DICIAMOCELO

DICIAMOCELO

Pensare che Pisapia e il Mdp rappresentino oggi il “nuovo” della politica italiana è come credere che il Colosseo sia stato inaugurato la settimana scorsa.

Infatti, i diversi protagonisti che recentemente si sono fatti attorno all’ex Sindaco milanese, soprattutto, per ragioni di mera sopravvivenza esistenziale, sono tutti reduci di precedenti ed annose esperienze politiche oggettivamente non esaltanti. Sono quelli, per intenderci, dei perenni distinguo, delle litigi tanto al chilo e delle vecchie e stantie ricette che non solo non hanno funzionato nel passato, ma male si addicono oggi, sia al nostro tempo che al nostro prossimo futuro.

La verità vera, è che nel panorama politico italiano degli ultimi 40 anni, piaccia o meno ai suoi critici, l’unica reale novità, dopo la ultraventennale e fallimentare esperienza berlusconiana, l’ha rappresentata e la rappresenta Matteo Renzi.

Quel personaggio politico, cioè, che, seppure in condizioni tutt’altro che ottimali, ha avuto l’idea, la tenacia ed il coraggio di far saltare i vecchi e rituali schemi, rinnovare il contorto e criptato linguaggio della politica, defenestrarne le vecchie cariatidi, mettere le mani sulle diverse e complicate cause che hanno ingessato per tre quarti di secolo il nostro Paese e tentato di avviarne il complessivo ammodernamento.

Questo è un dato reale ed è anche conseguenza, del largo ed ostile fronte che gli si frappone.

Tutti sappiamo che i problemi del nostro Paese vengono da lontano. Sono problemi complessi e che taluni sono addirittura figli del nostro stesso modo d’essere e della nostra “cultura”.

Tutti sappiamo, inoltre, che a questi, nel triennio renziano non sempre è stata data la risposta giusta.

E’ indubbio, però, che molto si è fatto e che i risultati, per quanto lentamente, forse troppo lentamente, lo stanno a dimostrare.

Naturalmente, tali risultati li disconosco strumentalmente i suoi avversari interni ed esterni e, spesso, ne colgono il valore a fatica gli stessi beneficiati.

E ciò, sia per la diffusa pochezza culturale, sia perché non sono pochi quelli che pretenderebbero inesistenti capacità taumaturgiche ai processi politici che, invece, come sappiamo,necessitano di tempi lunghi per essere “toccati con mano”.

Non li riconoscono, altresì, anzi li ostacolano, e spesso con mezzi tutt’altro che leciti, anche i rappresentanti di quei poteri che hanno forti interessi a contrastarli.

Ciò nonostante, è il caso di sottolineare che quei risultati sono una realtà e quantunque li si vogliano ignorare, svilire e/o rallentare, difficilmente se ne potrà negare a lungo la concretezza.

Di fronte a questo complesso ed articolato quadro della situazione socio-politica italiana, assistiamo alla lacerazione ed alla ripetuta divisione di quelle stesse forze politiche che dovrebbero sostenere a spada tratta il rinnovamento; al conseguente disorientamento del corpo elettorale e, soprattutto, cosa pericolosissima quest’ultima, alla scelta di una fascia significativa di cittadini di affidarsi alle cure di improvvisati ciarlatani che, quantunque messi alla prova in talune grande realtà cittadine, Roma e Torino ne sono due evidenti e clamorosi esempi, hanno manifestato clamorosamente la loro incapacità ed insufficienza.

Quanto sopra per dire che la svolta per il nostro Paese, non è dietro l’angolo. Occorrerà ancora stringere i denti per realizzarla. Potremmo ritrovarci a fronteggiare nuove emergenze e forse anche delle sorprese negli immediati tempi che verranno e che per questo dovremmo seguire la rotta, senza farci ammaliare da vecchie sirene.

Anche in previsione delle prossime elezioni politiche, la scelta dei nuovi partner del PD, dovrà essere fatta con estrema cura, tenendo conto non solo dei numeri, ma anche della propria vocazione fondatrice, nonché della necessità di accompagnarsi a simili, ma senza immaginare automaticamente ritorni a quel passato di cui buona parte dei ricordi non solo non è piacevole, ma sarebbe assolutamente il caso di dimenticare.

Renzi e la sua squadra, la dirigenza del PD e lo stesso suo ampio elettorato, non hanno affatto bisogno di nuove frizioni interne, di lacerazioni e costanti polemiche, degli stessi scenari ai quali recentemente hanno assistito e, soprattutto, non avrebbero la pazienza di sopportarle ulteriormente.

Buon lavoro.

Annunci

6 Risposte

  1. va bene, diciamocelo però cerchiamo di impararlo. Rispondo all’articolo dalla trincea del comunissimo uomo della strada che, in questo ’48, si pone una domanda: tante volte ho sentito ripetere, quando si trattava di commentare l’attività di un uomo politico, “stiamo a vedere, ma intanto lasciamolo fare….” e su questo in genere tutti erano d’accordo. È sempre accaduto così tranne nel caso di Matteo Renzi. Da subito è stato trattato nello stesso modo con cui noi sardi mangiamo il carciofo: crudo, foglia per foglia, sino ad arrivare al torsolo. Ogni giorno se ne trovava una nuova ma si badi che non entro nel loro merito, non è il mio compito, nè mi interessa. Faccio solo la constazione di questo gioco al massacro e per questo, con la serenità di chi è vicino al traguardo faccio a me stesso e mi permetto di suggerire a tutti una domanda: “ma io gli ho consentito di lavorare, nel mio nulla gli ho prestato il supporto che potevo e spesso dovevo, oppure il mio solo obiettivo era frappormi per poter dire «ma io l’avevo detto»?

    1. Piero,
      di Renzi si possono dire tante cose, ma non di NON averci provato a cambiare questo Paese e il partito. Gli altri hanno lasciato correre, si sono limitati a badare il lato economico, tralasciando il vero nodo politico derivato dalla fusione a freddo tra DC e PCI. Ci ha tenuto insieme solo l’antiberlusconismo. Non è servito a niente tanto che ce lo troviamo ancora tra i piedi.
      Matteo Renzi non è simpaticissimo. E’ arrogante e di sicuro vuol fare di testa sua. E’ diffidente, si circonda di amici fidati, ma spesso non si fida nemmeno di loro e decide da solo. Inoltre, è molto veloce di testa e ottimo battutista. Difficile metterlo in angolo in un dibattito. Gli piace parlare e gli piace ascoltarsi, fin troppo.
      Questo è quello che si riesce a capire da lontano.
      Nei suoi famosi mille giorni di governo ha fatto cose buone e cose meno buone (tutti quei soldi distribuiti a varie categorie ricordano un po’ troppo da vicino la “politica delle mance” che ha rovinato l’Italia).
      Ma, al di là delle cose che ha fatto e di quelle che non ha fatto, rimane accertato che almeno su due punti ha segnato una svolta:
      E’ stato il primo da queste parti a dire con chiarezza che la sinistra può essere anche liberal-democratica. Macron ha sempre manifestato il suo debito verso Renzi, per questa sua capacità.
      Nel giro di pochi mesi ha trasformato il Pd, nel senso che il 70 per cento che ha votato per lui è chiaramente su posizioni liberal-democratiche. E non vuole nemmeno sentir parlare di alleanze o, peggio ancora, di ritorno della “sinistra vera”, di quelli che se ne sono andati. Anzi, già lo stesso Orlando, che pure è rimasto dentro, è guardato con molto sospetto e ci si aspetta con una certa impazienza che se ne vada anche lui.
      L’insieme di queste due azioni, scelta liberal-democratica e cambiamento del Pd, ha avuto l’effetto di relegare in una sorta di polverosa riserva indiana la sinistra del secolo scorso, D’Alema, Bersani & C. Forse non passano le giornate a bere “acqua di fuoco”, ma di sicuro non producono niente, nel senso di idee o di proposte politiche. L’unica cosa che fanno è insistere sul fatto che, senza di loro, il governo, qualsiasi governo, sarà irrimediabilmente di destra. Insomma, tentano di accreditare l’idea che sono solo loro a poter dare il timbro “Doc” a un governo un po’ di sinistra.
      In realtà, il capolavoro politico di Renzi è quello di aver mandato fuori dalla storia, tutta questa gente e le loro idee. Renzi ha chiuso con il socialismo ottocentesco e novecentesco. Ed è questo che brucia tanto e che richiama tutto questo astio, da sinistra, mentre da destra brucia il fatto che da quella parte non ci sia un “Renzi” si sentono peggio con un altro Matteo, ma di cognome Salvini.
      Una terza cosa ha capito Renzi, a differenza degli altri. Ha compreso subito, senza sbandamenti, che il vero nemico, oggi, è il populismo alla Grillo.
      Un caro saluto.

  2. Mario ha lasciato un messaggio, ma ora non c’è, per scelta della padrona del blog. Qui non si accolgono le bugie per propaganda.
    Spiacente.
    Saluti.

    1. mi dispiace Mario, ogni volta che presenti il discorso di un grillino che sembra intellettuale, ma è un servo,lo cancello.
      Saluti.

  3. Mario lascia un altro messaggio per te Spera,ti si adatta a pennello!

    (quando il funambolo rimarrà solo coi suoi ultimi” incauti seguaci”)

    1. E chi sarebbe il funambolo?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: