FESTA DELLA LIBERAZIONE – 25 APRILE – BRIGATA BOLERO

FESTA DELLA LIBERAZIONE – 25 APRILE – BRIGATA BOLERO

Bolero Garibaldi.

 Dal Panaro al Reno, dal Samoggia, al Lavino e lungo la via dei “Castelli” comprendente in tutto o in parte i comuni di Bazzano, Casalecchio di Reno, Castello di Serravalle, Crespellano, Monte San Pietro, Monteveglio, Sasso Marconi, Savigno e Zola Predosa.

L’attività e l’azione della 63a “Bolero” presenta caratteri particolari, anche per i collegamenti operativi con la vicina area collinare del modenese e con i comuni della pianura Anzola dell’Emilia, Calderara di Reno, Sala Bolognese, San Giovanni in Persiceto, Sant’Agata Bolognese e Crevalcore.

In questa ampia fascia pedemontana e pianeggiante l’attività fu particolarmente intensa, specie se si considerano le modalità e le tecniche della guerriglia. Determinati furono anche i collegamenti con vaste categorie sociali.

L’attività operativa, al pari della sua espansione politica è certamente dovuta in gran parte alle presenza di una delle formazioni più combattive, disciplinate e meglio dirette, la 63a, alla creazione della quale ebbe parte importante BrunoTosarelli, guidata, in tempi e settori diversi, da uomini dotati di capacità militari e politiche come Amleto Grazia “Marino”, Monaldo Calari “Enrico”, Ildebrando Brighetti “Brando”, Corrado Masetti “Bolero”, Renato Cappelli “Leo“, Antonio Marzocchi “Toni”, Beltrando Pancaldi “Ran” e altri che poterono disporre fin dall’inizio, dell’adesione e della partecipazione attiva di notevole parte della popolazione locale e dei contadini in particolare, i quali assicurarono nelle loro case, in parte trasformate in “basi” specie nella zona collinare, la necessaria protezione ed assistenza alle formazioni mobili operanti nel vasto territorio.

La 63a, fra le formazioni del bolognese, è quella che, pur estendendo più di ogni altra il terreno operativo, seppe conservare un’unità di indirizzo, assumendo un assetto organizzativo articolato e duttile per adattarsi a condizioni ambientali, e anche politico-sociali, assai diverse.

Dalla fascia pedemontana alla zona Appenninica la Brigata potè disporre di zone di protezione naturale, assumendo talora, come nel caso della zona collinare (Bazzanese e Valle Samoggia) il carattere di una formazione di montagna, idonea cioè a sostenere scontri frontali in campo aperto, come quello di Rasiglio dell’8 ottobre 1944.

Nella zona Valle Samoggia e Bazzanese furono attivi con continuità tre Battaglioni (“Zini”, “Monaldo”, “Sozzi”, già “Artioli”) coordinati dal Comando di Brigata, affidato nell’ordine, a Amleto Grazia “Marino” (caduto a Monte San Pietro il 9 aprile 1945), Corrado Masetti “Bolero” (caduto a Casteldebole il 30 ottobre 1944 insieme al commissario di Brigata, Monaldo Calari), Renato Cappelli “Leo” e nella fase pre-insurrezionale da Beltrando Pancaldi “Ran”.

La strategia adottata dalla 63a Brigata “Bolero” era quella di dislocare gli uomini in numerose basi costituite solitamente da case coloniche in cui stazionavano piccoli gruppi di partigiani.

Di qui venivano poi portati degli attacchi a sorpresa i cui bersagli erano spesso rappresentati da presidi tedeschi o fascisti in cui potersi rifornire di armi e munizioni, sempre carenti in Brigata.

In pianura le SAP compivano sabotaggi, cercavano di recuperare il bestiame razziato dai tedeschi, appoggiavano e difendevano le manifestazioni di protesta delle donne e della popolazione.

In contatto con i partigiani della “Bolero” erano anche molti operai della Ducati di Bazzano e Crespellano e della SAMP di Zola Predosa, che organizzavano gli scioperi, l’ azione politica ed il sabotaggio.

Nel luglio 1944 la formazione era divisa in tre Battaglioni e ad essa vennero aggregati gruppi SAP dei comuni di Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Crespellano e Bazzano. Venne creato in quel momento anche un gruppo GAP.

Il 30 luglio la Brigata venne ufficialmente riconosciuta dal CUMER. In agosto Monaldo Calari riprese il suo posto dopo essere stato liberato dal carcere bolognese grazie all’azione compiuta il 9 dalla 7a GAP.

Nell’autunno del 1944, non essendovi grandi movimenti sul fronte, l’esercito tedesco concentrò la sua attività in azioni di rastrellamento contro le formazioni partigiane; questa serie di deportazioni, razzie e distruzione delle case, culminò nel rastrellamento di Monte San Pietro compiuto dai nazisti l’8 ottobre in cui vennero fatti prigionieri 150 uomini fra partigiani e civili e vennero bruciate 30 case.

Il 9 ottobre i tedeschi raggiunsero Rasiglio, ingaggiarono una battaglia con i partigiani e riuscirono a fare 13 prigionieri che vennero poi impiccati il giorno dopo a Casalecchio di Reno. Fra questi vi erano 6 russi che si erano uniti alla Brigata provenienti dalla “Stella Rossa” ed uno studente della Costa Rica. della “Bolero” si misero in marcia verso Bologna, su ordine del CUMER, ma un gruppo fu bloccato dal fiume Reno in piena a Casteldebole e venne sorpreso, grazie ad una segnalazione, da un battaglione tedesco. Alla fine si contarono 20 partigiani uccisi 15 civili assassinati per rappresaglia dai nazisti. Dopo questi avvenimenti il comando delia 63a Brigata Garibaldi rimase praticamente isolato e la direzione dei quattro Battaglioni fu affidata a Renato Cappelli.

Mentre durante i mesi di ottobre e novembre i partigiani delle formazioni di montagna erano costantemente sottoposti ad attacchi, le formazioni di pianura colpivano distaccamenti tedeschi, colonne di rifornimenti e proteggevano le manifestazioni della popolazione che chiedeva pane, viveri e pace o che assaltava gli ammassi del grano.

Nel febbraio 1945 ripresero, dopo la lunga pausa invernale, le operazioni degli Alleati. Vennero intensificati i bombardamenti sia aerei che terrestri e le formazioni partigiane proseguirono con le azioni sabotaggio, in particolare alle linee telefoniche tedesche.

Nel marzo 1945 si intensificò l’attività partigiana e la popolazione sempre più mostrava insofferenza per la guerra, ad esempio il 1° 320 partigiani armati protessero una manifestazione a Bazzano in cui la popolazione protestò contro l’occupazione tedesca e la mancanza di generi alimentari.

Ai primi d’aprile arrivarono al comando della “Bolero” le direttive per l’imminente battaglia decisiva. Tutti i fronti di guerra erano ormai in movimento, i partigiani si dovevano spostare al più presto in città per l’insurrezione armata. Cominciò quindi il lavoro di preparazione ed a metà aprile la 63a “Bolero” aveva già i suoi Battaglioni ed il comando in stato d’allerta e si cercò di predisporre in città le basi dove accogliere la Brigata. Tutti i Battaglioni entrarono in azione e le pattuglie uscirono anche di giorno per sorvegliare i movimenti dei nazisti e dei fascisti.

Il 14 aprile iniziò l’avanzata della 5aArmata americana.

Le forze della 63a Brigata “Bolero” si erano schierate per contribuire alla liberazione delle zone in cui operavano. Il Battaglione “Monaldo” era schierato sulle colline di Monte San Pietro. Il Battaglione “Zini” su quelle di Zola Predosa e nella zona di Crespellano. Il “Sozzi” nella zona di Bazzano, Oliveta e Monteveglio. L”‘Armaroli” a Calderara e il “Marzocchi” a San Giovanni in Persiceto ed Anzola. Il loro compito era quello di attaccare i tedeschi in fuga cercando al tempo stesso di impedire, come indicato nelle direttive del CUMER, la distruzione degli impianti pubblici, dei ponti, delle fabbriche.

La marcia di avvicinamento a Bologna iniziò il 18 aprile e i partigiani si muovevano su strade e campagne occupate dai tedeschi. A Gessi la Compagnia che faceva capo alla base ubicata nella casa colonica degli Zini fece prigioniero un intero comando tedesco.

Fra il 19 e il 21 aprile 1945, dopo giorni di scontri con le truppe tedesche, il Battaglione “Monaldo” prese contatto con i primi soldati della 5a Armata e venne liberato Monte San Pietro poi il Battaglione continuò l’avanzata a fianco degli Alleati.

Il Battaglione “Zini” dopo aver liberato Gessi e Gesso si unì a Lavino con le pattuglie Alleate. In seguito venne attaccato il Comando di una Compagnia tedesca su Monte Capra. Nell’avanzata verso Zola Predosa e Crespellano proseguono gli scontri e lo “Zini” consegnò agli Alleati numerosi prigionieri. Le perdite tra le file partigiane furono di 5 morti e 22 feriti.

Il Battaglione “Sozzi” dopo duri scontri a Stiore e Monte Budello riuscì a liberare Monteveglio e Bazzano. Durante l’avanzata nella zona furono catturati prigionieri e armi. Le perdite tra le file partigiane furono di 2 caduti e 5 feriti.

Il 20 aprile 1945 le forze Alleate, dopo aver liberato Zola, si diressero guidate da partigiani dello “Zini” verso la via Emilia per raggiungere Anzola dove nel tardo pomeriggio arrivarono alcuni carri armati preceduti dai partigiani. In località Palazzo dell’Opera si erano asserragliati molti soldati tedeschi che tentarono di opporre resistenza, tanto da provocare la ritirata dei carri armati, mentre i partigiani proseguirono l’azione. Nella serata, gli uomini di Anzola, assieme alle forze Alleate iniziarono il rastrellamento di tutta la zona, durante il quale furono catturati circa 300 prigionieri. Alcuni Sappisti riuscirono poi ad impedire che il ponte sul Ghironda fosse fatto saltare.

Sempre alla sera del 20, le forze naziste e fasciste uscirono da Bologna: una parte tentò di passare sulla Persicetana, altri andarono verso nord passando da Calderara. Un drappello di militi della Brigata nera venne fermato sulla via Emilia ad Anzola dagli uomini della Compagnia “Mazzoni”. Una parte dei militi fascisti tentò di resistere e venne ingaggiato un combattimento durante il quale morirono 3 partigiani ed alcuni fascisti. Gli altri componenti della squadra in ritirata vennero poi consegnati agli Alleati.

I Battaglioni “Armaroli” e “Marzocchi”, nella notte tra il 20 ed il 21 entrano in azione e liberano le zone di pianura comprendenti Anzola, Calderara, Sala Bolognese e Persiceto II giorno 21, mentre le truppe Alleate entravano a Bologna, a San Giovanni in Persiceto i partigiani impedirono la distruzione di un magazzino di riso in località la Barchessa. Uomini della 1a  e della 2a  Compagnia si opposero alla distruzione del Mulino Tamburi.

Un’altra squadra della 1a Compagnia attaccò i tedeschi alivoli e in quella azione un partigiano rimane gravemente ferito. Durante le giornate della liberazione 6 partigiani del Battaglione “Marzocchi” vennero uccisi e 8 feriti.

Gli uomini di Calderara di Reno riuscirono ad isolare i presidi di retroguardia. Nella zona di San Vitale di Reno, in località Crocetta, la 3a Compagnia attaccò un presidio tedesco sul fiume. A Bonconvento, un altro presidio di 3 carri armati si arrese ai partigiani senza combattere. Partigiani della 1a e della 3a Compagnia sostennero uno scontro e catturarono una pattuglia tedesca. Lungo la ferrovia vi era una postazione tedesca che, aprendo il fuoco, uccise un partigiano.

Altri 5 furono i partigiani che vennero uccisi durante la liberazione e 10 i feriti.

La squadra di Sala Bolognese, durante il giorno della Liberazione riuscì a catturare numerosi prigionieri.

(Fonte A.N.P.I. Bazzano)

(Un ricordo doveroso, in nome di quello spirito comune che dovrebbe albergare in ognuno di noi, nella festa del 25 aprile.)

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2 Risposte

  1. 25 aprile, a Roma manifestazioni divise di Anpi e Brigata Ebraica. Raggi a entrambe, il Pd diserta quello dei partigiani,come volevasi dimostrare,ormai di sinistra nel PD non c’è più niente!

    1. Non è questo il punto. Prima di tutto bisogna chiedersi che cosa è diventato l’Anpi, come si comporta oggi o se, anche lei non sia diventata un ennesimo partitino della cosiddetta sinistra italiana. L’Anpi, quella vera, non era composta solo da comunisti, ma da tutta quella schiera di persone e sono tante, che non erano comuniste, ma cattoliche, socialiste e persino monarchici, persino preti. Ora cos’è diventata? Prende posizioni politiche, si mostra solo di parte o solo comunista, chi l’ha trasformata? Sono stati quelli che non hanno combattuto contro i fascisti. Quelli di oggi, che hanno perso qualsiasi ideale di comunità, di sentimento comune, trincerandosi dietro a non so quale idea. La Resistenza non è di proprietà di nessuno, ma è di tutti. Ed appropriarsene non è degno di chi non pensa democratico, e di chi non rispetta l’idea e la vita degli altri.
      La Rggi? E’ davvero una bambolina senza personalità o alcun ideale.

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