggia la vita come si svolge sulle montagne.

Una rappresentazione di costanza, tenacia, frugalità.

Senza affatto diminuire la bellezza, prospera, diventando ancora più bella, proprio in tutti i terreni poveri, ai margini di rupi scoscese e di instabili rocce in pieno sole.

Rara, collocata spesso in posizioni difficili da raggiungere la stella alpina o edelweiss (Leontopodium alpinum) è stata, nonostante ciò, a lungo preda inerme di un turismo poco rispettoso.

Stava addirittura scomparendo finché non è stata dichiarata specie protetta, ma soprattutto il pericolo è diminuito quando è diventata disponibile in seme o in piantina, nei migliori centri di giardinaggio.

La possibilità di poterla seminare e coltivare, ha, infatti, ridotto l’appetito predatorio di tanti, concedendole, per ora, scampo all’estinzione.

Non si considera spesso che le piante di origine alpina, abituate a crescere in minuscole tasche tra le rocce, sono perfettamente adattabili a piccoli vasi disponibili su un davanzale o un balcone. In questi vasi la terra di coltivo è obbligatoriamente scarsa e i muri e i vetri delle finestre riflettono al massimo il calore del sole, proprio come le rocce in montagna.

Anche le radici sopportano l’estremo calore estivo e il freddo pungente invernale, purché il terreno sia drenato e sciolto.

Per questo motivo i balconi e i terrazzi in piena estate potrebbero ospitare le tradizionali piante mediterranee, come il profumato basilico, fianco a fianco a vasi di stelle alpine, in una sorta di riassunto del variegato paesaggio italiano.

Mentre il basilico in pieno sole concentra profumi e aromi, la stella alpina aumenta il suo caratteristico biancore dove le notti sono più fresche.

Fusti, foglie, brattee capolini florali, più il sole è intenso, più si ricoprono della fitta inconfondibile lanugine bianco-argento che rende questo fiore così amabile, tenero e morbido all’aspetto.

Una volta che un vasetto ha ben attecchito, in giugno, luglio o in agosto si possono cogliere molti fiori per belle piccole composizioni fresche o secche, che durano tantissimo, senza saccheggiare piante spontanee.

La coltivazione, anche partendo dal seme, non presenta difficoltà.

Importante, sia partendo dal seme sia dalla piantina, è scegliere un vasetto non grande, disponendo sul fondo un alto strato di drenaggio (piccoli sassi o cocci di terracotta), il terriccio con cui riempire il vasetto deve essere leggero e calcareo, povero di sostanza organica.

In terreno troppo ricco, paradossalmente, la stella alpina perde tutta la sua bellezza, diventando irriconoscibile: alta, filata, verde pallido e non l’argentea, setosa, luminosa, morbida delizia che tutti amano.

(Le immagini sono prese dal web)

PROFEZIA DEGLI INDIANI CREE

PROFEZIA DEGLI INDIANI CREE

Solo dopo che l’ultimo albero sarà stato abbattuto,
solo dopo che l’ultimo fiume sarà stato avvelenato,
solo dopo che l’ultimo pesce sarà stato catturato.
Soltanto allora scoprirai che il denaro non si mangia.

INDIANI CREE – CANADA

Il gruppo appartiene all’antica tribù degli indiani Cree, nativi dell’America settentrionale, che tenacemente conserva le tradizioni e faticosamente le tramanda ai suoi giovani, spesso tentati dallo stile di vita consumistico e seduttivo dell’ambiente che li circonda.
Il gruppo Cree si presenta al pubblico nei suoi coloratissimi costumi tribali e propone le danze rituali che da centinaia di anni animano i famosissimi pow-how, i raduni di tutte le etnie pellerossa, che possono durare giorni e giorni.
Concentrato di spiritualità e forza, le danze Cree sono ritmate dal tamburo che rappresenta il battito del cuore della madre terra che rimane, per questo antico popolo, riferimento fondamentale di vita presente e futura. Questo straordinario gruppo svolge un lavoro importantissimo nelle carceri minorili del Canada, dove l’80% dei detenuti è costituito da giovani pellerossa, insegnando ai ragazzi le gloriose tradizioni del loro popolo e aiutandoli a reinserirsi nella loro comunità, consapevoli e fieri delle loro origini.

BREVIARIO DI REAZIONI DEI LEADER EUROPEI ALLA STRAGE DI BARCELLONA

BREVIARIO DI REAZIONI DEI LEADER EUROPEI ALLA STRAGE DI BARCELLONA

Dobbiamo restare uniti.

Esprimiamo profondo cordoglio.

Ci stringiamo attorno al dolore delle famiglie.

La barbarie non vincerà.

La paura non piegherà gli uomini liberi.

La nostra solidarietà alle vittime.

Con il cuore e con la mente a Barcellona.

Siamo vicini ai nostri amici spagnoli.

Vile e atroce attacco alla civiltà.

Siamo contro questi criminali brutali.

Siamo distrutti per il vile attentato.

Pensieri e preghiere.

Non abbassiamo la guardia.

I nostri pensieri sono con tutto il popolo spagnolo.

Tragedia della follia.

I nostri simboli sono sotto attacco.

Sgomento e angoscia.

Un orrore senza fine.

La nostra forza è stare insieme.

Il terrore non ci piegherà.

La nostra resistenza è più forte della loro ferocia.

Dolore per l’orribile attacco nel cuore dell’Europa.

Vile attacco al cuore vivo dell’Europa.

Attacco al cuore del Mediterraneo.

Il popolo catalano reagirà.

Siamo sgomenti. Lotta senza quartiere.

Ancora una volta la mano vigliacca ha colpito ciecamente.

Preghiamo per le vittime.

Profondamente turbati.

Ci stringiamo uniti nel dolore.

Stretta e calorosa vicinanza.

Un grande abbraccio solidale.

Nessun terrorista metterà in discussione libertà e civiltà.

Il nostro amore è più forte del loro odio.

Profondo dolore e cuore a pezzi. Condanniamo.

Reagiamo insieme.

Vicinanza e sostegno.

Il desiderio di sicurezza e di pace rimane saldo nei nostri cuori.

Bandiere a mezz’asta.

In segno di solidarietà il Colosseo resterà spento dalle 22 alle 22,30.

(Breviario di reazioni dei leader europei da conservare per la prossima occasione – Mattia Feltri – La Stampa).

Parole, tante parole, ma ho l’impressione che la collaborazione sia a zero. Se si parlassero di più, tramite i canali giusti, forse si riuscirebbero a trovare prima questi personaggi e non dopo, quando è troppo tardi. Forse è solo una pia illusione, ma a quanto si è saputo, per esempio, la Catalogna, non ha collaborato con la Spagna, neppure dopo aver scoperto il covo dei “banditi” mezzo saltato in aria, dove comunque avevano accumulato un centinaio di bombole di gas.

I PRATI DEL MOLISE

I PRATI DEL MOLISE

Con tutte le brutte notizie che in questi giorni si sentono, mi riferisco all’attacco dell’Isis, contro cittadini inermi, avvenuto a Bercellona, sentiamo che le notre vite subiscono contrattacchi spaventosi, e dovunque ci sentiamo in pericolo.

Conosco bene la Rambla, mi è piaciuta molto, ed è una passeggiata meravigliosa che sbocca nel mare. Bellissima. Sapere che anche in posti così si può venir ammazzati, fa male al cuore.

Profondamente.

Non saprei che altro aggiungere, se non che i nostri occhi e le nostre vite hanno bisogno di pace e di serenità per vivere. e invece ci costringono, a vivere con l’incubo che possa succedere, inaspettatamente, qualcosa di tremendo.

Non è una guerra, non è una battaglia, è malvagità. Da dove derivi questa voglia di rivendicazione e di possesso delle nostre terre, e da dove nasca il desiderio di uccidere la nostra civiltà, è difficile da capire. Se, come dicono, è scritto in testi regligiosi,  il tutto è anche più orribile.

Tuttavia, come sempre, l’occidente, si dovrebbe fare domande sul perché della recrudescenza di questi attacchi mortali. Non voglio qui fare alcuna polemica, ma sappiamo bene che la nostra civiltà, con la smania di esportare la democrazia con le armi, o di volersi impossessare delle risorse petrolifere, non si è comportata molto bene, né in passato, né di recente, andando ad uccidere e ad accendere focolai di risentimento, in quei paesi dove già era stato fatto tanto male.

Per riposare il cuore e la mente, teniamo davanti agli occhi qualcosa di bello che la nostra terra, l’Italia, ci regala, gratuitamente: Un prato del Molise. Colori e profumi incredibilmente belli.

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IL FANCAZZISTA

IL FANCAZZISTA

Si vede che il mio computer è nuovo, ma particolare, non sottolinea più in rosso la parola ”fancazzisti”. L’Accademia della Crusca l’ha accettata? Forse, ma mi resta il dubbio.  Comunque sottolinea in rosso la parola “fancazzismo”. Un po’ di soddisfazione, via, ci vuole.

Ma ritorniamo al dunque: chi sono questi fancazzisti? Sinceramente sento la parola, ma non so spiegarla.

Mi viene in aiuto un articolo che ho letto sul “Resto del Carlino”, intitolato “Professione fancazzista” di Viviana Ponchia.

La giornalista spiega che non si tratta di una volgarità, ma di una scuola di pensiero che il vocabolario restituisce come “tendenza a non fare nulla”.

Ma non dobbiamo lasciarci ingannare. In realtà gli aspiranti fancazzisti lavorano moltissimo, a tempo pieno. Questo lavoro richiede, infatti, una volontà di ferro, nervi d’acciaio, faccia di bronzo.

I tre talenti non vengono mai insieme.

Non si può pensare di cavarsela con una botta di fortuna.

Non basta nemmeno travestirsi: vestaglie di cachemire, pigiami da sera e babbucce colorate, non fanno un fancazzista.

Nemmeno un bestiario tatuato sul bicipite, una tartaruga al posto della pancia o la folla in delirio suo social.

Fancazzisti si nasce.

In un universo parallelo, dove le cose si fanno in un altro modo. Inutile cercare di capire perché un fancazzista fasciato da un costumino che farebbe ridere tutta la spiaggia, possa guadagnare 24000 mila euro l’ora giocando a fare il deejay.

Per essere veri fancazzisti è necessario essere ottimisti e vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, di cosa, non si sa.

Un candidato al fancazzismo deve avere la certezza che comunque finirà, ci sarà sempre una barca con i divani bianchi su cui dimenarsi o al limite una palafitta di lusso a Miami. Dove soprattutto poter contare su una famiglia che non lo spinga a scaricare la frutta al mercato al primo accenno di deboscia, ma anzi assecondi la sua smania, intestandogli una ricca porzione di un patrimonio azionario ricchissimo.

Un fancazzista che duri nel tempo deve darsi delle regole.

Almeno tre: curare lo spirito, la mente e il corpo.

Se manca tempo, basta il corpo

Deve poi sapere travisare le misure come un pescatore e deve ammettere con coraggio di sciare meglio di Alberto Tomba.

Ibernarsi una volta al giorno.

Spargere vibrazioni positive come una lampada di sale.

Lavoro matto e disperatissimo.

Ecco perché di Gianluca Vacchi ce n’è uno solo.

Per chi è curioso di sapere chi sia questo fancazzista e se ha proprio del tempo da perdere, ecco un link, tra i tanti: http://www.ultimora.news/Chi-e-Gianluca-Vacchi-biografia-patrimonio-balli