Archivi Mensili: giugno 2017

IL PESO DI UN UCCELLINO: PISAPIA

IL PESO DI UN UCCELLINO: PISAPIA

Sembra che l’ex sindaco di Milano, Pisapia, ex Sel, voglia ritirare fuori dal cilindro del vecchio Ulivo, il Prodi dei miracoli, quello che ha sconfitto due volte Berlusconi e che, a sua volta, è stato sconfitto per due volte.

Ma non mi pare una mossa elegante e non so cosa ne pensi Prodi.

Pisapia, il cui peso nella politica italiana è pari a quello di un uccellino, lo vorrebbe come capo di un nuovo centro-sinistra largo, originale, diverso.

Non so che cosa deciderà Prodi.

E’ vero che Prodi sconfisse due volte Berlusconi, la seconda volta proprio di misura, ma vinse. E’ altrettanto vero, per quanto incredibile, ma di consuetudine in questa sinistra, che, in entrambe le occasioni, è stato liquidato dai suoi stessi compagni di avventura. Senza un minimo di riconoscenza.

Più tardi, l’hanno fatto rientrare apposta e di corsa dall’Africa, dove era in missione per conto dell’Onu perché sembrava dovessero farlo presidente della Repubblica. Altra presa in giro: sabotato e gettato via, senza nemmeno dirgli grazie.

Adesso, lo vanno a ritirare fuori.

Incredibile, povera, e senza idee è questa politica di sinistra di oggi. Una vera delusione per me.

ALLA FINE QUEL CHE CONTA È QUEL CHE RESTA

ALLA FINE QUEL CHE CONTA È QUEL CHE RESTA

Se c’è un cosa che si impara gestendo un blog per alcuni anni è che vi sono notizie ed argomenti che appaiono importanti al momento ma che, col tempo, denunciano tutta la loro inconsistenza.

Così capita di rivedere articoli di qualche anno prima e ci si rende conto di quanto sia stato inutile dedicare tante energie a questioni molto futili.

Per esempio: le “elezioni politiche” rientrano perfettamente all’interno di questo paradigma: per un certo verso, ne sono l’emblema.

Tutta l’attenzione del paese è catalizzata per diverse settimane dalla campagna elettorale, tante discussioni e tanto cattivo sangue, poi, a partire dal giorno dopo, ogni cosa torna come prima, con i gialli sulle poltrone del governo al posto dei marroni, circondati dai verdoni e dai blu che gridano dall’opposizione.

E a ripensare al tempo speso per “informarsi”, per giudicare i “candidati”, per conoscere il pensiero di Caio o di Tizio, ci si rende conto di quanto sarebbe stato più proficuo starsene davanti ad una finestra con una tazza di caffè in mano ad osservare il panorama o ascoltare il traffico.

In un blog, nel suo piccolo, così come nella vita, occorrerebbe sempre saper distinguere tra ciò che appare importante ma che, in realtà, è insignificante e ciò che invece realmente conta.

Alla fine, quel che conta è quel che resta.

Ed è bene che le energie siano dedicate a tutto quello destinato a restare.

IL CONGIUNTIVO

IL CONGIUNTIVO

Il congiuntivo è un modo che nell’italiano moderno gode di alterne fortune. Come certe anziane signore dalla salute malferma sembra che siano sempre lì lì per schiattare, ma poi si ripigliano e continuano a vivere beate.

Il congiuntivo è il modo che indica una idea, una opinione. Credo che tu sia simpatico (ma mi riservo di verificarlo), ritengo che questa sia una stupidaggine (ma non si sa mai, magari mi sbaglio io ed è una genialata).

È un modo educato che non si prende sul serio, lascia aperto uno spiraglio, accetta la possibilità che gli altri abbiano ragione e torto noi. Per questo nel mondo moderno, fatto di grintose certezze, il congiuntivo non ha vita facile. Complice il fatto che in inglese, per esempio, non viene usato spesso, anche in italiano i manager lo usano poco e mal volentieri: «Credo che è così!» tuona il capetto con i suoi sottoposti, e non si discute.

Ci sono anche altri usi del congiuntivo che non tutti conoscono. È un modo gentile, ma è capace di sostituirsi all’imperativo nei casi in cui questo modo non ha forme proprie: Andiamo a casa! Prenda ancora una tazza di tè o il berlusconiano Mi consenta! sono in origine forme di congiuntivo.

In latino veniva definito congiuntivo esortativo, cioè quello che esprime un invito educato, ma pressante quanto un ordine.

Da solo, nelle frasi principali, il congiuntivo viene usato per esprimere un augurio o una speranza: Fosse la volta buona! Magari vincessi alla lotteria! In questo caso si può anche chiamarlo congiuntivo ottativo o desiderativo, in quanto esprime una cosa che si vorrebbe ardentemente.

È un modo pieno di sfumature, quindi, che va trattato con i guanti. Ci mette un attimo a farvi fare una pessima figura quando non lo si sa coniugare bene. Vadi, facci sono infatti una forma di congiuntivo non nota alla grammatica ma diffusissima nel mondo reale: il congiuntivo fantozziano.

(Grammatica italiana)

AMARE UNA PERSONA E’…

AMARE UNA PERSONA E’….

Amare una persona è…
averla senza possederla;
darle il meglio di sé senza pretendere niente in cambio;
desiderare di stare con lei, ma senza essere spinti dal bisogno di alleviare la propria solitudine;
temere di perderla, ma senza essere gelosi;
aver bisogno di lei, ma senza esserne dipendenti;
aiutarla, ma senza aspettarsi gratitudine;
essere legati a lei, pur restando liberi;
essere tutt’uno, pur rimanendo se stessi.

(Omar Falworth, dal libro: L’Arte di Amare e Farsi Amare)

DICIAMOCELO

DICIAMOCELO

Pensare che Pisapia e il Mdp rappresentino oggi il “nuovo” della politica italiana è come credere che il Colosseo sia stato inaugurato la settimana scorsa.

Infatti, i diversi protagonisti che recentemente si sono fatti attorno all’ex Sindaco milanese, soprattutto, per ragioni di mera sopravvivenza esistenziale, sono tutti reduci di precedenti ed annose esperienze politiche oggettivamente non esaltanti. Sono quelli, per intenderci, dei perenni distinguo, delle litigi tanto al chilo e delle vecchie e stantie ricette che non solo non hanno funzionato nel passato, ma male si addicono oggi, sia al nostro tempo che al nostro prossimo futuro.

La verità vera, è che nel panorama politico italiano degli ultimi 40 anni, piaccia o meno ai suoi critici, l’unica reale novità, dopo la ultraventennale e fallimentare esperienza berlusconiana, l’ha rappresentata e la rappresenta Matteo Renzi.

Quel personaggio politico, cioè, che, seppure in condizioni tutt’altro che ottimali, ha avuto l’idea, la tenacia ed il coraggio di far saltare i vecchi e rituali schemi, rinnovare il contorto e criptato linguaggio della politica, defenestrarne le vecchie cariatidi, mettere le mani sulle diverse e complicate cause che hanno ingessato per tre quarti di secolo il nostro Paese e tentato di avviarne il complessivo ammodernamento.

Questo è un dato reale ed è anche conseguenza, del largo ed ostile fronte che gli si frappone.

Tutti sappiamo che i problemi del nostro Paese vengono da lontano. Sono problemi complessi e che taluni sono addirittura figli del nostro stesso modo d’essere e della nostra “cultura”.

Tutti sappiamo, inoltre, che a questi, nel triennio renziano non sempre è stata data la risposta giusta.

E’ indubbio, però, che molto si è fatto e che i risultati, per quanto lentamente, forse troppo lentamente, lo stanno a dimostrare.

Naturalmente, tali risultati li disconosco strumentalmente i suoi avversari interni ed esterni e, spesso, ne colgono il valore a fatica gli stessi beneficiati.

E ciò, sia per la diffusa pochezza culturale, sia perché non sono pochi quelli che pretenderebbero inesistenti capacità taumaturgiche ai processi politici che, invece, come sappiamo,necessitano di tempi lunghi per essere “toccati con mano”.

Non li riconoscono, altresì, anzi li ostacolano, e spesso con mezzi tutt’altro che leciti, anche i rappresentanti di quei poteri che hanno forti interessi a contrastarli.

Ciò nonostante, è il caso di sottolineare che quei risultati sono una realtà e quantunque li si vogliano ignorare, svilire e/o rallentare, difficilmente se ne potrà negare a lungo la concretezza.

Di fronte a questo complesso ed articolato quadro della situazione socio-politica italiana, assistiamo alla lacerazione ed alla ripetuta divisione di quelle stesse forze politiche che dovrebbero sostenere a spada tratta il rinnovamento; al conseguente disorientamento del corpo elettorale e, soprattutto, cosa pericolosissima quest’ultima, alla scelta di una fascia significativa di cittadini di affidarsi alle cure di improvvisati ciarlatani che, quantunque messi alla prova in talune grande realtà cittadine, Roma e Torino ne sono due evidenti e clamorosi esempi, hanno manifestato clamorosamente la loro incapacità ed insufficienza.

Quanto sopra per dire che la svolta per il nostro Paese, non è dietro l’angolo. Occorrerà ancora stringere i denti per realizzarla. Potremmo ritrovarci a fronteggiare nuove emergenze e forse anche delle sorprese negli immediati tempi che verranno e che per questo dovremmo seguire la rotta, senza farci ammaliare da vecchie sirene.

Anche in previsione delle prossime elezioni politiche, la scelta dei nuovi partner del PD, dovrà essere fatta con estrema cura, tenendo conto non solo dei numeri, ma anche della propria vocazione fondatrice, nonché della necessità di accompagnarsi a simili, ma senza immaginare automaticamente ritorni a quel passato di cui buona parte dei ricordi non solo non è piacevole, ma sarebbe assolutamente il caso di dimenticare.

Renzi e la sua squadra, la dirigenza del PD e lo stesso suo ampio elettorato, non hanno affatto bisogno di nuove frizioni interne, di lacerazioni e costanti polemiche, degli stessi scenari ai quali recentemente hanno assistito e, soprattutto, non avrebbero la pazienza di sopportarle ulteriormente.

Buon lavoro.

RENZI MANDALI A QUEL PAESE

RENZI MANDALI A QUEL PAESE

Il ragazzo di Rignano ha avuto l’idea, Macron l’ha realizzata. Si può ripetere in Italia?

di Giuseppe Turani

L’enorme successo di Macron in Francia un po’ riempie di amarezza. L’idea che si potesse essere di sinistra, con una formazione liberal-democratica, era venuta prima di tutti a Renzi. E infatti lo stesso Macron lo ha più volte ricordato.

Perché Matteo non ha fatto la stessa cosa qui in Italia? Perché non ha fondato “En marche” invece di stare a logorarsi con Bersani e i suoi giaguari, Speranza e il niente, il sottile (e inutile) Cuperlo, per non parlare del seminatore di sventure D’Alema? La risposta esatta non l’avremo mai. Possiamo solo intuirla.

Macron ha constatato, per averne fatto parte, che il partito di Hollande era ormai un pesce bollito, già morto e che dentro girava solo roba vecchia, stantia. E ha concluso che non valesse la pena di rianimare quel cadavere. Meglio tentare l’azzardo di un’avventura nuova, diversa. I fatti gli hanno dato non ragione, ma straragione.

Renzi, invece, ha trovato un Pd vecchio, con una classe dirigente bolsa (mucche nel corridoio, tacchini sul tetto, bambole da pettinare, ecc.). E ha pensato che scalarlo e conquistarlo fosse un’impresa facile, come in effetti è poi stato, sia pure nel giro di qualche anno.

Ha commesso un solo errore. Non ha capito che dentro il Pd l’ala “antica” (i diritti del popolo, nella concezione della Camusso, patrimoniali, e cose così) non era un incidente della storia, ma una specie di malattia ereditaria, non estirpabile, nemmeno con antibiotici di ultimissima generazione. Se ne vanno in tre? Ne spuntano altri due, di qualità inferiore, ma ugualmente testardi. Se ne va Bersani, riecco Orlando. E così via. Se domani se ne dovesse andare Orlando (cosa auspicata da molti), ne salterebbe fuori un altro.

Non solo. L’ala “antica” del socialismo italiano (tutti ex comunisti di ferro, in verità) è tenace. Anche da fuori inventa marchingegni per comandare comunque. Vedi l’operazione Pisapia e la richiesta di primarie di coalizione, avendo forse il 2 per cento dei voti contro chi ne ha il 30. Vien da ridere. Ma l’ala “antica” ci crede perché ha la serena convinzione di essere una sorta di confraternita che deve fare la guardia al sacro sepolcro. Sono stati temporaneamente cacciati dal tempio (se ne sono andati, per la verità), ma il tempio (cioè il futuro del popolo) é roba loro e spetta a loro averne cura contro gli usurpatori.

E’ di fronte a queste osservazioni che ci si rammarica ancora di più per la scelta di Renzi di non seguire una strada tipo Macron. Una strada cioè di rottura netta, totale, definitiva con una storia che ha avuto i suoi momenti alti, ma che alla fine era ridotta piuttosto male.

Molti amici chiedono che si faccia, questa scelta, ora e adesso.

Ma è tardi, ormai. Per più di mille giorni Renzi è stato “il Pd”: non può più dire “Mi sono sbagliato, faccio un’altra cosa”.

Ma allora che cosa può fare? Non molto, ma qualcosa sì.

Intanto, non perdere più tempo con l’ala “antica”: non è vero che con lo 0,5 per cento di Pisapia o l’1 per cento degli ex Sel si arriva al 40 per cento. Poi te li ritrovi che vogliono tre ministeri e che ti rompono le palle tutte le mattine. Non si tratta di antipatia politica: è proprio la loro stessa storia che suggerisce di non avere contatti con loro. Vivono in un passato che è finito da almeno tre decenni e nessuno li schioda da lì, lasciateli al loro destino. Non si può fare altro.

Per essere ancora più chiari. Questi vivono, ancora oggi, l’abolizione dell’articolo 18 come un grave attentato alla libertà dei lavoratori. E non si rendono conto che da vent’anni la produttività del sistema-Italia va indietro invece di andare avanti. Come pensano che si possa crescere se ogni anno si è peggio di quello precedente? La  crescita non si  fa sfilando con le bandiere rosse lungo i viali delle città, ma con fabbriche ben ordinate, con prodotti innovativi, con una burocrazia smagrita e con imprenditori non stremati dal fisco. E, aggiungiamo, con una scuola che non abbia come obiettivo finale quello di dare una laurea a tutti (anche a Di Maio), ma che abbia l’obiettivo di far crescere talenti e teste pensanti.

Il “nuovo” che ci si aspetta da Renzi è questo. Poche cose, ma chiare. E si sa già che su di esse nessuno della vecchia guardia convergerà mai. Loro sono (con tre milioni di disoccupati causa non crescita) per la restaurazione dell’articolo 18: cioè ho una malattia terminale, ma protesto perché non mi danno il caffelatte con briochina e marmellatina di albicocche.

I voti, il consenso, stano fuori da questo cerchio di vecchie idee. Stanno in un’Italia che vuole crescere. Stanno nelle 4500 aziende che nonostante tutto tirano avanti e nei giovani italiani che a trent’anni dirigono team di ricerca al Fermilab di Chicago o che vengono premiati alla Casa Bianca per la loro ricerca sul cancro.

Questa Italia, però, non può aspettare decenni. E non può nemmeno assistere a Renzi e al Pd che si consumano, giorno dopo giorno, nel confronto con vecchi arnesi della politica politicante. Il nuovo è fuori dalla porta, ma ha anche fretta, come sempre.

IL “MONUMENTALE” GIULIANO FERRARA

IL “MONUMENTALE” GIULIANO FERRARA

“La verità fa male alle copie vendute, fa male al senso di sé della grande stampa, fa rari i contatti con il famoso “primo partito italiano”.

Così lo prendono sul serio, fanno i titoli che a lui convengono, i retroscena: sembra una lotta tra l’Europa cattiva delle banche e questo scassinatore di scatole di tonno da strapaese.

Un vaffanculo così non si era mai visto, ma con quei titoli passa per un duello con l’establishment, ma mi faccia il piacere, amico Fontana, ma mi faccia il piacere, Marione Calabresi.

Grillo è subcultura. Subpolitica. Subspettacolo.

Promuoverlo statista e leader ha del fantasioso, richiama la seriosità di un’informazione che ha perso il contatto con la realtà, preferisce intrattenersi e intrattenerci con la subrealtà.

Uno va in Kenia da Briatore. Torna e diventa liberale per settecentomila sporchi euri, euri al plurale.

Che altro si può sperare dell’uomo che ha conferito a Roma la signora Virginia Raggi e il signor Marra, anzi i fratelli Marra?

Mi preoccupo per i connazionali detti elettori a 5 stelle.

Hanno scelto lo sberleffo.

Non si fidano dei partiti.

Non si fidano dei movimenti seri.

Non si sono fidati di Renzi.

Si sono comportati da stupidi, per rabbia, per ignoranza, per spirito bue.

E che bidone ci hanno rifilato, che immensa perdita di tempo, che storiella da Tg7 o da Strafatto quotidiano.

Meglio di Grillo. I ladri. I corrotti. I peccatori. I Politicanti. Raggi e Scilipoti. Meglio di Casaleggio. Chiunque. Un passante, un topino da poco, un contabile di quelli che non usano altro che nei racconti di Gogol.

Si fanno i fatti loro, ci tradiscono da secoli in tutte le società antiche e moderne, rodono e rosicano, ma qualcosa sanno fare, e all’atto pratico riescono perfino a governare, si fa per dire, un popolo di corrotti, di imboscati, di invalidi falsi, di protetti, riprotetti, dipietristi e falsi emarginati quali noi siamo, in particolare i gggggiovani cosiddetti dai 18 ai 34 anni.

Sempre con l’assistenza della pubblica informazione e di gran parte di quella privata.

Michele Serra, che l’ha capita, forse la finirà di assistere sdraiato allo spettacolo.

Ma è incredibile che non si trovino dozzine di profeti, commentatori, direttori, opinionisti capaci di dire queste elementari verità, di sussurrarle con la precauzione di un condom, allo scopo di non partorire falsa politica e falsa informazione per una falsa associazione illegale, di natura eminentemente fascista e antidemocratica, che si è impadronita delle fantasie malate, morbose, ignoranti di tanti italiani e gli ha rifilato la faccia di Di Maio, il libro di Di Battista e tutto il resto.

Siete in arresto, dicevano.

Arrendetevi.

Ed erano solo un branco di avidi cretini”.

(Giuliano Ferrara)

CHI CI CAPISCE QUALCOSA VINCE UN OSCAR

CHI CI CAPISCE QUALCOSA VINCE UN OSCAR

I grillini, oggi, sembra che vogliano la rivoluzione ma preferiscono fare le barricate con i mobili degli altri.

Ricapitolando ciò che finora abbiamo sentito e visto del m5s.
I grillini fanno votare il blog che decide per il sì alla legge elettorale con accordo a quattro. Poi Taverna, Fico ed pochi altri dicono che è una cosa brutta. Allora grillo dice che il blog ha votato e bisogna rispettare gli iscritti, come da legge grillina. Poi grillo dice in piazza a Taranto che è una legge che non capisce nessuno. Poi però grillo dice che va bene e che bisogna andare avanti. Poi però ci ripensa su e grillo dice che il blog deve rivotare.

E’ una cosa seria?

Sappiamo anche che:
1) prima no all’ Europa – poi si all’ Europa – ma poi ancora no all’Europa.
2) prima no ai vaccini – poi sì ai vaccini, poi no, poi sì di nuovo e ancora no da alcuni tipo Scibilia.
3) prima non votano la commissione d’inchiesta per le banche – poi vogliono che parta al più’ presto.
4) prima dicono che non c’è emergenza rifiuti a Roma – poi grillo ammette che invece c’è. Quello che servirebbe per risolvere,  loro non lo vogliono fare, ma non hanno soluzioni alternative valide che abbiano un senso.
5) prima dicono che la legge Richetti sui vitalizzi è inutile – poi vogliono votarla (almeno si spera).
6) prima dicono che anche se sei solo indagato devi dimetterti – poi (dato che indagano anche i loro) dicono che gli avvisi di garanzia sono atti dovuti, sono solo inviti e non li fermeranno.
7) prima dicono che, se eletti a Roma, sosterranno le olimpiadi – una volta eletti mandano le olimpiadi a quel paese con relativi milioni di euro che sarebbero arrivati per la capitale.
8) criticavano pesantemente il fatto che i tombini fossero da pulire per evitare allagamenti, ma una volta eletti (dopo un anno, non dopo una settimana) Roma viene sommersa dall’ acqua sotto la loro gestione, perché i tombini non sono stati puliti nemmeno una volta.
9) prima dicono (dopo la sua elezione) che Obama è un grande uomo – poi dicono che era un contrabbandiere dell’ economia americana.
10) prima non vogliono abolire il reato di clandestinità’- poi invece dicono che non serve a nulla.
11) prima dicono che Putin è il male, modello per Berlusconi – poi dicono che Putin è uno statista.
12) prima vogliono eliminare il Cnel, criticano il fatto che al senato si vota a 25 anni, vogliono che siano prese in considerazione leggi di iniziativa popolare, ma hanno votato no al referendum che avrebbe risolto queste cose.
13) dicono uno vale uno ma a Genova se ne fregano e fanno saltare le votazioni online dicendo che decide grillo in base a ciò che lui ritiene meglio.
14) dicono di guadagnare 2500 euro al mese ma in realtà oltre a quelli prendono 7-8000 euro di rimborsi, e di questi ovviamente non parlano.

Come si fa a dargli fiducia??

Quanti vogliono ancora farsi prendere in giro??

“La stupidità ha fatto progressi enormi. È un sole che non si può più guardare fissamente. Grazie ai mezzi di comunicazione, non è più nemmeno la stessa, si nutre di altri miti, si vende moltissimo, ha ridicolizzato il buon senso, spande il terrore intorno a sé” (Ennio Flaiano)

 

SAPER TACERE

SAPER TACERE

Il primo livello di sapienza è saper tacere, il secondo è saper esprimere molte idee con poche parole, il terzo è saper parlare senza dire troppo e male.
Si deve parlare solo quando si ha qualcosa da dire, che valga veramente la pena, o, perlomeno, che valga più del silenzio.

(Hernàn H. Mamani – Dal libro La donna della luce)

I POLITICI ALLO STADIO

I POLITICI ALLO STADIO

Ancora una volta, la rete non perdona: l’effetto boomerang è garantito. Il senatore del Partito Democratico Stefano Esposito riprende un post di Grillo del 20 aprile 2010, in cui si criticava aspramente la presenza dei politici nella tribuna d’onore dello Stadio Olimpico di Roma.

Il tutto all’indomani degli avvistamenti sugli spalti del sindaco Chiara Appendino a Cardiff e di quella di Virginia Raggi a Roma.

«I simboli sono importanti, una tribuna ripiena di dipendenti pubblici che si atteggiano a padroni è la prova della nostra minorità. Il padrone è servo e colui che dovrebbe servire è diventato un arrogante parvenu. Milioni senza lavoro, decine di suicidi di disoccupati per disperazione e un Paese allo sfascio economico e morale non turbano i VIP».

Con queste parole, Beppe Grillo condannava la presenza in tribuna autorità di Renata Polverini, Paolo Bonaiuti, Clemente Mastella, Maurizio Gasparri, Francesco Rutelli, degli allora dirigenti della RAI, di Fabrizio Cicchitto e di Giulio Napolitano, figlio dell’ex Presidente della Repubblica.

Oggi, però, difende a spada tratta il sindaco di Torino Chiara Appendino, che nel corso della finale di Champions League si trovava a Cardiff, mentre, a causa di un evento non prevedibile, ma che poteva essere gestito in maniera diversa, (soprattutto se si fosse rispettata la circolare del capo della Polizia Gabrielli), in piazza San Carlo si scatenava il caos che ha portato al ferimento di 1500 persone.

E non ha nulla da dire sulla presenza, completamente gratuita, di Virginia Raggi a eventi sportivi importanti come la finale di Coppa Italia tra Juventus e Lazio e gli Internazionali di Tennis al Foro Italico. Ma le situazioni cambiano. E, a quanto pare, anche le idee.

(Da Giornalettismo)