RICUCIRE

xpartito-democratico-e1487424784324-jpg-pagespeed-ic-i9rzwded7eRICUCIRE

Che cosa c’è da ricucire nel Pd oggi? Nulla. Il Pd è già stato calpestato, sfasciato e “sfruttato” fino allo sfinimento. Ora basta.

Perché continuare a inseguire Bersani e D’Alema, regalando loro il partito?

Probabilmente io non ho a cuore il Pd, ma sinceramente non capisco tutti questi appelli alla unità del partito.

Sul paese si abbatterebbe una sciagura, si dice, vincerebbe il populismo, ma è ovvio, per chi osserva questi fatti, che ne sarebbe la logica conseguenza, tuttavia, la separazione effettiva e vera è avvenuta con il referendum del 4 dicembre.

In quell’occasione la minoranza del Pd, quella che odia Renzi, si era schierata contro la proposta di referendum del governo diretto dal proprio partito e aveva festeggiato quando Renzi era stato sconfitto.

Non c’è più nulla da aggiungere e soprattutto bisogna smetterla con questi appelli all’unità. Ora basta. Si va avanti anche senza quelle palle al piede e sicuramente meglio.

Oggi la sinistra, quella tanto sospirata sinistra e sostenuta anche dalla compagnia di Bersani, in Italia (e anche nel mondo, vedi Trump), ha un nemico, che non è il capitalismo del 1800-1900, ma il populismo di Grillo, di Salvini, della Meloni.

Proprio lì si concentra tutta l’incultura del mondo contemporaneo, il populismo a cui stiamo assistendo e al quale diamo tanta voce attraverso tutti i media possibile, è il moderno fascismo.

L’abbiamo visto a Roma ieri, nelle manifestazioni dei tassisti.
Per quale motivo tra chi protesta perché non piace una disposizione di legge, si insinuano elementi pericolosi di destra estrema, armati di pugno di ferro, trasformando una manifestazione corporativa in una guerriglia?

Qualcuno la colpa ce l’ha per tutto questo e in parte anche quella sinistra che non dovrebbe avere niente da spartire con chi vuole tirare su dei muri, mettere dei dazi e rastrellare tutti i “diversi” e buttarli a mare e nemmeno con quella destra estrema che grida “li uccidiamo noi”.

Non è questione questa di destra o sinistra, ma di civiltà.

Eppure, si sprecano gli appelli per ricucire chissà che, ci si mette in ginocchio e si prega Bersani e D’Alema e altri di non andarsene dal Pd, quando questi ultimi hanno il chiodo fisso di voler dialogare col populismo, dimostrando un’ingenuità straordinaria, quella di credere che sia possibile recuperarlo alla democrazia.

Fanno pena queste persone, cito Bersani per tutti, che con una ingenuità che fa quasi tenerezza, si rivolgono a coloro che sputano loro in faccia.

Non riesco a comprenderli e non so capacitarmi che, persone piene di dignità come Bersani e altri, per recuperare un populismo particolare, quale quello del comico genovese, con l’intenzione e trasformarlo in democrazia, ci si debba abbassare al punto di accettare condizioni di parafascismo non condivisibile ed inconcepibile, per una sinistra davvero tale. Non è possibile trasformare un populismo in democrazia, correndogli dietro. Ditemi che senso ha.

Una sinistra che abiura il proprio segretario, perché ha cercato di fare riforme difficili, ma che si prostra verso chi non ha nulla di dialogabile e flessibile, non so che sinistra sia. E mi domando se veramente tiene a questo paese.

Davvero strano e inconcepibile per me, a meno che non lo si legga come l’espressione del peggior rancore che si possa covare in seno, contro Renzi.

Qualcuno mi dirà che comunque il Pd è andato a “pitoccare” alla destra, ha preso nel governo pezzi di destra, ha ascoltato Verdini e compagnia, ha fatto persino cose di destra, come andando a toccare l’intoccabile e venerabile articolo 18, quindi non c’è niente da meravigliarsi se altri, come Bersani, fanno la stessa cosa verso il seguaci del blogghe. Ma con quale destra il Pd ha dialogato? Certamente non quella strana e fuori contesto, capitanata da Salvini e Meloni.

Ma, se osservati bene, i populisti guidati dal comico genovese, non sanno nulla della democrazia, nulla dello stato moderno delle cose, nulla del paese e sono somigliantissimi a Salvini ed estremisti di destra. E, almeno è quello che credo io, il populismo grillino è molto più pericoloso per il futuro del nostro paese.

Il rinnovamento, pertanto non può che passare quasi solo attraverso il Pd depurato, pulito con una classe dirigente che oggi non c’è. Si prendano sindaci, assessori, giovani democratici, animatori dei circoli, si giri per il paese e si troverà una miriade di gente capace, in grado di amministrare bene e di mettere in campo idee nuove.

Lo si faccia con un Pd rinnovato, con un Pd che ascolti la gente, che non è quella che segue Bersani. Per capirlo basta stare in mezzo alle persone.

Forse le mie sono solo parole al vento, ingenue e poco realistiche, sappiamo che con la scissione rischiamo di trovarci i seguaci del blogghe comico genovese al governo, con il blogghe stesso seduto a tavolino a dare ordini attraverso internet.

Può succedere e vedremo quanto durerà.

Quello che conta adesso è non aver paura di quello che potrà succedere, ma cercare di riformare il Pd, per far sì che sia davvero quel partito che riesce a salvare il paese dal disastro che si prospetta.

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Una Risposta

  1. Non c’è altra risposta, alla situazione drammatica, penosa e compassionevole, del Pd balcanico, con una sana, cosa buona e giusta, scissione. E chi si sta adoperando, in queste ore, per ricucire, mediare, allargare, confluire, smussare, programmare è fuori dal mondo. Non ha il polso della situazione. Non ha alcun contatto con la realtà, con la gente che tutti i giorni va al lavoro e una volta al giorno, alla sera, assiste al telegiornale, vedendo e ascoltando servizi sul Pd angoscianti, con dichiarazioni di guerra di gruppi contro altri, con iperbole di scienza politica senza senso, linguaggi astrusi, solo per addetti ai lavori.

    Una situazione per altro che sta andando avanti da anni, da quando Renzi è andato alla guida del Pd e poi del governo. E continua tuttora dopo le dimissioni. Vedi Bersani &c. Tanto che uno è portato a chiedersi: ma Bersani ci è o ci fa? Grida un “Fermati” a Renzi dopo tre, quattro anni di vera e propria guerra politica contro l’ex premier e segretario del Pd. Una guerra incomprensibile, fatta di continui rimandi, marce avanti e mille indietro, come in questi ultimi mesi: voglio il congresso, no il congresso no, le elezioni oggi, domani mai più, mille varianti di leggi elettorali, solo, sempre e comunque perché lui e i suoi compagni non sopportano Renzi.

    Ma chi ha infranto le regole, onorevole Bersani, fino a oggi, violando di continuo la civile convivenza dentro un partito fatto di minoranze e di maggioranze le cui decisioni vanno rispettate, da tutti, consapevolmente? Allora, come è possibile pensare a una riconciliazione? Come si può pensare che queste anime agli opposti, possano restare dentro il Pd?

    E mettiamo il caso che si trovi una soluzione riconciliatrice, dove troverà la forza il Pd per fare, in modo rapido, deciso e chiaro, proposte politiche, e qui rispondo a Walter Veltroni e alle sue angosce, in grado di essere competitive con le richieste dell’epoca contemporanea in cui il Pd vive e agisce?

    Le distanze tra Bersani, Gotor, Speranza, D’Alema, Emiliano, e altri ancora con Renzi, lo stesso Veltroni, Del Rio, Serracchiani, sono distanze culturali oltre che di linguaggio. Abbiamo assistito, assistiamo a un partito nel partito, quello di Bersani &c., che se anche portato a miti giudizi e comportamenti, anche se il Pd facesse un congresso lungo 6 mesi, o una conferenza programmatica che parla dell’universo mondo, con tesi fatte di pagine e parole che non contano nulla, ecco, anche se si palesasse questa azione morbida di riappacificazione, il risultato sarebbe un partito immobile, ingessato, morto.

    Già oggi il Pd è una scatola vuota, già oggi milioni di persone si chiedono perché votare Pd, immaginate una campagna elettorale con un Pd malformato e menomato, senza direzione, vago, innocuo, tutto intento a non urtare le suscettibilità di quel dirigente o di quel leader. Morfinizzato. Ma ai vari pontieri impegnati in queste ore in mediazioni, caminetti, e a suture varie, chiedo a loro, se poi saranno in grado di raccogliere voti e vincere le prossime elezioni.

    Chiedo loro se non stanno perdendo tempo inutile, sottraendolo alla loro attività di ministri di Stato, alla ricerca di accordi per tentativi fallaci di tenere insieme un partito che poi nei prossimi mesi dovrebbe rimanere in silenzio per non provocare continui battibecchi, insulti, che puntualmente andrebbero nei talk e sui giornali. Renzi su questo punto non deve desistere.

    La parte di Bersani-D’Alema è già fuori dal Pd da tempo. Lo stesso vale per i potenziali elettori e militanti che guardano al Duo del Sol de l’Avenir, prossimo venturo. Si tratta di vedere oggi chi farà la prima mossa per poi estinguere il peccato. Ma sulla primogenitura dello strappo non deve avere paura Renzi, tanto sarà sempre lui il capo espiatorio. D’altronde quel “partito nel partito” per anni, e tuttora in servizio permanente, ha funzionato sempre così: ricatti&paure.

    La scissione, quindi, non è rinviabile. E nessuno faccia qualcosa per fermarla. Quella scissione andava fatta tempo fa e non si è fatta perché tirare a campare dentro il Pd è una cosa, fuori è un’altra storia. Ma, diciamoci la verità, non poteva essere uno spartito da suonare all’infinito. Il congresso e e le elezioni sono uno spartiacque che svelano i giochi, soprattutto quelli sporchi.

    Il partito locale, le sezioni, i dirigenti chiedono questa chiarezza, e la scissione, da tempo immemorabile. Ci sarà un periodo di transizione con trambusto, ma vuoi mettere il risultato? Renzi potrà così costruire un partito socialista, europeo, riuscirà a portare a termine il progetto di conquistare consensi dalla parte dei moderati così come da quella grillina.

    E il nuovo incomodo di queste ore, l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia? La Sinistra di queste ore dell’ex sindaco Pisapia, a cui guarda anche il presidente della Camera Boldrini, è qualcosa di inconsistente. Direi anche priva di un qualsiasi seppur minimo moto egemonico. Dove sta l’appeal? Dove sta l’esprit? Dove sta l’utilità politica? E l’affidabilità.

    Pisapia sarà anche stato un buon sindaco, ma inaffidabile politicamente visto che non si è ripresentato per il secondo mandato, in qualche modo disconoscendo il lavoro fatto. L’Expo se fosse stato per lui non si sarebbe nemmeno fatto. Nel 2017 Pisapia vuole fare il cantiere (anche queste parole quando imparerà la sinistra a non usarle più? Fanno venire l’orticaria solo a scriverle) della sinistra plurale, guarda a Emiliano, guarda di là e di qua. Insomma chi vede in Pisapia il nuovo Prodi, il consiglio provvidenziale è andare cauti, molto cauti. Ora Renzi ha sicuramente altro da fare.

    ( Maurizio Guandalini – Giornalista, editorialista di Metro e saggista)

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