IL CECE

filastrocche-sulla-befanaIL CECE

 

Favola per i bambini……ma anche no.

C’era una volta un mendicante che se ne andava a cercare l’elemosina. Mentre camminava e si lamentava sentì che qualcosa gli era cascato sulla testa.

Alzò gli occhi e vide una donna che sceglieva i ceci sul balcone. Allora raccolse il cece, lo guardò e disse. “E uno!”

E così raccolse tutti i ceci che questa donna faceva cadere e di cui faceva a meno. E raccolse dieci ceci. Poi se ne andò.

Arrivò davanti a una chiesa e vide una vecchietta che era seduta al sole.

Le disse: “Mi vorresti tenere questi dieci ceci?”

“Mettili pure qui” rispose la vecchietta.

E così fece: lasciò i ceci e se ne andò a cercare l’elemosina. Ma un galletto si mangiò tutti i ceci del povero mendicante. Dopo poco tempo il mendicante ritornò. Disse la vecchietta: “Devi aver pazienza buon uomo! I tuoi ceci la ha mangiati i mio galletto!”

A queste parole il mendicante la guardò un poco e poi le disse:

O i miei ceci mi ridai, o il galletto perderai!”

E la povera vecchietta fu costretta a dare il galletto al mendicante. Quello prese il galletto e se ne andò.

Cammina e cammina arrivò in un altro paese e si fermò alla prima casa che incontrò lungo il cammino.

Disse il mendicante: “Padrone, mi vorreste tenere un poco il mio galletto?”

Rispose il padrone: “Lascialo pure qui in cortile!”

E il mendicante di nuovo se ne andò a cercare l’elemosina.

In quel cortile la padrona teneva un maiale un poco ladro, appena vide il galletto se lo mangiò in un boccone, senza nemmeno dargli il tempo di cantare: “Mamma mia aiutami!”

Verso sera il mendicante tornò per prendersi il galletto. Ma appena lo vide la povera donna gli disse: “Il mio maiale si è mangiato il galletto!”

Il mendicante la guardò un poco poi disse:

O il galletto mi ridai, o il maiale perderai!”

E la poveretta fu costretta a dare il maiale al mendicante. Quello se lo prese e ripartì.

Cammina e cammina il mendicante arrivò a una masseria. Davanti alla porta della casetta c’era una donna che rammendava.

Le disse il mendicante: “Bella, vorresti tenermi un poco il maiale?”

“Mettilo pure nella stalla” rispose la donna.

Così fece il mendicante e se ne andò. Ma nella stalla c’era un mulo. Il maiale cominciò a grugnire e il mulo si stancò. Così così gli diede un calcio e fece volare per aria il povero maiale.

Al calar del sole il mendicante ritornò alla masseria per riprendersi il maiale e lo trovò morto. La donna gli disse che l’aveva ucciso il mulo.

Il mendicante guardò la donna per un poco e le disse:

O il maiale mi ridai, o il mulo perderai!”

La povera donna si spaventò, era sola, aveva paura e così, senza fiatare diede il mulo al mendicante.

Il mendicante vi salì sopra, e va e va e va. Viaggiò per tutta la notte. Al mattino arrivò in un altro paese e si fermò in una taverna. Lasciò qui il mulo e se ne andò a cercare l’elemosina.

L’ostessa aveva due figlie malate, molto malate. La comare le aveva detto che per salvarle da morte sicura l’unico rimedio era il brodo di fegato di mulo. E così, quando il mendicante se ne andò, l’ostessa e la comare si misero in opera il loro piano: uccisero il mulo, fecero il brodo con il fegato, lo fecero bere alle figlie che si ripresero all’istante.

Quando il mendicante ritornò alla taverna il suo mulo era scomparso. L’ostessa e la comare l’avevano sotterrato.

Il mendicante guardò un poco l’ostessa poi disse:

O il mio mulo mi ridai, o le figlie perderai!”

Quelle figliole piangevano e urlavano e non volevano seguirlo. Ma il mendicante per farle stare zitte le mise nella bisaccia e se ne andò.

Cammina e cammina trovò una casetta e si fermò. Bussò e venne ad aprire una vecchietta.

Le disse il mendicante: ”Bella, mi vorresti tenere  per un poco la mia bisaccia?”

La vecchietta acconsentì e il mendicante se ne andò a cercare l’elemosina.

Le fanciulle che se ne stavano nella bisaccia, quando sentirono la voce della vecchietta, cominciarono a gridare: “Oh! Nonna mia! Oh! Nonna mia!”

La povera donna non capiva e si spaventò. Pensava che fossero arrivati gli spiriti e pure lei si mise a urlare.

La figlia della povera vecchietta, che se ne stava dietro la casa, appena sentì quelle grida rientrò di corsa, e anche lei sentì quel pianto: “Oh Nonna mia!”

E così madre e figlia si fecero coraggio e aprirono la bisaccia. Videro con grande sorpresa la due ragazze. Le poverine raccontarono ogni cosa.

La giovane le fece calmare, poi riempì due grosse caraffe di acqua e le mise nella bisaccia.

Verso sera il mendicante tornò, si riprese la bisaccia e se ne andò. Cammina e cammina arrivò in un altro paese. Entrò nella chiesa, posò la bisaccia e se ne andò a cercare l’elemosina. Il prete di quella chiesa era un poco mariuolo, e quando vide il mendicante che posava la bisaccia disse fra sé: “Che ci sarà mai là dentro?”

Aprì la bisaccia e vide le due grosse caraffe. Disse fra sé: “Queste mi potrebbero servire, quasi quasi me le piglio!” E così fece.

E al posto delle caraffe mise nella bisaccia un cane e una gatta, più ladra dello stesso padrone.

Verso sera il mendicante tornò, si riprese la bisaccia e se ne andò.

Quando uscì dalla chiesa infilò nella bisaccia un pezzo di pane, un pezzo di cacio e un pezzo di ricotta. Poi si rimise in viaggio. Ma prima di mettersi a mangiare pensò di far prendere un poco d’aria alle due figliole, così si fermò.

Come aprì la bisaccia il cane e la gatta gli piombarono addosso e gli presero un pezzo di naso e un pezzo di orecchio. Il mendicante si mise a urlare:

Cacio e pane portate via, ma ridatemi la roba mia!”

Ma il cane e la gatta ormai erano lontani.

Chi troppo vuole mangiare, senza naso si può trovare!”

smztx71

 

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