FINALMENTE LINGOTTO ’17

FINALMENTE LINGOTTO ’17

Renzi al Lingotto: “Non c’è parola più bella di comunità. Mettiamoci al lavoro, insieme”

Former Italian Prime Minister Matteo Renzi (L), Italian Premier Paolo Gentiloni (C) and Italian Agriculture Minister Maurizio Martina (R) at the Democratic party (Partito Democratico, PD) leadership campaign event at ex-Fiat Lingotto conference centre in Turin, Italy, 12 March 2017. ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Ancora tanta politica nella terza e ultima giornata della convention renziana per il congresso. Ecco cosa è accaduto

Former Italian Prime Minister Matteo Renzi (3-L), Italian Premier Paolo Gentiloni (4-L) and Italian Agriculture Minister Maurizio Martina (L) at the Democratic party (Partito Democratico, PD) leadership campaign event at ex-Fiat Lingotto conference centre in Turin, Italy, 12 March 2017. ANSA/ALESSANDRO DI MARCOIl “noi” al posto dell’Io, trait d’union dell’edizione 2017 del Lingotto, si materializza sul palco al termine di una tre giorni che ha visto tanta politica e moltissima partecipazione. Matteo Renzi conclude evocando il valore del collettivo, nella parte finale del discorso, ritmato dalle parole chiave “noi che”. “Curiosi e tenaci – dice Renzi – dobbiamo riscoprire il ‘noi’, noi che siamo un popolo e non un ammasso di persone. Non c’è parola più bella di comunità. Mettiamoci al lavoro, insieme”, conclude chiamando sul palco tra gli altri Paolo Gentiloni, Maurizio Martina, Tommaso Nannicini, Teresa Bellanova, Graziano Delrio insieme a tanti militanti e volontari della kermesse.

Una panoramica della platea durante la terza ed ultima giornata di lavori della kermesse di Matteo Renzi per la sua candidatura alla segreteria del Pd, al Lingotto di Torino, 12 marzo 2017. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCOAveva iniziato il suo discorso conclusivo sottolineando la grandissima partecipazione che c’è stata al Lingotto: “Tecnicamente parlando questa tre giorni ha visto la partecipazione di un botto di gente, dopo le polemiche”. “Nelle scorse settimane oggettivamente qualcuno ha cercato di distruggere il Pd perché c’è stato un momento di debolezza innanzitutto mia. Ma non si sono accorti che c’è una solidità e una forza che esprime la comunità del Pd, indipendentemente dalla leadership: si mettano il cuore in pace, il Pd c’era prima e ci sarà dopo di noi e ora cammina con noi“. “L’elemento chiave che forse non siamo stati bravi a raccontare è che qui c’è un popolo non un insieme di dirigenti che cercano di cambiare l’Italia ma un popolo che ci crede, che si è mischiato, che ha dei valori, che non si fa distruggere da niente e nessuno, è il popolo del Pd”.

Quanto alla mozione congressuale spiega: “Entro la settimana la completeremo. C’è da scrivere, non solo una mozione, ma un progetto per il paese”. E agli altri due candidati al Congresso dice: “Auguri di buon lavoro a Orlando e Emiliano perché non facciamo polemiche con nessuno e in particolare con i nostri compagni di squadra”.

Poi un passaggio sull’Europa. “Dire che il prossimo presidente del consiglio europeo sia scelto dalle elezioni è un fatto rivoluzionario. Dico che questa battaglia la vinceremo e dal primo maggio andremo a chiedere questo ai nostri compagni di viaggio del Partito Socialista Europeo”. E ancora:  “L’Ue deve avere un sistema fiscale unico, perché altrimenti c’è la concorrenza scorretta. Se ci sono le stesse regole sul deficit, devono esserci le stesse regole sul fisco”.

Sferra poi un attacco agli scissionisti: “Essere di sinistra non è rincorrere totem del passato. Lo diciamo a chi immagina che essere di sinistra e salire su un palco alza il pugno chiuso e canta bandiera rossa. Sono esponenti di una cosa che non c’è più a difendere i deboli. E’ un’immagine da macchietta non di politica”. E sulle alleanze dice: “La prima alleanza da fare è con i milioni di cittadini che credono in noi. Non si possono replicare modelli del passato se non si ha chiaro cosa vogliamo fare”. “Sento parlare dell’Ulivo da persone che quell’Ulivo lo hanno segato dall’interno, da chi ha contribuito a chiudere anticipatamente il governo Prodi e se Prodi fosse stato segretario del partito non sarebbe accaduto. Sono più esperti di xylella che di Ulivo”. E ancora: “Quando abbiamo perso noi siamo rimasti, senza scappare, senza scinderci, perché si può perdere ma non perdersi”.

Cita poi il caso Napoli: “Ci sono argomenti su cui non possiamo girarci introno: no alle alleanze con chi non accetta il principio di legalità che non è un valore di parte ma di tutti. Quando un Sindaco si schiera con chi sfascia la città per non far parlare qualcuno quella non è una cosa da Pd. E quanto un parlamentare chiede di parlare lo deve fare, noi siamo dalla parte di quel parlamentare anche se si chiama Salvini, Proprio perché si chiama così, lo vogliamo sconfiggere alle elezioni ma deve poter parlare come devono parlare tutti”.

Giustizia non è giustizialismo. “Un cittadino è innocente fino a condanna non perché ha ricevuto un avviso di garanzia – ribadisce – I processi li fanno i tribunali, non i commentatori dei giornali”. E alludendo al caso Consip, al M5S dice: “In questi giorni e settimane sono state dette parole infami contro di noi. Cari Di Maio e Di Battista, rinunciare alle prerogative dei parlamentari, venite in tribunale e vediamo chi ha ragione o torto, vi aspettiamo con affetto”.

Rivendica anche i risultati del suo governo:  “Noi abbiamo aumentato i risultati della lotta all’evasione. Noi non siamo rassegnati a tornare indietro. Il giorno dopo il referendum si sembrava tornati alle teche Rai: non ci rassegniamo a tornare indietro nella storia, perché rivendichiamo il futuro. Lo spazio del cambiamento è qui e adesso, anche mettendosi in discussione su sicurezza e cultura”.

In un altro passaggio torna invece a parlare del Partito democratico e di quale aspetto dovrà assumere: “Se qualcuno vuole iscriversi a qualche corrente può fare tranquillamente a meno di noi, perché non vogliamo un partito di correnti, gabinetti, spifferi. Noi vogliamo la comunità”.  “Il Pd ha bisogno di più leader, non di meno leader. Un partito privo di leadership è un modello culturale sbagliato. Al gruppo dei 40enni che con me ha fatto questa avventura dico ‘mettevi in campo di più e meglio’. La scelta di Maurizio non è coreografica, ma una scelta di impegno vero alla collegialità”.

In conclusione cita una canzone di Brunori Sas: “Non sarò mai abbastanza cinico da smettere di credere che il mondo non sarà mai migliore di com’è, ma non sarò mai tanto stupido da credere che il mondo possa crescere se non parte da li’”.

Alla fine del suo intervento salgono i volontari della tre giorni. Poi arrivano sul palco anche Maurizio Martina, Paolo Gentiloni, Teresa Bellanova, Claudio De Vincenti, e altri ministri e dirigenti Dem. Matteo Renzi chiude con questa immagine di collegialità la kermesse del Lingotto per lanciare la sua candidatura a segretario Pd.

 

La cronaca della mattinata

Ancora tanta politica nella terza e ultima giornata della convention renziana per il congresso. Tutto esaurito in platea. Dal palco del Padiglione 1 dell’ex stabilimento Fiat, dopo la messa in onda di un video-messaggio di Ivan Scalfarotto, i lavori sono iniziati con l’intervento di Gianni Pittella (VIDEO). “Sostengo Matteo Renzi perchè sono di sinistra, e perché mai come in questo momento c’è bisogno di sinistra, una sinistra non nostalgica”, ha detto il capogruppo del Pse ricordando come l’adesione al gruppo dei Socialisti sia arrivata proprio con la segreteria Renzi. E ha aggiunto: “Voglio ancora più sinistra nel Pd”. Dunque “bene il ticket con Martina: si profila un partito plurale, con una gestione collegiale”. Guardando all’esterno del Pd, Pittella registra “una felice sintonia tra quello che stiamo dicendo noi qui a Torino e quello che ha detto ieri Giuliano Pisapia ieri a Roma”

Valeria Fedeli, ministra dell'Istruzione, durante la terza ed ultima giornata di lavori della kermesse di Matteo Renzi per la sua candidatura alla segreteria del Pd, al Lingotto di Torino, 12 marzo 2017. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCOPoi è la volta del ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli (VIDEO) che chiede di “raddoppiare nei prossimi cinque anni i fondi per scuola università e ricerca”. E di aprire “un fronte di discussione con l’Europa per tenere queste risorse fuori da ogni vincolo”.

Nel suo intervento, Cecile Kyenge sferra invece un attacco a Salvini: “Ha il sacrosanto diritto di parlare, ma noi abbiamo il sacrosanto diritto di chiamare le sue parole per quello che sono: istigazione all’odio. Salvini ha incitato alla pulizia di massa. Sono parole che hanno un preciso significato nella storia italiana e europea”

A scaldare maggiormente la platea sono le parole del presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini: “Cosa deve ancora succedere perché nel centrosinistra la si smetta di dividersi quando gli avversari dovrebbero chiamarsi Salvini e Grillo? Il Pd deve essere il perno di un grande campo che a partire dalle prossime amministrative non si isoli, ma lanci una grande sfida per il governo del territorio”.

In un altro passaggio del suo intervento Bonaccini ha ricordato “le tante cose buone che il governo ha fatto”: “ci sono state riforme utili e norme necessarie”, ma ora il processo “va completato”. Per questo motivo, ha aggiunto, “serve un grande Pd”. “Ritengo sia stato giusto venire qui al Lingotto per rilanciare l’idea di una grande forza riformista, progressista, democratica”, che “non pensi ai nostri problemi, ma ai problemi degli italiani”.

Luigi Berlinguer durante la terza ed ultima giornata di lavori della kermesse di Matteo Renzi per la sua candidatura alla segreteria del Pd, al Lingotto di Torino, 12 marzo 2017. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCOL’intervento di Luigi Berlinguer ha letteralmente infiammato la platea quando ha parlato degli scissionisti: “Non dobbiamo nasconderci che i due tronconi che hanno dato vita alla fusione a freddo si sentono ancora, dobbiamo lavorare perché i nostri figli non si sentano ‘ex’. Io non mi sento ex, sono nel Pd. Mi sento futuro, voglio vivere nel futuro”.  “Devo confessare che – è qui che sono partiti lunghi applausi – il Comunismo lo sento dentro, non quello che è fragorosamente caduto, ma quell’ideale”.  “Oggi il must del Pd deve essere quello di costruire un vero partito democratico che vive e opera in una direzione, che si riunisca, discuta e poi decida”.

Matteo Richetti, deputato del Partito democratico, durante la terza ed ultima giornata di lavori della kermesse di Matteo Renzi per la sua candidatura alla segreteria del Pd, al Lingotto di Torino, 12 marzo 2017. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCOAnche Matteo Richetti (VIDEO) sferra un attacco ai fuoriusciti dal Pd: “Quella dei bersaniani è stata una scelta legittima. Ma non la chiamerei scissione. Una scissione implica che ci sia una decisione sulla base di una mozione politica, mentre qui si è deciso di andare via per altre ragioni”. “Avremo fatto qualche errore, ma non accettiamo di stare fermi a guardare. Per la prima volta, i padri, per non lasciare i figli dilapidare il patrimonio, abbandonano i figli, lasciando il centrosinistra italiano”.

 

Matteo Orfini durante la seconda giornata di lavori della kermesse organizzata da Matteo Renzi al Lingotto, Torino, 11 marzo 2017. ANSA/ALESSANDRO DI MARCOArriva poi il turno del presidente dem Matteo Orfini (VIDEO) che parla di sinistra: “È una parola bellissima che si porta dietro una storia di lotte operaie e antifascismo, persone che costruirono la democrazia di questo Paese. Una parola che ha senso se è cambiamento. Dobbiamo stare attenti a chiudere la parola sinistra in uno spazio angusto come un partito, una mozione congressuale, la sinistra siamo noi”. Quanto poi alle future alleanze elettorale dice: “Noi guardiamo con interesse quello che sta facendo Pisapia, con lui abbiamo governato a Milano e siamo ovviamente interessati a tutto quello che si muove intorno a noi”. E parlando della collocazione geografica del partito ha aggiunto come l’intesa con Ncd “non possa diventare un progetto politico”. E qui si rivolge a Dario Franceschini che ieri aveva fatto una apertura al Nuovo centrodestra. Il rapporto con Ncd, aggiunge, è nato perché “c’era un frangente”, la necessità di costituire larghe intese per sostenere il governo, ma “è un frangente da superare. La collocazione naturale del Pd – sottolinea – è al centro del centrosinistra”.

L’intervento di Debora Serracchiani parte invece con una citazione di D’Alema: “Il compito della mia generazione è portare la sinistra italiana al governo”, diceva l’ex presidente del Consiglio nel 1995. E aggiunge: “Non accettiamo nessuna lezione da chi prima ha ucciso Ulivo e adesso sta cercando di uccidere il Partito democratico”. E agli scissionisti dice: “Pisapia è la sinistra a cui guardare, ma chi è uscito dal Pd non pensi di rientrare con quel listone. La soluzione non è girare le spalle, andarsene vigliaccamente e poi condizionare il partito da cui si è usciti, non ci faremo condizionare”.

L’intervento di Piero Fassino (VIDEO) viene accolto da un lungo applauso, tanto da far dire all’ex segretario dei ds: “Non fatemi commuovere all’inizio del discorso…”. Poi, sull’idea di Pd dice: “Siamo qui con la consapevolezza che il lancio del progetto del Pd è oggi l’unica speranza che possiamo offrire per combattere l’insicurezza generata dalla crisi”. E poi sulle alleanze afferma: “Pisapia dice che il campo progressista non si esaurisce con il Pd ma senza il Pd quel campo non diventa maggioranza nel Paese”. “Oggi ancora di più – aggiunge – abbiamo bisogno di un grande partito, dopo il referendum c’è un rigurgito di frammentazione gli eco della scissione, chi ci propone di tornare alle antiche case, quindi ancora di più c’è l’esigenza di scommettere sul Pd. L’obiettivo resta la vocazione maggioritaria, che non è autosufficienza, ma una forza aggregante per costruire un campo più largo”.

In platea arriva anche il premier Paolo Gentiloni, che è stato accolto da un lungo applauso e si è seduto in prima fila. In sala è presente anche Luca Lotti, lontano da Torino nei primi due giorni per ragioni familiari, ma soprattutto ci sarà il premier Gentiloni. Le conclusioni politiche di Renzi arriveranno attorno alle 12,30.

Sale poi sul palco il ministro dell’Interno Marco Minniti (VIDEO) che nel suo appassionato intervento chiede in sostanza di non lasciare i temi della sicurezza alla destra: “È un bene comune troppo importante per lasciarla agli altri, troppo importante per lasciarla alla destra che non la sa utilizzare. Stiamo vivendo una delle fasi più complicate della storia d’Europa” e proprio la sinistra può “costruire un futuro libero dalle ossessioni”. E sulla sua idea di Pd sottolinea come un partito moderno abbia bisogno di una “leadership giovane e forte”. E agli scissionisti dice: “Dobbiamo liberarci dalla sindrome della sinistra che ammazza i suoi figli. Per troppo tempo la sinistra ha ucciso i suoi figli”.

Nel frattempo il padiglione in cui si sta svolgendo l’iniziativa, ci dicono gli organizzatori, ha raggiunto la capienza massima di 5 mila persone.

Il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia rivendica invece la sua riforma che “non è stata bocciata dalla Corte costituzionale”. “Tutti i decreti legislativi sono efficaci e in vigore – dice dal palco – La riforma è viva e lotta insieme a noi. La riforma cerca di fare un passo avanti al nostro Paese”.

Anche il ministro Delrio (VIDEO) parla della collocazione geografica del Pd: “Salutiamo con piacere il tentativo di Giuliano di allargare il campo del centrosinistra. Dobbiamo ragionare non di formule e astrazioni, ma di cosa dobbiamo fare, di programmi. E allora non possono esserci preclusioni, dobbiamo includere tutti quelli che vogliono aderire al progetto di un centrosinistra allargato. Un centrosinistra, però, con un’identità precisa”.

A raccontare cosa sarà il nuovo Pd ci pensa l’organizzatore politico del Lingotto, Tommaso Nannicini (VIDEO): “Il marchio di fabbrica del nuovo corso di Pd di Matteo Renzi – dice – è quello di aver messo al centro il ritorno della politica, della politica che ci mette la faccia e non si rassegna alle decisioni prese altrove e che si sforza di riformare il Paese. Perché i veri riformisti cercano la soluzione ai problemi”.

L’idea del nuovo Pd che da maggio potrebbe nascere con la vittoria del ticket Renzi-Martina sta dunque prendendo forma. Dalla tanta politica delle tre giornate di lavoro si è ormai capito che da oggi in casa dem si parlerà un linguaggio maggiormente di sinistra e che le tante idee, con le quali si cercherà di continuare a riformare il Paese, si baseranno molto di più sul gioco di squadra. Si metterà così in pratica quel mutamento strutturale (dal “io” al “noi”), ormai palese a tutti.

L’altra novità politica del nuovo “Renzi” è che le idee saranno pescate molto di più dalla base. D’altra parte, il senso della tre giorni torinese – con i dodici tavoli tematici che hanno coinvolto le migliaia di militanti nelle prime due giornate – è anche questo: costruire dal basso la mozione congressuale. Lo ha spiegato bene nel suo intervento Tommaso Nannicini, organizzatore politico del Lingotto, che prima delle conclusioni di Renzi ha tirato le fila dei workshop tematici. Ha parlato del documento originato dai tanti interventi dei partecipanti ai gruppi tematici, un dossier che verrà poi consegnato a Renzi per la stesura definitiva del programma congressuale.

(Tratto da l’Unità)

Personalmente condivido alla lettera le parole di Debora Serracchiani:

“Non accettiamo nessuna lezione da chi prima ha ucciso Ulivo e adesso sta cercando di uccidere il Partito democratico”. E agli scissionisti dice: “Pisapia è la sinistra a cui guardare, ma chi è uscito dal Pd non pensi di rientrare con quel listone. La soluzione non è girare le spalle, andarsene vigliaccamente e poi condizionare il partito da cui si è usciti, non ci faremo condizionare”.

 

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