POCO ROMANTICHE, MA OTTIME: LE FAVE

POCO ROMANTICHE, MA OTTIME: LE FAVE

E sì, usciamo un po’ dalla solita politica opprimente e cominciamo il mese di aprile interessandoci di un ottimo alimento, che troviamo adesso, in tutti i mercati di ortofrutta.

Le fave.

Fanno bene al corpo e alla mente.

Di antichissima coltivazione, la fava è citata già nei testi biblici, il suo consumo viene temporalmente collocato già prima del Diluvio universale. Dato che non necessita di cottura per essere consumato, si pensa che la fava sia stato il primo legume in assoluto che l’uomo abbia mangiato, già prima del 3.000 a.C.

Della fava se ne faceva largo uso già al tempo degli Egizi, Greci e dei Romani. Soprattutto tra quest’ultimi le fave ebbero un grande successo, consumato in grande durante il periodo glorioso della loro espansione.

Cosa contengono le fave.

Sono composte per l’80% da acqua, 12% da carboidrati, 5,5% da proteine e la restante percentuale è divisa tra fibre e sali minerali quali (valori per 100 grammi): potassio (200 mg), ferro (1,7 mg), fosforo (93 mg), calcio (21 mg) e sodio (16 mg), mentre le vitamine in esse contenute sono: la vitamina A (10 mcg), vitamine del gruppo B fra cui la B1 (0,11 mg) e la B2 (0,10 mg), la vitamina C (33 mg) e la vitamina E.

Cosa fanno all’organismo.

L’alto contenuto di ferro rende le fave particolarmente indicate per chi soffre di anemia. Molto ricche di fibre, le fave contribuiscono all’eliminazione di tossine e scorie e aiutano la regolarità intestinale. La vitamina C presente oltre che a proteggere l’organismo dalle malattie permette anche l’assorbimento del ferro contenuto nelle fave stesse. E’ bene ricordare che con la cottura la maggior parte delle vitamine e dei sali minerali delle fave, come di qualsiasi altro legume, vengono persi.

Importante.

Le fave contengono Levodopa, un precursore della dopamina che è anche il componente principale di alcuni potenti principi attivi farmacologici, utilizzati nel trattamento del Parkinson. Il principale problema provocato dal Parkinson è infatti la perdita, in alcune cellule nervose cerebrali, del neurotrasmettitore chiamato dopamina che non può essere somministrato direttamente. E’ stato osservato che gli benefici effetti delle fave sul Parkinson durerebbero di più rispetto a quelli dei farmaci.

Il Levodopa una volta assunto, viene trasformato nel neurotrasmettitore dopamina, aumentandone la disponibilità a livello cerebrale e stimolando non solo i centri deputati alla ricompensa e al piacere ma anche interessando la formazione dei ricordi. Gli studiosi del Translational Neurosciences Research Center della Johannes Gutenberg University di Mainz hanno scoperto che favorisce il senso di piacere e aiuta ad eliminare i ricordi negativi promuovendo la loro sostituzione con impressioni positive.

Fiori di fava

Infine, come tutte le leguminiose, in agricoltura, le fave sono usate come piante da sovescio. Sono capaci di fissare l’azoto nelle loro radici e servono per concimare i terreni, senza usare prodotti chimici. Una volta raccolte le fave nei loro lanosi bacelli, le piante vengono lasciate nei campi e successivamente arate ed interrate per feritlizzare il terreno con le loro radici piene di “piccoli tuberini”, contenenti azoto.

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