CRITICHE E RISPOSTE SULLA RIFORMA (undicesima ed ultima parte)

CRITICHE E RISPOSTE SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE (undicesima ed ultima parte)

Critiche di merito in ordine a scelte specifiche contenute nel testo

Critica: – Non si sa come funzioneranno i riformati istituti di democrazia diretta.

Risposta: – Anche la Costituzione del ’48 rinviava l’attuazione di alcune parti a successive leggi costituzionali e non: era ed è inevitabile. Starà a tutti impegnarsi per trarre il meglio da previsioni che, intanto, ora ci sono, prima non c’erano.

 

Critica: – Bene abolire il Cnel, ma tanto costava poco.

Risposta: – E’ vero. Il risparmio pare che sia di venti-trenta milioni, non di più, all’anno. Ma a parte il fatto che anche quelli non sono da buttar via, inutile tenere ciò che non serve.

 

Critica: – Bene togliere le Province dalla Costituzione, ma di fatto sono in via di superamento.

Risposta: – Vero. Ma togliendo ogni riferimento alla Costituzione si permette, volendo, di abolirle del tutto e di trasformarle a piacimento (del legislatore statale e regionale).

 

Critica: – Il nuovo Titolo V è una controriforma rispetto a quella del 2001.

Risposta: – Controriforma è dire troppo. Ma non si può negare che si tratta di un’incisiva e voluta modifica di rotta. L’idea di fondo è ridimensionare la competenza legislativa delle Regioni, nel momento in cui le si coinvolge, insieme ai Comuni, nella produzione del diritto e delle decisioni a livello centrale (col nuovo Senato).

 

Critica: – La clausola di unità nazionale con la quale lo Stato su proposta del governo può legiferare nelle materie regionali avvilisce l’autonomia regionale.

Risposta: – Non è così. Praticamente tutti i sistemi regionali e soprattutto federali prevedono direttamente in Costituzione o grazie alla giurisprudenza costituzionale che il Parlamento nazionale, all’occorrenza, abbia l’ultima parola. Naturalmente c’è da auspicare che si faccia uso parco della facoltà attribuita dal comma 4 art.117 in base al quale la legge dello Stato può disciplinare materie di competenza regionale (in nome degli interessi unitari dell’ordinamento: di inevitabile valutazione politico-parlamentare, poi sindacabili davanti alla Corte costituzionale).

 

Critica: – I limiti alle Regioni in materia di costi della politica (indennità, finanziamento ai gruppi) ne umiliano l’autonomia.

Risposta: – In teoria è vero. Il guaio è che chi utilizza male la propria autonomia, rischia poi di perderla. Alcune Regioni ne hanno fatto uso pessimo (basti pensare al caso Fiorito detto Batman, nel Lazio). Non si poteva andare avanti così.

 

Critica: – la scelta di abolire la legislazione concorrente è un errore.

Risposta: – Autorevoli esperti sostengono questo, altrettanto autorevoli esperti sostengono l’opposto. Certo il sistema fino a oggi non ha funzionato molto bene. E’ materia peggio che intricata: non resta che verificarla in pratica, senza partiti presi, pronti a ulteriori messe a punto.  Anche altre grandi democrazie vanno cambiando e ricambiando in questa materia (si pensi alla Germania nel 2006). La semplificazione, comunque, è evidente: materie esclusive (accresciute) allo Stato, tutto il resto alle Regioni; eccezionalmente lo Stato invoca la clausola di supremazia e, se il Parlamento lo vuole, può entrare nel campo delle materie regionali.

Critica: – Non è opportuno che il Senato elegga due giudici della Corte.

Risposta: – Questione opinabile. In moltissimi sistemi (la più parte) è proprio così (in Germani la camera dei Lander ne elegge la metà). I critici sostengono che in questo modo due giudici della Corte (fermi gli attuali requisiti) sarebbero in qualche modo influenzati dagli interessi regionali i cui rappresentanti li eleggerebbero. I favorevoli espongono che (1) è bene che vengano scelti giudici costituzionali che, nella loro indipendenza, siano particolarmente sensibili agli interessi dei territori; (2) e che, altrimenti, tutti e 5 i giudici di estrazione parlamentare diverrebbero oggetto di negoziato politico per via dell’assoluta prevalenza della componente Camera dei deputati: il che va bene nell’elezione del capo dello Stato, non per concorrere a formare una Corte che deve garantire anche Regioni e Comuni.

(Fonte: “Aggiornare la Costituzione” di Guido Crainz e Carlo Fusaro)

 

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3 Risposte

  1. La giro così come mi è arrivata. Un saluto, Massimo

    Oggetto: La Costituzione più bella del mondo e le ragioni del No al referendum. Un esempio (da pazzi)
    A:
    Per chi ha ancora dei dubbi. Da far girare viralmente. Sembra una cosa da pazzi ed è una cosa da pazzi. Assolutamente da vedere e soprattutto sentire. Non crederete alle vostre orecchie.

  2. Carissimo,
    va bene anche un altro pensiero. Non sono certo io la depositaria della verità, anche se penso che sia bene, anzi un gran bene per il futuro dei miei figli e dei miei nipoti, votare un SI al referendum.
    Tuttavia già l’immagine è sgradevole almeno sotto un punto di vista: Il titolo offensivo, molto offensivo e prevenuto.
    Questa non è la riforma di Maria Elena Boschi. Questa è la riforma del governo di compromesso nato dalle elezioni del 2013. Del governo nato proprio per fare le riforme. Così ha voluto il Presidente della Repubblica Napolitano. Se i grillini, invitati a più riprese si sono rifiutati di far parte di qualsiasi cosa, per timore di infettarsi o contaminarsi, non è colpa di questo governo che, come governo nato da un compromesso è già tanto.
    Ciao Speradisole.

  3. ITALIA NOSTRA – CONSIGLIO REGIONALE MARCHE
    C.S.CRM 24.8.2016

    RIFORMA COSTITUZIONALE: CENTRALIZZAZIONE PER CULTURA, AMBIENTE, URBANISTICA, ENERGIA, INFRASTRUTTURE.

    Per un voto cosciente e responsabile nel referendum del 4 dicembre p.v. sulla riforma della Costituzione, ci sembra utile riportare l’attenzione dei cittadini sul testo delle modifiche apportate all’art. 117 della Costituzione (di cui all’art. 31 votato dal Parlamento) per quel che riguarda l’ambiente e la cultura; l’art. 117 è quello che indica le competenze rispettive dello Stato e delle Regioni. Nel nuovo testo che va a referendum, lo Stato centrale si riappropria, in via esclusiva, delle competenze su:
    punto s) tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici; ambiente ed ecosistema; disposizioni generali e comuni sulle attività culturali e sul turismo (es. criteri legislativi, beni comuni, privatizzazioni beni culturali ed ambientali, acqua, aria, suolo etc.))
    punto u) disposizioni generali e comuni sul governo del territorio (es. criteri legislativi dei piani regolatori, consumo del suolo, piani casa, tutela idrogeologica etc)
    punto v) produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia (es. elettrodotti, centrali elettriche, parchi eolici, rigassificatori, depositi di gas, condotte di gas etc),
    punto z) infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza; porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale (inceneritori, strade ed autostrade, linee ferroviarie, porti).
    Su queste problematiche sarà lo Stato a decidere, ignorando i pareri degli enti locali (regioni, comuni, aree metropolitane che sostituiscono le provincie). Non vi sarà più sede di confronto istituzionale politico-amministrativo dove verificare la sostenibilità dei progetti e dove le rappresentanze dei cittadini, organizzati in associazioni e comitati di cittadini, potranno far sentire la propria voce. “Su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva” (art.31), quindi lo Stato potrà richiamare a sé ogni decisione, anche in altri campi, dichiarando di interesse strategico e nazionale ogni scelta su cui abbia un interesse politico/economico/finanziario, come già fatto con gli inceneritori. Queste modifiche vanno a confermare la spogliazione delle competenze, nei confronti degli enti locali, iniziata con lo “Sblocca Italia” a cui Italia Nostra si oppose condannando ”l’esclusione totale alla partecipazione democratica nel processo decisionale in tema di infrastrutture, grandi opere, concessioni edilizie, sfruttamento delle risorse naturali ed energetiche dell’Italia”. A completamento ritroviamo, con l’art.71, la triplicazione a 150.000 delle firme necessarie per presentare proposte di legge di iniziativa popolare al Parlamento senza garanzie precise sui tempi di approvazione, rimandata ed un successivo regolamento.
    Nel rispetto delle convinzioni politiche di ciascuno e a prescindere dalla valutazione sulle modifiche di altre parti della Costituzione (senza prendere posizione come associazione per il “NO” o per il “SI”), riteniamo che quanto esposto richieda una attenta valutazione da parte di quei cittadini che credono nella partecipazione democratica alle scelte che riguardano il proprio territorio e la propria qualità della vita e che non accettano supinamente l’imposizione di scelte da parte dallo Stato centrale.
    Ancona, 24 ottobre 2016 IL CONSIGLIO REGIONALE

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